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Prima di tutto la libertà

Il 4 luglio 1776, a Filadelfia, i trentatré delegati del secondo Congresso continentale degli Stati Uniti d’America approvarono all’unanimità la Dichiarazione d’indipendenza dall’Inghilterra. Thomas Jefferson, che aveva allora 33 anni, ne è l’autore principale.

La prima parte della Dichiarazione, dedicata ai diritti naturali (e dunque inalienabili) dell’uomo e alla legittimità della rivoluzione, è il documento politico cruciale della modernità, e a tutt’oggi il più importante e il più attuale. Per questo il 4 luglio non è soltanto una festa americana, ma è la festa di tutte le donne e gli uomini liberi.

***

Quando nel corso degli eventi umani si rende necessario per un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per legge naturale e divina, il giusto rispetto per le opinioni degli uomini richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale separazione.

Noi riteniamo che queste verità siano per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi ci sono la vita, la libertà e la ricerca delle felicità; che allo scopo di garantire questi diritti sono istituiti fra gli uomini i governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogniqualvolta una qualsiasi forma di governo diventa un ostacolo a questi fini è diritto del popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più efficace per garantire la sua sicurezza e felicità.

La prudenza, in effetti, imporrà che i governi che durano da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e infatti l’esperienza ha dimostrato che l’umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le istituzioni cui è abituata.

Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, mostra l’intenzione di costringere il popolo a sottomettersi ad un dispotismo assoluto, è suo diritto ed è suo dovere rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a nuovi guardiani.

Qui il testo integrale della Dichiarazione d’Indipendenza

135 commenti a “Prima di tutto la libertà”

  1. un esule scrive:

    No T58. Lei e’ un falso e un provcatore. Quando io ho affermato una cosa lei ha subito insinuato che fosse una bugia. Invece di rispondere al mio post lei ha subito affermato che io fossi un cazzaro che non avesse letto manco due righe dell’argomento.
    Ecco io l’ho fatto apposta, le ho dimostrato che lei e’ un coglionazzo cazzaro. In quanto l’ho portata a controllare che IO ho detto la verita’. Mntre lei e’ solo un bugiardo e schifoso leccaculo di procura,. Voleva la prova che io non fossi un cazzaro l’ha avuta. E ora si levi dai coglioni. Fallito.
    E no la metta sul dibattito intelletuale. Non e’la materia del contendere. E’ lei che e’ una vergogna, e’ leio che dimostra come sono fatti i comunistelli incanutiti. E’ eli che e’ una nullita’. Umana famigliare e sociale. E’ anche un evasore fiscale? Da lezioni al nero ai black block?

  2. un esule scrive:

    T58. Definitavente screditato e sputtanato. Lei e’ un fallito.

  3. nautilus scrive:

    Esule: “non possiamo accusare la dichiarazione di indipendenza e la costituzione americana delle cazzate perche’ alcuni stesori predicavano bene e, per gli standard odierni, razzolavano male.”
    Su questo perfettamente d’accordo, se ricorda tutto è partito perchè sostenevo che mi faceva sorridere il fatto che così illuminati principi provenissero da uomini che nello stesso tempo che li enunciavano in pratica li negavano in toto.
    Ciò però non toglie alcun valore ai principi stessi.
    Non so se conosce quella barzelletta dove uno si proclama talmente comunista che se avesse due ville una la darebbe al popolo, se avesse due yacht uno lo darebbe al popolo e se avesse due ferrari lo stesso.
    Allora un amico gli domanda:”E se tu avessi due biciclette?”
    ….”Un momento, due biciclette ce l’ho…”

  4. nautilus scrive:

    Ciao Torque
    in effetti questo Keegan ha scritto delle buone opere, altre un poco meno ma comunque di valore, interessante il fatto che abbia toppato sulla guerra di Secessione (libro che non conosco perchè non è tradotto)…ho trovato i commenti su Amazon ed effettivamente sia storici che semplici appassionati criticano fortemente il libro.
    Comunque le cause profonde di una guerra sono state spesso fonte di controversie fra gli storici, magari fra cent’anni si rivaluterà la componente abolizionista in quella di secessione, per adesso non è così, a quel che so io.

  5. ludwig2011 scrive:

    Esule,non ho detto che le guerre non possono anche avere motivazioni etiche e che la stragrande maggioranza di chi le combatte,non possa credere in queste.Ritenevo e ritengo la guerra in Vietnam,eticissima,avrei voluto combatterla io stesso e possibilmente vincerla.Si sarebbero risparmiati,vincendola,morti,sofferenze e miseria nera.Però,la causa scatenante alla base è quasi sempre o sempre di natura economica e geopolitica.Quasi tutto dimenticano che l’impegno nel Sud Est Asiatico comincio con la presidenza del “pacifista”Kennedy,che non era affatto pacifista ed aveva ben chiari gli interessi Americani nel settore,giudicati in grave pericolo con il sopravvento Comunista nell’intera regione per effetto domino.Lei,parla di economie separate per Nord e Sud ed è verissimo,ma è proprio il nocciolo della questione.La secessione non poteva essere tollerata politicamente e alla lunga economicamente,gli Stati del Sud,erano ricchi, eccome!Saluti

