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Neanderthal in esilio

Voglio raccontarvi una storia. Una storia che racconta l’Italia, e che spiega molti perché del nostro presente. Parliamo di un ragazzo, romagnolo, classe 1977, nato e cresciuto a Faenza, appassionato di un settore di quelli un po’ particolari, a cui di solito non si pensa per il lavoro futuro: la paleoantropologia, lo studio delle ossa degli uomini antichi.

Questo ragazzo trova il coraggio di buttarsi nella sua passione, si laurea a Bologna, e dopo una laurea con lode prova a rimanere in università a continuare gli studi. Fa un dottorato di ricerca, continua a studiare, e pubblica una cinquantina di articoli scientifici. Inizia a partecipare a progetti di ricerca: sulle ossa di Matteo Maria Boiardo, Dante Alighieri, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, partecipa a studi biodemografici su popolazioni degli Appennini, e sulle ossa di una necropoli. Si dà anche da fare per fare fund raising presso fondazioni ed istituzioni, anche con ottimi risultati. Insomma, fa tutto ciò che un bravo ricercatore deve fare: studiare, scrivere, fare ricerca sul campo, e persino trovare fondi per la ricerca.

Un bel giorno però, come spesso accade negli atenei di questo Paese, questo ragazzo viene allontanato dal sistema universitario. La causa potrebbe essere una qualunque di quelle cui chi ha avuto a che fare con l’università italiana è oramai abituato: mancanza di fondi, logiche baronali, processi di selezione all’italiana. Non lo vogliamo sapere, non è rilevante. Fatto sta che se vuole continuare ad inseguire il suo sogno deve andarsene. E lo fa.

Finisce prima in Germania, a Francoforte, per un anno (perché ovviamente, a differenza di molti altri, che magari poi diventano professori, sa anche le lingue), per poi approdare a Vienna. Qui la situazione è un po’ diversa dall’Italia. E in poco più di due anni, messo nelle condizioni giuste, che cosa fa? Una scoperta che rivoluziona la conoscenza sull’uomo. Una di quelle scoperte che costringono la comunità scientifica internazionale a rivedere decenni, secoli di teorie. Lavorando su due piccoli denti di uomo preistorico con tecniche avanzatissime (e complicatissime) riesce a scoprire che l’Homo sapiens è arrivato in Europa, e nello specifico in Italia, non 40 mila anni fa, come si pensava, ma 45 mila, con la conseguenza che l’Homo sapiens ha convissuto (e per 5000 anni) con l’uomo di Neanderthal, forse anche incrociandosi con lui, anche in Europa, cioè in Italia. Con l’ulteriore conseguenza che molti reperti, e quindi molte tecniche, che erano state attribuite all’uomo di Neanderthal probabilmente appartenevano all’Homo sapiens, e l’uomo di Neanderthal risulta da tutto questo molto più stupido di quanto lo avevamo sin qui creduto. Tutti i giornali del mondo si interessano della questione, raccontando la storia ed intervistando il protagonista. Tutti tranne quelli italiani, ovviamente.

Questa è una storia vera, fresca di qualche settimana, ed il protagonista si chiama Stefano Benazzi, che ho avuto il piacere di intervistare nella mia piccola trasmissione locale su Tele1, per poi mandarlo nel nazionale da Cecchi Paone. E qui finisce la storia. Ed inizia la riflessione, che poi è molto breve. Innanzitutto, ancora una volta, noi italiani siamo i migliori. Messi nelle condizioni giuste finiamo sempre per eccellere. E questo è un fatto. Ma ce n’è un altro. Un sistema universitario che non è capace di riconoscere una mente del genere e finisce per non premiarla, ma addirittura allontanarla, è un sistema che non porta da nessuna parte.

Il problema dell’università italiana non sono i pochi fondi, o gli stipendi da fame dei ricercatori, ma le logiche clientelari, antimeritocratiche e baronali che fanno di questo Paese quello che è e che finiscono per punire il merito. Anche perché la vera scoperta antropologica del nostro Benazzi non è tanto quella esposta, che cioè l’Homo sapiens e l’uomo di Neanderthal hanno convissuto in Europa e che il Neanderthal era più stupido del sapiens, ma quella ancora più sconvolgente che non è stata scritta. Che cioè questo stupido uomo di Neanderthal, durante la sua convivenza con i nostri diretti antenati italiani Homo sapiens, deve aver veramente inzuppato con la propria stupidità il sangue del popolo italico in maniera decisiva. Perché per farsi scappare un cervello come questo possiamo essere solo degli ottusi uomini primitivi.

11 commenti a “Neanderthal in esilio”

  1. sophia colpiacca scrive:

    Fino a che un professore verrà misurato in anni di anzianità e non attraverso i successi ottenuti dai suoi alunni sarà sempre così, o peggio.

  2. [...] Per approfondire consulta articolo originale: Neanderthal in esilio [...]

  3. Pietro Costantino scrive:

    Quoto Sophia al 100% e aggiungo: il sistema di reclutamento universitario DEVE essere cambiato radicalmente. Basta concorsi farsa! Affidiamo la responsabilità diretta della chiamata di docenti e ricercatori ai corsi di studio. Valutiamone i risultati ed i progetti attraverso peer reviews internazionali e assegniamo le risorse in proporzione ai risultati ed alla validità dei progetti.
    Vedi allora se cambia l’università, eccome se cambia!

