La virtù della tolleranza
“Per me non solo alcuni grandi Santi che amo e che conosco bene sono ‘indicatori di strada’, ma proprio anche i Santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate”. Queste parole le ha pronunciate Papa Benedetto, a conclusione del ciclo di udienze del mercoledì dedicate negli ultimi due anni alle figure di Santi e Sante della Chiesa cattolica.
Cioè, dopo aver illustrato la vita e il pensiero di Santi spesso sconosciuti ai più, come Santa Ildegarda di Bingen, o Santa Brigida di Svezia, piuttosto che San Raimondo de Penafort, dopo due anni Papa Ratzinger ci stupisce con un meraviglioso colpo di scena: tanta pompa magna per gli eroi cristiani, ma alla fine quelli che gli piacciono di più sono i cristiani semplici, gli sconosciuti, i buoni anonimi. Sarebbe un po’ come leggere l’Odissea e scoprire alla fine che il personaggio più interessante non è Ulisse, ma un marinaio senza nome. O studiare la mitologia greca e rendersi conto che più importante di Zeus è l’anonimo contadino che tramanda ai figli le storie degli dei. “Sono persone normali – ha chiosato il pontefice –, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede”. È la delicata poesia umana a cui Papa Benedetto ha abituato chi lo segue con attenzione quella che traspare da queste parole.
Ma tornando alla brutalità del quotidiano, se trasponiamo alla religione civile di questo Paese queste parole, si sciolgono i nodi dell’angoscia e si torna a sperare un po’. In un mondo in cui l’incertezza sul futuro sembra essere l’unica cifra aggregante che accomuna popoli, classi sociali e culture, c’è decisamente bisogno di eroi. Ma gli eroi di quest’Italia che verranno ricordati nel futuro non saranno i guerrieri dei reality, i numi del pantheon mediatico, le divinità del Grande Fratello; non saranno ricordati Zequila, Malgioglio o Vladimir Luxuria. Ma tutti noi che, sia pure a stento, riusciamo ancora ad esercitare verso di loro la virtù della tolleranza.


noto solo che tra i tre citati due sono, o sono stati, omo o transgender… Omofobia mascherata?
Un etero, un omo, un transgender. Più pari opportunità di così… Al massimo seguendo la perversione delle quote rose mi si poteva obiettare la mancanza di una donna. Francesca Cipriani va bene?
Posso essere anche tollerante verso coloro che sono stati nominati nell’articolo,non mi interessano e Dio ha creato il telecomando con appunto la funzione di sintonizzarsi dove essi non sono.Sarei invece meno tollerante con il pubblico usufruitore di TV demenziale,li condannerei,ad esempio,a seguire un paio d’ore al giorno,Rai Storia o History Channel,cosi,tanto per differenziare.Poi,siamo sempre là,dipendesse da me e da qualche altro,i personaggi in questione e i loro simili,potrebbero andare a lavorare seriamente e duramente per guadagnarsi da vivere.Non solo ogni popolo ha il Governo che si merita,ha anche i programmi che si merita.Per quanto mi concerne,mi dissocio dalla proposta di Beatificazione per averli sopportati,in quanto non li sopporto perchè non esistono.
Salve,questa volta mi trovo in disaccordo con quanto dice: fino a “queste parole”, ci sta, poi parte la sua libera, giudicatrice, saccente e anche un po’ trasudante di omofobia, interpretazione.
In pratica, secondo lei, le persone, umili, che non faranno mai sante saranno coloro che sopportano i vari Malgioglio e Zequila, e se io spengo la tv, mi faranno dio.
Non credo che coloro che porteranno il peso di questa virtu’ saranno i nuovi santi…Ma chi va in direzione ostinata e contraria, chi dissente, i vari Falcone, Borsellino, Impastato, e quanti sono morti, o ancora vivi,(e non conosceremo mai) per costruire e cambiare le cose…questi i reality non sanno nemmeno cosa sono. Ecco le parole del Papa.Cordiali saluti Carmo.
P.s: Chi è l’omo Zechila??
Ma, chi e’ Zequila?