  6. torquemada58 scrive:

    @ un esule

    Lei è talmente sprovveduto che un avvocato non la assumerebbe nemmeno per fargli da autista …Lei ha solo dimostrato di conoscere il titolo di un libro, niente altro, e rimane un cazzaro anche se conoscesse il libro di Keegan a memoria…

  7. un esule scrive:

    T58. Lei non e’ neanche capace di rigirare una frittata. Le ho dimostrato che lei a prescidere e’ un imbecille e un provocatore maldestro. Lei della gerra civile, che non sia quella che ha nella testa, non frega niente, lei voleva solo dimostrare che io non sapessi di cosa stessi parlando. E le ho dimostrato che lei e’ un poveraccio. Anche come provocatore, fazioso ed ignoranre, non vale un cazzo. E mi dica a chi devo raccomandare le disoccupate di casa. Anche io, come Soros, ogni tanto mi dedico ad opere buone e pie.

  8. torquemada58 scrive:

    @ un esule

    Lei ha solo dimostrato di conoscere il titolo di un libro, niente altro … Lei non sa valutare l’attendibilità delle sue fonti …

  9. un esule scrive:

    T58, lei e’ cosi’ imbecille che nemmeno capisce di avere fatto una figura di merda. Cercadisperatamente di cambiare discorso. Ma io li’ la inchiodo. Con il suo mdo di fare falso e subdolo cerca sempre di offendere ed insultare gli altri. Ma con me casca male. Non ha speraze. Lei sara’ sputtanato in eterno per la sua basezza umana ed intelletuale, e la sua pochezza e la sua vilta’.
    E si levi dai coglioni. Anche se li ho d’acciaio incomincia a farli sudare.

  10. un esule scrive:

    @Ludwig
    Keegan e’ inglese, e quindi scrive degli USA in modo distaccato. Come in Italia abbiamo ancora dei filoborbonici negli USA esistono, legittimamente, delle correnti di pensiero legate all’autonomia degli stati rispetto al governo federale. A leggere bene, il distacco costituzionale connesso al costringere gli stati a mantenere un esercito federale invece delle milizie, oltre ad essere legato alla scinza militare dei tempi, rappresentava una difesa ad oltranza dei diritti degli stati dell’Unione. Infatti i secessionisti dichiararono la confederazione.
    Ma ne ho un altro sul comodino, anch’esso scritto da un’inglese. Per ora si parla della vicinanza o meno dell’Inghilterra ai due fronti contrapposti.

  11. torquemada58 scrive:

    @ un esule

    Già dimenticavo … Lei è il Sig. «Lei non sa chi sono io» e quindi li ha d’acciaio … ok, va bene, va bene … ora però stia calmo … tra poco arriva il Dottore …

  12. un esule scrive:

    Si levi dai coglioni. E’ la seconda volta che le dimostro di essere un bugiardo e un intrallazzatore. Non le basta?

  13. ludwig2011 scrive:

    Non ho dubbi che l’Inghilterra volesse la divisione tra Nord e Sud,ancora si leccava le ferite.E poi,come si diceva?”divide et impera”!

  14. un esule scrive:

    La preoccupazione inglese era per il cotone. Ma il blocco navale porto’ allo sviluppo della coltivazione del cotone in India e Egitto, e in parte minore in Russia. Infatti la produzione cotoniera non si riprese mai del tutto, ma dopo la guerra lo sviluppo tumultuoso degli USA, adesso si’, consentirono di assorbire la produzione del Sud.

  15. ludwig2011 scrive:

    Poi,scusate,sulla terzietà degli Inglesi sull’argomento sensibile Stati Uniti,ci andrei cauto.Dalla Guerra d’Indipendenza in avanti,sono stati culo e camicia,ma qualche rancorino è rimasto.La leggenda,ma non troppo,narra che W.Churchill,quando era sotto stress,l’unica cosa che lo quietava,era il conficcare spilloni acuminati su un pupazzetto di stoffa con le sembianze di G.Washington.

