Se non ora quando?
Dire “le donne” è come dire “i biondi” o “i meridionali”: non significa nulla. Indica una qualità specifica talmente diffusa (il sesso, come il colore dei capelli o il comune di nascita) da lasciare impregiudicato tutto il resto. E infatti ci sono donne grasse e magre, di sinistra e di destra, ricche e povere, intelligenti e sceme, casalinghe e manager, madonne e puttane: e questo, naturalmente, vale anche per gli uomini, per i biondi, per i meridionali e per tutte le altre categorie che la sociologia e la burocrazia hanno inventato e continuano ad inventare.
Alcune donne la pensano però diversamente, e si considerano “le donne”. Senza se e senza ma. Per natura e per legge. In quanto colte, emancipate e di sinistra, queste donne si considerano l’aristocrazia naturale del loro genere, e di conseguenza si rappresentano come la totalità: se tutte le donne fossero illuminate – così sembrano dire – la penserebbero come noi, e dunque siamo legittimate a rappresentarle. Con questo trucco ereditato dal peggior paternalismo, in realtà, le donne emancipate e di sinistra nascondono appena un certo disprezzo per le altre, per le donne qualunque, per le donne di ogni tipo che popolano il vasto mondo.
Ieri alcune donne si sono riunite a Roma e in una decina di altre città d’Italia: è stata la prima manifestazione del movimento “Se non ora quando” dopo la caduta di Berlusconi, ed è stato, naturalmente, un fallimento. Sul palco di piazza del Popolo si sono avvicendate Lunetta Savino, Emma, Erica Mou, l’Orchestra Europa Musica, Paola Turci, Marina Rei. Qualche migliaio di persone in piazza, due righe in cronaca: né poteva andare altrimenti.
“Se non ora quando” non è mai stato un movimento femminista (tantomeno femminile), ma un brand dell’antiberlusconismo militante. Le grandi manifestazioni del 13 febbraio scorso avevano davvero poco a che fare con i diritti e le rivendicazioni delle donne, e moltissimo invece con la guerra al Caimano: per questo furono un successo. Ma ora che il Caimano si è ritirato, a tenere alta la bandiera della lotta restano soltanto le seconde file: Tiziana Ferrario che proclama “Basta con il modello Olgettine” e Paola Turci che denuncia “i 15 anni del governo Berlusconi segnati per le donne da condizioni miserabili e sottocultura”. Con analisi così raffinate, non stupisce che la piazza sia rimasta vuota.
“Se non le donne, chi?” era il titolo della manifestazione di ieri, “non contro un governo – spiegano educatamente le organizzatrici – ma per parlare al governo, per costruire insieme un paese in cui le donne possano sentirsi finalmente cittadine”. Il fatto è che questa petizione di principio si traduce poi in una piattaforma riventicativa degna del più agguerrito microsindacato corporativo: “tutela” del Welfare, no all’aumento dell’età pensionabile femminile, assegno “universale” di maternità, “quote rosa” e 50% dei posti in Parlamento e al governo. In pratica, soldi e quote garantite. Più o meno come i sudtirolesi.
E qui il cerchio sembra chiudersi: le donne che pretendono di rappresentare “le donne”, venuto meno l’entusiasmo antiberlusconiano e ridimensionato (per fortuna) il moralismo neomedievale dei mesi scorsi, diventano uno dei tanti sindacati di cui è costellata la nostra infelice repubblica: non più genere (né tantomeno soggetto di liberazione individuale e collettiva), “le donne” si propongono come semplice categoria protetta. Il diritto alla libera realizzazione di sé diventa un obbligo stabilito dalla legge; il merito e la libera competizione – fra le donne e fra i sessi – sono cancellati dall’egualitarismo burocratico delle “quote rosa”; al centro delle rivendicazioni non c’è lo sviluppo delle potenzialità di ciascuna, ma la richiesta di censure preventive (sui giornali e in tv) e contributi statali a pioggia per tutte.
