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Sì al condono

Partiamo da un dato: le imprese che hanno evitato parzialmente i loro obblighi verso il Fisco pur avendo concordato un condono o no, sono decine di migliaia. La maggior parte non sono evasori di professione: semplicemente sono vittime della crisi che non ce l’hanno fatta. Hanno pagato gli stipendi e ritardato Iva e contributi.

Gli evasori di massa non sono delinquenti fiscali, non sono per lo più quei parassiti disgustosi presentati nei manifesti terroristici della pubblicità progresso che oggi sono evocati per dire no al condono. Con la stretta del credito e l’aumento delle pene a valle dell’evasione, con l’estensione nel passato della responsabilità si preparano decine di migliaia di fallimenti e con loro altrettanti “Kamikaze” ultrasessantenni disposti ad assumersi loro tutte le responsabilità per salvare beni, attività, famiglia e futuro. Vanno al patibolo da nullatenenti nelle speranza di farsi al massimo sei mesi di galera patteggiando. Non faranno guadagnare nulla allo Stato, anzi, l’aumento dei fallimenti sarà un aggravio in termini legali e burocratici e di spese per ammortizzatori. Una grave inefficienza costi ricavi.

In verità neppure nel paese più severo e insieme liberale, gli Stati Uniti, sono davvero utili le pene a valle, se non per perseguire (mai per evitare) disastri grandissimi al limite della delinquenza: ovunque sono piuttosto le aliquote basse, la deducibilità e la facilità di accesso, nonché la tracciabilità che fanno i comportamenti virtuosi. Ed anche negli Usa viene messa in discussione la legittimità di un sistema che mette i servizi al cittadino, per forza, in mano al governo. Oggi in Italia il Fisco spadroneggia, quando una diversa politica fiscale e della spesa pubblica sarebbero perfettamente in grado di indirizzare i comportamenti a monte, aumentare il gettito rendendo più vantaggiosa la legalità. Su questa considerazione e nel pieno della crisi, tutti girano la testa dall’altra parte rispetto ad una piaga sociale che sta spazzando via il lavoro autonomo da gran parte del Paese, e che sta accrescendo solo il peso fiscale sia sugli autonomi che sui dipendenti già dissanguati.

Dunque il Paese guadagnerebbe da una manovra ben più coraggiosa e straodinaria: non l’ha proposta solo l’ “anticristo” Scilipoti, ma anche l’on. Corsaro, autorevole esponente del Pdl alla  Camera. Se ne é discusso nel governo, fino al solito non possumus di Calderoli e Tremonti. L’esponente del pdl ne ha parlato al Sole 24 Ore indicando una via che non sembra davvero peregrina: mettere insieme condono, o concordato di massa, una patrimoniale bassa ma estesa e una riforma severa del sistema previdenziale. Potrebbero essere 450 miliardi in tre anni, un colpo al deficit e un colpo di reni che non atterra, ma aiuta.

Insieme a questo sarebbe giustificabile un prelievo moderato e proporzionale sul patrimoniale, la necessaria responsabilità previdenziale verso i giovani. Apriti cielo! Le vestali della sacralità dello Stato e della tasse si sono subito levate in difesa di una tremontiana virtù del rigore che il ministro non esercita nelle sue tasche ma solo nelle tasche degli altri. Per i castologi, (quelli che c’hanno un “commercialista” bravissimo… e carissimo) sono tutti criminali fiscali. Adesso invocano la Ue e l’apocalise. Siamo abituati a non credere proprio a chi ripete non si può fare. Potrebbe trattarsi di un condono o concordato fiscale di massa “intelligente” che premi fedeltà al Fisco nel tempo, in proporzione al fatturato, e alla gravitá comparata del danno (come già avviene per altre tipologie di sanzione o pena). Dove sta l’assurditá morale se gia il Equitalia negozia accordi pari al 50% o 60% del dovuto? Con un provvedimento di reset si potrebbe dar fiato alla parte più dinamica del Paese, a quella che ha intrapreso, e il risultato dovrebbe essere risarcito a quanti sono stati fedeli con una diminuzione della pressione. Se ci fosse un provvedimento rilevante si potrebbe anche tornare sui beni scudati in modo però tombale. Tutti correrebbero. Notai, avvocati, commercialisti, tutti coloro che vivono la realtà dei contenziosi, delle liti, dei passaggi di proprietà e del pianeta fallimentare vi racconteranno che questa è la realtà del paese. Non quella dei talk show.