  16. Roberto 1 scrive:

    Penso che, forse inconsapevolmente, qualcuno stia percorrendo sentieri “pragmatici”, che confondono o smentiscono l’iniziale punto di partenza “etico” e “morale”.
    In altre parole, se rinunciassimo all’ipocrisia di fondo pseudo moralista e vedessimo le cose per ciò che sono, forse accetteremmo meglio la nostra umanità così fragile ed imperfetta, tentando di migliorarla “sul campo”, anzichè per tentativi di costruzione, tutti abortiti, dell’”uomo nuovo”.
    Fin dalla notte dei tempi schiavismo e latifondo hanno costituito un’unione fortissima, quasi indissolubile.
    Con innumerevoli varianti (servitù della gleba, enclosures, corvee, ecc.), segno di un mondo incernierato sulla produzione, insensibile a produttività e distribuzione.
    Fu l’avvento dell’organizzazione scientifica della produzione a cambiare le carte in tavola, anche e soprattutto dal punto di vista culturale e del pensiero.
    Nord e Sud, uniti dalla lotta comune contro l’Inghilterra e dalla “Dichiarazione”, di fatto erano già divergenti fin dalla nascita.
    dopo settant’anni, il conflitto esplose.
    E’ chiaro che lo schiavismo, culturalmente inaccettabile al Nord, fosse uno dei moventi, ma non causa unica.
    E’ chiaro che il Sud non poteva rinunciare allo schiavismo.
    E’ chiaro che Francia e Gran Bretagna “tifavano” per il Sud, anche se ritenevano lo schiavismo un “male sociale”: senza cotone, non c’era trippa per gatti.
    Poi si iniziò a piantar cotone in Egitto e il Sud iniziò a correre incontro allo sfacelo.
    Ma il Sud stava vincendo, o quantomeno rischiava di tenere in piedi la guerra “sine die”, con la conseguenza che l’opinione pubblica del Nord, prima o poi, avrebbe accettato la divisione di fatto in nome della pace.
    Infatti la cavalleria di Jeb Stuart, il Corpo di Stonewall Jackson e, soprattutto, l’Armata della Virginia del Generale Robert Lee andavano su e giù per il Potomac a piacere, facendosi beffa ed umiliando ripetutamente i Federali di MC Clelland.
    Solo divisioni interne (il dibattito, o meglio, la riluttanza a costituire un esercito confederato, anzichè le milizie degli Stati, la mancanza di respiro politico e di strategia) impedirono l’entrata trionfale in Washington delle “giacche grigie”.
    Lincoln fece il miracolo.
    La liberazione degli schiavi fu parte di questo miracolo, ben sapendo che il sud non avrebbe mai formato milizie di colore.
    La “dura consapevolezza” di affidare a uomini spregiudicati il comando dell’esercito, fece il resto.
    Perdere un uomo ed un fucile per il sud era un dramma.
    Pochi uomini ed industrie zero.
    Perdere un uomo ed un fucile per il Nord era niente.
    Tantissimi uomini e produzione industriale in crescita esponenziale.
    Dopo l’ennesima umiliazione subita da Mc Clelland, c’era la netta percezione che Inghilterra e Francia potessero riconoscere ufficialmente la Confederazione (campagna del Maryland, fine 1862).
    Ecco perchè il proclama, ecco perchè Lincoln guardò con favore i giovani ufficiali, fra cui Grant e Sherman che, in precedenza, avevano fermato Johnston (morto) e Beauregard a Shilo, nonostante i rovesci del primo giorno (20000 morti).
    Grant sapeva leggere: con un rapporto 2,04 uomini per uomo secessionista, aveva già vinto e, paradossalmente, più perdite subiva più avanzava.
    Il Sud non avrebbe retto.
    La schiavitù non è tollerata perchè “antietica”.
    Diventa “antietica” nella misura in cui è incompatibile con l’economia di mercato e la rottura della segmentazione sociale è conseguente.
    Separare l’uomo dalla sua economia, che diventa “ecologia” è infruttuoso e pericoloso.
    Il mondo non è la lotta del male contro il bene, è la “ricerca della felicità”, come ha ben capito la Costituzione Americana.
    Ricerca difficile, densa di incognite, zeppa di errori, sottovalutazioni e “binari morti”.
    E il conflitto non è “altro da se”, eliminabile con la creazione dell’”uomo nuovo”: è dentro di noi, fuori di noi, nell’aria che respiriamo.
    Assumerne consapevolezza, significa governarlo, impedire che straripi e che, da forza distruttiva, diventi risorsa su cui si costruiscono equilibri.
    Negarlo, significa prima o poi esserne travolti.

  17. Bunny Heath scrive:

    @Roberto

    Chapeau!

  18. un esule scrive:

    Roberto for president again

  19. nautilus scrive:

    Roberto, non per fare il maestrino ma trovo qualche inesattezza in quel che scrivi.
    Intanto “McClellan”, per favore! :)
    Poi il Sud non “stava vincendo”, Lee giocò tutte le sue chances a Gettysburg dove beccò una sonora sconfitta, ma anche in caso di vittoria il Nord sarebbe stato ben lungi dall’esser battuto, mentre al Sud bastò perdere quella sola battaglia per veder svanire tutte le sue possibilità, compresa quella del riconoscimento di Francia e Inghilterra.
    Gettysburg venne dopo le gravi sconfitte di Fredericksburg e soprattutto Chancellorsville, dove McClellan non comandava già più, il comandante era Hooker.
    Al Sud mancavano armi e scarpe prima ancora che uomini, anche se pare che il fenomeno della diserzione fosse enorme.
    La coscrizione fu adottata da entrambi, anche più tardi dal Sud.
    La causa vera della sconfitta si sostiene, per me a ragione, sia stata provocata dal blocco navale.
    Sul campo la ottenne Grant, prima impadronendosi del Mississippi, poi inchiodando l’armata di Lee a una guerra di posizione vicino Richmond, mentre Sherman devastava il Sud.
    Sul piano militare il proclama di emancipazione servì a poco: i neri del sud non si ribellarono e al nord furono formati pochi reparti combattenti di colore.
    Scusa per queste precisazioni e obiezioni, che del resto son marginali, ma la guerra civile americana è uno dei miei interessi storici e la conosco abbastanza bene.
    Poi come sempre in storia le opinioni univoche non esistono.