In questa involuzione corporativa, “le donne” non si discostano troppo da gran parte della sinistra, di cui condividono tic e ossessioni. E infatti Camusso e Vendola hanno salutato con entusiasmo la manifestazione di ieri. Grattata la crosta scintillante dell’antiberlusconismo, la conservazione del modello sociale italiano, fondato su un reticolo infinito di microprivilegi e sussidi, sembra essere la preoccupazione dominante della sinistra oggi maggioritaria. Bisognerebbe invece cominciare a guardare al futuro: se non ora, quando?
(dal Giornale)


No CSR, mi pare vero il contrario. E’ quel tipo di approccio che ripropone meccanicamente il sistema delle fazioni contrapposte: le donne che frequentano la residenza di Berlusconi offendono la dignità delle donne? Sono fatti loro, io non mi sento offesa. Ci sono poche donne ai vertici (imprenditoriali e istituzionali), quindi bisogna introdurre le quote e la fiscalità di vantaggio? Io non voglio tutele di genere, se ne ho l’interesse, la voglia o la capacità i vertici me li scalo da sola. Questo tipo di rivendicazioni arrivano, con pretesa di assolutezza, sempre dalla stessa parte politica: quella che ritiene di avere sempre ragione e di poter, per questo, parlare a nome di tutti. Le garantisco che non mi fa piacere doverlo ammettere: perché ritengo che ciò di cui più ci sia bisogno nel nostro disastrato paese è accantonare le contrapposizioni ideologiche e affrontare i problemi che ci affliggono con una buona dose di sano e disincantato pragmatismo, riconoscendo alle posizioni e agli atteggiamenti altrui la stessa identica legittimità. E’ l’unico modo per superare il disgraziatissimo fatto di non avere una memoria storica condivisa.
paolab2102
condivido
Mi sorge un dubbio : ma “le donne che frequentano la residenza di Berlusconi” sono il segno di “una buona dose di sano e disincantato pragmatismo” ?
Per pragmatismo si intende l’indirizzo filosofico contemporaneo, affermatosi a cavallo tra XIX e XX secolo negli Stati Uniti, per il quale la funzione fondamentale dell’intelletto di consentire una conoscenza obiettiva della realtà non è separabile dalla funzione di consentire un’efficace azione su di essa. Un pragmatista, in altre parole, sarà interessato a questioni di metodo o di fine nella misura in cui la loro risoluzione porta ad agire con profitto ed efficacia, attraverso un continuo rimando a premesse e circostanze concrete, tralasciando le sottigliezze meramente verbali. Al concetto tradizionale di verità teoretica come criterio di scelta tra diverse dottrine si sostituisce dunque la pratica utilità, intesa in senso ampio.
Tralasciando l’aspetto di moralmente sano, non essendo un moralista sarei tentato , se fossi paolab, di rispondere di si.
Paola, mi inchino di fronte alla tua saggezza. Complimenti
ah…la definizione di pragmatismo è di wikipedia
uhmmm…approvazione sospetta…
Nel dubbio, quando gli uomini si inchinano davanti a te, è quello il momento buono per tirargli una ginocchiata.