In mancanza di questo il rischio è la morte per salasso del paziente di cui si studia la ripresa Ai moralisti, ai manettari per principio, che illudono il popolo con la speranza che basta mandare più gente in galera per riequilibrare i conti… A tutti questi dico che sono sepolcri imbiancati, ma soprattutto che è una questione di efficacia ed oculatezza, persino un riequilibrio dovuto tra Stato sprecone e arrogante e cittadini imprenditori che lavorano e non possono farcela a subire questa esosa rappresaglia. Ma è anche una operazione di pulizia nei conti che riguarda entrate spesso inesigibili e meno certe di quelle derivanti dalla ripresa. Fatto questo per impedire la morte del tessuto imprenditoriale ed il pogrom del residuo ceto medio, si può sperare di ricominciare un ciclo virtuoso. L’avvio di nuova economia, il supporto ad una nuova cultura d’azienda, l’innovazione a go go, un ciclo di spesa e prelievo virtuoso, tutte cose irrinunciabili, ma in un cimitero avrebbero poche chances di vincere.

33 commenti a “Sì al condono”

  1. Liutprando scrive:

    Tutte balle. Il condono favorisce la voracità del fisco perché offre il perdono del ravvedimento alla sua abominevole insostenibilità e così facendo proroga la sua invadenza mortale.
    Andateci voi a spaccarvi il culo col solo risultato di farvi depredare da Roma di tutto il patrimonio creato col lavoro.
    L’unica via al risanamento è l’abolizione dello Stato italiano.

  2. QR DeNameland scrive:

    Questo sì che si chiama ragionare. Ottimo articolo. Suggerisco una sola correzione dove scrivi A tutti questi dico che sono sepolcri imbiancati. Io userei l’aggettivo stronzi, perché si tratta di gente a stipendio garantito, di solito dallo stato, che non capisce una mazza di quello che vuol dire lavorare per davvero con scadenze improrogabili.

    8)

  3. Sì al condono scrive:

    [...] Fonte: Sì al condono [...]

  4. marianog. scrive:

    Il condono sarebbe auspicabile, secondo me, solo nell’ipotesi che segua una vera riforma che porti ad un equo abbassamento della pressione fiscale. Ciò non sarà mai possibile perchè le tasse servono non a fornire servizi, ma a foraggiare la burocrazia, gli amici e gli amici degli amici!

  5. bruno scrive:

    Camusso, Di Pietro, Casini : ottimamente stipendiati con il sangue di chi ora si trova nella morsa di Equitalia. Non lo sanno costoro che nelle loro folli esternazioni dovrebbero separare gli evasori di professione da chi pur di non licenziare e di garantire comunque lo stipendio a migliaia di famiglie, con la coperta troppo corta hanno dovuto scegliere tra il licenziare o pagare l’Iva o l’ Inps, ma comunque hanno provveduto alla regolare dichiarazione, autodenunciando la loro irregolarità? Non dovrebbe la Susanna sostenere le aziende che garantiscono ancora e comunque un posto di lavoro e uno stipendio?

  6. axenos scrive:

    quindi questo condono riguarderebbe i poveri cristi intrappolati tra le maglie di equitalia?

    quande cazzate si debbono leggere…

    equitalia è una agenzia di riscossione crediti. i condoni riguardano i furbi che evadono le tasse e quasi sempre sono fatti a monte degli accertamenti fiscali. equitalia non c’entra un piffero..

  7. axenos scrive:

    e poi, visto che oltre al condono fiscale c’è anche in ballo il condono edilizio vorrei sapere con quali tesi estremo 55 giustificherebbe anche quest’ultima deleteria misura.

    col fatto che si tratta di padri di famiglia che hanno costruito la propria seconda casa al mare perchè non riescono più a pagare le esose tariffe di pensioni e bed and breakfast?

  8. Evasore professionista scrive:

    Accidenti ! Un bel condono è quello che mi ci vorrebbe, il mese scorso ho portato a Lugano una bella sommetta non dichiarata, se passa il condono regolarizzo il tutto e poi compro BOT, bund tedeschi e lingotti d’oro.

