Il dandy che accompagna Brunetta

«Ma che ci fanno insieme quei due?», si chiedevano tutti a inizio legislatura osservandoli mentre si prendevano reciprocamente le misure. Il tratto biografico non aiutava a trovare risposte, con il ministro di provenienza socialista più bizzarro della storia che si calibrava sul portavoce di estrazione radicale più singolare che ci sia.

Ma Renato Brunetta aveva visto giustissimo ad affidare la propria comunicazione a Vittorio Pezzuto perché i due, tra più di mille differenze esplicite e implicite, hanno lo stesso identico approccio frenetico e instancabile al lavoro e alla vita. Due insopportabili e isterici faticatori che dall’alto di un irraggiungibile tasso di produttività trattano con spocchia ogni interlocutore.

Pezzuto si è calato alla perfezione nella parte di uomo macchina dell’uomo macchina del governo, facendo propri vizi e virtù e comportamenti cattedratici del datore di lavoro: un giorno qualcuno gliela farà pagare per gli “esamini” a cui sottopone i pennivendoli meno blasonati prima che questi abbiano libero accesso al cospetto di sua maestà, il ministro della Pa. «Ma ti sei preparato?», ti soffia suadente e provocatorio all’orecchio con quel suo accento spurio che mitiga la cantilena del dialetto genovese (dove è nato) all’armoniosa suadenza dell’accento francese (della cui discendenza, per linea materna, non dimentica mai di far vanto). «Se sbagli la prima domanda» non manca di intimare, «il ministro ti caccia via in malo modo: non sarebbe la prima volta…».

Pare ci abbia preso gusto a seminare terrore e a impartire ordini, proprio lui che si è formato ed è cresciuto politicamente in quella fucina liberale e libertaria che è (o almeno dovrebbe essere) il Partito Radicale.

Sotto l’egida di Giacinto Pannella ha fatto tutta la trafila, dal consiglio comunale della sua città natale fino alla segreteria nazionale della Lista, per poi prendere tutt’altra strada come del resto hanno fatto tutti i “figli degeneri” dell’ingombrante babbo. Un po’ uomo di partito, un po’ giornalista, un po’ spin doctor: nel corso della quindicesima legislatura lo si poteva incontrare quasi per caso ai piani intermedi di Montecitorio o in edicola, senza capire mai cosa stesse facendo. Una volta ti faceva cucù da qualche remoto ufficio della Camera («Ma perché sta lì?», si chiedevano i passanti); la volta successiva si riappalesava con una pregiatissima analisi politica sul Foglio; poi lo incrociavi mentre pranzava solitario in qualche localetto del centro, con la solita caprese soffocata in un’orgia di pomodori pachino e bagnata da un bicchiere di vino rosso. Comparizioni sporadiche che avevano creato un alone misterioso intorno al personaggio.

Qualcuno malignava che si fosse dato al vagabondaggio dopo la retrocessione in serie C dell’amatissimo Grifone. La passione che nutre per il Genoa è quasi mitologica: nelle birrerie di Trastevere si narrano ancora le gesta risalenti alla stagione 2004/2005. I rossoblù cercavano di riconquistare la massima serie trascinati da un irresistibile e ancora semisconosciuto Diego Milito: una cavalcata accompagnata dalle urla e dagli improperi di un supertifoso che dalla capitale, in piena solitudine e con il boccale attaccato alla mano, seguiva con trepidazione in televisione ogni maledetta partita.

Ma l’immensa gioia per la promozione ottenuta venne falcidiata da una incredibile retrocessione in terza serie per un presunto tentativo di corruzione. Una storiaccia che gettò nello sconforto tutti i tifosi genoani, compreso il nostro che da allora fece di nuovo perdere le sue tracce. Ma dietro alla latitanza, oltre ai dolori calcistici, si celava soprattutto l’impegno offerto anima e corpo alla realizzazione dell’opera di una vita: Pezzuto è infatti autore di Applausi e sputi, le due vite di Enzo Tortora, il libro definitivo sulla vicenda del popolare conduttore televisivo, simbolo troppo a lungo misconosciuto delle storture della giustizia. Un lavoro di un’intelligenza unica, che entrerebbe di diritto in qualunque bibliografia garantista se mai in Italia prendesse piede una scuola di pensiero non ideologizzata sul tema. Ma anche un lavoro di non facile divulgazione, nonostante l’impegno profuso dall’autore che lungamente, prima e dopo l’uscita in libreria, non parlava d’altro con qualunque interlocutore gli capitasse a tiro. Se poi eri tra i pochi fortunati ad aver ricevuto una copia omaggio… tempo ventiquattr’ore scattava l’interrogatorio: «Hai letto il mio libro?».

Lui l’avrebbe fatto, dato che è un instancabile divoratore di ogni sorta di genere letterario: se vi capiterà di incontrarlo quattro volte nel giro di una settimana, potrete vederlo sfogliare almeno una decina di libri diversi. Amante delle belle donne anche se da quando si è sposato, come si dice in questi casi, ha messo la testa a posto e smesso di “torturare” il gentil sesso. Da scapolo veniva descritto come un maratoneta della galanteria, come un corteggiatore instancabile. Un altro elemento in comune con il suo datore di lavoro…