Elisa Neri Belli a me a leggere i commenti mi cadono le braccia.ce ne fosse uno sensato….c’è il maschilista(e la maschilista)che dicono che le donne sono stronze e privilegiate e stanno rovinando i maschi….i nostalgici che dicono meglio le SNOQ delle Olgettine,la marea di quelli che sostengono “Il Movimento”(-.-”),quelli che dicono che le donne non devono avere tutele nella società perchè si discriminano i maschi….!!!!!!cioè ma vi rendete conto di quello che dite?qua nessuno di voi ha capito…nessuno di voi ha capito che il SNOQ è un movimento di veterofemministe radical chic e bigottone che ripropone un modello antico di figura femminile,quello della donna come puro spirito intellettuale,pressochè asessuato e egoriferito…molto triste..un movimento nato contro Berlusconi,contro la femminilità e la libertà sessuale,usato finchè faceva comodo e ora floppato..nonostante tenti di proporre cose sensate….mischiate con tanta retorica.non capite che la donna non deve stare sotto tutela,certo che no…dovremmo essere noi le prime a non farci la guerra,a darci fiducia,a partecipare al mondo,a votarci!!!invece è provato che ci facciamo fuori l’un l’altra in favore dei maschi…come mai???però non diciamo sciocchezze,la donna oggi non gode di ALCUN privilegio!e per piacere non parlatemi dei PADRI SEPARATI che sono una organizzazione maschilista…..non fatemi proprio parlare….se la donna ha delle tutele di legge è perchè senza di esse sarebbe DISCRIMINATA.e lo sapete perchè?perchè le leggi non tengono conto della vita e delle incombenze delle donne.sono spesso fatte con mentalità maschile e cmq niente può essere sempre valido per tutti.NON SIAMO UGUALI.uomini e donne non sono uguali!la parità è una cosa,l’uguaglianza è altro.perchè dimenticate che la vita di una donna è più faticosa e pressante di quella di un uomo?perchè dimenticate che il fisico femminile è più sottoposto a stress e sbalzi ormonali,a gravidanze,parti e allattamenti,perchè dimenticate che i figli hanno bisogno primariamente della madre,che la donna in casa fa sempre e cmq più dell’uomo,che assiste quasi sempre lei gli anziani???questi sono PRIVILEGI?!volete l’uomo mammo e casalingo?ok,ognuno faccia le proprie scelte…ma la biologia non la potete cambiare…possibile che adulti e colti nessuno si renda conto di cose così basilari?a partire dalle donne…io non ho parole….
Mi sembra di aver letto che qualcuno ha scritto “la vita di una donna è più faticosa e pressante di quella di un uomo” ,ho letto bene ?
Dal basso della mia ignoranza avevo sempre sospettato che le donne sono sottoposte alle gravidanze più degli uomini.
Io di parole ne ho qualcuna. Si legga i dati dela speranza di vita per i maschi e per le femmine.
Nonche’ la mortalita’ infantile….
per dirla alla liut, ho sempre ragione io…
qr: ottima, ma per l’allattamento siamo quasi uguali; il biberon lo davo al 48 %
bassezze…complimenti…non fate i finti tonti…il ruolo della donna è diverso(e più pesante) nella famiglia e nella società e questo non lo potete cambiare perchè non vi piace.l’allattamento al seno è sempre preferibile,nonchè,in mancanza,il rapporto esclusivo con la madre.ripeto,i padri devono fare i padri,non i mammi.e non è una questione di percentuali.uomini finitela di piagnucolare e fate gli uomini.nessuno vi sta discriminando o sminuendo.
donne,invece di farci la guerra potremmo essere contente di essere donne e non voler essere uomini?come mai ci pesa tanto?
invece di preoccuparci del “corpo della donna” usato e ostentato per scelta perchè non ci si preoccupa di cose serie?
Fisco: vive e prospera al Nord il parassita della società e vive alle spalle di poveri impiegati e pensionati del Sud
Il Tribunale di Pinerolo (Torino) archivia processo per evasione fiscale perché la “Lista Falciani”, in Italia, non è legalmente utilizzabile. Nello spot antievasione meglio mettere la foto di un biondo varesotto rampante con Ray-ban e Rolex
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La conferma che il sistema fiscale – e giudiziario – italiano sia “progettato intorno agli evasori” viene dalla notizia che il Tribunale di Pinerolo non ha potuto procedere nei confronti di un imputato per evasione perché le indagini si basavano su un dato “processualmente inutilizzabile”: la famigerata lista Falciani, l’elenco dei settemila correntisti italiani della sede di Ginevra della banca britannica Hsbc, che avevano depositato in Svizzera dal 2005 al 2007 ben sei miliardi e 9 milioni di dollari. La lista prende il nome da Hervé Falciani, ex dipendente della Hsbc di Ginevra che, sottratto l’elenco di clienti illustri (ottantamila, tra cui, appunto, i settemila italiani) e lo ha poi consegnato alle autorità francesi diventando un collaboratore di giustizia.
