L’acqua è di tutti e me la gestisco io
Amici: la tariffa dell’acqua in Puglia non è una poefia, non è una fantafia, non è un sogno radicale e dunque non si abbassa. E’ una realtà liquida e corposa, come ho detto alla giornate di Trani. Sorella acqua ricorda la narrazione di Frate Francesco. Chi come me, invece di disperdersi, si è raccolto davanti alla Porziùncola di Assisi durante le marce per la pace, accanto a padre Zanotelli. Chi ha lottato e pregato perché i bambini dell’Africa uscissero dai contorcimenti della sete cui li hanno costretti le tariffe imposte dalle multinazionali. Chi si è battuto innanzitutto qui in terra di Puglia, irrorata prima dal sudore dei nostri padri e nonni braccianti, contadini, strangolati dalla mezzadria e dall’enfiteusi. Un sudore che si nutriva di sangue perché l’acqua costava in mano ai padroni, e i muretti venivano murati con quella malta impastata di solo sangue… Oggi con orgoglio può rivendicare quella tradizione qui, con l’Acquedotto Pugliese che, già pubblico, abbiamo provveduto a ripubblicizzare, a ribattezzare come Patrimonio dell’Umanità, dell’Unesco, dell’Unicef e dell’Indpadap (quella dei dirigenti pubblici le cui fonti scarseggiano). “L’acqua è un bene comune dell’umanità, un diritto di tutti, non assoggettabile a logiche di mercato”. Applausi…
Ma per elevarla allo stato definitivo di common questa acqua benedetta dalla volontà popolare definitiva con i referendum, che sono stati epici, estetici ed etici insieme, per tenerla viva funzionante e gorgogliante, dalle sue sorgenti fino alle fontanelle pubbliche, per trasportare il bene di Dio… non possiamo precipitare nei “burroni della demagogia”. Poiché, e cito addirittura uno dei nostri antagonisti al referendum, “per un piccolo consorzio di enti locali che si indebita al 5%, con un’inflazione al 2%, la remunerazione del 7% copre esattamente i costi reali di indebitamento”.
E allora volete voi che il glorioso acquedotto alternativo di Puglia sia da meno? No. “Sull’Acquedotto Pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe” (naaahhhh!, nda). Va pagato il prestito obbligazionario da 165 milioni di sterline che scade nel 2018, su cui grava un tasso di interesse del 6,92 per cento: “Quella remunerazione non è utilizzata, come dovrebbe, per gli stessi investimenti, ma rappresenta la copertura di un debito e quindi dal punto di vista finanziario un costo” (Ma va? Proprio come era scritto nella norma abrogata dal secondo quesito, nda). Ma certo questo costo sarà usato per ridurre l’acqua alle famiglie… Noo. L’Acquedotto fa un utile di 37 milioni di euro, mica stiamo a pettinare le bambole: “Portiamo un risultato di bilancio che è straordinario, portiamo un risultato di apprezzamento da parte degli attori economici fondamentali che è straordinario”.
E questo efficientamento lo mettiamo con orgoglio sulle spalle dei braccianti, dei contadini, dei disoccupati e della borghesia progressiva che si sono uniti e hanno pagato tariffe per il bene comune a noi invece che a Veolia o ad altri. E’ questo il bene comune: io decido quanto paghi tu e come si impiegano i soldi, senza gara, e voi siete contenti. Una “evidenza competitiva”, una mostruosità che avesse messo a gara il servizio idrico, come dicono i sacerdoti banali del liberismo ormai al tramonto, avrebbe portato ad un ribasso dei costi, ma lo stesso 7% che noi paghiamo per il prestito obbligazionario si sarebbe mutato in profitto. Poco importa se la competizione avesse abbassato i costi con un peso minore per i clienti: non sarebbe andato alla Regione e dunque non sarebbe stato pubblico. Amen… tiè.


[...] Fonte: L’acqua è di tutti e me la gestisco io [...]
Qui ci vuole qualcuno che spieghi al volgo che cavolo vuol dire questo articolo. Bisognerà appartenere alla classe media riflessiva per capirlo
mi citerebbe, sig. estremo55, un solo caso di servizio pubblico che abbia visto una diminuzione dei costi in seguito alla concorrenza indotta dalla privatizzazione?
sa, viviamo tutti in italia e sappiamo benissimo che qui, privatizzare non significa concorrenza e diminuzione dei costi ma significa dare gli appalti agli amici.
per questo gli italiani non si sono fatti fregare e hanno votato sì al referendum
@axenos: votando sì al referendum hanno dato direttamente la poltrona a qualche ex sindaco che si deve fare la pensione… che posto incredibile l’Italia, per evitare la possibilità di “appalti agli amici” si è pensato bene di regalare l’acqua ai politici nei cda degli acquedotti……..
cavoli vostri. vi accorgete sempre troppo tardi delle cause perse che sostenete.
l’ho detto già una volta: voi vi tagliate i coglioni per far dispetto alle vostre mogli!