  20. un esule scrive:

    Alcune cosucce
    Le diserzioni nella milizia della rivoluzione e negli eserciti della secessione era legata alla grande massa di contadini. Semina e raccolto erano due momenti in cui le donne rimaste a casa da sole non avrebbero potuto farcela

  21. Claudio T. scrive:

    @un esule
    Non si arrabbi troppo con lo schizoide affetto da copia-incollite cronica, la personalita’ No.1.
    Piuttosto sappia attendere che lo faremo impazzire lui e la sua centrale della dezinformatsiya alla pummarola e da 4 soldi (rigorosamente da 1 cent).
    Ho in serbo di scrivere alcuni articoli su almeno un centinaio di PM italiani descrivendo nel dettaglio per almeno 89 di essi orrori veri e propri che hanno distrutto la vita di innocenti e nonostante tutto questi hanno fatto carriera (alcuni nomi sono anche famosi e spesso citati dallo schizoide & Co.) e per altri fatti che attestano oltre ogni ragionevole dubbio la loro partecipazione attiva a iniziative anti-governative.
    Poi passeremo a fare un accurato “scan” dei pennivendoli utilizzati come “fonte” e vedere quante volte hanno inventato notize, distorto e pagato pegno (raramente e sempre troppo poco), e pure chi sta “dietro” questi qui.
    In conclusione verranno:
    1. smontate tutte le fonti
    2. rivelati i poteri e gli interessi che operano all’ombra di tali fonti
    3. messi in piazza coloro che vengono presi a modello e da cui si evince l’ “eversivita’” e come sia una corporazione che si autoprotegge pasando sopra a ogni concetto civile di diritto.

    Dopidiche’ lor signori dovranno tacere per sempre anche se tenteranno di passare all;’insulto e buttarla in caciara inutilmente.
    Dimenticavo:
    il tutto verra’ pubblicato anche su un sito “fuori giurisdizione” che non si sa mai la dezinformatsiya cos possa concepire per tappare la bocca.

    Meglio che si armino di mutande di ferro ed elmetto, che arriveranno presto.

    Ora mi auguro che la discussione su un argomento di cui so poco continui che mi piace imparare ocse nuove.

    Saluti

  22. Francesco Predelli scrive:

    A Esule e Ludwig2011:
    Riguardo il saggio di Ezra Pound la copia in mio possesso è effettivamente l’ edizione di Asefi (Milano, 1995-pg.113) e contiene una bella prefazione del prof. Luca Gallesi. Asefi all’ epoca ha pubblicato diversi libri interessanti di argomenti politico-culturali per merito dell’ editore Gianfranco Monti, prematuramente scomparso, persona di grande cultura e generosità intellettuale.

  23. un esule scrive:

    Sig. Pradelli, la ringrazio ancora, in qualche scatolone sopravvissuto ai miei frequenti spostamenti magari ritrovo i “Cantos”.. riparto da li’. E poi cerco di capire come Jefferson e Mussolini possano essere accumunati, il che mi sembra davvero acrobatico..

  24. un esule scrive:

    sempre Keegan alla fine del libro cerca di spiegare anche perche’ la classe operaia americana rimase sempre impermeabile al marxismo. I marxismo implica e predica violenza e guerra, ma per il popolo americano la guerra civile con la sua inaudita violenza rappresento’ il vaccino contro questi concetti.
    Solo alla fine del secolo l’immigrazione russa e italiana dette fiato ad anarchici e socialisti, ma vista la loro origine etnica, molti russi e polacchi erano anche ebrei, assolutamente estranei agli “americani”.
    Almeno loro si sono risparmiati questa piaga che ancora opprime l’Europa. Magari non piu’ con la polizia segreta, ma con il persistere di una pseudo intellighenzia brutale e pervasiva, che raggiunti i gangli vitali delle societa’ trova ben pochi anticorpi.

