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L’Italia che non si unisce

Nel 2008 parte un progetto ad ampio coordinamento per promuovere i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Partenza in orario e ben studiata. Con decreto del presidente del Consiglio viene data alla segreteria generale della presidenza carta bianca, “basta che si faccia bene e presto”.

Le risorse e relative competenze non mancano, e come prima tappa viene allestito un sito web corposo, fin troppo ricco. Navigando si incontra un progetto dal nome un po’ abusato, “Luoghi della memoria”, catalogo nazionale dei luoghi che sono stati teatro delle rocambolesche vicende risorgimentali.

Chi ha avuto modo di visitare l’Italia sarà rimasto sorpreso dalla quantità di targhe commemorative che celebrano i “soggiorni” di Garibaldi nelle case italiane. Una moda che ha segnato il paese. Dopo l’eroe dei due mondi, anche Vittorio Emanuele, il “re cacciatore”, i numerosi cacciatori della storia patria e nomi meno fortunati di baldi giovanotti imbarcatisi per Marsala. Insomma, presto si fa ad immaginarsi un elenco sterminato, caratterizzato dal trionfo di un patriottismo campanilista, fatto di nomi e luoghi quasi esotici, allo scopo di rastrellare più soldi possibile in vista del grande evento unitario del 2011.

Invece scorrendo l’elenco si ha una sensazione di mestizia, di malcelata noncuranza. La Campania prova a ricordarsi dello sfortunato Carlo Pisacane e dei monumenti ai suoi 300 sbarcati a Sapri (Salerno), ma la Soprintendenza centrale di Roma non sembra dedicargli grande attenzione, proporio come accadde al nostro eroe mentre tentava di sollevare i contadini contro il regno borbonico. Ma c’è anche chi nell’elenco prova a infilarci dentro di tutto, anche una statua di Giacomo Leopardi, che morì a Napoli prima di vederlo, il Risorgimento.

I siti censiti sono 368, divisi tra le regioni del Belpaese. E la sorpresa sta proprio qui. 78 di questi si trovano in Veneto. Quel Veneto che si è unito per ultimo all’Italia dei Savoia, nel 1866, acquistato dall’Austria dopo una rapida guerra, con un accordo garantito da Francia e Prussia. L’astuzia della storia di hegeliana memoria è sempre in agguato e sa sorprendere come nessun thriller. Qui la Lega Nord ha festeggiato la vittoria di Venezia sui turchi a Lepanto; qui si dice che Napoleone ha sbagliato a svendere Venezia, ma in fondo “a noi è andata meglio così. Almeno ci siamo fatti 60 anni con Vienna e non con Roma”.

In questa terra, da molti considerata di frontiera e nelle mani di un governo locale pittoresco, in modo un po’ asburgico  le amministrazioni hanno lavorato in modo metodico. Una miriade di siti risorgimentali, con tanto di annotazioni già rilasciate dalla soprintendenza regionale circa lo stato dei luoghi, che tracciano un percorso che si snoda dalle appartenenze carbonare di alcuni proprietari di villa nei moti del 1821, alla resistenza vicentina alle truppe asburgiche, alla gloria della Repubblica Veneziana di Manin e Tommaso, fino alle battaglie del 1866. Un percorso logico, che sembra voler ricordare con orgoglio l’importanza dei fatti e dei luoghi di una memoria condivisa e molto meno divisa che altrove. Aspettiamo questo anniversario e speriamo di vederci chiaro.

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