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Crescita e libertà

Il sistema politico italiano è entrato in uno stato di eccezione. ll combinato disposto della rinuncia o impossibilità ad affrontare la crisi globale da parte dei decisori politici eletti e di una forte iniziativa del presidente della Repubblica, ha dato vita ad un governo tecnico. Il riaffacciarsi del terrorismo e di crescenti tensioni sociali richiede un ferreo mantenimento delle premesse costituzionali e sostanziali di questa eccezione.

A guardare (e decidere) delle sorti della gigantesca opera cui è chiamato il governo tecnico stanno forze politiche, sindacali e dell’establishment della comunicazione. Obbligati a sottostarvi e costantemente tentati dal tradire questo inedito “outsourcing” della decisione politica.

La sospensiva democratica di questo dispositivo è garantita da alcune condizioni: la temporaneità del mandato parlamentare, il mantenimento delle libertà d’espressione, stampa, riunione e manifestazione del pensiero. Non basta. La chiave cruciale è l’esito del progetto e l’esito dipende dal valore che si dà alla libertà in connessione con quello che appare il punto più nebbioso: la crescita.

Se il putsch di velluto si deve alla constatazione che non c’è futuro senza libertà dal debito, dobbiamo anche assumere che non c’è crescita senza un drastico ridimensionamento dello Stato. Il format della Casta ha occultato i costi di uno statalismo illimitato e perverso. Cui si sono abbeverati dipendenti pubblici, imprese private, corporazioni e media. L’aumento senza limiti dell’imperio statale attraverso le tasse ammazza l’economia. Oggi questo statalismo è rimasto senza un patto sottostante nemmeno per la sua gestione. Per questo spaventa la sproporzione tra tagli alle spese statali e nuova imposizione, l’incongruenza dell’intervento sugli enti pubblici solo contro i meno costosi (le Province) e in favore dei più costosi (le Regioni e i ministeri) .

Spaventa la condizionalità dubbiosa delle liberalizzazioni, l’assenza di una nuova ondata di privatizzazioni, l’evanescenza di interventi cogenti per l’innovazione digitale (che fa risparmiare). Sulle piccole e grandi cose si farà la differenza. Nel comparto delle farmacie, la concorrenza per ridurre i prezzi al pubblico dei farmaci, l’ampliamento dei canali distributivi di alcune categorie di farmaci (fascia C) nei Comuni con più di 15.000 abitanti (perchè?) consentiranno di praticare liberamente sconti sui prezzi di tutti i prodotti venduti nelle farmacie e negli esercizi commerciali abilitati. Gli ordini, lungi dal riformarsi, si difendono e preparano dossier per castigare i loro aderenti che competono con offerte su Groupon, su eBay.

Gli avvocati non vogliono la razionalizzazione dei tribunali. La libertà di approvvigionamento di farmaci serve a ciascuno di noi. Perchè quel che vale per la salute non vale per la cultura? Una assurda legge varata di recente, ad esempio,  non consente sconti superiori al 20% sui libri solo per proteggere le cosiddette librerie minori, aiutando quelli che hanno più soldi per comprarli. Ci mettete mano? Perchè lo stesso non vale per l’energia e perchè non si va avanti con le liberalizzazioni delle compagnie energetiche e delle reti di distribuzione? Liberando anch’esse dall’intervento statale più o meno esplicito e liberando risorse finanziarie oggi più necessarie dei pezzi di tubo? Perchè non vale per le ferrovie da subito e perchè non vale per le 5000 aziende pubbliche e partecipate dove siedono 25.000 consiglieri intoccati da questa manovra?

Liberateci o non cresceremo e invece che di debito moriremo di tasse. Qualcuno prima di suicidarsi farà follie.

54 commenti a “Crescita e libertà”

  1. QR DeNameland scrive:

    Roberto, tu giustamente parli di percezione e saprai certo che per molti versi essa è anche più importante della sostanza, come ben sa chiunque si occupi di marketing: pochi, e certo non io, possono discutere con cognizione di causa di teoria della socialdemocrazia – e in genere di qualsiasi altra teoria politica – e dunque non possono che fidarsi della loro percezione, giusta o sbagliata che sia. E la percezione che molti, ed io fra di loro, hanno è che a sinistra non ci sia mai stata una netta rottura con il passato.

