Non passa lo straniero
Ma che accidenti gli piglia a questa Italia? Sommersa dallo tsunami emotivo della crisi, del Giappone e della guerra, si sceglie uno, cento, mille nemici stranieri. La Francia di Sarkozy, la Libia di Gheddafi, i mostri da videogame della finanza… Un esercizio di paranoie che coinvolge establishment (senza idee) e media, e che rischia di diventare sport nazionale e framework politico-comunicativo di questa fase.
Attore di riferimento e “attrattore strano” di tutto ciò il superministro VolTremont cui nessuno ormai rimprovera le contraddittorie fregnacce che propina agli italiani. Solo in nome del fatto che ha fatto il minimo di ciò che doveva fare. Prima liberista, ma è roba lontana, poi alfiere della paura che rimette la speranza europea alle radici giudaico-cristiane e ai valori della famiglia. Più tardi Robin Hood contro le multinazionali e i manager superpagati, vampiro post-vischiano dell’imposizione fiscale, sostenitore e de-sostenitore del nucleare, e adesso alabardiere dell’italianità. Ormai somiglia alla imitazione degli Sgommati su Sky che lo ritrae come il giovane Muciaccia di Art Attack: “Cavi amici, mi chiedete come vispondeve all’offensiva dei cattivi cuginetti fvancesi? È semplice. Pvendete un foglio di cavta, poi vitagliate da una vivista la sagoma di un bel tvam. Appiccicatela con la colla sul foglietto e poi scviveteci sotto “attaccatevi al tvam”. Fatto? Adesso scvivete bello gvosso “decreto”, mettete un fvancobollo e speditelo a Savkó. Fatto?” Sì, fatto… perchè poi, non si sa.
Giulio ormai è come Fazio: ha una lista di aziende e settori strategici da non mollare, ma a geometria variabile: non il made in Italy se è luxury come Bulgari, sì se è l’agroalimentare (già da un po’ in mano a tanti stranieri) e se è Parmalat, no alla golden share, sì allo scudo temporale contro le scalate. Utilities? Alcune. Telecomunicazioni? Non sa, non ricorda. Abbiamo il governo del Piave: non passa lo straniero. Il compianto “mortadella”, nei momenti di lucidità accademica sottolineava sempre che l’Italia aveva perso il treno degli investimenti americani, di quelli interni, e che non doveva perdere le prossime occasioni con cinesi, indiani e così via. Il Bersani 1.0 (quello a colori) voleva liberalizzare. Avevamo capito male: non si debbono attrarre investimenti stranieri, ma attendere con calma che si materializzino quelli nazionali, che con calma e alle loro condizioni mantengano gli asset di aziende faticosamente ricostruite. Su questa linea il massimo che l’opposizione post liberalizzante riesce a dire è che non sono credibili le proposte del governo perché Berlusconi ha perso autorevolezza (Tremonti ce l’avrebbe) e adesso ognuno si cerca il suo “occupante da cacciar via”.
Bossi non vuole extra-padani nelle utilities, l’Udc di Casini preferisce Caltagirone ai francesi nelle società elettriche, Tremonti non vuole Lactalis in Parmalat. Pochi giorni fa il più grande investimento brasiliano in Italia, il gigante delle carni Jbs, dopo aver immesso 230 milioni di euro per il 50% di Inalca Cremonini, non ha visto chiaro nei conti. Prima ha sospeso il credito, poi ha rotto con il Cavaliere di Modena e si è ripreso i soldi. Applausi per la recuperata italianità da Enrico Letta e dal Pdl. Il sindacato ha regalato al padrone coraggioso un’ora di lavoro (sic!). Come ai tempi di Stakanov e del Sabato Fascista. Quei 230 milioni andranno altrove… forse per celebrare il fatto che il Brasile ha superato l’Italia piazzandosi al suo posto nella classifica del Pil mondiale.
Naturalmente i nazional-difensori sono quegli stessi che si preoccupano se Marchionne parla di portare il quartier generale a Detroit. Tranquilli se la Fiom dovesse riuscire con qualche sentenza a bloccare gli accordi votati dai lavoratori, potremmo recuperare l’italianità di Mirafiori con una fabbrichetta di salami, o un impianto Parmalatte (è più italiano) purchè rigorosamente Dop. Un gioiellino.
Per completare l’opera si sono allestiti almeno due referendum: uno sul nucleare che, sulla base della presunta pericolosità degli impianti a venire, terrà fuori equanimemente tutti gli investitori stranieri “radioattivi”, e soprattutto quello sulla ripubblicizzazione dei servizi idrici che, spacciato per referendum contro la privatizzazione dell’acqua, farà scappar via 60 miliardi di investimenti. Il resto lo farà la legislazione a geometria variabile “inventata da Tremonti” per le opa che dovranno essere Dop, come il culatello. Sembra di sentirli fischiar via questi capitali in fuga. Per fondate ragioni siamo finiti al centoduesimo posto per investimenti stranieri. Gli investitori rispondono con chiarezza sulle ragioni di questo disinteresse per il Belpaese: non c’entrano nè Berlusconi, nè la criminalità, ma il funzionamento della giustizia, le leggi sovrabbondanti, l’assenza di infrastrutture adeguate. Finalmente tutte la fanfare per il 150° dell’Unità di Italia acquistano un senso: non passa lo straniero. Fermi così: stamo bene come stamo, sempre peggio, ma sempre italiani. Al massimo padani.