  25. Roberto 1 scrive:

    @Nautilus
    grazie per le precisazioni.
    Mc Clellan, ovviamente.
    Credo che il sud stesse vincendo.
    Pur privo di strategia e di governo centrale autorevole, aveva azzeccato le mosse: protrarre il conflitto il più a lungo possibile, tener sotto pressione la capitale Unionista, per indurre Francia e Gran Bretagna all’intervento e dare respiro all’opinione, minoritaria, ma presente nel Nord di porre fine ad una guerra lunga e sanguinosa riconoscendo l’avvenuta Secessione.
    Il blocco navale fu importante ed imponente, ma il Nord non aveva navi a sufficienza per chiudere completamente il cancello: decisiva fu invece la decisione di piantar cotone in Egitto,che rovinò verticalmente la produzione dixie ed il suo valore.
    I tempi.
    Dopo Antietam, 17 settembre 1862, Lincoln ebbe la sospirata “vittoria” che attendeva, per emanare il Proclama della liberazione, 1 gennaio 1863 da posizioni non di debolezza.
    Il proclama servì certo ad affermare uno dei più grandi uomini della storia (Lincoln), ma anche a tener lontane Francia e Gran Bretagna da un intervento diretto.
    Chancellorsville fu una grande vittoria tattica e strategica di Lee sul campo.
    Con 40000 uomini mise in scacco Hooker con più di 90000.
    Confermò la leggenda di Stonewall, che piombò su Howard e Hooker il 3 maggio 1863 dal Wilderness.
    In tre minuti fece 5000 prigionieri.
    Contemporaneamente il mitico Jeb Stewart schiantava Stoneman ed il resto di Howard, mentre Lee sfondava al centro di Hooker.
    Una miserabile brigata di fanteria dell’Alabama, guidata dal Tenente Generale Wilcox, metteva in fuga 12000 uomini dell’”infame” Sedgwich, a costo di perdite spaventose.
    Ma, come i volontari Toscani a Curtatone e Montanara, non arretrò di un metro e distrusse le velleità nordiste di accerchiare Lee.
    Il 7 maggio 1863 Hooker lasciò la Virginia umiliato, inseguito da Lee che invase Maryland e Pennsylvania.
    Lincoln, esterrefatto ed infuriato, pare esclamasse:”Mio Dio, mio Dio, che cosa penserà la nazione di noi?”.
    Hooker fu cacciato ed al suo posto andò Meade.
    Altro mediocre, ma già la stella dei “nuovi ufficiali” formatisi sul campo iniziava a brillare.
    Era quello l’unico fronte positivo.
    Nel giorno più fulgido per il Sud, Francia ed Inghilterra non intervennero.
    L’Egitto prometteva bene e, tutto sommato, non era poi così urgente sporcarsi le mani.
    Anche perchè il Sud aveva “perso”, a Chancellorsville, proprio come Annibale a Canne.
    Senza rifornimenti, senza scarpe, senza munizioni, con 13000 fra morti e feriti, contro i 19000 dell’Unione, aveva perso.
    Due mesi dopo, Lee fu fermato a Gettysburg.
    Lincoln fu bravo ad esaltare questa “non sconfitta”, ma Meade fece una figuraccia, in quanto Lee riguadagnò il Potomac senza difficoltà e con ordine.
    Senza mangiare e senza scarpe, ma con ordine e sotto il naso degli Unionisti.
    Lee vinse nella ritirata e questo fece incazzare un pò tutti, su al Nord.
    Lincoln cacciò quasi tutto lo Stato Maggiore e fece spazio ai “giovani”.
    Grant trascinò Lee nel fango delle trincee, mise a ferro e fuoco il Sud e, incurante delle sconfitte e delle perdite, avanzava.
    Dopo aver battuto Crook con un’ultima carica di Longsteet ad Appomattox, alle 15,45 del 9 Aprile 1865 Robert Lee si arrese a Grant presso il tribunale della cittadina.

  26. ludwig2011 scrive:

    Il succo del discorso non cambia.Le ricostruzioni dell’attività militare non sposta di un millimetro la questione.Le guerre si fanno per motivi economici e sopratutto si vincono con la potenza economica.Sul piano militare,il Sud poteva vincere ampiamente,è stato sconfitto sul piano economico.Non perchè fosse povero,diventò povero a causa del potrarsi delle ostilità,perchè i raccolti non potevano prescindere dalla manodopera,che trovavasi per intero al fronte.Inoltre,la mossa “del cotone”costitui la mazzata definitiva.Vorrei far notare che la scarsezza di equipaggiamento non è nemmeno ascrivibile a mera mancanza di generi vari,ma da una capillare disorganizzazione sul piano della logistica.Gli Ufficiali Sudisti,valorosissimi,sapevano far la guerra,ma difettavano per il resto.Il Nord,successivamente riunito al Sud,sfruttò meravigliosamente queste professionalità,nella lotta ai pellerossa in rivolta.Avrebbero avuto solo bisogno di un paio di centinaia di ottimi furieri.

  27. ludwig2011 scrive:

    Leggi:non spostano

  28. un esule scrive:

    Non e’ lo spirito del libro di Keegan, ma le opinioni sono opinioni.

