Arrestare Papa Alfonso?

Eppure il Cavaliere lo aveva detto: “Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. E questo Papa Alfonso è un pubblico ministero e per giunta di successo, se nel 2001, a soli 31 anni, era già vice capo di gabinetto al ministero di Giustizia, il luogo dove si annida l’élite della magistratura, quella che prende ogni riforma e la trasforma in nulla. Magari infilando qualche normetta suicida, come quella che includeva, nel famigerato “decreto Biondi”, tra i reati per cui era esclusa la carcerazione preventiva, il vilipendio di cadavere. Una normetta per la quale il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro – chiamato già allora “sepolcro imbiancato” – lanciò alti lai, dando il via a quella campagna che porterà il primo governo Berlusconi alla sua prima Caporetto: un passaggio storico che fu la certificazione permanente della “scioglievolezza” del (purtroppo solo presunto) “tiranno di Arcore”.

In effetti Papa Alfonso un po’ disturbato appare. I suoi ex-colleghi – che pure lo detestano da sempre ma che non possono esser mossi che da spirito di verità e ansia di giustizia – gli rovesciano addosso una montagna di velenosi pettegolezzi, assurti a verità giudiziaria solo in virtù della carta intestata sui cui stanno scritti, e lui che fa? Risponde depositando 15 mila – dicasi 15 mila – pagine in cui dimostrerebbe il fumus persecutionis.

Ma Papa Alfonso, sei veramente “antropologicamente diverso”! Oppure, come ti dirà Tremonti nel momento del voto sulla tua galera, sei veramente un cretino! Non hai capito che a Woodcock e a Curcio è bastato mettere in giro che ti sei fatto pagare una stanza per la russa Ludmilla all’Hotel de Russie (sembra un gioco di parole) e che avevi un’amica transessuale e un’altra a cui hai dato prima e tolto poi una Jaguar per dipingerti come un mostro assetato di danaro, un pervertito sessuale, uno a cui la galera va bene “a prescindere”, come avrebbe detto Totò.

Eppure, caro Papa Alfonso, nonostante abbiano scritto che nessuno del Pdl ti conosce, nonostante abbiano scritto che i colleghi in Transatlantico ti evitano perché tu hai addosso il virus della peggiore casta politica. E se ti evitano quei farabutti dei deputati, caspita, devi essere un criminale della peggior specie.

Eppure tu, Papa Alfonso, continui a dire che sei sereno e che aspetti con fiducia il responso del voto sulla tua libertà. È proprio vero che sei matto due volte. Ma come, sei sereno? Possibile che non hai capito che Bossi e Bersani giocano a rimpiattino tra loro per cercare di tirarsi addosso l’ignominia della tua libertà?

Bossi lo ha confessato. Nel suo continuo cambiamento di posizioni, ad un certo punto ha ricordato Craxi, dicendo che “fu sbagliato mandarlo in galera senza processo”. Ma Craxi non fu mandato in galera. Il Parlamento, nel segreto dell’urna, negò alcune autorizzazioni a procedere  e Bossi confessò, anni dopo, di aver fatto votare i suoi a favore di Craxi con lo scopo di far sollevare la piazza contro i partiti, a sostegno dei magistrati milanesi.

Oggi Bossi teme che il Pd faccia a lui lo scherzetto, facendo votare un certo numero di deputati contro l’arresto di Papa, per poi accusare la Lega di aver salvato il reprobo  dimostrando così di essere al soldo di Berlusconi. E così gioca al topo con il gatto: un giorno urla “in galera”, l’altro dice che non si va in galera senza condanna, ma il giorno dopo bofonchia che per te non vale, forse anche perché sei terrone. E così, caro Papa Alfonso, andrà avanti fino all’ultimo minuto, e forse finirà per fare arrestare te per depistare Bersani.