  9. mario57 scrive:

    CGIA MESTRE » Comunicati Stampa » Boom delle sofferenze bancarie: + 21,2 mld (pari al +40%) nell’ultimo anno
    Boom delle sofferenze bancarie: + 21,2 mld (pari al +40%) nell’ultimo anno
    Record nazionale nel Lazio: l’incremento è stato del +70%.

    Bortolussi: “Molte realtà imprenditoriali dichiarate insolventi, soprattutto nel Mezzogiorno, stanno ricorrendo a forme di finanziamento illegale per rimanere a galla, con il pericolo di finire irrimediabilmente nella rete tesa dalle organizzazioni criminali”.

    Le sofferenze bancarie delle imprese italiane sono aumentate di oltre 21 miliardi di €. Tra il 31 luglio del 2010 e lo stesso giorno di quest’anno, la percentuale di crescita ha superato il 40% (precisamente il +40,2%).

    In termini assoluti (al 31 luglio 2011), l’ammontare complessivo delle somme non restituite alle banche italiane ha superato i 74,5 mld di euro. La denuncia viene dalla CGIA di Mestre, che ha messo in luce le difficoltà degli imprenditori italiani ad onorare i prestiti contratti con il sistema creditizio.

    A livello territoriale, la situazione più grave si è registrata nel Lazio. Nell’ultimo anno l’aumento delle insolvenze è stato del +70%. Male anche la Sicilia (+62,5%) ed il Molise (+60,8%). Marche (+21,9%), Sardegna (+21,6%) e Valle d’Aosta (+19,7%) sono state le realtà dove l’incremento delle sofferenze bancarie è stato più contenuto.

    Quali le cause di questa situazione ?

    “La crescita delle sofferenze bancarie – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – è la manifestazione più evidente dello stato di crisi delle nostre imprese. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi economica che stiamo vivendo, sono tra le cause più importanti che hanno fatto esplodere l’insolvibilità.

    Inoltre, in questi ultimi 3 anni di difficoltà economica, si sono ulteriormente allungati i tempi di pagamento nei rapporti commerciali tra le imprese e tra le imprese e la pubblica amministrazione. Questa situazione ha gravemente indebolito la disponibilità finanziaria soprattutto delle piccole realtà aziendali, che da sempre subiscono l’abuso della posizione dominate dei loro committenti.

    Infine – conclude Bortolussi – nel momento in cui un’azienda viene dichiarata insolvente, scatta la segnalazione alla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia, che rende pubblica, all’interno del circuito bancario, detta posizione, compromettendo quasi irreversibilmente i rapporti in essere con gli altri istituiti di credito. Per fronteggiare questa situazione, molte realtà imprenditoriali dichiarate insolventi, soprattutto nel Mezzogiorno, stanno ricorrendo a forme di finanziamento illegale per rimanere a galla, con il pericolo di finire irrimediabilmente nella rete tesa dalle organizzazioni criminali”.

    I presunti evasori non avranno liquidità neppure per pagare gli eventuali condoni, i veri grandi evasori si.

  10. mario57 scrive:

    l’ultima frase è mia.

  11. mario57 scrive:

    CGIA MESTRE » Comunicati Stampa » Pressione fiscale shock: nel 2014 quella reale superera’ il 54%

    “Per i contribuenti onesti è sicuramente una notizia shock – esordisce il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – nel 2014, gli effetti complessivi delle manovre correttive di luglio e di Ferragosto faranno schizzare la pressone fiscale reale oltre il 54%. Un livello che rischia di deprimere l’economia e gettare nello sconforto milioni e milioni di italiani fedeli al fisco”.

    La CGIA di Mestre, che da anni fa un monitoraggio molto puntuale sull’andamento della pressione fiscale “reale”, è giunta a questo risultato ricordando che il nostro Pil nazionale (che nel 2010 è stato pari a oltre 1.548 miliardi di euro), include anche la cifra imputabile all’economia sommersa prodotta dalle attività irregolari che, non essendo conosciute al fisco, non pagano né tasse né contributi. Secondo l’Istat, l’economia in nero si aggirerebbe tra i 255 e i 275 mld di € l’anno. Ricordando che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive ed il Pil prodotto in un anno, nel 2010 la pressione fiscale ufficiale ha toccato il 42,6%.

    Tuttavia, se “storniamo” dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico che non produce nessun gettito per l’Erario, il Pil diminuisce (quindi si “contrae” il denominatore) e, pertanto, aumenta il risultato che emerge dal rapporto. Quindi, la pressione fiscale “reale” che grava su coloro che pagano correttamente le tasse è molto superiore a quella ufficiale che viene calcolata dall’Istat che, è bene sottolinearlo, rispetta fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall’Eurostat.

