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A che servono le agenzie se c’è Twitter?

L’altro giorno la notizia che due pidiellini erano passati con l’Udc la dà su Twitter il deputato duepuntozero Roberto Rao, cioè @robertorao, non un’agenzia.

La notizia che Berlusconi si sarebbe dimesso, invece, la dà lunedì, sempre su Twitter, Franco Bechis, anzi @FrancoBechis. Lo fa con una serie di tweets, postati a metà mattinata, siglati, che riportano la spifferata di una fonte definita ‘autorevole esponenente del Pdl’. Retweet a palla, hashtag #opendimissioni conseguente: le dimissioni sono uno scoop, le dimissioni sicure una nomination al Pulitzer. I giornalisti, che sono (quasi) tutti su Twitter, riprendono, rilanciano: lo dice Bechis, d’altronde, mica Giuliano Ferrara – che infatti, personalmente, su Twitter non va.

La timeline del giorno è subito #dimissioni. Ma anche #aeiouy (hashtag onomatopeico riproducente il motivetto del ‘trenino’ che si fa alle feste caciarone). Poi, colpo di scena: Berlusconi smentisce. Con una nota su Facebook, addirittura.

Figuraccia per Franco Bechis: finisce pure tra i Trending Topics, il nostro, come pusher di bufale. Ma Bechis quella merce non la tratta. Infatti che fa? Colpo di scena due: pubblica su Youtube la registrazione della telefonata con la fonte segreta. Le voci sono falsate, ma non irriconoscibili. La audio-prova fa il giro di Twitter alla velocità dei neutrini, con tutti – giornalisti e blogger – a dire è questo, è quello. Crosetto è il più quotato, ma anche Napoli. Poi un tale twitta la soluzione: “Scaricare il video in un lettore Mp3 ed abbassare di cinque semitoni”.

Lo fanno tutti, subito. Ma prima degli altri è il Post che pubblica l’esito dell’esperimento, cioè la registrazione di Bechis ‘in chiaro’. @TommasoLabate del Riformista twitta Crosetto – e lo dà per sicuro. Stefano Menichini, di Europa, è meno convinto: può essere lui ma anche no. Comunque, #ChiParlaConBechis è già hashtag – e siamo ancora a metà pomeriggio. Poi Bechis twitta la smentita: ‘Non è nessuno di quelli di cui si fa il nome’. In tarda serata, la verità: è Crosetto. Lo confessa lui stesso.

Ecco, nel giornalismo duepuntozero le notizie si lavorano così: live, open. Sostanzialmente su Twitter – che è insieme fonte, strumento, medium, audience: è solo un socializzatore di post da 140 battute, in fondo. Ma chissà, magari riuscirà a salvare l’informazione dall’Ordine dei Giornalisti.

8 commenti a “A che servono le agenzie se c’è Twitter?”

  1. marianog. scrive:

    Non ho capito un c… di quella terminologia! Mi sa che debbo tornare a nascere!

  2. fabio scrive:

    la differenza è che le agenzie danno un minimo di assicurazione sulla veridicità.
    facciamo una agenzia via twitter ?
    anzi no, io non sono giornalista, non sono capace.
    fate una agenzia via twitter ?

  3. axenos scrive:

    bechis sarà pure duepuntozero, ma se pensa di camuffare la voce delle sue fonti aumentandone la velocità, rimane comunque un pirla da era analogica…

  4. fabio scrive:

    a proposito di tweet, vedo velardi a lato pagina che parla di “situazione pazzesca”.
    benarrivato, velardi.

  5. axenos scrive:

    il “motivetto del trenino” sarebbe discosamba dei two man sound…

    noto anche come “pe pe pe pe pe pe” o “brigitti bardò bardò”…

    ah, che sciatteria ste giornaliste duepuntozero.
    quasi quasi ricordano l’indimenticabile giampiero vigorelli quando, appena nominato dal cialtrone di arcore alla direzione delle testate regionali, chiese ai tecnici di sostituire la vecchia sigla del tgr con la “musica di 2001 odissea nello spazio”….

  6. [...] Approfondimento fonte: A che servono le agenzie se c’è Twitter? [...]

  7. ciospo scrive:

    da un pirla dell’era analogica…..imbarazzante.

  8. QR DeNameland scrive:

    Il giornalismo 2.0 altro non è che un acceleratore del chiacchiericcio. Chiamiamolo #chiacchiericcio 2.0 così fa più figo

    8)

  9. [...] “The Frontpage” Pubblicato il 9 novembre 2011 A che servono le agenzie se c’è Twitter? [...]

  10. caligola scrive:

    ve lo dico io a cosa servono le agenzie se c’è twitter: a far si che almeno qualcuno schiodi il culo dalla poltrona e ritorni a indossare, almeno per una giornata, i panni (soprattutto le scarpe) del vero giornalista.

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