  29. Roberto 1 scrive:

    Anche gli ideali contano, Ludwig e sono in relazione diretta con l’impostazione sociale ed economica di una data società.
    Il Sud aveva certamente bisogno di furieri e di logistica, ma soprattutto di una classe politica che non cazzeggiasse di “limiti della confederazione e poteri dei singoli Stati”.
    Quando il Comune va da una parte, la regione dall’altra e lo Stato è ostaggio dei campanili, il disastro non solo è probabile, ma sicuro.
    In tempo di pace, figuriamoci con Sheridan, Sherman e Grant dentro casa a far sfracelli.
    E quando si hanno i cittadini in armi e non strette oligarchie, la società è composta da uomini liberi, una buona causa e motivazioni esplicitate, si vince sempre.
    Quando invece si avanza in un deserto o in una steppa senza sapere il perchè e contro gente che non ti ha fatto niente, il disastro è assicurato.

  30. ludwig2011 scrive:

    L’ho detto 72 ore addietro.Chi le combatte,morendo,può avere motivazioni ed ideali,chi le scatena,quasi sempre ha solo obiettivi, strategie economiche e geopolitiche.Lo viene a dire a me,che gli ideali contano?Che ho combattuto una vita i materialisti e i deterministi.Spesso però le nobili idee,fanno da paravento a ben più prosaici fini.

  31. ludwig2011 scrive:

    Certo,specialmente quando nel deserto ci vai con poca acqua e dentro una scatola di sardine.Senza parlare della steppa,se ci vai con le scarpe da passeggio ed armi inadeguate.Nonostante questo,gli episodi di valore e coraggio,furono innumerevoli.Due per tutti:El Alamein in Africa e Nikolajewka in Russia.

  32. Roberto 1 scrive:

    Su questo siamo daccordo, Ludwig.
    Volevo solo porre l’accento sulla differenza fondamentale che corre fra ordinamento tutto sommato democratico e stato autoritario o dittatura.
    Perfino Stalin, se voleva far combattere i Russi, dovette ricorrere a riferimenti tipo “la santa madre Russia” e ad eroi tipo Alexander Nevskij, non certo al comunismo o ai piani quinquennali.
    Lincoln aveva la forza morale e pratica, derivata dal mandato popolare, per cacciar via i generali pusillanimi e per delineare obiettivi, strategie e strumenti con cui gestirli.
    Il fante unionista aveva 100 motivazioni, probabilmente anche parecchie remore, ma la stragrande maggioranza di essi, che stentava perfino a parlare inglese, vedeva nella divisa blu un nuovo inizio, la conquista del diritto di vivere in un mondo migliore per i propri figli, la legittimazione della dura scelta di aver mollato l’Europa, in difetto di speranza e di futuro.
    Il fante confederato, dopo i primi entusiasmi, pensava ai ricchi latifondisti che avevano determinato la situazione per cui lui si trovava in linea senza scarpe, senza artiglieria, senza mangiare, con il raccolto che, a casa sua, avrebbe potuto esser compromesso dalla mancanza di uomini.
    E, al pari del fante Italiano in Nordafrica, non pensava affatto a vincere, ma a sopravvivere.
    Specialmente quando vedeva che i prigionieri avevano in sacca la lettera della mamma di 10 giorni prima, un cambio di calze, la borraccia piena d’acqua e due razioni di cibo.

  33. naranjaamarga scrive:

    OCCORRE FAR RIPARTIRE L´ECONOMIA E L´UNICO MODO PER FARLO É CHIUDERE, A DISTANZA DI 21 ANNI DAL CROLLO DEI REGIMI DEL SOCIALISMO REALE, CON LA MENZOGNA SOCIALISTA DELLA DILATAZIONE DELLO STATO CHE PESA SUI LAVORATORI E LE IMPRESE E PROCEDERE SPEDITAMENTE CON LA RIVOLUZIONE LIBERALE.

    Le tesi sostenute da Vittorio Feltri sul seguente articolo sono inquestionabili.

    Sarebbe ipocrita negare l’esistenza di un contrasto tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Meglio discuterne schiettamen­te e cercare di comprenderne i motivi. Ci proviamo pur consapevoli del rischio di inimicarci entrambi i personaggi. Il presidente del Consiglio non è un teorico, è in­teressato alle idee solo se mettendole in pratica danno subito dei risultati concreti. È un pragmati­co, attento alle faccende di tasca, soprattutto la sua. Quando, 17 anni orsono, scese in politica, aveva in mente un programma semplice a dirsi, ma difficile da realizzarsi, considerata la storia della nostra Re­pubblica.