    Ebbene, se nel 2010 la pressione fiscale “reale” che pesa sui contribuenti italiani ha sfiorato una ipotesi massima del 51,7%, con gli effetti delle manovre correttive di luglio e di Ferragosto, il raggiungimento del pareggio di bilancio farà impennare il carico fiscale sui contribuenti onesti sino ad una ipotesi massima del 54,2%. Quasi 10 punti percentuali in più rispetto alla previsione di crescita della pressione fiscale ufficiale, che si dovrebbe attestare al 44,7%.

    “Peccato – conclude Bortolussi – che il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 lo otterremo grazie ad un fortissimo aumento delle entrate che farà crescere le il peso fiscale, per coloro che le pagano, ad un livello record mai raggiunto in passato. Infatti, oltre il 67% della sommatoria delle manovre di luglio e di Ferragosto sarà costituita da nuove entrate, per un importo complessivo poco superiore ai 98 miliardi di euro, di cui 95,9 di entrate tributarie”.

    Nota( mia): non credo siano comprese le cosiddette tasse occulte. Con queste ultime si giunge al 55-60%

    Domanda: qualcuno ha voglia di fare impresa e creare, oltre che utili, occupazione ?

  12. sophia colpiacca scrive:

    mario. risposta. certo, l’evasore professionista.

    cmq grazie x le informazioni.

  13. Mario Giardini scrive:

    Condono = Pannicelli caldi, come si dice a Roma. Il condono, come la manovra attuale del governo, come la promessa di raggiungere e mantenere il pareggio di bilancio, sono solo ed esclusivamente delle manovre dilatorie, nella speranza rinviare alle calende greche la soluzione dei problemi del paese.

    Che sono: una spesa dello stato in costante espansione, un debito che non CALA MAI, un’economia asfittica che cresce all’1% all’anno perché ha perso tutti i treni tecnologici e si è ridotta a operare in segmenti marginali, una irrazionale aspettativa di una gran parte dei cittadini di poter mantenere lo status quo senza pagar dazio alla globalizzazione e alle mutate condizioni economiche mondiali (ed italiane, soprattutto).

    Tornando al debito: è andato crescendo senza interruzioni, e alla stessa velocità, sia che al governo ci fosse il Berlusca o Mortadella. Sono ad oggi 1900 miliardi di euro. Restituendo il capitale a 50 miliardi l’anno (più dell’ultima manovra del governo, che però riguarda due anni fiscali) ci vorranno 38 ANNI per azzerarlo.

    Pensate: 8 legislature, 8 governi che mantengono, virtuosamente, per 38 anni, la stessa politica di rigore. Impossibile.

  14. pietro scrive:

    un condono sarebbe la salvezza di molti artigiani e piccole e medie imprese che stanno per chiudere e licenziare molti operai.

  15. Non mi risulta scrive:

    1. Non mi risulta che il debito pubblico “è andato crescendo senza interruzioni, e alla stessa velocità, sia che al governo ci fosse il Berlusca o Mortadella”.

    2. Non mi risulta che sia scritto da qualche parte che il debito pubblico debba essere azzerato.

  16. MAURO1 scrive:

    Il debito pubblico aumenta perchè ci sono le Regioni a statuto speciale che spendono e spandono, tanto ripiana pantalone.
    Perchè la classe dirigente al potere in Regione, Province e Comuni scarica la colpa dei propri disavanzi sul governo centrale.
    Perchè al governo centrale ci soo gli amici di quelli che sprecano a livello locale.
    Perchè ci sono spese folli nella pubblica amministrazione ( vedi la pensione del dirigente siciliano da 500.000 euro all’anno).
    Perchè l’interesse di certi amministratori pubblici non è prevenire le spese inutili ma “curare” i danni di scelte sbagliate o rimandate nel tempo: c’è più da guadagnarci su, con commesse, appalti, convenzioni e consulenze ( agli amici).
    Perchè la malavita fa quel che vuole e ci vogliono anni di processi per colpirla. Perchè certi magistrati preferiscono i processi spettacolo invece che quelli che vanno al sodo. Perchè al governo c’è Berlusca, in altrefaccende affaccendato e perchè all’opposizione c’è gente troppo “magra” ( chiara l’allusione), per cui anche scelte giuste vanno rifiutate a prescincere, visto che non le hanno fatte loro.
    Perchè c’è troppa gente che viene pagata per lavori “virtuali”, che non servono.
    Perchè in fin dei conti, i parassiti sono troppi. E costano.
    Come se ne esce? Con una rivoluzione. Ma salendo certe scale, andando in certe case e in certe banche. A trovare quelli che hanno mangiato e speso, senza riguardo e ritegno. Senza guardare in faccia nessuno.
    Illusione? Utopia? Mah… se continua così…