Ma se in altri Paesi gli evasori fiscali potranno essere processati, in Italia no. E non certo per colpa del giudice di Pinerolo – Gianni Filippo Reynaud, si chiama, per la cronaca – costretto ad archiviare il processo. Gli stessi pm hanno dovuto convenire sul fatto che la lista Falciani sia “qualificabile come illegale”. Soltanto in Italia, però, in base a una legge “bipartisan” del 2006 che impone la distruzione dei “documenti illecitamente acquisiti” e condanna a sei anni chi continua a detenerli.
Un’altra legge ad hoc di politici che intenzionati a proteggersi – in questo caso dal dossieraggio illecito praticato dalla divisione Security di Telecom-Pirelli allora guidata da Tavaroli -, tornata utile anche ad altri privilegiati. I quali potranno adesso, una volta di più, farsi beffe dello Stato e di chi paga regolarmente le tasse. Beffati due volte, questi ultimi: il governo nazionale, dovendo recuperare denaro per fronteggiare la crisi, ha stabilito che se l’Agenzia delle entrate accerterà un debito da parte di un cittadino e gli intimerà di pagare la somma, se questa non sarà saldata entro due mesi, potrà, senza alcun contraddittorio legale, pignorargli dei beni.
Il timore è quello che lo Stato possa procedere al sequestro di innumerevoli, piccoli appartamenti di pensionati del Sud o le auto che servono per andare al lavoro a modesti impiegati meridionali – gli unici di cui ci si può tranquillamente approfittare – mentre i grandi evasori del Nord, quelli da milioni di euro, quelli della lista Falciani, che hanno denaro, avvocati e amici potenti, continueranno a farla franca. Continueranno a essere, loro ricchi, ricchissimi, parassiti dei poveri, dei meno fortunati, come quei disabili cui si continuano a sottrarre risorse.
Se vi chiedete poi perché parliamo di Nord e Sud, va spiegato che la stragrande maggioranza dei settemila della lista Falciani provengono dalla Brianza: piccoli industriali e professionisti evasori per decine di milioni di euro, spesso del tutto sconosciuti al fisco: evasori totali. Il Nord brulica di questi personaggi: Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Trentino, Liguria. Ci sono anche altre regioni, certo, ma con percentuali residuali.
Ecco perché, nello spot dell’Agenzia delle Entrate, piuttosto che la foto di un signore bruno, con la barba di due giorni, torvo, un tipo a metà tra l’immigrato ripulito e il mafioso, un meridionale, comunque, dovremmo mettercene un’altra. Magari quella di una bella venexiana imbellettata e ingioiellata, di un biondo varesotto rampante con i Ray-ban e il Rolex. O di quel pinerolese graziato dalla legge e di cui, purtroppo, non conosceremo mai né volto né nome.
Una cosa è certa: sta al Nord il parassita della società.
“invece di preoccuparci del “corpo della donna” usato e ostentato per scelta perchè non ci si preoccupa di cose serie?”
Perché le cose “serie” rendono meno e sono più faticose.