@ Axenos,
eccola servita.
L’acquedotto di Torino era privato e l’acqua costava molto di meno dell’acqua erogata dal Consorzio delle acque del Monferrato, ( in uno dei comuni ci abita mia sorella)che è pubblico
Verifichi pure.
va bene, abbiamo consentito a qualche ex sindaco di gestire un paio di acquedotti.
resta il fatto però, che in italia le privatizzazioni hanno sempre comportato un aumento dei prezzi e mai una diminuzione…
quando qualcuno verrà a dirmi che il tale servizio pubblico da quando è stato dato in gestione ai privati ha visto un aumento della qualità o una diminuzione dei prezzi, allora sarò disposto a ricredermi
e quando l’acquedotto di torino era pubblico aveva tariffe più alte o più basse di adesso?
non si possono paragonare le tariffe di due enti diversi (l’acquedotto di torino con quello del monferrato), l’acquedotto del monferrato avrà costi differenti da quello di torino.
È noto che la gestione pubblica, cioè enti farciti di politici di scarto, amici e parenti degli stessi, i costi e l’efficienza diventa quella classica del settore pubblico: fallimentare.
@Axenos,
a me pare che Lei cerchi di arrampicarsi sui vetri.Lei ha posto una domanda ed io Le ho risposto.Al resto non so rispondere,se non precisare che l’Aquedotto del Monferrato congloba 101 comuni,s.e.o e che, pare, le tubature lascino molto a desiderare.
ah, un’ultima cosa sig. estremo55
ma il prestito obbligazionario da 165 milioni di sterline che scade nel 2018, che grava su braccianti, operai e casALINGHE PUGLIESI, chi lo ha sottocritto?
no, siccome non lo ha specificato presumo che sia stato Fitto..
per axenos
“mi citerebbe, sig. estremo55, un solo caso di servizio pubblico che abbia visto una diminuzione dei costi in seguito alla concorrenza indotta dalla privatizzazione?”
Si certo:
- i servizi telefonici.
Molto più efficienti ed assolutamente meno cari di prima, accessibili a tutti ovunque sul territorio nazionale.
- Il trasporto aereo.
- E all’estero dove non ha governato un uomo delle banche della Goldman Sachs si possono citare anche i servizi bancari e assicurativi.
il trasporto aereo è stato privatizzato?
a me risulta che alitalia è fallita e i costi sono stati affibiati ai contribuenti, mentre i ricavi a colaninno e soci.
sul fatto che le tariffe telefoniche siano diminuite ci sarebbe qualche considerazione da fare.
prima della gestione affidata ai famosi capitani coraggiosi di dalemiana memoria (i soliti colaninno e soci, perchè in italia privatizzare significa affidare le aziende a colaninno e soci)
i servizi telefonici erano praticamente solo le telefonate urbane ed interurbane, che transitavano sul doppino di rame.
dopo, ma non per merito di colaninno, è arrivata la digitalizzazione che ha drasticamente diminuito i costi di gestione, lasciando praticamente invariate le tariffe.
lei quando spende in bollette telefoniche?
diciamo, per tenerci bassi, 100 euro a bimestre?
e prima della privatizzazione spendeva più di 200 mila lire a bimestre?
siamo sicuri?
dice, ma adesso ho anche internet compreso nel prezzo.
chiaro, è la solita politica commerciale: le tariffe non si abbassano, però si dà un piccolo servizio in più…
come le auto: un’utilitaria vent’anni fa costava 10 – 12 milioni senza alcun accessorio. oggi facendo le dovute proporzioni costa la stessa cifra, in cambio però ha la vernice metallizzata e il climatizzatore…
quanto, mannaggia…
l’unico settore dove si è registrata una notevole diminuzione dei costi è quello dell’hi-tech e dei prodotti tecnologici in generale.
ma in questo caso non c’entrano le privatizzazioni, ma l’entrata della cina nel mercato globale…
anche gli elettrodomestici
Grazie Axenos,
lei spesso dà voce e contenuto alle mie obiezioni.
Vantaggi al cittadino grazie alle liberalizzazioni?
In Italia, paese di cartelli?
Ma quando mai…
Estremo:
quanta fuffa che lei ha fcritto. Ma la volontà della maggioranza non è fempre facrofanta?
Eh, ecco la simbiosi di due coglioni.
Magnifico.
axenos Caro, quando l’alitalia aveva il monopolio sulle tratte nazionali un volo Roma Palermo costava (con i soldi di allora) 200 mila lire o anche 240. E allora uno stipendio buono era di 2 milioni di lire.
Oggi un Roma Palermo costa in genere da 50 a 100 Euro ma gli stipendi anche se falcidiati dall’Euro sono superiori a quelli di allora.
Quanto alla merchant bank di D’Alema sono d’accordo.
Se non l’assumeva lo Stato con raccomandazioni mafiose, sarebbe morto di fame.