  4. Economia politica scrive:

    Innanzitutto, ancora una volta, noi italiani siamo i migliori.

    Fosse vero, il nostro eroe non avrebbe dovuto fare fatica ad imporsi.

    La verità è un’altra: gli italiani sono scrocconi.

    Infatti chi non lo è viene isolato, dagli italiani.

  5. roberto1 scrive:

    Non so se siamo i migliori, forse no.
    Ma di certo vi è che, tranne rare eccezioni, l’Università italiana è divenuta, nel tempo, la peggiore del mondo civile.
    Sophia e Costantino hanno centrato due “nervi scoperti”: carriera per anzianità e non per merito e concorsi.
    Questi ultimi il vero “male” del pubblico impiego.
    E tanta, tantissima iniquità mascherata da “egualitarismo”.
    E’ noto che le tasse coprono appena il 15% dei costi e che, ogni anno, abbiamo il 7% circa di neolaureati, rispetto la popolazione universitaria.
    Quindi coloro i quali non mandano i loro figli in Università e chi invece lavora dopo le superiori, con le loro tasse finanziano i corsi a chi se li potrebbe tranquillamente permettere altrimenti.
    Un movimento che si inalbera per un piccolo aumento di tasse universitarie è, di fatto, in Italia, una cialtronata pazzesca.
    Le tasse dovrebbero essere più vicine ai costi, fermo restando che merito e profitto dovrebbero, insieme con prestiti d’onore ed altre agevolazioni,essere le uniche opportunità tangibili per ottenere la gratuità o semi-gratuità.
    Non è un sogno: funziona così nel resto del mondo.
    Il nostro, piuttosto, è un incubo da cui occorrerebbe liberarci al più presto, per evitare che tanti altri Benazzi siano costretti a emigrare, per valorizzare il loro talento.

  6. giovannino scrive:

    Studio all’Università di Tor Vergata, DAMS, indirizzo musica. Due anni fa è andato in pensione il potentissimo prof. Agostino Ziino, unico professore ordinario nella nostra facoltà della sua classe di cattedre e potente deus dei concorsi di quella stessa classe di cattedre. Alla sua scuola si sono formate generazioni di musicologi, che hanno imparato come si lavora nella ricerca musicologica dai suoi fondamentali studi sulle “Laude” medievali. L’anno scorso dopo un periodo di panico il vuoto creatosi con l’andata in quiescenza del Ziino è stato tappato provvisoriamente e l’insegnamento di Storia della Musica è stato impartito a titolo gratuito da una docente di Santa Cecilia. Quest’anno dopo un breve interregno, pare che alla Facoltà di Lettere e FIlosofia dell’Università di TOr Vergata, verrà chiamato ad insegnare Storia della Musica un giovane cultore della materia: Agostino Ziino, anni 73.

  7. Mario Giardini scrive:

    A me pare che giudicare sulla base dell’età sia piuttosto infantile. Nessuno a Cambridge si sogna di mandare a casa Stephen Hawking, 69 anni. E neanche a Oxford di pensionare Roger Penrose, 80.

  8. marouen scrive:

    recentemente mi hanno colpito le parole di una SAGGIA: ” le parole non scritte, fanno più paura di quelle scritte”.
    la signora in oggetto è la preside di una scuola media, la quale durante una intervista del TG3 affermava suddette parole……
    il collegamento non è immediato, ovviamente, ma la suddetta signora è preside di uno degli istituti statali in cui cè il più alto tasso di assenteismo sia da parte dei professori che degli alunni.

  9. Frankie scrive:

    Infantile o no, Stephen Hawkin, che ho visto al supermercato a Pasadena, e Rogen Penrose sono due luminari. La maggior parte dei prof. italiani sono invece dei peracottari.

    In ogni caso, bravo il signor Benazzi per la scoperta!

  10. axenos scrive:

    E GIUSTO per comfermare le storture del sistema universitario italiano, leggetevi la storia del superchirurgo Lanzetta bocciato per ben 9 volte dall’università dell’insubria…

    http://www.corriere.it/cronache/11_novembre_24/stella-lanzetta-superchirurgo-bocciato_0adc6f4c-1664-11e1-a1c0-69f6106d85c1.shtml

    da chi è retta l’università dell’insubria?

    da renzo dionigi, amico intimo di Bossi e superconsulente della gelmini.

    quella che si vantava di aver fatto una riforma contro i baroni…

  11. axenos scrive:

    renzo dionigi: uno che boccia un superchirurgo famoso in tutto il mondo come Lanzetta e assegna la laurea honoris causa a bossi…

    poi ci stupiamo se il paese va a catafascio

  12. axenos scrive:

    il caso del super chirurgo Lanzetta è stato ripreso anche da Sgarbi sul Giornale:

    http://www.ilgiornale.it/interni/cosi_baroni_difendono_facolta_raccomandati/25-11-2011/articolo-id=558701-page=0-comments=2

    ma, udite udite, il sedicente critico d’arte non nomina mai l’università dell’insubria e il suo rettore Renzo Dionigi. per foza, come si può scrivere un articolo contro i baroni, quando il rettore in questione è quel tale che ha conferito la laurea honoris causa a Bossi ed è stato il principale consulente dellaq gelmini per la rivìforma universitaria?

    semplice, si svbianchetta il suo nome e quello dell’università e così saranno contenti i lettori del giornale che continueranno a credere che la gelmini abbia fatto una riforma contro i baroni…

    facce da culo

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