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Il giorno che imbrogliarono Gianfranco Fini

A distanza di qualche mese, poichè prima era troppo presto per pensare alla questione con serenità, ripenso a tutto quel trambusto e devo dire che ciò che più mi ha colpito del caso Fini è l’ingenuità dimostrata dalla stragrande maggioranza del popolo italiano. Leggo lettere di lettori ai giornali cariche d’indignazione, che parlano di tradimento, fedeltà, lealtà, gratitudine, sdoganamento, coerenza di pensiero e di valori condivisi ecc. ecc…

Ma davvero i cittadini di questo Stato credono ancora che si entri in politica per dare un contributo al miglior modo possibile di governare il Paese, secondo il volere della maggioranza degli elettori? Possibile che non abbiamo ancora capito che i politici sono persone che hanno fatto una scelta di carriera come tutti gli altri impiegati statali, solo a più alto livello? Con la differenza che mentre un magistrato, un dirigente ministeriale, un usciere del Parlamento devono vincere un concorso e quindi si suppone che sappiano qualcosa, i politici per ottenere l’elezione devono solo guadagnare voti facendo promesse (che poi probabilmente non manterranno o non potranno mantenere), oppure fare il portatore d’acqua a qualcun altro, che è già arrivato più su nella scala gerarchica ed essendo in posizione dominante, potrà lanciare il gregario nel giro grosso.

Fini era arrivato in una buona posizione, grazie all’arrivo in politica di Berlusconi, che lo aveva tirato fuori dal ghetto del postfascismo e per la prima volta dal dopoguerra aveva ricoperto cariche istituzionali, poi gli è successo qualcosa. Forse non ha più avuto la pazienza di aspettare il suo turno intravvedendo una possibile qualificata concorrenza, o forse, cosa più probabile, la sua nuova giovane compagna lo ha convinto, qualcuno dice là dove gli uomini sono più sensibili alla lusinga del “come te nessuno”, che doveva agire e ribaltare il tavolo per stringere i tempi e prendere lui le redini della biga.

A questo aggiungete che Bocchino, Granata e Briguglio, non essendo nessuno ma potendo rendersi conto per frequentazioni salottiere che il grosso del lavoro ai fianchi l’aveva già fatto la signora, hanno intravisto, nello spingere il Fini, la possibilità di fare piazza pulita dei colonnelli storici e prendere il loro posto, o almeno quello di sergenti in un più piccolo ma meglio identificato esercito. Avevate mai sentito parlare di quei tre, o quei tre parlare, prima di tutto ‘sto casino? Ecco, il quadro è completo. Mi sorge, addirittura, il dubbio che Fini si sia fatto tirar dentro, con scarpe e calze, come dicono dalle mie parti, dal trio di cui sopra e dalla sacra famiglia Tulliani. Diciamocelo, Fini ha avuto sfiga nel trovarsi in mezzo a tanti incantatori di serpenti.

Per concludere quindi, ognuno tira l’acqua al suo mulino e cerca di andare più avanti possibile in classifica perché ciò significa denaro, benefici, riconoscimenti, notorietà, applausi ecc. ecc… Volete mettere, specie a Roma, un anonimo “Venga dotto’’” detto a chiunque dal parcheggiatore abusivo con un “Prego Onorevole” detto dallo stesso parcheggiatore, ma piegato in due da un profondo e deferente inchino? Roba che può competere solo con un tronista. Il tutto poi per poter dire: “Ahò, io a quello ce lo conosco…”.

Quindi, cari concittadini, non vi scandalizzate e soprattutto non pensateli migliori di noi. Sono piccoli uomini, come tutti, anzi forse peggiori perché non sono mai stati uomini fra gli uomini, però… però noi un giorno potremmo stufarci di inchinarci e allora, come è già successo, in un sol colpo ne mandiamo a casa un centinaio. Siamo onesti, qualcuno può dire di non aver goduto come un riccio quando abbiamo buttato fuori dal Parlamento gente che era lì da una decina d’anni? Pensate, io, pensionato prossimo alla chiusura definitiva, ho licenziato… Ferrero (replicante del Peppone del dopoguerra), Diliberto (arbiter elegantiarum… coi nostri soldi), Luxuria (trans che però non ha ancora transitato… voleva la mutua per farlo), e tanti altri che devono tornare a fare i periti industriali o i ragionieri o i rappresentanti di preservativi, o di magnesia e quindi (il business vuole) anche di carta igienica.

Un’ultima annotazione. All’inizio di questa storia, ricordo di aver visto sulla prima pagina di un giornale un primo piano a colori di Fini e Bocchino, e subito mi sono venuti in mente, dopo almeno sessant’anni, Gianni e Pinotto. Chissà perché.

Prewiht

54 commenti a “Il giorno che imbrogliarono Gianfranco Fini”

  1. doris scrive:

    @ Prewiht,
    ecco cosa intendevo per ” struttura per…
    Non me ne voglia,Prewiht, ma rimango della mia idea.

  2. doris scrive:

    Specifico : il mio commento si riferisce a qul galantuomo che si nasconde sotto Abbasso…

  3. sophia colpiacca scrive:

    Ciao Ghino…saggio consiglio.

  4. Prewiht scrive:

    Doris… leggo oggi il suo ultimo commento ed ora capisco ciò che intendeva( scusi il ritardo). Non si curi di certi commenti, gli sberleffi, gli insulti, le parolacce, ecc, indicano solo un vuoto culturale che prende il posto delle idee, quando non si hanno, e se si hanno mancano le parole per esprimerle.Buona giornata.

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