  17. axenos scrive:

    fammi capire mauro: dove collochi i magistrati che indagano sugli affari della cricca di bertoladro e soci (centinaia di milioni di euro sprecati in opere inutili), tra quelli che preferiscono le inchieste spettacolo o tra quelli che vanno al sodo?

  18. axenos scrive:

    riprova

  19. axenos scrive:

    ops, scusate è partito inavvertitamente un commento…

    volevo chiedere a mauro1 dove colloca i magistrati che indagano sulla cricca di bertolaido e soci, tra quelli che preferiscono le inchieste spettacolo o tra quelli che vanno al sodo?

  20. antizecche scrive:

    Il condono serve alle aziende in regola (e sono tante: vuol dire che non è impossibile) per capire quanto sono state sceme a rimanere in regola.

    Il condono serve ad alimentare l’illegalità, il lavoro nero, la ricattabilità di tutti quanti sono coinvolti nella pratica banditesca dell’evasione e dell’elusione.

    Per il resto, ha ragione Non mi risulta: chi sostiene che il debito pubblico “è andato crescendo senza interruzioni, e alla stessa velocità, sia che al governo ci fosse il Berlusca o Mortadella” mente sapendo di mentire (o meglio: fa propaganda berlusconista per la serie fango per tutti).

  21. mario57 scrive:

    In Svizzera ci sono circa 60 miliardi di euro “italiani”. 10 miliardi sarebbe l’introito della tassa sui depositi di italiani in banche svizzere. I tedeschi già la incassano in base ad un accordo con Zurigo.

  22. Paolo scrive:

    Il condono non è una manovra di politica economica, tantomeno di risanamento economico e finanziario.

  23. Roberto1 scrive:

    Non mi piace la storia dei condoni.
    Quelli fiscali, intendo.
    Quelli edilizi è un altro paio di maniche.
    Inutili e controproducenti, se la stragrande maggioranza delle regole, regoline, manuali applicativi dei PRG, regolamenti edilizi, ecc. è quella mediamente riscontrabile nella generalità dei Comuni Italiani.
    Quando servono, in media, due anni per una variante non sostanziale, hai voglia di fischiare!
    Non si può procedere da valle (il condono): si deve agire a monte, cioè le regole.
    Ma torniamo da capo a sottolineare quanto sia illiberale, burocratico e farraginoso il sistema.
    E’ qui che si deve agire e l’eventuale condono, non generalizzato e da determinare Comune per Comune, può essere il “punto zero” per un nuovo inizio.
    Torniamo al fisco.
    Non è un condono che può determinare o meno la sopravvivenza di molte aziende artigiane e non.
    E’ l’atteggiamento verso l’impresa che deve cambiare, è una politica fiscale e normativa che si deve porre l’obiettivo di far emergere il nero con gradualità e fermezza, tenendo conto delle diverse tipologie del mercato.
    L’artigiano con sei dipendenti che esporta merci e manufatti con alti margini ed alto valore aggiunto (i dati sull’export ce lo dicono chiaro) non ha affatto i problemi dello stesso artigiano che insiste in un mercato saturo, ove la mano d’opera continua a prevalere sulla tecnologia e non è ipotizzabile che, anche in periodi di “vacche grasse” il MOL possa superare il 10% del fatturato.
    Delle due l’una: o prendiamo atto, come fece Prodi, che molti devono “morire”, sopraffatti dalla globalizzazione nei settori tessile, manifatturiero ed agricolo, oppure occorre mutuare comportamenti a seconda dei casi, facendo scattare meccanismi anche di solidarietà e di compensazione.
    Anche a questo servono le tasse, o no?
    Esempio: o condanniamo il camiciaio di Barletta al nero perenne, sapendolo perfettamente, salvo buttargli addosso tutte le croci del mondo quando succede qualcosa di grave, oppure, se vogliamo continuare a produrre camicie in questo Paese sarà bene mutuare costo del lavoro, tasse, normative (tranne la sicurezza) proporzionali al settore produttivo, senza far ripiombare lavoratori ed imprenditori nel medioevo, ma facendo scattare certi meccanismi solidali e compensativi.
    Il condono non c’entra nulla, è un brutto modo per rimandare in altro luogo il problema.
    Ha ragione Mario Giardini: la spesa è lievitata, impennatasi dopo gli applicativi della riforma del Titolo V della Costituzione e nè Berlusconi nè il “flaccido imbroglione” hanno potuto o voluto farci nulla, mentre nel frattempo o il PIL fletteva, o cresceva di uno-due punti.
    Fra l’altro, se fosse cresciuto più di tre-quattro punti (media Germania, per capirci) non sò neppure dove avremmo trovato l’energia necessaria, ed a che costi, per sostenere questo trend!
    Non è qui (il condono) che c’è la soluzione: sta nella capacità dei prossimi governi di ridurre spesa e burocrazia, per poter pensare di crescere.