    In sintesi, voleva che in Italia si compisse la rivoluzione liberale. Vinte le elezioni – tre volte – non è però riuscito nemmeno a cominciarla. Perché aveva tutti con­tro? Non solo per questo. Ma anche perché, inse­diatosi a Palazzo Chigi, si è accorto di non posse­dere armi idonee per smantellare il «socialismo di fatto» organizzato dai governi succedutisi dagli an­ni Sessanta a quelli Novanta. O forse aveva sotto­valutato che, per costruire un sistema liberale, bi­sognava prima demolire il sistema socialista che si era sviluppato a causa dell’influenza esercitata dal­la sinistra sugli esecutivi a prevalenza democristia­na. In sostanza la Dc, per reggere alla concorrenza di un Pci fortissimo, e alle pressioni dell’ultrasini­stra in costante crescita dal ’68 in poi, aveva ceduto alle richieste di spesa sociale provenienti dall’op­posizione. In due o tre lustri l’Italia si trovò a dover finan­ziare un welfare pesante, una specie di Stato (…) mamma che provvedeva ad ac­compagnare il cittadino dalla culla alla tomba, tutto gratis: imprese as­­sistite, Sanità pubblica, pensioni a chiunque (anche a chi non aveva mai pagato contributi), un mese di ferie (negli Usa solo due settimane), Statuto dei lavoratori (praticamen­te era ed è impossibile licenziare i fannulloni), assunzioni senza limiti nel pubblico impiego (che lentamente si è trasformato in ammortiz­zatore sociale, vedi gli organici ple­torici della scuola), eccetera. Il debi­to pubblico, che agli inizi degli anni Settanta era tra il 50 e il 60 per cento del Pil, si impennò e da allora non è più sceso, anzi è progressivamente salito.
    Non sarebbe potuto accadere qualcosa di diverso. Se in un Paese le uscite superano le entrate, signifi­ca che esso si concede più di quanto sia alla propria portata. Alcuni go­verni hanno tentato, in verità, di contenere le spese, ma lo hanno fat­to in misura insufficiente; non per incapacità gestionale, ma per timo­re di compromettere, con tagli effi­caci allo Stato mamma, la pace so­ciale e di perdere consenso, quindi le elezioni.D’altronde,se non le vin­ci tu, le vincono i tuoi avversari. Sic­ché l’imperativo di chi conquista il potere è conservarlo, non di gestirlo per il bene comune. Il discorso vale­va e vale per ogni partito o coalizio­ne.
    Per decenni ha così dominato questo precetto: tiriamo a campa­re. Per fronteggiare l’aumento co­stante della spesa, mai segata seria­mente, i vari esecutivi non avevano altra scelta: azionare la leva fiscale. Imposte dirette e indirette sempre più elevate, manovre finanziarie asfissianti. E addio crescita econo­mica, che difatti è tra le più basse d’Europa da tempo e non solo da che la crisi si è abbattuta sul mondo. L’irruzionediBerlusconiinpoliti­ca fece un botto.
    Lo slogan «Faremo la rivoluzione liberale» alimentò le speranze che si mutasse registro. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un marediguai. Nel1994ilgovernoeb­be vita breve: meno di otto mesi. Il fa­migerato ribaltone fu esiziale. Se­guirono cinque anni di centrosini­stra, prima Romano Prodi, poi Mas­simo D’Alema e Giuliano Amato.

