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Ognuno è ebreo di qualcuno

Sopravvivere, costi quel che costi. Questo è il fine. Schindler’s List ne riassume la  filosofia. Se per la vita di una singola persona dello stesso popolo, della stessa religione degli stessi usi e costumi debbano soccombere milioni di essere umani è ben fatto.

Non si parla di un gesto fatto da migliaia di persone per salvarne qualcuna, no, ma di persone che subiscono le decisioni di poche altre. Chiarimento. Non si parla nemmeno del contrario, dei gesti che un singolo può fare per salvare una o più persone.

Sopravvivere ai tuoi simili. La parte più importante del film Schindler’s List di Steven Spielberg gira proprio intorno a questo concetto. Chi non ricorda la scena drammatica del film dove il capomastro ebreo viene fatto scendere dal treno che era diretto al campo di concentramento di Treblinka grazie alla dura e determinata intermediazione di Schindler con i nazisti? Questo film è stato applaudito dentro e fuori le sale di proiezione di tutto il mondo.  Gli spettatori hanno esultato come reazione liberatoria proprio in quella scena.

Ma come è possibile salvare la vita di una persona mentre in quel treno ci sono parecchie centinaia di ebrei, zingari e omosessuali che stanno andando nei forni crematori? Come è possibile che Spielberg/Schindler salvi solo uno dei passeggeri diretti al massacro? Sembra che la favola spielberghiana abbia una sola direzione: Ci sono eletti migliori fra il popolo eletto che meritano di vivere più di altri.

Allora, la sostanza del film. I nazisti propongono “altri ebrei” in cambio di quelli che Schindler vuole fare scendere dal treno della morte, tanto, dicono nella cinica visione delle cose, che differenza fa? In quelle condizioni una persona vale l’altra, dicono gli aguzzini. Schindler non ammette sostituzioni: “i suoi ebrei” sono stati erroneamente destinati ai forni crematori per sbaglio. La domanda qui è: perché Spielberg/Schindler  preferisce questa scelta, perché lancia il segnale che ci sono alcuni che hanno il diritto di sopravvivere ad altri?

Per fare la frittata bisogna rompere le uova. Madeleine Albright, quando era ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, rispondendo all’insidiosa  domanda se fosse stato giusto o meno il lungo embargo adottato dagli Stati Uniti in Iraq – visto che aveva provocato la morte di cinquecentomila bambini – rispose che riconosceva come drammatica la scelta fatta, ma aggiunse anche che a volte bisogna pagare un prezzo che conviene pagare, «non puoi fare una frittata senza rompere le uova», disse con freddo cinismo diplomatico.

Il film spilberghiano riporta ad una pratica molto in uso nella visione dei rapporti internazionali, nelle relazioni politiche, nella scelta di far vivere una piccolissima parte sacrificando altre vite umane.

Nei Pensieri diversi Wittgenstein – sorprendentemente nel 1944, proprio mentre si stava consumando l’ultimo atto della follia di un popolo verso un altro – scrive che «nessun grido d’aiuto può essere più forte di quello di un solo uomo. Nessuno sconforto può essere più grande di quello in cui può trovarsi un singolo essere umano. Il mondo intero non può trovarsi in una situazione di bisogno maggiore di quella in cui si trova una sola  anima». Come dire, non ci sono uova che valga la pena di rompere, qualsiasi posta sia in gioco.

Ognuno è ebreo di qualcuno. Nel 1969 a Primo Levi fu chiesto il motivo per cui avesse firmato un manifesto che condannava il militarismo israeliano in Medioriente. La risposta secca, senza appello, di Levi fu: «Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele».

Affinché gli israeliani abbiano la loro terra in Medioriente, i più – palestinesi, musulmani di tutta l’area – devono  subire gravi perturbazioni, uso della forza, tentativi di genocidio. I sottomessi, gli eredi del tragico destino diventano boia, come gli aguzzini della seconda guerra mondiale.

Un singolo individuo o un popolo, vittime di un pesante sopruso, non portano dentro di sé la garanzia di certezza che poi non si comporteranno come i persecutori. Non c’è una strada che porta il tiranneggiato direttamente ad un gradino superiore di correttezza etica e morale.