  24. anonima scrive:

    Attenti al redditometro, potreste ritrovarvi in un tritacarne diabolico in cui solo un condono vi potrebbe salvare!
    E’ vero che ho evaso, ma credetemi i parametri applicati sono senza senso! E’ una gogna che non auguro neppure al peggiore dei nemici!

  25. QR DeNameland scrive:

    Cara Anonima, non ti preoccupare, ti crediamo: sono senza senso i parametri applicati dallo stato in quasi tutti i settori di sua competenza. È da tempo che il nostro stato non ha più senso. Tant’è vero che i più tartassati sono i professionisti non affermati, gli imprenditori un po’ sfigati, e i poveracci di varia natura che hanno evaso bolli, tarsu ed altri salassi. E gli unici a poter dormire sonni tranquilli oggi sono i dipendenti dello stato che son tra le prime cause dei vari debiti italiani. La giustizia sociale alla rovescia.

    Siamo un paese ridicolo, vigono ancora antiche tradizioni folcloristiche sui duri e puri di sinistra, duri come le pietre e puri come l’acqua di fogna.

    8)

  26. alfredo scrive:

    Un’altro schiaffo ai contribuenti onesti.
    La morale? Rubate rubate continuate a rubare.

  27. naranjaamarga scrive:

    A pagare il conto della irresponsabilitá altrui:

    I lavoratori e le imprese. “La sovrabbondante sovrastruttura statale con tutti i suoi apparati non si tocca”… É l´insopportabile …tabú… di ogni totalitarismo …ma é anche la inviolabile convinzione di tutti gli “ex” fascisti ed “ex” comunisti d´Italia… Gli apparati statali sono anche legalmente esenti da ogni responsabilitá. Per cui é “normale” che a pagare il conto del loro agire siano altri… Loro sono sopra a Tutto, e anche al Paese, agiscono per conto del Paese (!), sono “legittima sovrastruttura” … La cruda veritá, che questa é la piú autentica “cultura mafiosa” … ma nel caso dello stato “non si puó dire”… É tabú.

  28. lopez scrive:

    Ammetto che non ho neppure letto tuttol’articolo perchè mi faceva vnire il nervoso. Se viene fuori un condono mascherato siamo veramente oltre che falliti un paese di idioti. Non entro neppure nel merito in quanto è dimostrato da tempo che i condoni oltre che dannosi sono pure inefficaci perchè poi non vengono neppure incassati i soldi del condono. Un conto sono imprese che chiudono soffocate da equitalia per cui menti sensate possono trovare una soluzione, tutt’altro sono sanatorie su tasse non pagate. Alcuni mesi fa questo sito ha pubblicato un mio scritto “perchè l’italia rischia di fallire” ricercatelo. Quello che avevo scritto si sta verificando. Parlare di condoni è come protestare per la cattiva qualità del servizio a bordo su di un aereo che sta precipitando. Goddbye Italy.

  29. Luca scrive:

    Fa veramente ridere come in questo articolo si cerca di far passare dei furbastri autori di un vero e proprio furto come delle povere vittime della crisi. Poverini! Perchè quando la crisi non c’era pagavano sempre tutto, no? Ma per piacere! Ci saranno sicuramente dei casi in cui costoro sono in difficoltà ma il motivo principale per cui si evadono le tasse è guadagnare di più. E basta.

