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Niente sconti sui libri. Viva l’Italia!

Cari compagni e amici Levi, Bachelet, Barbieri, Coscia, De Biasi, De Pasquale, De Torre, Ghizzoni, Ginefra, Giulietti, Granata, Lolli, Mazzarella, Mazzuca, Nicolais, Pes, Picierno, Rossa, Antonino Russo, Siragusa!

Finalmente siete uniti almeno su una cosa, sbagliata: da adesso non si possono fare sconti sui libri superiori al 15% con eccezioni fino al 20%. Grande vittoria dell’ignoranza in ogni senso: meno libri e meno lettori, più statalismo impiccione e un elogio dell’epoca analogica contro quella del libro edito o venduto su internet.

Trattandosi di editoria non si sono messe in discussione le provvidenze ai giornali di partito (della casta) ma il sacrosanto diritto del mercato a fare delle efficienze a vantaggio della domanda. Lo si è fatto scrivendo a più mani con editori, librai ecc. un provvedimento che ha un unico obbiettivo. Per contrastare chi? Gli ipermercati del libro: Amazon, Ibs, la distribuzione on line, gli e-book. Ma che vi ha fatto internet? A favore di chi? Come se per garantire i fruttivendoli mettessimo dei limiti al prezzo della pere nei discount. E di libri se ne leggono meno di quanto non si mangino pere. Con conseguenze sul Paese un po’ più rilevanti. O no?

Non è tanto curioso che, anche questa volta, come sul copyright, Mondadori e De Benedetti siano d’accordo, ma che ci siano tra i relatori anche alcuni sostenitori del software open-source e della libertà sulla Rete. Ma come si fa?

Con la crisi che c’è, con l’imposizione di accise sui carburanti per sostenere il Fondo dello spettacolo, con i tagli ai musei  e ai beni culturali, perché avete imposto d’amore e d’accordo, destra e sinistra, un tetto agli sconti sui libri? Voi parlamentari certo preferite andare alla comoda fascinosa libereria sotto Montecitorio con quel bel sapore d’antico, polvere e saggezza. Quando non è che c’erano i computer. O preferite quella più smart alla galleria Colonna. Anzi ci mandate il portaborse a comprarveli. E vi serve a poco perché se poi vi pizzica Striscia la Notizia non sapete rispondere a niente.

Facciamo che voi vi tenete gli stipendi e ci lasciate comprare i libri al prezzo che ci offrono anche on line? Ma chi vi ha detto che abbiamo le vostre stesse preferenze e risorse? Secondo quali criteri l’imposizione di una limitazione al mercato in un settore del genere, già in crisi, in un paese dove la lettura è poco diffusa, si deve fare ascoltando non i consumatori, ma editori e librai ? Pensate che mantenere alti i prezzi dei libri, contrastare l’odiato mercato, battersi per orientarlo politicamente, per rinviare l’introduzione degli e-book, ragione principale di questa normativa, servirà a qualcosa?

Forse a limitare gli effetti in borsa della pesante sanzione imposta dai giudici a Mediaset e a corroborare la posizione delle società di De Benedetti. Ma servirà al popolo che rappresentate? Ve lo siete chiesti o pensate che non se ne accorgeranno ché già leggono poco? Chi vi ha detto che gli italiani durante la crisi sono preoccupati di pagare troppo poco i libri? Come mai quelli che gridano contro i tagli alla cultura vanno a braccetto con quelli che li fanno? E perché i tagli li fate alla nostra cultura, nelle tasche degli italiani, limitando il loro potere di acquisto di libri? Le tasse più ingiuste sono quelle che modificano la ratio di mercato in favore dei più ricchi. E tra cittadini acquirenti e editori, chi sono i più ricchi?

Perché avete fatto come un Robin Hood della cultura alla rovescia: rubare ai poveri, lettori e consumatori, per dare ai ricchi editori e librai, in crisi, ma non come i lettori. Vado su Amazon.it e  mi compro Il Capitale (3 volumi) al 50% del presso di copertina e mi danno anche il Manifesto del Partito Comunista a 3,5 euro. Sicuro che almeno lì non c’è scritta nessuna frescaccia del genere. Luigi Einaudi invece non scende sotto il 25%… ecco perché! Ve lo regalo io.

7 commenti a “Niente sconti sui libri. Viva l’Italia!”

  1. [...] Link fonte: Niente sconti sui libri. Viva l’Italia! [...]

  2. Bunny Heath scrive:

    Nè C.D.S. nè Repubblica accenna a niente di tutto ciò.

  3. QR DeNameland scrive:

    Secondo me, caro Estremo 55, c’entra anche il fatto che se troppi Italiani leggessero i libri che vengon pubblicati s’accorgerebbero che la maggior parte di essi non valgono nemmeno la carta su cui sono stampati.
    Sai, finché se li scrivono e se li leggono tra di loro possono continuare a scrivere che gli Italiani sono un popolo di sottoculturati mentre loro sono la classe media riflessiva, o benpensante come dir si voglia.

  4. ludwig2011 scrive:

    Sono un gran fruitore di carta stampata e penso che possiamo anche evitare di stracciarci le vesti anzitempo.Fatta la legge,trovato l’inganno.E’ sufficiente abbassare i prezzi dei libri all’origine,poi se lo sconto sarà minore,poco male.

  5. Ugo Piazza scrive:

    Io sono da diversi anni un buon cliente di amazon.co.uk, acquisto i libri direttamente in inglese e lì sono rimasto anche dopo l’arrivo di amazon.it

    Questa legge è un motivo di più per continuare a comprare sullo store inglese, tanto i tempi di consegna sono ottimi e il catalogo è sterminato in confronto a quello italiano (anche per quel che riguarda opere di italiani o libri sulla nostra cultura, che a quanto pare interessa più agli inglesi che a noi).

    Certo, se state cercando l’ultimo libro di Giobbe Covatta forse è meglio rivolgersi alla libreria sotto casa…

  6. michele scrive:

    Il provvedimento,a mio modo di intendere, rispecchia quello che siamo. Dove c’è un interesse di casta, di lobby, e di gruppi, e in questo caso parliamo di Mondadori, Espresso ed altri, ecco che salta fuori il “protezionismo”, l’ennesimo atto a manipolare il mercato. Che poi gli italiani leggano meno o quasi nulla è sotto gli occhi i tutti. Inoltre vorrei dire a QR DeNameland che gli italiani sono liberi di leggere quello che gli pare, fosse pure porcheria, perché esiste il diritto alla scelta, come dovrebbe esistere quella del libero mercato, che non c’è, o vogliamo abdicare la democrazia, ammesso che ci sia?

  7. QR DeNameland scrive:

    Gli Italiani leggono poco anche perché buona parte dei libri valgono poco o sono troppo schierati.
    Basta continuare a ripetere che gli italiani di qua o gli italiani di là. Gli italiani non saranno mai migliori della classe dirigente, nella quale metto anche chi scrive libri.
    Il diritto di scelta di cui godono gli Italiani, lo esercitano come vogliomo, anche non leggendo.
    Del resto se ci vien spacciato come un grande Saviano, meglio restare analfabeti

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