Già, Bersani. Che ha solo convenienza a tenerti fuori dal carcere. Così evita la ritorsione sul senatore Tedesco, sul cui capo pende dormiente da alcun settimane una richiesta di galera preventiva (preventiva a che?), e contemporaneamente può brandirti come il simbolo dell’infamia, come l’ulteriore prova che il Pdl è il Partito dei Ladri o il Partito dei Latitanti. Ma per fare – come disse Ricucci – “il frocio col culo dell’altri” deve stare attento a non esagerare col numero dei voti segreti a tuo favore. Ed è per questo che sta irritato con Bossi, che lo costringe a fare il gatto con il topo, lui che “ha smacchiato il giaguaro”.

Insomma, caro Papa Alfonso, devi essere proprio fuori di testa se pensi che dopo il voto della Camera – magari a tuo favore perché gli opportunismi di troppi finiranno per aiutarti – non si parlerà più di te. Non ci sarà luogo al mondo in cui potrai rifugiarti senza avere alle spalle almeno due fotografi: quello che ti hanno mandato i tuoi ex-colleghi magistrati durante i pedinamenti fino alla soglia della Camera (chissà dove dovevi andare, secondo loro) e quello che ti manderanno i quotidiani, i quali –  in mancanza del delitto dell’estate – avranno in te un mostriciattolo da sbattacchiare in prima pagina, meglio se in spiaggia, in mutande, con una bibita in mano e qualche bella donna in bikini intorno: “Papa Alfonso se la gode, mentre Poggioreale scoppia”.

E poi, Papa Alfonso, sei più che “antropologicamente diverso” se non hai capito un acca di quello che ti sta succedendo e di come i tuoi ex-colleghi ti hanno fottuto. Perché loro di che ti accusano? Di avere fonti tra magistratura e polizia giudiziaria che ti mettevano a conoscenza di indagini in corso. E di rivenderti queste notizie in cambio di un massaggino in albergo con qualche tua amichetta. E tu – che sapresti tutto quello che si muove nella procura di Napoli e non solo – di una sola inchiesta non sai un beneamato nulla ed è proprio quella in cui tu sei indagato, intercettato, pedinato per più di un anno. Ma Papa Alfonso, che cribbio di informatori hai, per la miseria? Dove li hai trovati, in procura o al circolo del bridge? Ed è mai possibile che tu questa banalità che da sola distrugge i tuoi persecutori non sai dirla con una parola, ma ti occorrono 15 mila pagine?

Più ci penso, più mi convinco che il Cav. aveva ragione. Siete due volte matti. Certo, mandarti in galera non sarà giusto, non sarà civile, non sarà proporzionato. Ma vuoi mettere che estate serena possiamo passare quasi in mille, dando in pasto alle belve dell’anticasta un membro della casta? Papa Alfonso, quasi quasi, in galera, nel segreto dell’urna, ti mando anche io.

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E così arrivò il gran giorno. Dalla quattro del pomeriggio alle otto di sera, in diretta radiofonica e televisiva, la Camera discusse di Ludmilla, Gianna e Roberta, dei cinque telefonini, dei massaggini e dei messaggini. Intanto, sotto i banchi dei deputati, insieme ai pizzini contenenti le indicazioni di voto, giravano arrotolati striscioni e cartelli con scritto “Vergogna”. In verde quelli della Lega da rivolgere ai deputati del Pd; i quali li avevano preparati in tricolore, tanto per far inorridire gli irriducibili padani; mentre gli uomini di Di Pietro li avevano scritti in viola, ma non in italiano, e i futuristi, che avevano affidato la pratica a Fabio Granata, ci avevano aggiunto “mafiosi”, che non c’entra nulla, ma funziona sempre.

Così, quando il presidente Fini, tintillando il campanello come fossero manette annunciava: “Comunico il risultato della votazione segreta: la Camera respinge la richiesta d’arresto”, in 450 si misero a sventolare i cartelli, fino a quando il tabellone luminoso lasciò tutti di ghiaccio. Contro l’arresto avevano votato in 450, e 160 si erano astenuti. E nel silenzio dei commedianti attoniti potevi sentire Fabrizio Cicchitto urlare: “Che cazzo combinate, come cazzo votate, eccetera e così via, vi do un pugno in testa a tutti”. Caro Papa Alfonso, antropologicamente diverso non sei solo tu, ma tutti quanti noi.