Un’analisi porta a pensare che Schindler’s list sia un’operazione di selezione della specie che impone ancora una volta un modello di supremazia: la maggioranza non organizzata, deve sacrificarsi  per garantire la vita ad un’altra parte dell’umanità, la minoranza, la parte eletta. Per semplificare in maniera sportiva: il ciclista gregario che regala per spirito di squadra la sua gara, la sua stagione al capo del gruppo per farlo vincere, e tutta la sua vita andrà più o meno in quella direzione. Spielberg esaspera sorprendentemente questo concetto, giocando ad affermare che la parte debole del mondo perché non organizzata, la maggioranza, deve soccombere per salvare, per mantenere in vita la minoranza  ricca e potente. Riaffermando con l’olocausto, la più tragica storia che l’umanità abbia visto, la supremazia dell’occidente: la maggioranza dell’umanità è vittima sacrificale, e una minoranza è degna di essere salvata perché eletta. Eletta da chi?

il blog: http://www.uncommons.it/

49 commenti a “Ognuno è ebreo di qualcuno”

  1. [...] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: Ognuno è ebreo di qualcuno [...]

  2. [...] Leggi l’articolo integrale su Polis Blog: Ognuno è ebreo di qualcuno [...]

  3. Rodolfo Macci scrive:

    Travolti dal film, a volte si ignora il messaggio reale.

  4. rodolfo scrive:

    Veramente “non puoi fare una frittata senza rompere le uova” lo ha detto Lenin. Sicuro che la Albright l’abbia ripetuto? Mi sa molto di leggenda metropolitana.

  5. alkermes scrive:

    Però io ricordo vagamente, ma ricordo che la frittata di albreit è stata citata in un saggio da bauman proprio sulla faccenda dell’Iraq e l’embargo e se trovo il libro potrei riportare anche la pagina.

  6. [...] Nel 1969 a Primo Levi fu chiesto il motivo per cui avesse firmato un manifesto che condannava il mil… [...]

  7. Alberto scrive:

    Questa frase NON è mai stata detta da Primo Levi!
    Ma come potete scrivere una simile falsità???
    Primo Levi scrisse “ognuno è l’ebreo di qualcuno, perché i polacchi sono gli ebrei dei tedeschi e dei russi.” Il romanzo è Se non ora quando.

    SIETE DE FALSI E BUGIARDI. STATE MISTIFICANDO IL PENSIERO DI PRIMO LEVI! VERGOGNATEVI!!!

  8. Marco Lerici scrive:

    Anche perchè sfido chiunque a dimostrare che la frase citata «Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele», attribuita a Primo Levi sia veramente sua (intendo la frase originale, quella dell’intevista a La Stampa di Torino)

  9. [...] (vedi un articolo di Lettera43, mentre l’anno scorso c’era “cascato” The Frontpage di Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi).  La memoria 2.0, dicevamo, a volte fa cilecca. Ma forse [...]

  10. In Italia c’è sempre più intolleranza? Alcuni ebrei italiani filoisraeliani non accettano e non ammettono che si possa discutere?
    Il 14 ottobre del 2011 al Festival di Storia è stato invitato il professore israeliano di Storia europea Shlomo Sand dell’università di Tel Aviv a presentare il suo libro “Come costruire una nazione inventando un popolo”, su Israele, il suo essere lì, in Palestina. Come si capisce dal titolo, è un libro di storia sulla questione israeliana. Durante la presentazione Il professor Sand è stato minacciato, non gli sono state risparmiate aggressioni verbali di una certa durezza da parte degli esponenti dell’associazione Italia-Israele. Hanno tentato di interrompere la presentazione portando scompiglio nella facoltà di Scienze Politiche. Sono intervenute le forze dell’ordine per ristabilire un minimo di sicurezza intorno al professore israeliano. Nelle presentazioni fatte in tutto il mondo per promuovere il libro “non si era verificato un episodio paragonabile a quello accaduto a Torino”, ha detto lo stesso Shlomo Sand.

    Chi frequenta i social network avrà notato la violenza verbale di alcuni ebrei italiani, collegabili ad associazioni filoisraeliane. Non crediate che si è di fronte ad episodi isolati messi in atto da ragazzi. No, ce ne sono di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali. Cresce sempre più l’intolleranza alla discussione. Alcuni ebrei italiani, filoisraeliani, non ammettono che si possa discutere o mettere in dubbio religione e comportamento. Come se volessero tornare indietro.