    Certo dai tempi di Togliatti molto è cambiato, ma ciò che unisce De Gasperi a Berlusconi, Andreotti a Fanfani, Craxi a Moro, non sono tanto le teorie e le idee ma il loro essere stati bersaglio dei peggiori insulti e grossolanità provenienti da sinistra. Su questo fronte niente pare essere cambiato, ma al contrario si può ben parlare di un peggioramento perché la percezione che molti hanno è che poco alla volta la magistratura si è spostata a sinistra acquisendone metodi e violenza verbale e, quel che è peggio, trasformando la giustizia in arma – e che arma! – di lotta politica. Inutile – mi sembra di capire – ricordarti i metodi di Di Pietro o l’uso aberrante che si è fatto delle intercettazioni, e la percezione diffusa è che ciò sia avvenuto con l’appoggio del più grande partito della sinistra. Perché dunque stupirsi se nel linguaggio comune si dà ancora del comunista a chi ha appoggiato con tifo da stadio il trattamento riservato a Gabriele Cagliari (un nome fra i tanti)?

    Certo nemmeno a destra niente è stato fatto per cambiare la percezione che di essa ha la sinistra, ma c’è una grande differenza: la politica è “roba” da intellettuali i quali, lo sappiamo, sono anch’essi per lo più di sinistra e toccherebbe dunque a loro aprire un serio dibattito sul pietoso stato della politica italiana. Voglio dire, Il Giornale è con tutta evidenza un giornalaccio di propaganda dal quale non c’è da aspettarsi un gran ché, ma Repubblica ha a libro paga la crema degli intellettuali italiani, eppure usa toni e modi che niente hanno da invidiare a quelli del quotidiano di casa Berlusconi.

    Infine, sempre a proposito di percezione, ma vi volete rendere conto che scherzare ancora sui comunisti che mangiano i bambini è quanto di più disgustoso si possa immaginare: provate ad andare a fare simili battute in Ucraina dove recentemente hanno inaugurato un monumento all’Holodomor e tanto si dannano per far “promuovere” quella tragedia alla categoria di genocidio. È un po’ come andare in Israele a far battute sui forni crematori.

  2. roberto1 scrive:

    Gli è che in Italia non solo non è mai avvenuta una “Bad Godesborg” ufficiale e fondativa di un movimento di sinistra candidato a giocarsi democraticamente la leadership del Paese e disponibile, quindi, a levarsi di torno in caso di sconfitta elettorale, ma questa ha rappresentato, fino a pochi anni fa, il simbolo di un tradimento consumato sulla pelle dei lavoratori.
    Questo disprezzo si legge ancora tutto nelle parole e nella prassi di Landini, per esempio, nel pervicace rifiuto di seguire le orme della IG Metal.
    Si faccia il paragone fra il dipendente dell’industria tedesco e quello italiano e si tirino un pò di somme.
    Si abbia il coraggio di ammettere che esiste un delta che via via divarica sempre più e si abbandoni il binario morto delle relazioni industriali così come sono nel nostro Paese.
    Si pensi al Magistrato come colui che deve svolgere uno dei compiti più delicati in democrazia, cioè perseguir reati, e non lo si concepisca più come “alleato” da coccolare e vezzeggiare perchè può tornare utile contro l’avversario di turno; si pensi al dirimpettaio come “avversario politico” e non nemico giurato; si pensi che una corporazione o un giornale “amico” sono comunque anomalie e distorsioni della democrazia; si pensi a provvedimenti che non siano punitivi per qualcuno e premianti per altri, ma che servano alla crescita del paese tutto intero; si pensi alla politica come uno spazio non da occupare “militarmente”, ma da gestire “pro tempore”……
    Questo è e sarà l’unico modo per dissipare ombre, dubbi e remore e, naturalmente, per avvicinare PD e PDL a “standard europei”.
    Sono daccordo, QR: ne trarrà beneficio la democrazia e tutto il paese.

  3. CSR scrive:

    Io non avevo mai videoascoltato questo stralcio di Oscar Giannino.
    Trattasi di un qualcosa su cui non ho avuto modo di verificare l’esattezza delle cifre fornite ma, se fosse vero, non essendo tacciabile Giannino, di simpatie per il centro-sinistra, più di qualcuno, dovrebbe riflettere dopo averne preso attenta visione.
    Di seguito il link:
    http://www.youtube.com/watch?v=_830Sz1S5_A

  4. Un Esule scrive:

    Anche nella differenza sui metodi e sui fini, sui fondamentali concordo con Roberto.

  5. SANDRA ALVINO scrive:

    AIUTATEMI TUTTI ,DEMOCRAZIA IN ITALIA NON ESISTE ………. GUARDATE SU GOOGL SANDRA ALVINO POI RISPONDETE LEGGE 164/82 rettifica anagrafe …..MA DOPO 30 ANNI SPOSATA MI CHIAMANO TRANS ……… DOVE CACCHIO E LO STATO DI DIRITTO 0553882839

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