Si difende la magistratura richiamandola ai suoi doveri

Pubblichiamo l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della Cerimonia di consegna del Ventaglio da parte dei rappresentanti della stampa parlamentare.

Caro amico Terzulli,
cari rappresentanti della stampa parlamentare,
ringrazio vivamente voi e l’Accademia di Belle Arti di Roma per il dono dell’opera con cui Monica Pezzoli ha vinto il concorso nazionale ideato in funzione di questa annuale cerimonia del Ventaglio. E mi complimento con l’autrice anche per la finezza dei motivi ispiratori del suo lavoro, tra i quali – come lei, Terzulli, ha sottolineato – quello delle ferite e lacerazioni da rimarginare, nel tessuto della nostra nazione non meno che nella trama di questo ventaglio.

Mi tocca e mi gratifica, naturalmente, l’apprezzamento per il mio sforzo istituzionale di rilancio del tema e del sentimento dell’Unità d’Italia – sforzo culminato nella risposta che è venuta, ben oltre ogni pur fondata speranza, dalle istituzioni e dai cittadini che si sono fatti, con entusiasmo e convinzione, partecipi delle celebrazioni del centocinquantenario della nostra unificazione.

Proprio in continuità con lo spirito pubblico espressosi in quelle celebrazioni, è stato possibile concepire e realizzare una prova di coesione nazionale come quella della rapidissima adozione, in Parlamento, della manovra finanziaria resasi necessaria di fronte ai colpi della crisi incombente sull’Euro che raggiungevano il nostro paese. Era una prova che l’Italia doveva dare per mostrare la consapevolezza degli obbiettivi da perseguire – pur nel dissenso sulle misure cui ricorrere, è stato molto importante assumere tutti l’obbiettivo del pareggio di bilancio. Era una prova che l’Italia doveva dare per mostrare la capacità delle sue forze vitali di reagire a situazioni e sfide assai dure come in altri periodi della sua storia di paese democratico.

Ho considerato che fosse mio dovere porre decisamente questa esigenza, senza tenere alcun conto delle convenienze dell’una o dell’altra parte politica, e senza invadere o occupare alcuno spazio o ruolo che non fosse il mio. Non c’è nulla di serio in certe interpretazioni dietrologiche  o fanta-istituzionali del mio operato.

E’ servito, ha avuto un valore e un peso quel segnale venuto dall’Italia  attraverso il suo Parlamento? Indubbiamente sì; chi ha seguito e segue la vicenda dell’Eurozona e dei mercati finanziari lo sa bene. E’ stata risolutiva quella prova di coesione? Indubbiamente no, molto resta da fare in Italia, molto resta da fare al livello europeo in una logica di condivisione di rischi e di necessità d’azione comune che si è affermata nel Consiglio di ieri a Bruxelles. Ci si è mossi nella direzione in cui molti, e io stesso, avevamo auspicato  che si procedesse risolutamente.

Serve ancora – rispondo alla sua domanda, caro Terzulli – un impegno di coesione? Non so chi potrebbe negarlo, ma vorrei ribadire come io lo intenda. Non come rinuncia da parte di qualche forza politica o sociale alle proprie ragioni e impostazioni, né come passaggio fortunoso o obbligato da piattaforme nettamente contrastanti a un programma unificante. Il punto è riconoscere la complessità e gravità dei problemi che si sono accumulati e che pongono a rischio il futuro del paese e il suo ruolo in Europa; escludere competizioni perverse sul terreno della dissimulazione, della sdrammatizzazione e del populismo demagogico, aprirsi a un confronto serio. Confrontarsi in questo spirito sia sul rigore per azzerare il deficit di bilancio e abbattere lo stock di debito pubblico, sia su uno strenuo sforzo per elevare il tasso di crescita della nostra economia;più in generale, sul come perseguire obbiettivi essenziali di revisione e di riforma – anche al di fuori del campo economico e finanziario – di molteplici realtà istituzionali, amministrative e sociali.

So bene che voi, da osservatori e commentatori, vi ponete l’altro interrogativo: il quadro politico presenta un grado di effettiva stabilità e capacità decisionale e in pari tempo di apertura, tale da favorire sviluppi ed esiti positivi del confronto che sollecito? Ma voi sapete bene, a vostra volta, di non poter attendervi dal Capo dello Stato – che pur, ovviamente, segue da vicino l’evolversi della situazione – valutazioni e risposte al riguardo.

Infine, su due altri punti qui sollevati. I “costi della politica”: rispetto alla spesso indiscriminata agitazione che raccoglie ed esaspera comprensibili insofferenze ma anche pericolosi umori antidemocratici, io auspico da tempo decisioni di alleggerimento e semplificazione dell’architettura istituzionale oltre che tangibili correzioni sul piano del costume politico. In particolare, suggerisco ora di valutare con obbiettività e con attenzione le misure che stanno per essere adottate dagli organi costituzionali.

Da ultimo, il punto (per usare, Terzulli, le sue parole): “questione morale, garantismo e tutela della legalità”. Ho parlato proprio ieri della funzione di fondamentale interesse nazionale di cui è portatrice la magistratura con l’obbligo di intervenire di fronte a “ogni singolo, concreto caso in cui si manifestino sindromi di violenza, forme vecchie e nuove di corruzione, abusi di potere e attività truffaldine, che oggi dominano la cronaca quotidiana”. Come si possa cogliere in un discorso che partiva da quella affermazione il rischio di veder posti “sullo stesso piano chi commette i reati e chi li combatte”, lascio a voi giudicarlo. Ma più di qualche commento polemico di difensori d’ufficio della magistratura, mi interessa l’apprezzamento che è venuto da numerosi suoi autorevoli esponenti. Da parte della sua stessa associazione rappresentativa si mostra di ben comprendere i miei richiami, d’altronde ben noti in quanto costanti e coerenti negli anni: e mi rivolgevo ieri ai giovani nuovi magistrati in tirocinio, non commentavo libere decisioni del Parlamento, che sempre rispetto. Ho richiamato a comportamenti che non offuschino la credibilità e il prestigio dei magistrati e non indeboliscano l’efficacia dei loro interventi a tutela della legalità. Come ha detto il Presidente dell’Anm, “tanto più ci sono fatti gravi che coinvolgono il Palazzo, tanto più i magistrati devono essere inappuntabili e professionali nel perseguire i reati”. Anche così, si vanificano attacchi inammissibili alla magistratura e si disinnesca un fuorviante conflitto tra politica e magistratura.

Si dia comunque a ciascuna questione il posto giusto, in un quadro generale di profonde ansie sociali, di serie preoccupazioni per i cittadini e per il paese, e quindi di ben meditate priorità cui ispirare l’azione dei poteri pubblici e l’agenda delle istituzioni rappresentative.