alla manifestazione di “se non ora quanco” io c’ero,quella di Torino per la precisione,convintamente ho partecipato in sostegno di politiche di genere,non so da dove nasca questa avversione per questa manifestazione e qui ho letto commenti che tanto mi hanno lasciata sconcertata ed amareggiata,non voglio spiegare perchè io sia diventata femminista,ricordo solo il giorno e il luogo,mio padre che mi disse “voi donne non avete il cervello adatto per pensare come quello di noi uomini”,avevo solo 14 anni e non sapevo neanche cosa fosse un movimento femminista ma capì che non potevo subire quella condanna paterna,non ce l’ho con gli uomini ne con nessun altro,ce l’ho con la mentalità familista e patriarcale infarcita di bigottismo clericale,che ingabbia ed impedisce alle donne italiane ,più che agli uomini,di rendersi autonome ,di poter sceglier al diritto allo studio,al lavoro,e a fare la mamma a tempo pieno se lo desidera,ma in piena libertà e consapevolezza,la propria e non dettata da condizionamenti esterni.Sabato a Torino è stato dato fuoco ad un quartiere perchè una ragazza ,poco più che bambina,per nascondere alla sua famiglia,che regolarmente la sottoponeva alla visita ginecologica per attestare la propria verginità,per nascondere il suo primo rapporto d’amore ha mentito ed inventato uno stupro che ha presoo una connotazione etnico-razzista,a danno di una comunità rom.ostacolare il diritto di amare è una violenza terribile, perchè impedisce ad una giovane donna di vivere serenamente le proprie emozioni.Finchè l’ultima donna di questa terra non sarà libera di scegliere ,io andrò ad ogni manifestazione per le donne e lavorerò per organizzarle,sperando di avere anche voi al nostro fianco
Mi aspetto di vederla manifestare a Teheran o Riad
lo so che questa è la battuta più semplice,ho una cicatrice sulal schiena e unasul naso per aver partecipato alle manifestazioni contro il volere di mio padre,nel mio piccolo i segni me li porto addosso da 35 anni,non so cosa avrei fatto se fossi nata in Iran o altrove,me lo sono chiesta spesso,ma mio padre è un ontegralista religioso e non mi ha risparmiato nulla di quel tipo di cultura,per fortuna sono italiana e vorrei che tutte le donne potessero se disturbate nelal loro crescita poter essere protette dalle leggi e da uno Stato laico
Maria, la sua testimonianza è toccante e il suo coinvolgimento psicologico denuncia una ferita profonda. Senza manierismi, ha tutto il mio rispetto e tutta la mia partecipazione. Riesco a percepire e a comprendere il suo desiderio di esserci e di far sentire la sua voce ma la prego di riflettere sul fatto che le donne che erano in piazza l’altro giorno a Roma e, in linea di massima, quasi nessuna delle donne che di solito scende in piazza, ha alle spalle una vita di violenza e di sopraffazione. Sono donne che quasi sempre vivono in discrete o buone condizioni economiche, fanno lavori comodi da cui ricavano un reddito che consente loro di fare le vacanze all’estero, oppure hanno alle spalle una famiglia che le mantiene all’Università e manifestano pensando di impartire a quelle che non sono presenti lezioni di verità. Quasi mai domandano diritti intesi nella corretta accezione del termine perché la nostra società ormai da tempo ce li riconosce, per fortuna, tutti: chiedono piuttosto privilegi e trattamenti di favore, quote, aliquote e posizioni di vantaggio. Non rappresentano, insomma, i problemi delle donne “vere”, però pretendono di farlo e inarcano il sopracciglio se qualcuno osa obiettare sulla, come dire, universalità del loro punto di vista. Chiedono allo Stato, chiedono ai partiti, chiedono ai sindacati, chiedono e basta Maria dall’alto della loro presupposta superiorità. E non tirano in ballo l’unica rivoluzione che ancora oggi noi donne occidentali non siamo state capaci di conquistarci ma che non c’è modo di farsi regalare dalle istituzioni. E che traspare invece, Maria, dalla sue parole di donna fatta di carne, sangue e ossa: quella del costume. Davvero un cordiale saluto.