Beh, attenti. La libera impresa è una cosa seria. Quando è libera. Ma l’Italia è una nazione idiota. Non per cattiveria ma per povertà intellettuale. Per cui se devi far fronte ai debiti meglio avere strumenti che te lo consentano, piuttosto che accettare l’elemosina di furboni che non ci amano.
Dobbiamo ritrovarci come nazione, cioè secedere, per giocarsela alla pari con chi ha dell’impresa una cognizione seria, al contrario degli italiani.
Da molti anni a questa parte (troppi) l’azienda Italia e’ stata incapace di attirare investimenti stranieri.
Le motivazioni sono sempre le stesse :legislazione ferraginosa ,burocrazia soffocante,difficolta’ nelle relazioni sindacali,pochezza delle infrastrutture.
Nessun governo ha mai fatto nulla.
Nel guazzabuglio italiano tuttavia alcuni settori come il lusso ,l’alimentare e la micromeccanica hanno attirato l’interesse di investitori stranieri.
Un paese normale individua alcuni settori strategici e cerca di conservarne il controllo ma di questi tempi e’ ben difficile stabilire cosa e’ strategico e soprattutto con quali mezzi conservarne il controllo. Non credo che la “fabbrica di salame” possa ritenersi strategica cosi’ come la “parmalat”.
Credo che i settori di ricerca oppure i produttori di alta tecnologia possano ritenersi strategici oppure si puo’ decidere che l’auto e l’indotto per l’impatto sulla occupazione possano ritenersi strategici.
Questo e’ un paese un po’ cialtrone che fa delle parole la merce di maggior produzione.
Se risolvessimo i problemi che tengono lontani gli investitori forse potremmo ambire a crescere ma considerati certi commenti di certi politici ho l’impressione che gli investitori starebbero comunque lontani dal paese dei balocchi.
Per la verità, pur schifato dalla farraginosità della burocrazia di Stato che allontana investimenti d’oltre confine, penso che in questo momento è bene non concedere troppo allo straniero. Stranieri dobbiamo considerare anche la Francia e gli altri almeno finché regimi fiscali e l’equa divisione dei costi dell’Unione non saranno unici.
Non possiamo permetterci di rinunciare agli utili che ci servono per uscire dalla crisi e dall’indebitamento, sicché ogni impresa, anche quella che insacca salami, è strategica.
Ciò che dobbiamo abbandonare a loro stessi sono gli scrocconi: quelli che fanno della solidarietà verso se stessi la priorità del Paese.
L’Italia sta ormai soffocando nel suo becero provincialismo, altroché. Siamo diventati la barzelletta d’europa. Ci guardano come se fossimo diventati dei trogloditi. E dispiace ammetterlo, hanno ragione.
tremonti, IL NUREIJEV della politica italiana: come fa le piroette lui, manco carla fracci..
quello che nel 2003 invitava gli italiani ad ipotecare la casa per comprare la tv al plasma ed oggi accusa gli “economisti” di aver provocato la crisi immobiliare…
ma li mortacci sua e di chi gli va ancora appresso
Axenos, lei e’ il solito coglione
@ ciospo
Ma Lei crede davvero che l’azienda Italia è stata incapace in tutti questi anni di attirare investimenti stranieri per le motivazioni che Lei elenca ? Io non credo proprio, la causa di tale incapacità è da addebitare quasi del tutto alla presenza di tre fattori critici: la malavita organizzata, la corruzione e l’evasione fiscale. Ciascuno di questi tre fattori ha da solo un effetto destabilizzante potentissimo sul sistema economico, quando i tre fattori sono concomitanti e si legano ad una legislazione ferraginosa , una burocrazia soffocante, a difficolta’ nelle relazioni sindacali e a infrastrutture ridicole, allora il sistema nel suo complesso va considerato in stato pre-agonico … Lei affiderebbe i suoi risparmi ad un promotore finanziario che la riceve all’ospedale nel reparto rianimazione ?
Berluscones ingrati!
“genio” Giulio è l’uomo che con le sue piroette, le sue capriole, i suoi calembours permette al Grande Brianzolo di rimanere a galla. E’ merito suo (la tenuta dei conti pubblici) se l’Italia è ancora tollerata nell’Ue, è lui che si accolla l’impopolarità dei tagli (lineari per colpire a ndo cojo cojo senza recare offesa ai vari cacicchi ministeriali), impopolarità di cui non gliene frega nulla non dovendo rispondere ad alcun elettore, è su di lui che il Guru Arcorese può scaricare la collera dei cittadini.