    Le comunità ed associazioni ebraiche italiane dovrebbero prendere in considerazione questi comportamenti, dovrebbero leggere questi episodi come un campanello d’allarme di qualcosa che non funziona, di un malessere, chiamiamolo così.

    Sulla questione sollevata dall’articolo.
    Per ora bisogna accontentarsi di questo scritto. Sulla questione continuo a lavorare e sarà oggetto di un altro articolo un po’ più lungo. Però, vedete, rimane comunque il 99% dei fatti esposti – compreso quello di Levi inviso agli israeliani e ad alcuni (troppi) ebrei in linea con quel Paese – che generalmente non viene preso in considerazione per comodità. Capisco che quello che più infastidisce alcuni e che viene contestato qui, soprattutto, è che si metta in discussione “il popolo eletto”. Le “eresie” sono molto fastidiose. Ricordate l’ebreo Spinoza? Si potrebbe fare un lungo elenco.

    Israele è infastidita dalla disapprovazione che arriva da più parti per il comportamento usato verso i palestinesi. Sentirsi dire che le vittime di ieri sono i carnefici di oggi provoca non poco imbarazzo.

    Ritornando a Levi e al suo “Ognuno è ebreo di qualcuno…”. E sì, come dicevo all’inizio bisogna aspettare un po’. Vedrete che riuscirò a scontentarvi.

    Nel frattempo non vi amareggiate.
    Ma lo sapete che forse Voltaire non ha mai pronunciato la celebre frase “Non sono d’accordo con te, ma darò la vita affinché tu possa esprimere le tue idee”? Però chi l’ha messa insieme quella frase, come alcuni sanno, ha voluto riassumere tutto il secolo dei lumi, l’Illuminismo. E questo ha un grande valore per l’umanità… (che l’abbia o non l’abbia detta Voltaire).

    Sarebbe auspicabile, nell’attesa del prossimo articolo, che quella frase di Levi assumesse un carattere simbolico, che riassumesse tutti i valori e i buoni propositi che si sono persi per strada dall’olocausto in poi, dal dopoguerra ad oggi.

  11. Angela scrive:

    “Vedrete che riuscirò a scontentarvi”

    Non credo proprio, a meno che lei non decida di raccontare ancora balle. In questo caso verrà, di nuovo e giustamente, additato come bugiardo.

    In quanto a Voltaire… quando vuole, farlo a pezzi sta diventando uno dei miei hobbies… un po’ come giocare a freecell.
    Saluti.

  12. Per ora i lettori vedono che lei

    1) non ha niente da dire e quello che dice rivela palesemente solo violenza verbale ben nascosta dietro un nome di fantasia,

    2) che vorrebbe parlare di Voltaire perché non vuole (o non sa?) di Medio oriente, di Levi inviso ad Israele e molto altro ancora (c’è un articolo qui sopra, in questo blog).

    La sua è la certificazione migliore sia al mio commento oggi postato qui sopra sia al contenuto dell’intero articolo.

  13. Angela scrive:

    Senta, avevo letto l’articolo e sono stata “buona”… non ho commentato.
    Sto studiando da “libertaria” (con scarsissimi risultati ma questo lo affermo convintamente IO, visto che non ho, al momento, bisogno di “esaminatori”)

    Il mio commento di oggi (colpa mia, ho dimenticato…) andava concluso con una faccina… questa ;) in merito a Voltaire, giusto per far capire che era un modo di “sdrammatizzare”.
    Sa, io detesto chi si straccia le vesti.

    E poi, è vero, per “diletto” mi piace a “fare a pezzi” certi luoghi comuni da qualsiasi parte essi provengano.
    Vuole impedirmelo? A che titolo, di grazia?

    Sono dichiaratamente filo-israeliana e convintamente anti-islamica e questo, visto che ne so “qualcosina” mi rende anche “bersaglio”, viste le mie “frequentazioni”.
    Il mio nick-name è semplicemnte uno pseudonimo, per tutelare la mia privacy.
    Questo le crea qualche disturbo? Pazienza. Se ne farà una ragione.

    Ora, aspetterò con “pazienza” il suo articolo.

    Saluti.