paola, grazie per l’affetto dimostratami,non dubito che nel movimento ci siano le donne da lei descritte,ma come saprà benissimo solo i grandi numeri muovono i cambiamenti,le singole persone, pur avanguardie, nulla potrebbero e nulla otterrebbero se non ci fosse la collegialità a raccogliere la testimonianza oltre che la denuncia,per tradurre in cambiamento quel che la tradizione,l’ignoranza,la pigrizia ,vorrebbero inerte occorre che tra le estromesse e le meno fortunate ci siano anche quelle donne che dei disagi da me elencati o solo parte di essi non ne hanno mai assaggiato o provato il sapore,sul palco domenica insieme alla ricca borghese a Torino è salita la badante sudamericana,lì in quel momento era alla pari davanti al migliaio di persone che hanno ascoltato e riflettuto,hanno parlato di problemi diversi,la prima forse di carriera ,ma anche di precariato da 4 anni in regione Piemonte,la seconda di cittadinanza e di diritto a vivere dignitosamente in un Paese non suo e lontano migliaia di km da dove è nata
Riconosco a tutte, Maria, il diritto di cittadinanza e a tutte il diritto di dire la loro anche nel caso in cui si trovi agli antipodi rispetto alla mia. Ma pretendo, per tutte, lo stesso rispetto e la stessa tolleranza, senza discriminazioni tra “buone” e “cattive”, se la diversità di comportamento individuale non incide sulla vita della collettività. Tutto qui. Spero di incontrarla ancora in giro per il web. Buona notte
e io riconosco in lei il diritto di non aderire,ci mancherebbe non fosse così,maal di là del nostro reciproco rispetto,perchè ad una ragazza non sia chiesto di firmare la sua lettera di licenziamento il giorno dell’assunzione per timore che poi abbia figli,occorre sia tradotto in norma istituzionale,per fare che questo abuso ed arbitrio non diventi il capestro delle nostre figlie e concittadine occore l’aiuto di tutti,del mio,del suo e anche di chi ha scritto quest’articolo
Maria questo è un problema che riguarda tutta la legislazione del lavoro, che è vecchia, ingessata e scarica la sua esigenza di flessibilità sulla componente più debole della popolazione in età lavorativa (che in questo momento sono i giovani, sia uomini che donne) anche se non la più vulnerabile. In più per quel che riguarda le donne c’è, come accennavo prima, un problema di costume mai risolto: la maternità è considerato un affare personale, non solo dal punto di vista biologico e psicologico (cosa senz’altro vera) ma anche dal punto di vista dell’organizzazione sociale. Però è un discorso complesso e a quest’ora……
avremo modo di confrontarci.grazie e buona notte
si me lo auguro davvero. Buona notte anche a lei
Il men che si possa dire è che queste due gentili signore hanno dato un esempio di buona educazione e rispetto reciproco davvero inusuale su queste pagine. Complimenti
qr, se fosse stato per i tuoi amichetti spiritelli…
Signora Sophia, ha ragione, troppi qui son subito pronti a tirar ginocchiate…
Bisognerebbe invece cominciare a guardare al futuro: se non ora, quando?
Mi sa che bisogna aspettare ancora un po’.
QR, non per falsa modestia ma non mi pare che si tratti di un grande merito, semmai di demerito altrui. Le pare necessario, e soprattutto civile, insultarsi a vicenda per il fatto di avere opinioni diverse? Non le pare più efficace stare sull’argomento e contestarlo nel merito con opinioni stringenti e diverse? Per strano che possa sembrare l’assolutizzazione di un concetto legittima l’assolutizzazione del suo contrario. I talebani sono insuperabili in questo
vogliamo metterci alla loro stregua? E prevengo la possibile obiezione: non si tratta di “buonismo”, solo di rispetto e di educazione, il proprio punto di vista si può ugualmente sostenere con forza e determinazione. Grazie comunque per il riconoscimento, per ovvio che possa sembrare fa comunque piacere riceverlo
Paola, la moderazione è l’unica vera manifestazione di forza — scriveva Cesare Balbo — perché deve combattere non uno ma due nemici, i due estremi
La diversità di vedute è il presupposto del confronto serie e spesso costruttivo. Accade però che talvolta si sostengano idee senza motivarle ed allora, quando questo accade, si scade nel tifo o nel pregiudizio.
ah QR ma io mica sono una moderata, nè per carattere nè per mentalità e nemmeno per vocazione, sono una radicale. Termine che non va però confuso con “estremista”. E neanche con intollerante. Men che meno con maleducata
qr, quando i salamelecchi nascondono il peggiore maschilismo…
Paola, ai tempi del Balbo il termine moderato non aveva — credo — il significato che ha assunto oggi. Io comunque lo intendevo come il non assolutizzare un concetto.
