La strana coppia
della Sicilia post-B.

Il viaggio di Massimo D’Alema in Sicilia ha rimescolato le carte e aperto scenari fino a qualche giorno fa impensabili. Forse preoccupato dai risultati elettorali nelle altre regioni del Sud, vedi Calabria e Campania, D’Alema ha pensato bene di dare una scossa all’unica regione nella quale il Pd, nel bene e nel male, nonostante nel 2008 abbia perso le elezioni, sostiene il governo “tecnico” di Lombardo, e molto presto, procura di Catania permettendo, potrebbe entrare a far parte della giunta.

Perché  la Sicilia è una regione chiave, lo è sempre stata. Chi nel corso della Prima e della Seconda repubblica ha governato il Paese, ha sempre avuto le chiavi dell’isola. In fondo la Democrazia cristiana dominava con maggioranze bulgare, e la stessa cosa possiamo affermare del centrodestra del Cav. Alle politiche del 2001 l’allora Forza Italia sbancò con l’ormai memorabile 61 a zero. E così anche nei momenti di crisi del berlusconismo, leggi vittoria del centrosinistra nel 2006, la Sicilia regalò emozioni a via dell’Umiltà. Così le parole di D’Alema, “quello che accade in Sicilia è l’espressione visibile di un fallimento del centrodestra”, stanno facendo riflettere le diverse anime del Partito democratico.

Così i vertici regionali abbandonano il refrain interno a via Bentivegna, sede regionale dem, ovvero Lombardo sì-Lombardo no, che da mesi accompagna le discussioni fra i vari leader, e iniziano a ragionare non perdendo di vista l’obiettivo finale: la presa di Roma. Ovvero la conquista di Palazzo Chigi. Dice il segretario regionale Giuseppe Lupo al quotidiano online LiveSicilia: ”Noi proponiamo un’alleanza democratica che includa tutti i partiti del centrosinistra e del Terzo polo per battere Berlusconi, esattamente come dice Bersani. Credo, anzi, che questa proposta abbia qualche ragione in più di esistere proprio in Sicilia”. Parole che fanno da eco all’apertura di Raffaele Lombardo a Sel e Idv: ”Dobbiamo evitare intese anti-qualcuno e trovare delle sintesi affidando questo compito ai partiti”.

A questo punto l’unico da sciogliere rimane quello di convincere i vertici regionale dell’Italia dei Valori. I quali fin dall’inizio non hanno condiviso l’operazione di “palazzo” che ha portato alla nascita del Lombardo-quater, ma, stando alle parole del segretario regionale dem Giuseppe Lupo, si incontreranno presto “per un’analisi comune sui risultati” e per ragionare sulle alleanze, sussurra una fonte autorevole. Ma i dem avrebbero pronta la carta per convincere i vertici regionale del partito dipietrista: le amministrative del 2012 di Palermo. Come riportava ieri Liberazione, il portavoce nazionale dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, già sindaco di Palermo, non avrebbe escluso la sua candidatura alle prossime comunali, e avrebbe risposto con un provocatorio: ”Perché no?”. E’ vero che ormai da mesi Davide Faraone, esponente dem vicino ai rottamatori, si sarebbe (auto)proposto per il capoluogo dell’isola, ma i vertici regionali hanno subito rimandato il toto-candidature al settembre prossimo. Quindi la quadra su Orlando non rientra fra gli scenari annoverabili alla fantapolitica. Così il viaggio dalla Sicilia a Roma sarebbe una passeggiata.