  30. Giuseppe scrive:

    E’ vero che alcuni imprenditori pur di non licenziare non pagano i contributi ai propri dipendenti e, anche se io sono un pensionato e perciò stipendiato, dico che così non si risolve il problema. Io credo che se non si fa una ribellione anche violenta contro non chi lavora con una divisa ma contro i politici, noi non riusciremo a far nulla . Distruggere una macchina, un negozio , imbrattare le città serve solo a far … parole… ,mentre loro continuano a d…….i.

  31. Prewiht scrive:

    Il condono non serve per cambiare una situazione.E’ come dare soldi ad un tossicodipendente,che vi racconta che quei soldi li userà per iniziare una vita virtuosa.
    Potrebbe servire come, “ripartenza da zero”, ma solo dopo avere riscritto le regole,opera talmente grande e difficile al punto in cui siamo, che non credo sia possibile. Pensate: dare stipendi uguali ai dipendenti pubblici di pari mansioni in tutte le regioni e comuni, versare all’IMPS i contributi per le pensioni di tutti, dal Presidente della Repubblica all’ultimo dipendente, sia pubblico che privato e con le stesse regole, abolendo tutti quegl’istituti pensionistici che concorrono a creare classi privilegiate e spesso ti mangiano tutto ciò che per anni hai versato perchè non l’hai versato fino all’ultimo anno che loro ti hanno imposto, e così via con i costi dei medicinali, cure mediche, costi della burocrazia, costi della carta dei computer etc. etc.
    Poi ci siamo noi.
    Alcuni così abituati al benessere,così come altri abituati all’indigenza se non alla povertà, che non riusciamo ad andare al di là delle parole, che gli uni e gli altri ci gridiamo contro, godendo dell’effetto che fa, piuttosto che guardare la realtà e correre ai ripari o almeno essere preoccupati e pronti ad affrontare rischi e sacrifici, che solo ci facciano intravedere una possibile soluzione.. Noi aspettiamo, qualcosa succederà o qualcuno verrà. Al massimo giochiamo all’enalotto, che se vinco ho risolto i miei problemi.
    Ma nel frattempo ci lamentiamo. Chiudono le aziende, lasciando a casa i lavoratori, ché non sono competitive sui mercati internazionali, per esempio(ma non solo) a causa degli alti costi dell’energia, ma negli stessi giorni , votiamo contro il nucleare, che abbasserebbe quei costi, perchè ne abbiamo paura e non vogliamo correre rischi. Il diritto al lavoro richiamato nella Costituzione, noi lo leggiamo come diritto ad ottenere un lavoro, da chi poco importa, qualcuno me lo deve dare.
    Forse siamo noi lo scoglio più grande.

  32. Prewiht scrive:

    Errata corrige: INPS

  33. gamaximo scrive:

    Senza fronzoli. No frills! Voglio veramente farla breve: No al condono perchè sarebbe (come è sempre stato)una presa in giro per chi si comporta secondo le norme stabilite dallo Stato e dalla collettivita ma un premio per i più furbi.
    Niente condono quindi e più condanne per gli evasori.
    Basta!

  34. antonioferrari363 scrive:

    Il condono sarebbe effettivamente efficace ai fini dell’abbassamento del nostro debito pubblico l’incasso di una cifra simile a quella ipotizzata dai due parlamentari, ed il pagamento ricadrebbe presumibilmente anche su  chi merita di pagare.
    Ma perché sia accettato e veramente tombale tale provvedimento non può prescindere da una riforma fiscale definitiva che ci consenta di ritenere che questo condono sia veramente la pietra su cui ricostruire un nuovo patto in materia di tasse tra stato e cittadino.
    Fare il condono e mantenere l’attuale sistema di tassazione, magari solo rafforzato da maggiori controlli della guardia di finanza non avrebbe senso e sarebbe un ulteriore incentivo ad evadere aspettando il prossimo condono.
    Rinnovo quindi la proposta che sempre piu’ si sente nell’aria, di un sistema fiscale che consenta  di scaricare tutte le spese al fine di rendere il soggetto fiscale il primo controllore , ovviamente interessato, del pagamento delle tasse degli altri ,richiedendo sempre regolare scontrino o fattura per i beni o i servizi acquistati.

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