Un motivo in più per avercela con la mafia.
ciro, quello che dice lei c’entra come i capperi a merenda con le privatizzazioni.
le tqariffe aeree sono diminuite perchè sono entrate in scena le compagnie low cost. mica perchè è stata privatizzata l’alitalia…
Non è possibile nessun termine di paragone fra la contabilità di una gestione pubblica ed una a costi e ricavi o partita doppia che dir si voglia, se non per la gestione del rusco, ove i Comuni sono obbligati ad indicare in bilancio la percentuale di copertura dei costi con i ricavi (tasse).
Esempio: la copertura del costo del rusco nel mio Comune era al 96%, vale a dire che la TARSU introitava il 96% dei costi per il ciclo dei rifiuti (raccolta e smaltimento).
Il resto era spalmato sulla fiscalità generale.
Avrei potuto abbassare di più la copertura, tenendo conto del dividendo ottenuto dalla proprietà della SPA che gestiva il servizio, ma in genere lo destinavo ai lavori pubblici.
Sono convinto che siano pochissimi in Italia i Comuni che coprono con l’introito della tassa il costo del servizio e che, in molti casi, il delta sia vicino al 30-35% della copertura costi.
Il referendum era politico e con scopi e finalità politiche, come ho già avuto modo di affermare.
Tornare a ragionar di acqua, significa mandare affanculo Vendola e Di Pietro e riprendere il ragionamento costi-investimenti-benefici-obiettivi.
Comune o SPA, il punto vero non cambia: il ricavo deve contenere l’utile, gli ammortamenti, le manutenzioni, i nuovi investimenti.
Con l’utile la SPA da il dividendo e patrimonializza, il Comune non si indebita o si indebita meno quando deve investire.
A meno che qualche Comitato non teorizzi la fuoriuscita dal sistema bancario e la soppressione ope legis del costo del danaro, come fece Khomeini a suo tempo, investire sulle reti e nei servizi, nonchè fare manutenzione, costa.
Costa se il danaro è tuo e non rende, costa di più se devi andare a prenderlo in banca.
Prefissare l’utile è una stronzata tutta italiana, cioè un mercato imbalsamato, protetto per pochi, inaccessibile ad altri.
L’utile per legge è concepibile solo in Italia, patria di molte vedove della collettivizzazione e dell’anticapitalismo militante.
L’utile è e deve essere la capacità di competere in un mercato libero, dato da esperienza, innovazione continua, organizzazione aziendale e razionalizzazione dei costi.
Il diritto all’acqua, al gas ed alla pulizia non è un’astrazione con cui farsi belli, ma vive nella concretezza e nella capacità quotidiana del sistema di farlo al minor costo possibile, il che significa competizione, molteplicità di soggetti, scelta.
Bisognerebbe spiegare a Padre Zanotelli e ad altri il significato di: “Date a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio”.
Certo,la volontà popolare è stata inequivocabile e chi si sogna di mettere in discussione il verdetto del Referendum.Peccato che anche nel caso della responsabilità individuale dei Giudici,i Cittadini(come li chiamerebbe T58),si erano espressi in un certo modo.A ripeccato che invece,poi,finì a tarallucci e vino.In quel caso i “Cittadini”avebbrero preso un granchio.
Non si può gettare sempre e tutto in vacca,mettersi il salame sugli occhi e fare finta di niente.Non im interessa chi propone una cosa,se può portare utilità al settore,io sposo la causa.In Italia non è così e tutto diventa diatriba becera ed inutile.Ho vissuto,per motivi di lavoro,oltre che al Nord,in Calabria,Campania e Sicilia.Nella stragrande maggioranza dei Paesi,il servizio non viene interrotto mai o quasi mai per morosità,anche se prolungata nel tempo.Mi può stare bene se decidiamo che dovrebbe essere un servizio gratuito(personalmente lo penso),ma se non lo è,vorrei sapere perchè i Comuni non intervengono adeguatamente.Pensate che un’azienda privata,tollererebbe il mancato pagamento delle bollete?Provate a non pagare il telefono!
ludwig capisco cosa vuoi dire ma i servizi si pagano e li devono pagare tutti e se il privato è più bravo a farseli pagare che ben venga. quindi non mi pare un buon motivo per andare in senso opposto!
E che ho detto,Tato?Lei abita al Sud,può confermare che la gestione del pagamento dell’acqua è quantomeno ballerina?Quindi,o si distribuisce “gratis et amore dei” o si provvede a farla pagare.I Comuni non vogliono o non possono,occorreva che ci pensasse qualche altro,ma i “Cittadini”hanno deciso diversamente.Se poi il giocattolo si rompe,sappiamo già di chi è la colpa!
ok!
Ma non vi affannate !
L’Italia è un paese con una quantità enorme di imbecilli: siccome l’ideologia di sinistra è fatta apposta per gli imbecilli, pretendete che questi non si palesino ?
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In ogni caso qualcuno dovrà tirar fuori i quattrini per risistemare le reti di distribuzione colabrodo: indovinate chi?