  14. doris scrive:

    @ Francesco Panaro,

    Lei scrive,rivolgendosi ad Angela :
    ” vorrebbe parlare di Voltaire perché non vuole (o non sa?) di Medio oriente, di Levi…”.
    Molto incauto Francesco Panaro,perchè Angela è speciale e sugli argomenti da lei citati è un’ottima conoscitrice.

  15. doris scrive:

    @ Francesco Panaro

    ” In Italia c’è sempre più intolleranza?”
    Elimini pure il punto interrogativo.

  16. Mah, signora, anch’io sono stato nei mesi scorsi (e lo sono tutt’ora) bersaglio facilissimo – sanno dove trovarmi anche senza conoscermi – dei suoi “commilitoni” filo-israeliani italiani che hanno avuto (il coraggio?) la facile destrezza di venire a trovarmi per sbarrarmi la strada nella mia vita privata. Questi signori hanno studiato il Talmud o sono solo dei comuni delinquenti filo-israeliani italiani? E chi lo sa? Vedremo.

    Per tutto il resto sono felice che lei, “libertaria”, stia facendo “a pezzi” i luoghi comuni, ma la prego ci faccia sapere, ci faccia leggere possibilmente idee complesse argomentate e non scorciatoie come quelle postate oggi da lei del tipo: “a meno che lei non decida di raccontare ancora balle” o “additato come bugiardo”. Che, per carità, vanno benissimo, perché dicono a tutti qual è l’oggetto della sua tenzone. ma non della mia.
    Si farà così la faccina che ride? spero di sì: :-)

  17. Doris,
    dal commento di oggi delle 14:13 non si capiscono quali possano essere le competenze di Angela. Anche escludendo le parole offensive e mettendoci tutta la buona volontà.

  18. doris scrive:

    @ Francesco Panaro,
    Io, spero garbatamente, le ho contestato la sua affermazione ” su non sa ” e nello stesso tempo l’ho messa sull’avviso.

  19. Grazie, buonanotte.

  20. paolab scrive:

    Francesco Panaro,

    lei offre, con tatto ma in modo netto, una lettura insolita e originale della filosofia che sottende l’idolatrato film di Spielberg sul quale, se uno straccio di discussione in seguito c’è stata, questa ha (e giustamente) riguardato l’aspetto filmico del prodotto ma in alcun modo il suo contenuto.

    Ha però scelto di farlo (è evidente ma mi corregga pure se sbaglio) percorrendo, immagino scientemente, a ritroso il cammino della ricostruzione, esattamente come un film montato alla rovescia: partendo, cioè, dai contenuti suprematisti della dottrina talmudica per giustificare l’interpretazione di alcune sequenze della narrazione.

    Si possono sollevare riserve ma è un’operazione legittima. Tuttavia, poiché si tratta della messa in discussione di uno dei rari tabù che ancora resistono (almeno ufficialmente) inalterati al relativismo storico e quindi alla sua revisione, è consigliabile che lo si faccia sulla base di documenti e di citazioni inattaccabili. Non è sufficiente per questo, mi creda, fare appello al loro indiscutibile valore simbolico: Voltaire (o chi per lui) ribaltava, con la sua frase, una dottrina filosofica, non doveva giustificare quello che l’occidente considera, a torto o a ragione, come il genocidio per antonomasia.

    E’ vero: sono numerosi i pensatori israeliani o di origine ebraica (storici, filosofi, scrittori, musicisti) che, negli ultimi anni, hanno rivisto in chiave critica la questione identitaria dell’ebraismo (Sand, Israel Shamir, Atzomon, Oz, lo stesso Chomsky) Ma proprio il trattamento che viene loro (spesso immotivatamente) riservato dovrebbe suggerirle cautela e soprattutto estremo rigore nell’affrontare un argomento così emotivamente sensibile: non devo essere io a ricordarle, suppongo, che le accuse, anche gratuite, di antisemitismo (l’unica proibizione, da quel che mi risulta, prevista per legge in quasi tutti gli Stati dell’occidente) si incontrano ad ogni angolo di strada.

