Perché non votiamo ai referendum

Il paese che non c’è ha bisogno di cose che non ci sono, per scacciare la delusione di cose che non si sono avverate. Berlusconi sta tramontando per forza d’inerzia, per non aver mantenuto quel che ha promesso. Chi lo scaccia ha bisogno di premesse e promesse false per attribuirsi il merito della sua fine. Il referendum così diventa un banco di prova dell’inconsistenza di un intero establishment che unisce destra e sinistra. Il nucleare che produce mostri è un assunto indimostrato, se non nelle clip di Celentano, ma basta a spingere anche il governo che lo voleva a rinunciarci senza combattere. Preferiscono la mossa elettorale della Merkel al vantaggio lasciato agli esecrati cugini francesi. Non contano più le emissioni di CO2, che aumenteranno nonostante una manciata di rinnovabili, nè la dipendenza dal gas o dal petrolio. Nè importano i costi energetici. Conta solo la vecchia paura millenaristica “avremo soltanto una sfera di fuoco”… Amen.

Sul tema della falsa “privatizzazione” dell’acqua la beffa lobbistica è clamorosa. La subalternità delle maggiori forze in campo dimostra cosa aspetta un paese pavido e arretrato. Sì, è stata una operazione di lobbying di massa, ma non delle multinazionali dell’acqua, che sono rimaste assenti e si limiteranno a chiedere i danni e a chiudere i bettenti, lasciando la grana alle finanze pubbliche italiane. Loro andranno altrove nel mondo, in Birmania o in Cina, dove sono spesso bene accolte e ringraziate.

Da almeno due anni la lobby dell’acqua di Stato è sostenuta con soldi pubblici dai partiti della sinistra radicale per tornare in Parlamento e condizionare il Pd, e dalla Cgil-Funzione pubblica con il solo obbiettivo di aumentare dipendenti pubblici e iscritti negli enti locali. Al carro della lobby dell’acqua statalizzata si è agganciata parte della Chiesa e dei vescovi, coi toni dolciniani di Padre Zanotelli, per rifarsi il trucco sbaffato più che dagli scandali di pedofilia, dalle gravissime responsabilità proprio presso le popolazioni che soffrono la sete, dove ha contrastato sia la lotta all’Aids che il controllo demografico. Nessuno ha reagito. Vista la parata si è aggiunta alla compagnia tutta la casta meno seria della politica locale a cominciare dalla Lega, in vista di poter accontentare con qualche posto in cda i prossimi trombati.

Lo stesso governo, che le leggi le ha fatte, si tira indietro per non politicizzare il referendum. Come non sapessimo che l’obbiettivo è solo politico. Campioni tutti di menzogna e opportunismo. Sia Di Pietro che Bersani hanno fatto leggi che prevedevano l’acqua ai privati. Fino a ieri il segretario del Pd, oggi “ricaricato” dal voto e leader in pectore della sinistra, cercava di spiegarle, come si faceva nei partiti seri, ai suoi iscritti. Oggi dice invece al Corriere della Sera che il referendum obbliga al Sì, ma poi si ripartirà da quella proposta di legge (che appunto prevede anche la presenza dei privati). Grandioso: ci saranno i privati comunque vada!

Eppure sono centinaia gli economisti di ogni orientamento, da Noise of Amerika all’Istituto Bruno Leoni, a Lavoce.info, gli esperti di ogni partito che si affannano a difendere la logica delle gare pubbliche. Poi Bassanini, Lanzillotta, Rutelli, Chiamparino, Renzi, Tonini, Ceccanti, Menichini, Giannino e tantissimi giovani amministratori, sono almeno per un No al referendum per salvare l’economicità e sostenibilità del servizio. Sono più coraggiosi dei loro compagni che sanno e dei vigliacchi al governo che ormai fanno maggioranza con gli imbroglioni della sinistra radicale e con la Lega. Ma purtroppo le loro idee circolano come i samizdat nella Russia di Breznev. Non meritano un manifesto. Troppo tardi e troppo poco. Occultati dalla necessità primaria del colpo a Berlusconi, come se servisse.

Andare a votare per questo imbroglio mediatico-emotivo, ingannare il popolo senza assumersi responsabilità sarebbe un autogol per chi si sente isolato ma libero e vuole che si assumano decisioni responsabili e informate. Chi ha la fortuna di essere informato e vuole restare libero può solo astenersi… con poche speranze di evitare il peggio.