Mannino e i nostalgici della Balena Bianca
I giornali non hanno dato alcun risalto alla notizia, ma Calogero Mannino è tornato in pista. “U zi Lillu”, così lo chiamano quelli dell’inner circle, pensa in grande: “Ricostruire un centro d’ispirazione cristiana”. In sostanza, non intende “rifare la Dc, ma indirizzare lo sguardo su un partito popolare alla stregua di ciò che c’è in Spagna, Belgio, Olanda, Germania”.
Mannino riparte da Palermo a fare politica con la p maiuscola; riunisce i suoi, e non solo, all’Hotel Astoria e argomenta le ragioni del fallimento del bipolarismo della Seconda repubblica: “Oggi si sta peggio o meglio del ’94? Il debito pubblico del nostro Paese, rispetto al 1994, è cresciuto. Oggi è pari al 120% del prodotto interno lordo. Abbiamo perduto interi settori, dalla chimica alla siderurgia. E, sullo sfondo, si profila la crisi dell’automobile. La disoccupazione giovanile è al 30%, un tasso tra i più alti all’interno dell’Unione europea. Nel ’94 l’Italia era la quarta potenza industriale al mondo. Ora viaggiamo tra l’ottavo e il decimo posto”, chiosa Mannino.
E quindi quale sarebbe l’exit strategy? “Il problema vero è ricostruire il sistema dei partiti. Non ho nostalgia del passato, intendo sostenere che il Pdl e il Pd, le due formazioni politiche di maggior rilievo, hanno registrato un fallimento. La crisi del Pd non mi interessa e non me ne occupo. Rivolgo la mia attenzione sul Pdl perché il Pdl ha sequestrato gli elettori dell’ex Democrazia cristiana”.
Il pensiero fisso di Mannino è sempre lo stesso: la Balena Bianca, lo Scudocrociato. Secondo Mannino, il Pdl “deve diventare un partito di centro, così come era stato concepito. Deve trovare moderazione e misura. Che non sono solo il metodo, ma il fine dell’azione politica”. Tant’è che se il progetto del Cav. sarà “quello di costruire un nuovo partito popolare siamo disposti ad appoggiare Alfano”, includendo anche i centristi del Pd e “ovviamente l’Udc di Casini, in ragione di una comune ispirazione ai valori della dottrina sociale della Chiesa”. Resta da capire se Berlusconi declinerà o meno il ragionamento del vecchio arnese democristiano, o se per dirla “cu u Zi Lillu”, continueremo a non sapere “spiegare l’identità del Pdl, perché non ne ha”. Da oggi Mannino ci riprova con “Iniziativa popolare”. Adesso spetta agli altri “centristi-nostalgici” rispondere alla chiamata.


Il PDL è già un partito di centro ma, per esserlo fino in fondo, si deve aspettare la fine dell’attuale fase politica, e cioè l’uscita di SB dalla politica attiva (senza demonizzare quello che è stato). Poi occorre che, senza preclusioni, coloro che si considerano popolari e centristi si applichino seriamente a non disperdersi in cento movimenti/formazioni/correnti e lavorino alla costruzione di uno stato veramente federale e con leggi elettorali adeguate che non facciano continuare ad essere la politica un “lavoro” dal quale trarre il massimo profitto possibile, come lo è attualmente.
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Il progetto di Manninno lo vedo, più che come ritorno alla D.C., come il tentativo di far propria ancora una volta la grande lezione di Luigi Sturzo, che costruì dal basso un partito laico, non confessionale, di ispirazione cristiana.
La D.C. è stata il frutto di contingenze storiche irripetibili determinate da pregiuziali ideologiche e dalla presenza di due blocchi storici contrapposti che si contendevano (o dividevano) il mondo. Il vuoto che si avrà con la fine del berlusconismo favorirà (ecco l’intuizione di Mannino)la nascita di un partito di centro ancorato ai valori cristiani. Questo perchè è nel partito di Berlusconi che oggi si concentra la presenza più significativa di moderati che ancora credono in tali valori.
Pippo La Barba
Concordo perfettamente con Pippo La Barba.
Sono sicuro che Mannino farà incontrare Casini e Berlusconi e da lì uscira un PDL
fortissimo così la Lega non potrà essere determinante.
Auguri On.Le Mannino e buon lavoro.