Finiamola

Un minuto dopo la sconfitta Filippo Rossi, direttore del webmagazine FareFuturo, scriveva su Facebook: “il berlusconismo è finito e chi non l’ha capito è finito con lui.”

E questo spiega perché, ad esser finito prima ancora di nascere, sia proprio il finismo e con lui quel non-progetto politico chiamato Fli che pure, malgrado Fini, un suo potenziale lo aveva. Il centrodestra laico liberale riformatore che Berlusconi non ha mai costruito avrebbe potuto farlo lui. Restando al governo, restando nella maggioranza ma dettando la linea rupturiste (come stava già avvenendo, ad esempio, con il negoziato Alfano-Bongiorno sulla giustizia).

Ma Fini si è fatto travolgere dalle parole, quelle di Rossi, di Bocchino, di Granata. Che poi sono le stesse della sinistra. Berlusconi cattivo – ma ci sei stato insieme fino all’altro ieri. Le riforme non fatte – ma tu dove avresti cominciato, dalla Pa, dal sud, dalle professioni? Quali sacrifici avresti chiesto, per il Futuro e la Libertà del paese?

Zero lucidità, zero coerenza. E poi quell’insensato arroccamento dietro la maschera della carica istituzionale. Fini ha inflitto a sé stesso, alla sua credibilità, alla sua leadership – più che a quelle di Berlusconi – una sconfitta infamante. È stato statico, autistico, strategicamente suicida. Sordo, pusillanime, miope. Quel suo partito ancora tutto da costruire aveva un gruzzoletto intellettuale niente male, con i destristi europei della prima ora – Alessandro Campi, la Sofia Ventura… Che ne è stato? Sacrificati allo psichedelico curvasuddismo di quei megalomani dei suoi più valorizzati sodali – propagandisti imbelli, dilettanti boriosi. Da uno così, da gente così, chi si farebbe governare?

Per il mercato elettorale, per il mercato concettuale Fini ha fatto di tutto per mostrarsi un sotto il vestito niente. Lo spread tra i titoli futuristi e quelli del centrodestra-benchmark non sono esplosi nelle quattro settimane di passione pre-fiducia, hanno cominciato a divaricarsi appena dopo Bastia Umbra. Ci si attendeva a momenti di vedere l’alternativa. E invece, per Fini, l’alternativa era un enorme boh che lo vedesse però saldamente ed istituzionalmente dentro!