  21. CSR scrive:

    Con il permesso della pasionaria, vorrei spezzare una lancia in favore dell’autore dell’articolo. Anzi non una, dieci, mille…. un milione.
    L’argomento è complesso ma indubitabili verità storiche non posso essere sottaciute. E’ storia che gli Inglesi volevano dare quei territori agli arabi, è storia che lo Stato di Israele sia stata un’evidente forzatura, più probabilmente un merce di scambio concessa a chi finanziò parte del conflitto.
    Che la presenza dello Stato di Israele e la sua politica espansionistica siano uno scompenso per l’intera area, non è un’opinione ma, un fatto storico indiscutibile.
    Non basta quindi tacciare gli altri di essere ignoranti o peggio mentitori vieppiù ove ci si dichiari pregudizialmente filo-israeliani e peggio, molto peggio, anti-islamici.
    Angela, io so che tu ricordi bene il ns. primo incontro….. l’avevo quasi dimenticato ma l’episodio è riemerso leggendoti.

  22. QR DeNameland scrive:

    È storia che la dichiarazione di Balfour è del 2 novembre 1917 e che fu più o meno copiata da una precedente dichiarazione del governo francese.

    È anche storia che, quando poi l’ONU votò a favore della costituzione dello stato israeliano, l’Inghilterra fu uno dei pochi paesi a non firmarla e che gli Stati Uniti la firmarono dopo l’Unione Sovietica che fu tra i principali fautori della costituzione dello stato d’Israele.

    Storia è anche il fatto che la storia va maneggiata con estrema cautela.

    Nel merito, questo articolo mi pare che non abbia ne capo ne coda. Ma scusi F. Panaro, se lei avesse la possibilità di salvare un amico, non lo farebbe pur di non fare un torto agli atri in coda? A me parrebbe un’idiozia, e proprio non ci terrei ad averla come amico.

  23. doris scrive:

    E’ un piccolo consiglio che elargisco a chi vuole parlare della storia d’Israele.

    Leggetevi ” Vittime ” di Benny Morris e forse qualcosa in più capirete.

  24. CSR scrive:

    Grazie per il consiglio, doris

  25. Ho avuto una esperienza davvero unica.
    Insegnavo in una statale serale, era stata dichiarata la I guerra contro Saddam per la liberazione del Kuwait, immediatamente la triplice sindacale fece una riunione a cui participò una collega di inglese, la quale dopo aver sentito la marea di notizie pressapochiste e stupide prese la parola e diede una lezione di storia, tutti rimasero in silenzio attoniti e poco dopo la riunione finì. Mi congratulai con lei e mi confidò di essere ebrea e che quando un ragazzo vuole parlare di un argomento, gli adulti gli indicano il tomo perr studiare l’argomento.
    Faceva la psicologa diventammo amici anche con mia moglie: donna veramente in gamba, e comunità con i contromaroni!

  26. Roberto 1 scrive:

    Beh, Ahmadinejad sta lavorando per risolvere questo “scompenso” territoriale, cioè lo Stato di Israele, notoriamente imperialista ed aggressivo, nei confronti dei vicini.
    Della “risoluzione ONU” e dell’atteggiamento allora assunto dagli Stati Arabi, siccome non parla mai nessuno, sarebbe bene farne oggetto di studio, anzichè di oblio.
    Con i “se” non si fa la storia, ma se fossero nati, allora, due Stati ed i Paesi Arabi non avessero favorito ed istigato, nonchè finanziato, l’Esodo palestinese, come sarebbe, oggi?
    E’ andata diversamente, purtroppo.
    Tutti incarogniti, Israele compreso, con grande felicità delle tifoserie che, rigorosamente da fuori, sputano sentenze.
    E un pazzoide che sta preparando la bombetta, per un’altra soluzione finale.
    Correggo, per “la” soluzione finale, in quanto la precedente per lui (e forse per altri) non è mai esistita.

  27. CSR scrive:

    Beh…. mi pare sia il presupposto per ogni guerra preventiva.
    Noi, i giusti, non solo si decide sulle sorti di intere aree ma anche ( Veltronesco) su chi debba o possa possedere determinate armi e chi invece no.
    Accettare l’atomica dal Pakistan è una cosa, in altri casi nisba.
    E pensare che Ahmadinejad nel suo paese è financo considerato fin troppo un moderato al confronto con Khamenei.
    Stranezze incomprensibili.

