L’Italia, bene o male
Un due tre… stella! Infine ci siamo. Il 14 dicembre s’avvicina e chissà che quel giorno – dopo un ribaltone, un colpo d’ala, un tradimento della volontà popolare, un appello ai liberi e forti, un nulla di fatto e si salvi chi può – non nasca la Terza Repubblica. E sì, è nato il Terzo Polo, adesso non vogliamo mica farci sfuggire la Terza Repubblica, che diamine.
Ma non era tertium non datur? Evidentemente no, e del resto a che serve il latino nell’Italia delle tre “i”. O forse evidentemente sì, e sta a vedere che quel bricconcello di Aristotele aveva ragione: perché tra centro-destra e centro-sinistra si fa fatica a capire dove siano questi poli, figuriamoci a decidere quale sia il primo, il secondo, il terzo della serie nella politica italiana, massacrata dagli strappi, le rotture, le manovre di palazzo, i gossip, le gonnelle delle mignotte diventate escort, la compravendita di voti come fosse il calciomercato di riparazione, i “toscanelli” che salgono e scendono dai tetti che neanche gli spazzacamini. Perché se quella che è nata nel ’46 attraverso un referendum da cardiopalma è la prima e unica Repubblica che l’Italia abbia mai conosciuto, dove si nasconde oggi la Terza? La matematica potrà anche essere un’opinione, ma le leggi costituzionali, quelle no.
E allora bravi Carlo Fruttero e Massimo Gramellini! Che nella loro cavalcata attraverso le 150 date memorabili per l’Italia dal 1861 ad oggi, descritte con brio e arguzia nel libro La Patria, bene o male (Mondadori, pagine 356, euro 18), a un certo punto lo dichiarano forte. Si va da quel 17 marzo 1861 in cui l’Italia arrise ai propri natali al 12 dicembre 1969 quando a piazza Fontana pianse le proprie disgrazie, dalla morte del Manzoni all’urlo cinematografico della Magnani, dalle prodezze mistiche del “Cristo dei poveri” Davide Lazzaretti alla rivoluzione tangentopoliana a colpi di avvisi di garanzia.
Fino a quel fatidico 22 dicembre 1994, quando grazie alla pugnalata dell’Umberto verde-padano ben coadiuvato dai gran cerimonieri della sinistra, di cui la Lega era addirittura diventata una “costola”, la “madre” di tutti i ribaltoni rovescerà Silvio Berlusconi dopo l’ormai mitologica discesa in campo. E già tutti lì a pontificare: la Seconda repubblica è nata male. Peccato che “mai si è proceduto alla riforma della Costituzione che ne rappresenterebbe il fondamento”, dicono i due autori. Quindi. Quindi no riforma, no Seconda Repubblica. Altro che la Terza.
Corsi e ricorsi storici, nella perenne attesa che una formula qualunque, uno spot ben congegnato, ci salvi dalle arsure del politichese. E la Patria in tutto ciò? “Ahi serva Italia, di dolore ostello…”.


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