Il capo del personale e l’Incompiuta di Schubert
Vorrei proporvi un piccolo apologo che riguarda la storia di un direttore generale di una grande compagnia che aveva avuto un invito per assistere ad un concerto, nel quale si interpretava tra l’altro la sinfonia numero otto di Schubert: L’incompiuta. Il direttore generale non poteva andarci e allora regalò l’ingresso al teatro al capo del personale. Era un giovane laureato alla Bocconi, un master in una London School, si occupava anche di politica, voleva efficienza e giovinezza nella politica… e andò a sentire il concerto.
Il giorno dopo il direttore generale chiese al capo del personale se gli fosse piaciuto il concerto, e con sua sorpresa si sentì rispondere che a mezzogiorno avrebbe avuto la sua relazione sulla scrivania.
A mezzogiorno ricevette la relazione, e cominciò a leggerla con sorpresa. Il contenuto era diviso in cinque punti.
Primo punto: durante considerevoli periodi di tempo i quattro oboe non fanno nulla. Si dovrebbe ridurne il numero e distribuirne il lavoro tra il resto dell’orchestra eliminando i picchi d’impiego.
Secondo: i dodici violini suonano la medesima nota, quindi l’organico dei violinisti dovrebbe essere drasticamente ridotto.
Terzo: non serve a nulla che gli ottoni ripetano suoni che sono già stati eseguiti dagli archi.
Quarto: se tali passaggi ridondanti fossero eliminati, il concerto potrebbe essere ridotto di un quarto.
Quinto: se Schubert avesse tenuto conto di queste mie osservazioni, avrebbe terminato la sinfonia.
Ora, io vorrei vivere in un mondo nel quale si possa continuare a sentire L’incompiuta di Schubert così com’è.
Intervento di Mino Martinazzoli in occasione dell’incontro “La Costituzione italiana sessant’anni dopo”, Villachiara, 12 giugno 2008


A me e’ sempre stato sulle palle. Un vero DC catto comunista.