  28. doris scrive:

    Mai notata la confusione nell’uso di anti?
    Antiisraeliano,antisionista,antisemita.Parole che vengono usate come avessero lo stesso significato, ma non l’hanno

  29. paolab scrive:

    Noi, i giusti, non solo si decide sulle sorti di intere aree ma anche ( Veltronesco) su chi debba o possa possedere determinate armi e chi invece no

    Sottoscrivo CSR e aggiungo: si decide anche, noi, i giusti, quando chi è cattivo diventa buono e quando chi è buono diventa cattivo.
    Sì, misteri insondabili della logica euro-centrica

  30. antizecche scrive:

    Mi,

    Provo a immaginare cosa insegnavi alla scuola bosina: come farsi una torcia modello Borghezio, i punti deboli di un accampamento rom, mille consigli per ingraziarsi i Cosentino…

  31. battuttona di zecca!

  32. Roberto 1 scrive:

    E’ la norma, mica un’eccezione: per quanto duro e puro, esiste sempre uno più duro che ti epura.
    Ahmadinejad non sfugge a questa banale constatazione.
    Mi sfugge l’idea di “pensiero Euro centrico”, sono più sensibile, invece, all’idea di chi costruisce l’atomica, spacciandola per “ricerca di tecnologie per centrali nucleari”, per tirarla addosso al vicino o, più semplicemente, per indurre il vicino ad intervenire.
    Che so, come “prevenzione” potremmo spedirgli Vendola: almeno monterebbe un bel referendum anti-nucleare, che ne dite?

  33. CSR scrive:

    Oppure potremmo più efficacemente, sostenere un attaco preventivo di Israele nel nome della pace mondiale.

  34. CSR scrive:

    Ovviamente continueremo a tacere sui finanziamenti dell’Arabia Saudita, del Pakistan, ecc al terrorismo.
    Il tutto per par condicio ;)

  35. doris scrive:

    @ paolab,
    ciao e scusa. Scusa per ” l’ascensore” e il mio essere criptica, ma avendo visto in rete la moderatrice :roll: del sito ho preferito che fosse lei a dare spiegazioni.

  36. Angela scrive:

    Eccovi dove siete!

    Ma Francesco Panaro non doveva stupirci con un articolo (e spero si degni di parlare come si deve di Voltaire)?

    Vabbè, pare che io debba armarmi anche di tanta pazienza oltre che di altro…Certo che non posso fare a meno di osservare che, al solito, per scrivere la verità di solito si fa presto ma è a confezionare balle che ci si mette tanto tempo. O no? ;)

    P.S. Francesco Panaro, come vede, non ho dimenticato di mettere la faccina stavolta. Contento?

  37. Angela scrive:

    @CSR
    Tu puoi anche dimenticarlo… ma io no.
    Che poi io ti abbia perdonato, questo è un altro paio di maniche.

    Ma dimmi, secondo te… avere una buona memoria è un Male o un Bene?

    Riflettici bene prima di rispondere. So che lo sai fare.

  38. doris scrive:

    @ Angela,

    ciaoooooo! Felice d’incontrarti. Caricata al punto giusto? Credo di sì. :D :D

  39. paolab scrive:

    Roberto1, non voglio, a priori, difendere o accusare nessuno ma le atomiche sono atomiche sia che vengano costruite in Iran sia che vengano costruite in Pakistan, non ti pare?
    E i “genocidi” contro il popolo sono “genocidi” contro il popolo sia che vengano perpetrati in Libia sia che vengano perpetrati in Arabia Saudita, giusto?
    Nel grave stato in cui versa lo strabismo a fasi alterne consiste la logica euro-centrica……

  40. Angela scrive:

    Doris, no.. sono scarica (batteria) :(

    A stasera. Ciao!

    E ciao anche a Paola! ;)

  41. paolab scrive:

    Doris, ma ti pare, di che ti scusi

    Angela,
    avere una buona memoria è un Male o un Bene?

    ma che domande fai a sì tarda ora del pomeriggio? uno deve andarsi a consultare i manuali di filosofia e di psicologia prima di rispondere…….. :P

  42. tengoaporsche scrive:

