Cronaca di una (s)fiducia annunciata
Pensate se fosse davvero la volta buona. Che ci leviamo Berlusconi dalle palle, come dice una mia amica molto fine. Pensate fosse vero che giovedì 14 dicembre il suo governo cade e comincia una fase nuova per l’Italia. Provate a immaginare se davvero fossimo alle battute conclusive del berlusconismo. Se fosse così, mai ci sarebbe stata una fine di regime così annunciata. Avrebbe potuto scriverla Gabriel Garcia Marquez, cominciando così:
Il giorno che l’avrebbero sfiduciato, Silvio Berlusconi si alzò alle 5,30 del mattino per andare a rifinire il discorso da leggere alla Camera. Aveva sognato di acquistare tutti i parlamentari pagando mutui e inventando consulenze, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì impallinato da capo a piedi da quelle cacche dei futuristi. «Sognava sempre maggioranze bulgare, – mi disse Ruby Rubacuori, nipote di qualcuno, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quel martedì ingrato. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo a governare il mondo intero senza mai trovare ostacoli», mi disse.
Ma non è stato Marquez a scrivere. Dal 30 luglio scorso, quando Gianfranco Fini fu espulso dal Pdl, è stato uno sceneggiatore televisivo abilissimo a nutrire le insaziabili fauci di giornali, tg e talk show, trasformando il Parlamento nel set di un’interminabile telenovela. 137 puntate, una al giorno, attorno alla storia dell’annunciata sfiducia al governo. Oltre ai due protagonisti Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, e al sorprendente primattore Italo Bocchino, abbiamo imparato ad affezionarci ai molti personaggi di contorno. Bondi, Capezzone e Bonaiuti erano già le geniali maschere della telenovela precedente e ce li siamo ritrovati.
Tra le fila dei berlusconiani ha però acquistato spessore Quagliarella, un tempo in ombra. Dall’altra parte sono venuti in luce i futuristi, a partire dall’inquietante Urso, interprete di un ruolo sorprendente perché prevedeva la rinuncia a una poltrona, e i vari ospiti dei dibattiti televisivi Barbareschi, Briguglio, Granata, Della Vedova, Consolo, Di Biagio. La storia ha avuto un’accelerazione finale, con l’entrata in scena di personaggi indimenticabili: dalla colomba dell’ultima ora Moffa al commovente Movimento di Responsabilità Nazionale del trio Scilipoti-Cesario-Calearo, che ha già avuto l’onore di una voce su wikipedia. Tra le comparse dobbiamo ricordare il presidente Napolitano, detto il suggeritore suggerito; Pier Ferdinando Casini, centrista che un po c’entra e un po’ no; Umberto Bossi, che parla a gestacci; e Pierluigi Bersani, l’ombra di un carisma.
Il 14 dicembre tutto si sarà concluso, ma lo sceneggiatore misterioso potrebbe aver previsto un finale aperto. Altre 200 puntate, fino a primavera, sono già state scritte e devono solo essere registrate.
Monseigneur


Berlusconi domani avrà la fiducia per le seguenti semplicissime ragioni:
1) il PD non puo e non vuole andare ad elezioni.
2) Anche i deputati del PD tengono famiglia
3) non esiste alcuna alternativa al Governo Berlusoni e di questo sono consapevoli soprattutto i deputati del PD
P.S. per almeno la metà dei deputati attuali questa è la loro ultima legislatura cosi’ come almeno il 25% deve arrivare ad aprile 2011 per aver garantita la pensione.
@Ciro
Caro Ciro, bisognerebbe credere che i politici siano uomini veri e non gente di scarto.
Il PD ha interesse che Berlusconi cada per fare il governo pro-mafia.
I peones si salvano e sarà quel disastro annunciato ogni volta che teste di cazzo come quelli del PD arrivano al governo.
Lasciateli fare ed in meno di un anno l’Italia non c’è più.
[...] Leggi l’articolo integrale su Polis Blog: Cronaca di una (s)fiducia annunciata [...]
Il Governo pro-mafia lo hanno già fatto in Sicilia
Vedrai che domani nel PD ci saranno alcune assenze utili a sostenere il Governo.
Invece domani le persone del Pdl dopo che il Governo ottiene la fiducia dovrebbero andare davanti alla Camera a chiedere le dimissioni di Fini (sempre che non siano i suoi a forzarlo alle dimissioni come lui li ha fatti dimettere dal Governo. Ci sarà da ridere)
il 14 è martedì non giovedì