I dogmi di San Giovanni
e di San Pietro
Chi lo sa se davvero quelle del Primo maggio erano due Italie diverse. Magari c’era qualche giovane seminarista a Piazza San Giovanni, o qualche fuorisede calabrese a Piazza San Pietro. Certo è che è stato un Primo maggio piuttosto indicativo del sentimento più diffuso in questo paese: la fede.
Perché il giovanotto di sinistra equo e solidale si precipitava al concertone? E perché la suorina con la chitarra o il papa-boy facevano lo stesso per la beatificazione di Giovanni Paolo II? Perché in entrambe le piazze si celebrava un rito collettivo. Un rito che presupponeva un atto di fede.
Se vai al concerto, anche se il concerto fa schifo, se chi lo presenta sembra un depresso in analisi da 15 anni, se non si sente niente, ti devi divertire. Perché è così e basta. Lo stesso valga per la beatificazione: anche se ci sono i bancarellari illegali che ti vendono le magliette con l’effige di Wojtyla, anche se i pullman ti inondano di smog, se un panino a San Pietro costa 9 euro, devi dire di aver fatto una grande esperienza spirituale. Anche qui, è così e basta. Fede nel sindacato, nel lavoro, fede nelle liriche di Caparezza da Molfetta, fede nella convinzione di essere dalla parte giusta, nell’Italia che resiste. Oppure fede nella resurrezione della carne, negli assoluti, nell’infallibilità di un signore di bianco vestito, nella convinzione – di nuovo – di essere dalla parte giusta.
E se “la fede comincia appunto dove la ragione finisce”, inutile discutere. Evidentemente non c’è giusto o sbagliato; solo chi ha fede e chi no. E chi tende alla ragione non può avere fede, e viceversa. Ai dogmi si può non aderire ma non possono essere contestati.
Dogma n. 1: Quando si sparecchia la tavola non si tolgono mai i bicchieri né il vino.
Dogma n. 2: Mangiare con la tovaglia stesa solo per metà sul tavolo equivale a non mangiare.
Dogma n. 3: Se si frigge, l’olio deve coprire gli alimenti.
Dogma n. 4: Il cucchiaino nelle bottiglie di champagne non serve a un cazzo.
Dogma n. 5: Se manca il pane, non si mangia.
Dogma n. 6: Il polipo si fa cuocere nella sua acqua, non si fa bollire.
Dogma n. 7: Tra Burger King e Mc Donald’s si sceglie Burger King. Sempre e comunque.
Dogma n. 8: Le zucchine si tagliano a rondelle o a julienne. Mai a pezzettini.
Dogma n. 9: All’aglio si toglie sempre l’anima verde.
Dogma n. 10: A tavola non si parla di politica ché poi ti rovini l’appetito.


Dogma n. 11: le elezioni si vincono al centro.
Dogma n. 12: la sinistra giustizialista fa il gioco di berlusconi.
Dogma n. 13: il pd per vincere deve rompere con di pietro e vendola.
Dogma n. 14: non siamo noi ad essere diventati berlusconiani, sono loro che hanno tradito gli ideali della sinistra libertaria.
Dogma n. 15: berlusconi è troppo ricco per rubare.
Al dilà del pezzo che condivido da una festa del 1 maggio io mi aspetterei anche una riflessione. “L’attuale normativa non incentiva i datori di lavoro a valorizzare la professionalità dei lavoratori precari e non offre loro certezze e tutele, determinando un’incontrollata precarizzazione di tutti i rapporti di lavoro in tutti i settori” bene ha fatto Riccardo nencini Segretario del Partito Socialista a ricordarlo.
scusa chi sarebbe il depresso in analisi da 15 anni?
io non sono andato ne al concertone ne a piazza san pietro,ma perchè critichi una cosa(il concerto)che da come scrivi sembra nemmeno l’abbia visto??
massimo rispetto per il dogma n.4 e n.7,sacrosante verità!
e ora sotto con Gheddafi..NOI DEL PD LO VOGLIAMO MORTO AMMAZZATO!!!!!!!!!!!!!!!!!
@ Alessia
Dogma n.11: Il pachetto Treu siamo stati così stronzi da votarcelo da soli, pensa un po’ come eravamo stolti…