    Bergamo, l’artigiano nascondeva 170mila euro in cantina
    Aveva nascosto 170mila euro in cantina, ricoperti con uno strato di caffè macinato e sigillati con il cellophane, pronti per essere portati all’estero. Da due anni non dichiarava redditi, ma circolava a bordo di una Porsche Cayenne. E ai carabinieri ha raccontato di aver accumulato il denaro lavorando in nero. Un piccolo artigiano bergamasco di 42 anni è stato così denunciato per reati tributari. La scoperta è scaturita da un controllo al casello autostradale di Bergamo: sulla Porsche Cayenne intestata a un concessionario dell’artigiano c’erano alcuni coltelli, per cui è scattata la perquisizione nell’abitazione alle porte di Bergamo. I militari hanno trovato il denaro nascosto in una borsa in cantina. Il 42enne lavora nel settore delle tende da sole. Da due anni non presentava alcuna dichiarazione dei redditi e in precedenza aveva dichiarato somme irrisorie, tra i 6mila e i 7mila euro all’anno

  43. Zecca, Rognoni non è la LEGA.
    E’ un vostro modo di attaccare la LEGA imponendole un razzismo che, poi vi serve per fare gli anti.
    Siete patetici.

  44. DALLA
    non è un cantante

  45. antizecche scrive:

    Mi,

    Intanto la frase non è mia, ma di quel giornalucolo che si chiama Corriere della sera. Io poi sono uno e il plurale maiestatis mi dà fastidio.

    Poi tu tagli i capelli in quattro peggio di un rom al mercato. Se la radio della Lega dice una cosa, il militante capisce che quella cosa l’ha detta la Lega.

    Oppuramente salta su il Trota, nella sua qualità (si fa per dire, neh…) di responsabile dei media legaioli, a dire che è stata pronunciata una stronzata. Ma allora il poveretto non la finirebbe più …

  46. antizecche scrive:

    Mi,
    No, vabbeh, dài, hai ragione. Dalla non è un cantante e tuo nonno era un druido.
    Ciao.

  47. CSR scrive:

    Sempre un bene e tu, Angela, ricordi male.
    Cmq sia ormai è andata.

  48. Roberto 1 scrive:

    Paolab
    l’arma atomica e la sua “esponenzialità” nel corso degli anni passati non è certo e non è stata un bene.
    Ma finchè il monopolio russo-americano era in vigore, se volevamo spaventarci, al massimo andavamo al cinema.
    Perfino nei momenti più brutti (Cuba, Corea), esisteva una linea di dialogo e la consapevolezza che da un conflitto nucleare non uscivano vinti e vincitori: non si usciva e basta.
    Poi tutto è cambiato e per poche lire molti hanno ingaggiato fior di tecnici “espulsi” o facenti fame dall’ex impero Sovietico.
    E qui lo scenario cambia ed è cambiato di brutto.
    India e Pakistan, sulla falsariga USA-URSS, si controllano a vicenda ed a loro volta son controllati dalla Cina e questo, grossomodo, rappresenta un equilibrio.
    Balordo quanto vuoi, ma un equilibrio.
    Sparare al popolo in Libia, in Siria o in Arabia è grossomodo la stessa cosa: non sono io l’uomo dei distinguo e delle sottigliezze, quello per capirci che si straccia le vesti se sparano in Libia e non glie ne può fregar di meno se la stessa cosa avviene quotidianamente a Damasco.
    Ma siccome qualcuno esulta se tagliamo i costi, come i britannici, per esempio, di qualche nave e di qualche caccia, siccome gli “ombrelli” non esistono più, qualcun altro può interpretare questi segnali come una sorta di semaforo verde a cazzate in sequenza ed esponenza.
    La mia logica è quella dei Tribunali: il furto è furto, non ci sono dubbi.
    Ma cìè furto e furto e, di conseguenza, attenuanti ed aggravanti.
    Chi ruba una mela non può buscare 10 anni, come quello che rovina migliaia di persone con una bancarotta fraudolenta.
    Tutto qui.
    E non trovo assurdo che, quando esco di casa, vorrei aver problemi “solo” con lo spacciatore, il borseggiatore, financo con la criminalità organizzata.
    Ma non voglio saltare in aria al ristorante o metter la mattina i miei figli su due scuolabus diversi, affinchè la statistica mi aiuti, in caso di attentati.
    Ecco perchè, pur avendo matrice uguale, la bomba in mano a Israele e quella in mano ad Ahmadinejad possono avere risultati e conseguenze ben diversi, di cui occorre tenere di conto, per non rischiare una brutta fine.

  49. CSR scrive:

    Un bel doppiopesismo…. matrici identiche, conclusioni differenti.
    Quando si dice la coerenza…

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