Quanto al suo girovagare, beh tanto cosa cambia? La politica sua di maggior successo è: non fare nulla, a parte le chiacchiere. Anche lui è tutto chiacchiere e distintivo, come si ama ripetere su questo blog senza mai pagare pegno a Brian De Palma. D’altronde, chi si muove è perduto: il sistema è così incastrato, avviluppato su sé stesso, chiuso nella propria ruggine che se allenti un bullone viene giù tutto. Eliminato il povero Baldassarre (che qualche idea lui l’avrebbe anche avuta!) genio Giulio vede chi ora gli sta attorno, alleati e avversari e sa che non ha nulla da temere da quella gente lì. Se per caso il Grande Brianzolo dovesse fare le valigie – come ardentemente spera mezza Italia – genio Giulio verrebbe comunque cooptato dalla nuova dirigenza di destra, centro o sinistra. E’ il Talleyrand italiano, fatte le debite proporzioni.
Perciò i Berluscones che in gran numero convergono su questo blog e vi scrivono si mostrino almeno un tantino riconoscenti verso il genio di Sondrio e non facciano finta di sentirsi traditi dalle mancate riforme liberiste, libertarie e libertine: se solo se ne accennasse una, cadrebbe l’intera casa. genio Giulio lo sa bene, ché l’ha tirata su lui! E quindi anche lui, come il Grande Brianzolo, intanto pratica alla grande l’arte del cazzeggio. Fino alla prossima, imminente spremuta, che sarà – quella sì – epocale.
I motivi per i quali l’Italia non attrae capitale straniero,sono quelli indicati da T58,aggiungo solo che non e’un problema di oggi ma e’sempre stato cosi.Siamo inaffidabili da tutti i punti di vista e quindi anche sul piano economico industriale.Diciamoci la verità,l’unico motivo per il quale gli Usa hanno voluto credere in Noi,finanziandoci con il Piano Marshall e’stato quello di non farci cadere,se fossimo rimasti straccioni,dall’altra parte della Cortina di Ferro,nonostante gli accordi di Yalta.Questo e’quanto,sara’amaro ma e’la realta’.Riguardo gli avvenimenti odierni del comparto alimentare,non ritengo che l’acquisizione di Parmalat da parte dei Francesi possa nuocere piu’di tanto,anzi.Ricordiamoci di cosa e’stato capace Tanzi,uomo da sempre legato a doppio filo con l’ex Dc.Credetemi sulla parola,le banche sapevano bene cosa stavano vendendo al pubblico.Non parlo ovviamente del personale,che ignaro,svolgeva il suo lavoro sotto pressioni fortissime,ma del Management.Le direttive,ai gestori, erano ferme ed inequivocabili:concentrarsi quasi unicamente sulla vendita di Bond Parmalat.In fin dei conti,meglio un’Industria scalata da stranieri,che nessuna Industria.D’altra parte,entro l’anno Fiat acquisira’il 51% di Chrysler,non si puo’essere liberisti a senso unico.
Quoto Antizecche,
Analisi impeccabile, condivido in pieno.
Ma quale analisi.
E’ solo fuffa….
@torquemada 58
credo che corruzione ed evasione fiscale poco importino a chi vuole investire ,al limite possono essere utilizzate a proprio vantaggio.
Per la malavita organizzata ,secondo la mia esperienza, e’ ben chiaro agli stranieri quali sono le zone a rischio e dove il problema puo’ essere ignorato.
@ ciospo
Temo che Lei non abbia ben chiaro il concetto di “concorrenza sleale” e sottovaluti fortemente la forza invasiva della malavita organizzata nelle ricche regioni del Nord.
Torq, come sempre sei malinformato.
Non puoi scrivere “le ricche” regioni del Nord, ma le gran lavoratrici regione del Nord. La ricchezza è quella di chi campa allegramente senza fare un cazzo.
Tu lo dovresti sapere.
La mafia invade tutto, regioni povere e ricche. E` una questione “culturale”. Se c’è chi pensa alla mafia come formata da uomini d’onore è una merda al pari del mafioso. Al Nord, per evitare l’infezione mafiosa è sufficiente schedare i meridionali che ci si spostano ed evitare che a combatterla ci siano magistrati meridionali.
A dir la verità quando le forze dell’ordine scoprono infiltrazioni mafiose al Nord ( come è successo a Buccinasco ma anche a Bordighera ) non ci sono meridionali in prima fila, i prestanome sono tutti settentrionali DOC, credi veramente che i soldi facili facciano schifo ?
@ Liutprando
L’ottimo Pietro ti ha già risposto con arguzia, potrei però aggiungere quanto segue : al Nord, per evitare l’infezione mafiosa, prima di schedare i meridionali che ci si spostano, potrebbe essere utile schedare i meneghini che sniffano. Come forse non saprai, la ex “capitale morale” d’Italia è ora la “capitale della coca”, Milano ha un tasso di consumatori doppio rispetto alla media nazionale, e dunque sono i meneghini che “sovvenziano” i mafiosi i quali poi investono in loco i proventi dei loro sporchi affari.
E poi è da molti anni che ai meneghini piacciono i dané della mafia, vuoi che ti faccia la storia della Banca Rasini ?