rss twitter facebook youtube search
top

Partito dei liberi e forti?

Oggi esce in libreria “Ai liberi e forti. Valori, visione e forma politica di un popolo in cammino”. Un libro-manifesto edito da Mondadori per la campagna congressuale del Pdl, scritto dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Lo abbiamo letto in anteprima.

Il più instancabile esponente del governo Berlusconi, non nostalgico ma orgoglioso  nelle sue ascendenze socialiste, è certamente il ministro del Lavoro. Dal caso Fiat agli accordi separati, dal più massiccio impiego di ammortizzatori sociali della nostra storia all’articolo 8 della manovra,  conteso penosamente e tardivamente tra Fiat e Confindustria, dopo la rottura. Fino al più moderato (ma unico) intervento sul sistema del Welfare. Poi l’apprendistato, la flessibilità, l’ avvio dello statuto dei lavori etc.

Sacconi è rimasto vicino alla sua storia senza incatenarsi, ma anche vicino al Veneto della Lega, al mondo cattolico. Non si può dire che sia stato alla finestra aspettando che passasse il cadavere di Berlusconi per riposizionarsi con il suo, pur non rinnegato, vicino politico del Tesoro. Ha  agito e parlato spesso, con indipendenza e foga senza che l’opposizione lo risparmiasse, ma ha avuto tempo, si vede, di riflettere e di inserirsi nel nuovo scenario che forse (è il caso di dirlo) si aprirà  nel centrodestra dopo Berlusconi. Il titolo del libro è un tentativo di rifondare il percorso della forza principale del centrodestra e saltare l’ostacolo terribile del “dopo”. Senza far finta di nulla e senza ridurre Berlusconi ad un episodio.

Il ministro del Welfare parte dalla storia di Italia, pensa che coniugare istituzioni e popolo non si possa fare discutendo solo di intellettuali e popolo. Le radici del protagonismo dei cittadini, di cui oggi più che mai c’è bisogno, stanno nella   parte di una storia nazionale più volte repressa e depressa dalle elìtes intellettuali e stataliste di sinistra, di destra e tecnocratiche. Nel compromesso post-resistenziale la società si concepisce organizzata dai partiti e dallo Stato. Così si attenua il suo potenziale creativo. E’ evidente, secondo il ministro, come i tentativi riformatori e riformisti (da Giolitti in poi) abbiano sbattuto il naso su ideologie differenti e opposte, spesso evocate solo per difendere posizioni di privilegio e di conservazione, o rivoluzioni dall’alto, che negavano la vivacità e l’intelligenza del popolo italiano. Le stesse forze respingevano il legame tra tradizione ed emancipazione, impegno politico e  pratica sociale autonoma di cui si individua un nucleo forte nel mondo cattolico, nella sua prossimità, nella sua dimensione sociale, nella sua storia di sussidiarietà. Così il danno di cui oggi si paga il cumulo nasce nell’egualitarismo degli anni ’70 e nella mancata definizione di un percorso comune col riformismo socialista degli anni ’80.

Un annetto fa assieme a De Michelis (con Dialogo a Nord Est) si ragionava sull’orizzonte internazionale dell’Italia denunciando il rischio di un’ Europa rattrappita nell’area del baltico e di un Italia  esclusa, che poteva invece forzare il suo destino puntando sulla sua collocazione nel mediterraneo e sulla forza creativa, non separata e l’apertura  europea del Nord Est . Amici e avversari potranno dissentire, ma non accusarlo di pigrizia intellettuale.

Il senso sociale e dei valori della nuova formazione politica sta nel rapporto tra tradizione e società e fa tutt’uno, nel libro, con una peculiare concezione del moderno: l’idea di una laicità adulta, del ruolo della persona rivisto alla luce dei diversi filoni di pensiero della storia nazionale ed europea, la proposta di una Big Society che si ispira al Welfare del Nord, uno stato minore perchè migliore, una rivoluzione delle responsabilità e non solo dei diritti, una educazione per l’occupabilità.

C’è anche una grata e rarissima sorpresa: la “spinta” tecnologica non è nemica dell’occupazione e dei valori qui sostenuti, ma alleata della valorizzazione dell’impresa, dell’individuo nella sua socialità ( i social network non rimbambiscono solo! nda): la novità tecnologica aiuta persino il lavoro e la remunerazione delle opere dell’ingegno.

La “versione di Sacconi” del dopo-Berlusconi è un partito del popolo dei “liberi e forti” che si ispira alle idee ed all’appello di Don di Sturzo. Nessuno sa se può funzionare ma somiglia più ai desideri della generazione di Alfano che alle  memorie (nostalgie?) di Scajola. Vedremo.

4 commenti a “Partito dei liberi e forti?”

  1. Liutprando scrive:

    “Ai liberi e forti. Valori, visione e forma politica di un popolo in cammino”

    Bah.
    Per curiosità, ma Sacconi dove vive?

  2. antizecche scrive:

    Penoso scampolo di fine regime.
    L’ultima raffica di Arcore cominci a fare le valigie: solo roba leggera, che non serve altro ad Hammammet.

  3. QR DeNameland scrive:

    Su paginebianche.it c’è un Maurizio Sacconi che risulta abitare a Roma in Via Curzio Rufo, però non so se il Sacconi Maurizio in questione.

    8)

  4. vincenzo giuliano scrive:

    Come Unione dei Circoli dei Liberi e Forti di Basilicata siamo fortemente interessati alla proposta

Che ne pensi? Commenta!

top