    Tre presidenti del Consiglio che si guardarono bene dal ridimensiona­re il welfare; in compenso, tassaro­noallagrandeicittadini, giustifican­dosi con l’esigenza di agguantare la moneta unica, l’euro, che consentì al Paese di stabilizzare il debito, ma al prezzo di uccidere i redditi per ef­fetto del cambio folle: 1.936 lire per lo straccio di un euro.
    La legislatura dal 2001 al 2006 do­veva essere quella buona per inaugurare la benedetta rivoluzione libe­rale.
    Ma non se ne parlò nemmeno, perché la coalizione (Forza Italia, Udc, Lega e An) non faceva che liti­gare su qualsiasi punto programmatico. Tagli alla spesa, manco uno. E veniamo (saltando il periodo 2006-2008,tuttoprodiano)all’attua­lità. Berlusconi partì a razzo. Sem­brava fosse giunto il momento buo­no per imporre una bella dieta allo Stato mamma. Neanche per sogno. Lacrisi, ilterremoto, le bizze di Gian­franco Fini; intemperie che impedi­rono di risolvere il problema dei pro­blemi: sforbiciare non solo gli spre­chi e i privilegi della Casta, ma an­che l’ubertosa pianta del welfare che frenava la crescita economica.
    Ciò nonostante, Giulio Tremonti è stato in grado di barcamenarsi con i conti, tenendoci a galla. È già stato un successo. Ma ora non basta più barcamenarsi.O si fa la rivoluzione liberale o la legislatura si av­via misera­mente al termine senza aver conclu­so un accidenti sul piano strutturale.
    E qui arriviamo agli attriti fra il pre­mier e il ministro dell’Economia. Il primochiedealsecondodiprocede­re in due sensi: ridurre all’osso lo Sta­to sociale, cioè la spesa pubblica sproporzionata per eccesso rispetto alle disponibilità di cassa, alleggeri­re la burocrazia e gli apparati masto­dontici (e costosi) della politica, e promuovere una riforma fiscale che abbassi le tasse (affinché tutti le pa­ghino), investire nelle infrastrutture e nei servizi (per agevolare le impre­se) e incentivare i consumi.
    Ma Tremonti nicchia. Perché è cattivo? Perché vuole sgambettare il presidente del Consiglio? Nossi­gnori. Tremonti è socialista, ha una mentalità diversa da quella di Berlu­sconi, e non ci sta a smontare lo Sta­to mamma. La sua preoccupazione è che i cittadini non siano privati del­l­a sicurezza di essere tenuti per ma­no dalla culla alla tomba. Quindi il ministro non limerà mai la spesa pubblica che assorbe più risorse di quanteneproduciamo;eperpareg­giare i conti punta sull’aumento de­gli introiti. E come si possono au­mentare gli introiti se non tassando di qua e di là secondo lo schema adottato dalla Prima e dalla Secon­da Repubblica?
    Giulio non farà mai la rivoluzione liberale perché non ci crede, non gliene frega niente. Gli preme la pa­ce sociale, l’accordo con i sindacati; insomma, ha una visione socialista, non liberale. Tant’è che l’abolizio­ne degli Ordini professionali, che pure era stata inserita nella mano­vra, è sparita. O è stata buttata in un cestino o giace in fondo a cassetto. Figuriamoci se uno come lui, bravo bravissimo, preparatopreparatissi­mo, si danna l’anima per compri­mere la spesa fino a renderla com­patibile coi soldi che abbiamo. Al contrario, si ingegna per raggranel­lare denaro a sufficienza per soste­nerla. Peccato che quel denaro sia il nostro.
    Se Berlusconi pensa di converti­re Tremonti al liberalismo, si illude. Dopo tanti anni di collaborazione con lui, dovrebbe averlo capito: il ministro è socialista e fa il socialista. Lo si può accusare di tutto meno che di essere incoerente.
    Quanto al fatto di aver dato del cretino al collega Renato Brunetta, sia pure sottovoce davanti a un mi­crofono lasciato incautamente aperto, ovvio che il ministro del­l’Economia abbia sbagliato. Non doveva dire una cosa simile, anche perché era già noto che la pensasse. Un giudizio che non condividiamo. Infine, la questione del comma (cancellato) sulla liquidazione dei risarcimenti a sentenza definitiva, anziché dopo il primo o secondo grado. Tremonti in conferenza stampa ha invitato a chiedere lumi a Gianni Letta.Ma lui dov’era quan­do è stata scritta la manovra? Esclu­diamo che dormisse.

  34. nautilus scrive:

    Bene, la discussione è andata avanti..
    Caro Roberto, riprendo la tua opinione:
    “Credo che il sud stesse vincendo”
    In effetti, come dici poi, il sud non poteva vincere, ma il nord poteva benissimo perdere qualora la guerra si fosse trascinata senza sbocco e prospettive: in fin dei conti i confederati non volevano conquistare l’Unione ma solo andar per la loro strada e a un certo punto è possibile che il Nord, stanco e sfiduciato, glielo avrebbe lasciato fare.
    Oggi, anche col senno del poi, è davvero ben difficile far quella storia con i “se”: se Lee avesse vinto a Gettysburg…ma c’è una caratteristica comune alla quasi totalità delle battaglie di quella guerra: non risultavano decisive, non nel senso di Marengo o Austerlitz o Waterloo.
    In un modo o nell’altro l’esercito sconfitto la scampava, era buono per un’ altra volta.
    E così sarebbe probabilmente successo a Gettysburg (a finale invertito) agli unionisti, come successe ai confederati.
    Io cioè credo che a quel punto della guerra, con tanto sangue sparso, difficilmente l’opinione pubblica del nord avrebbe ceduto: guardiamo i sudisti che resistettero anche quando ogni speranza di farcela era svanita.
    Occorre anche contare il fatto che mentre all’est perdevano, i nordisti all’ovest non avevano fatto che vincere e proprio nel periodo di Gettysburg avevano conquistato Vicksburg e il controllo del Mississippi, col che il sud era spaccato in due.
    Insomma non eran messi benissimo, come si sarebbe visto poi con le campagne del Tennessee e della Georgia.
    Comunque son d’accordo che nonostante l’enorme sproporzione di forze e il blocco la fine non era necessariamente segnata in favore del nord, anche se secondo me tutte le probabilità erano in suo favore, pure all’inizio del 1863.
    E sì, i confederati fidavano che la necessità del cotone per le manifatture inglesi avrebbe condotto la GB ad allearsi con loro: gli andò buca anche questa.

  35. naranjaamarga scrive:

    Nessuna salvezza al di fuori della veritá, la libertá e il coraggio.

  36. naranjaamarga scrive:

    No a un Paese chiuso nella paura, la menzogna e la violenza.

  37. [...] non è l’America, okay, e la nuova micro-polemica su “Euthanasia”, l’ennesimo videogioco finto nuovo (è in [...]

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