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Coming out nel paese delle schifezze

Il vento sta cambiando. Forse: la Lega potrebbe mollare da un momento all’altro, il Grande Centro (non più grande) ha ormai abbandonato ogni velleità di allearsi con il centrodestra, se il referendum raggiunge il quorum la vedo dura. E poi Pisapia, De Magistris, eccetera eccetera… Ed io ho pensato che fosse l’ora di fare un piccolo esame di coscienza.

In un Paese come questo che negli ultimi anni ci ha abituati (o che noi abbiamo abituato) alle schifezze peggiori, perché non assumerci una parte – anche piccola – di responsabilità? Il Paese dei lodi, del mercato del lavoro pressoché inesistente, delle impunità, delle pensioni d’oro e/o delle pensioni da fame, del fisco usuraio, dell’evasione, è il nostro paese, e non possiamo chiamarci fuori. Ognuno di noi ha contribuito per parte sua all’Italia del giugno 2011. Ciascuno di noi ha perpetrato nell’indifferenza generale le proprie schifezze. Grandi o piccole che fossero, sarebbe giusto riconoscerle pubblicamente e avviare una sorta di “Truth and Reconciliation Commission”. Come in Sudafrica nel post-apartheid.

Comincio io. La classifica delle mie schifezze. In versione top ten: dall’ultima alla prima.

10 – Al numero dieci le Goleador, caramelle gommose. Preferibilmente gusto frutta. Ma anche liquirizia va bene.

9 – Un gradino più in alto il Philadelphia alle erbe, al salmone e ai gusti improbabili in quella confezione di mattoncini assortiti che non so se fanno più.

8 – All’ottavo posto i Sofficini. Tutti, indistintamente. Invenzione magnifica. Possono raggiungere temperature da fusione nucleare (e non ne escludo la radioattività).

7 – Le noccioline salate, salatissime al settimo. Se le trovo in albergo, in quella confezione mini così carina, di solito mi commuovo e le mangio come se le stessi bevendo: direttamente dalla bustina.

6 – Quasi a metà classifica gli onion rings del T-bone Station. Pesanti come uno stinco di maiale, ma irresistibili.

5 – In medio stat virus. Le patatine con i gusti più impensabili: pizza, cipolla, aceto, aglio, pollo, miele e mostarda. Insuperabili quelle alla cipolla.

4 – Ci avviciniamo al podio, da questa classifica non può mancare il double whopper di Burger King. Estremo in ogni sua caratteristica.

3 – Poche chiacchiere, medaglia di bronzo alla senape Calvè. Anche sul pane, non si discute.

2 – Argento per il Kebab. C’è chi non lo metterebbe fra le schifezze, ma io sì. Completo, grande, con tutte le salse grazie.

1 – Un nome, una confezione, un’idea di design che ci riporta agli anni ’70. E quel magnifico sentore di alcol e arancio. La Fiesta non si batte.

Chiedo scusa, ma anche rispetto per il coming out.

1 commento a “Coming out nel paese delle schifezze”

  1. Emiliano scrive:

    grossissimo….

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