Care donne che v’indignate, voi siete come noi

Signore firmatarie, assieme ad alcune amiche ho letto l’appello che avete rivolto alle donne italiane. Sento il bisogno di scrivervi, anche a nome loro, dopo aver letto i vostri nomi illustri, per tutto quello che è stato detto e scritto di noi e del rapporto con Silvio Berlusconi.

Abbiamo partecipato a incontri, cene, feste, e alcune di noi anche ad altro. Non lo so e non mi importa. Voi però ci avete rappresentate tutte insieme come la “compagnia del male”. Noi saremmo le cattive. Avete indetto anche una manifestazione contro di noi, anche se dite di no. Scendete in piazza dopo una campagna in cui molte di noi sono state intercettate, interrogate, perquisite, inseguite coi microfoni per strada, sbattute in prima pagina. Alcune sono state cacciate di casa.

Adesso rivendichiamo noi la nostra dignità, e senza nessun vittimismo. Siamo state descritte come puttane, drogate o amiche di drogati. Voi non ne avete certamente di amici drogati e siete condiscendenti con le puttane solo se sono povere. Ci descrivete come donne disposte a tutto, avete persino detto che i nostri fratelli o genitori ci vendevano. Noi siamo orgogliose di essere donne.

Ipocritamente sostenete di aver solo “riportato”, ma in realtà avete messo in scena le intercettazioni cui siamo state sottoposte. Avete tollerato che i nostri corpi, mostrati sui siti dei vostri giornali, aumentassero i contatti. Voi (giornaliste, opinioniste, donne rispettabili) avete fatto guadagnare soldi con i nostri corpi a colpi di clic senza darci un euro.

Avete detto e scritto che i comportamenti che avremmo tenuto il premier rappresentano un modello di sudditanza della donna che crea danni nelle giovani generazioni: ma voi chi siete per giudicarci e per chiamare le altre donne in piazza a giudicarci? Signore firmatarie: ognuna di noi ha una storia.

Dite che si è infangato il ruolo dell’Italia. Dell’Italia abbiamo sempre parlato bene, e quando i nostri amici ci dicevano che l’Italia è un paese di mafiosi, di monnezza, di pizza a mandolino noi ci arrabbiavamo. Secondo voi invece dell’Italia si parla male solo per colpa nostra e di Berlusconi.

Vi siete indignate, scomodando monache e citazioni di santi, perchè alcune di noi accettavano i suoi regali o prendevano denaro per partecipare alle sue feste. Dite che è un modo di guadagnare disonesto per una donna. Soprattutto, dite, quando tante donne “vere” sono senza lavoro o guadagnano 800 euro. Pensate che non lo sappiamo? Pensate che tra di noi non ci sia nessuna con padri e madri che hanno faticato e faticano per campare? E allora? Che avremmo dovuto fare per arrivare dove oggi siete voi? Scusateci se non abbiamo un cognome famoso, non abbiamo sposato un imprenditore famoso, non siamo nate ai Parioli e viviamo all’Olgettina.

Nessuno ci chiama al telefono per offrirci un lavoro o una collaborazione stabile in Rai. Noi facciamo provini per il Grande Fratello o altri spettacoli che disprezzate. Ma questo, dite, è un modello indegno. Per chi? Voi per entrare in Rai o nel giornale dove scrivete o in Parlamento che avete fatto? Mai avuto un politico che vi mettesse in quota? Mai avuto santi in paradiso? Non lo sappiamo e non ci interessa. Noi presumiamo, come voi presumete, che sia per la vostra bravura e talento o perchè siete state fortunate. Abbiamo diritto alla stessa presunzione anche se alcune di voi guadagnano più di molte di noi.

Dite che le donne vere non scendono a compromessi, che le donne giovani non frequentano vecchi flaccidi per tanti soldi, per una notte. Forse dipende dai ‘vecchi’. Che brutta parola abbiamo detto, non credete? Se non si tratta di Berlusconi li chiamate ‘anziani’. Se li sposate voi diventano ‘maturi professionisti’. Molte donne più giovani  sposano intellettuali ricchi, sono le compagne di qualche potente giornalista, o di qualche amministratore delegato o di qualche produttore anche se c’è una grande differenza di età, e a noi invece non verrebbe mai in mente di giudicare perchè.

Voi non siete figlie di un signor nessuno come noi. Voi siete parte di una élite radical-chic romana o milanese, dove da decenni regolarmente (scusate adesso la franchezza) “tutti lo fanno con tutti”. Fasci di corna e grappoli di matrimoni, tante doppie famiglie gestite con disinvoltura, preferenze sessuali occultate con conseguenze devastanti: finiscono per intrecciarsi ben bene alla politica, alla tv, alle banche. Ma vi tenete bordone.

A voi tutto è concesso: voi potete fare i nostri nomi perché ci hanno intercettate e decine, noi no perché se lo facessimo sarebbe fango e qualche magistrato amico vostro non vede l’ora di perquisirci. Se beccano voi o vostro marito in situazioni imbarazzanti entrambi avete il posto garantito. Noi no.

Voi ci mettete all’indice senza distinzioni perché qualcuna ha fatto carriera politica “indicata” da Berlusconi. Parlate di fatica, talento e virtù, ma nei partiti vi fate le scarpe tra voi, facendovi scegliere da correnti guidate da uomini. E’ meglio? E’ più giusto?

Voi artiste che vi siete sbattute o avete sposato attori, o imprenditori, o siete figlie di politici, o di uomini già affermati. Voi per cui i politici  hanno messo una buona parola per farvi recitare, produrre una fiction, entrare in quota a qualcuno di destra o di sinistra negli ultimi cinquant’anni. Voi che avete fatto calendari e avete posato nude, ma oggi recitate addirittura pièces contro i peccati che avremmo commesso e non siete a disposizione del premier. Di chi siete a disposizione? Siete sicure di essere un buon modello? Come dite? Sono solo insulti? Dite che non siete tutte così?

Ma voi non fate tante distinzioni per noi, perché io dovrei farne? Guardatevi dentro e chiedete ai vostri maschi di guardarsi. Poi potremo riparlarne.