@CSR
Buona la definizione di diversità… un pochino in ritardo, ma (forse) ti perdono.
Angela hai fatto ripetizioni al CSR?
Cazzeggio (ops) a parte QR, lei ha ragione, il termine “moderato” ha avuto nel tempo una evoluzione ondivaga. Nell’Italia post unitaria i moderati erano considerati un argine alle tentazioni, come dire, “eversive” della sinistra socialista, poi con il fascismo ha assunto la valenza di un insulto mentre nell’Italia democristiana della conventio ad excludendum la moderazione (che qualche volta è stata maliziosamente reinterpretata come sinonimo di moderatismo) è stata ancora una volta utilizzata, anche un po’ fraudolentemente a dire il vero, come avamposto contro l’invasione bolscevica
sono fatta in un altro modo.
Nel ’68, mi ricordo, se la giocava a dadi con il termine “fascista” e questa solfa è andata avanti per qualche decennio ma tutto sommato mi pare che ora il suo significato simbolico sia tornato a coincidere con quello etimologico. Non intendevo denigrarlo comunque, sempre più spesso è un atteggiamento che apprezzo. Solo, ecco, non mi si confa, come direbbero gli inglesi: it doesn’t fit me
Adesso so cosa non é un/una radicale.
Mi resta solo di capire cosa invece sia un/una radicale.
beh CSR, lo dice la parola. Cito dallo Zingarelli: “che apporta mutamenti e trasformazioni sostanziali dalla radice”. E anche: “fautore di ogni profonda trasformazione politica e sociale”. Ancora: “interventi che tendono ad estirpare il male combattendone le cause”. E pure: “atteggiamento intellettuale di chi affronta le questioni risolutamente ed è portato a riformare dalle fondamenta”. Radicalismo: “movimento filosofico nato alla fine del XVIII secolo che……. e propone radicali riforme di tutte le istituzioni tradizionali”. E (ma questa è mia, non dello Zingarelli), anche se a prima vista può apparire un corto circuito, tutt’altro che in contrapposizione con la migliore tradizione del riformismo. Contro tutti i conservatorismi di destra e di sinistra.
Spero di averla aiutata, almeno un po’, a capire.
La ringrazio di cuore paolab.
Devo confessare che la mia personale esperienza sui radicali mi portava a pensare altro.
Ne prendo comunque atto visto che lo dice lo Zingarelli.
Quanto invece alla sua personale definizione ” contro tutti i conservatorismi di destra e sinistra”, credo debba essere interpretato com il disconoscimento di ogni e qualsiasi buona idea preesistente.
Perchè mai innovare o riformare obbligatoriamente un qualcosa che pur vecchio, funziona bene?
Conservare qualcosa di buono è becero conservatorismo di per se?
sophia: “quando i salamelecchi nascondono il peggiore maschilismo”
mi chiedevo: un salamelecco femminile cosa può nascondere ?
caro il mio mario,una donna adulata diventa prudente, un uomo, spavaldo.
Simpaticone!
ma neanche per sogno CSR. Quando funziona, però. Tutti gli “ismi” sono la degenerazione del concetto originario. Ostinarsi a difenderli per mantenere l’esistente anche quando questo crea, con ogni evidenza, disfunzioni e nuove esclusioni è conservatorismo. Anche se viene spacciato per “diritto (acquisito) a”. Pensi al (nobile) concetto di Welfare. E poi prenda quello italiano. Che tradotto in soldoni significa: chi è dentro è dentro e chi è fuori s’attacchi.