Orfani

Se le cose vanno senza sorprese ha ragione Andrea Colombo che, su Gli Altri, settimanale di sinistra intelligente diretto da Piero Sansonetti, si è domandato: ”Cosa abbiamo in comune io, Sallusti, Marco Travaglio? Che da lunedì saremo orfani di Berlusconi: i berlusconiani, gli antiberlusconiani e la categoria degli anti-antiberlusconiani”. Categoria alle quale mi pregio di appartenere con una parte esigua della sinistra che va da Sansonetti a, forse, Tony Blair, passando per Matteo Renzi, con diverse sfumature e parecchie diversità di prospettive. Comunque solo gli ultimi due gruppi hanno motivi di compiacersi anche se con modalità diverse.

Colombo spiega perché noi in fondo abbiamo meno da perdere. Agli antiberlusconiani basta avere eliminato il Cavaliere, anche se andranno per un po’ a caccia di collaborazionisti e sopravviveranno sparacchiando come nel Triangolo rosso. Poi si dovranno trovare un altro nemico che non siano solo i collabòs. Noi sfuggiti alle rappresaglie ed alle allegre gogne delle comari tricoteuses, che ci coinvolgeranno con un sorriso, come non fu con la rivoluzione culturale cinese e i suoi deviazionisti. Noi siamo in verità dispiaciuti che a Berlusconi non succeda una sinistra degna, credibile, ma un amalgama manettaro e inconcludente, ma felicissimi che vengano messi alla prova, perché sapevamo benissimo che sarebbe finita così.

In verità ho messo anche Renzi, non solo perché ripete che non è attaccando Berlusconi che la sinistra diventerà credibile, ma perchè con le ultime amministrative sono felicemente a fine corsa anche i rottamatori. Perché, dite? Beh, non certo per le ragioni autoconsolatorie illustrate da D’Alema a proposito della vittoria di Fassino. Che invece è la prova che dopo aver fatto il ministro e il segretario di partito ci si può battere anche per fare il sindaco, con le primarie e tutto. Ma perché con la fine di Berlusconi finisce un ciclo politico appartenuto a quelli che come me si davano del tu perché erano nati prima della caduta del Muro. Finis, stop, fine corsa. A destra e a sinistra di questo establishment restano solo rottami.

Anzi, diciamo che il modello Fassino è la controprova che la rottamazione nel senso migliore è la soluzione ormai unica al tema delle classi dirigenti: tutti quelli che hanno fatto più di due legislature tranne un nucleo ridottissimo, hanno il pieno diritto a presentarsi candidati: la Bindi, D’Alema, la Finocchiaro, Veltroni (che pure l’ha già fatto) ecc. nei Comuni dove se la sentono. Se gli va bene bene, sennò avanti un altro. E da dove si è amministrato bene finora si può anche ripartire per avere magari una classe dirigente degna di questo nome. De Luca potrebbe essere al posto di Ranieri il responsabile delle politiche per il Sud, Chiamparino degli Enti locali, Renzi si può candidare a quel che vuole. Se non gli rifanno contro addirittura il Pci. In quel caso si può candidare contro e semmai farsi un partito suo.

Con Berlusconi muore l’antiberlusconismo e anche l’anti-antiberlusconismo. Le idee di un’Italia normale, rinnovata, rivolta al futuro e senza guerre tribali ideologiche, libera e liberale, solidale e responsabile, indipendente da fantasmi ideologici e religiosi… le nostre idee non moriranno mai. Mò ce vorrebbe uno pratico, nato dopo il crollo del Muro.