Se non vuole farlo per noi, presidente, lo faccia per sé

Tra una settimana approderà alla Camera il disegno di legge sul testamento biologico. Solo qualche giorno fa il Governo, come nella migliore tradizione (s)fascista, celebrava la Giornata degli stati vegetativi. Peccato che nel crudele simbolismo scelto dagli “amanti della vita” quel giorno fosse, innanzitutto, il secondo anniversario della morte biologica di Eluana Englaro.

Ma non è di quella vicenda che desidero parlare. Penso che non ve ne sia bisogno perché ognuno di noi ha ancora impresse nella memoria le immagini, i toni, gli accenti di quei giorni. Quando lo scontro politico-istituzionale tra le massime cariche dello Stato si accompagnava alla vicenda dilaniante di un padre, che alla soluzione ipocrita (e comunque rispettabile) dell’eutanasia clandestina aveva preferito la via socratica del diritto.

Il 21 febbraio si riapre il dibattito su una proposta di legge da Stato etico. Un testo, che definisce il diritto alla vita come “indisponibile”, nel senso che nessuno può disporre della propria vita. Ne possono disporre solo gli altri. Un testo, che definisce le direttive anticipate di trattamento non vincolanti. Tu compili il tuo testamento biologico, ma alla fine decidono gli altri. Un testo, secondo il quale alimentazione e idratazione artificiali non sono trattamenti sanitari, no. Sono “sostegno vitale” e in quanto tali irrinunciabili.

Non bisogna aggiungere null’altro. Basta il senso comune, quello dell’uomo di strada, per comprendere l’irragionevolezza violenta di un Grande Legislatore, che mira a decidere al mio posto, al tuo posto. Meglio nessuna regola che queste regole. Meglio affidarsi al buon senso e all’umanità dei medici in accordo con i familiari piuttosto che subire la premura legislativa di questo Parlamento.

Io non so come andrà. So che in questi giorni, quando mi sono ritrovata a parlare di puttane e aste, difendevo il diritto del premier alla vita privata. E pensavo a questo appuntamento, a questo tornante. Se quel ddl infame diventasse legge dello Stato, anche quel poco che di buono c’è stato in questa parentesi quasi ventennale sparirebbe tout à coup.

Se non vuole farlo per noi, Presidente, lo faccia per sé. Si riservi la libertà di scegliere. E, soprattutto, un briciolo di serietà al cospetto del giudizio della storia.

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3 commenti a “Se non vuole farlo per noi, presidente, lo faccia per sé”

  1. axenos scrive:

    UAU! un articolo dal sapore vagamente critico verso il nano!

    ma che cos’è? avete annusato l’aria e avete deciso di riposizionarvi? temete che il vostro sire faccia una fine un stile mubarak?

    trappo tardi rantolino. troppo tardi. i complici del satrapo di solito affondano assieme al satrapo

  2. ciospo scrive:

    meglio nessuna legge !!
    della mia vita voglio decidere io.

  3. pimpina scrive:

    certo che ha annusato l’aria, vero rantolino? ma non c’è mai fine!!!

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