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“Sono un dipendente pubblico fannullone…”

Casualmente ho letto, la mattina del 2 dicembre u.s., in prima pagina sul Corriere della Sera, la lettera di un lettore che polemizza circa i nuovi provvedimenti sul pensionamento.

Avendo qualche idea diversa e stante nella posizione opposta del lettore, ho ritenuto opportuno scrivere, a mia volta, una e-mail al direttore, Ferruccio de Bortoli:

***

Caro Direttore, a proposito della lettera del sig. Franco Castello, vorrei puntualizzare la mia situazione senza necessariamente polemizzare con il lettore, del quale condivido le osservazioni.

Sono un dipendente pubblico fannullone, classe 1941, che iniziò la carriera ministeriale il 15.10.1958 frequentando la Scuola Allievi Operai al Ministero Difesa.

Dopo 50 (cinquanta) anni di servizio ininterrotto, senza incenso e senza lode, ma con qualche merito, fu messo in pensione a 67 anni il 1° ottobre 2008.

Fosse dipeso da me avrei continuato volentieri fino a 70 anni, perchè il lavoro cui ero addetto consentiva le pubbliche relazioni in tutta Italia ed appagava la mia professionalità.

Il dramma è seguito alla valutazione dei contributi versati; a fronte dei 50 anni effettivi (non figurativi), ne sono stati conteggiati solo 40, a norma di legge, confermando come lo Stato, ladro nei confronti dei cittadini più fedeli, resta impotente contro chi lo frega spesso e volentieri.

Cordialmente

Angelo Libranti

***

Naturalmente non ci fu nessuna pubblicazione e neanche un cenno di riscontro, al contrario di quando fece Vittorio Feltri ad agosto che, riguardo una diatriba sulle “baby pensioni”, pur non pubblicando una lettera di replica, mi scrisse personalmente.

Seguendo, in seguito, la rubrica “Lettere al Direttore” del Corsera ne trovo un’altra, in data 5 Dicembre, sullo stesso tono di quella del 2 Dicembre, al che riscrivo in tono polemico la e-mail sottostante:

***

Caro Direttore,

leggo sul Corriere di oggi un altro piagnisteo, oltre quello del lettore Franco Castello (in prima pagine il 2 Dicembre u.s., perchè si trattava di uno scoop), anche quello dell’insegnante Salvatore Schillaci. Se a questo signore 36 anni di lavoro sembrano eccessivi, considerando pure tre mesi all’anno senza lavorare, ma pagato regolarmente dallo Stato, siamo proprio nella merda.

Non servono manovre e manovrine, deve cambiare la mentalità, ovvero l’approccio con il lavoro, che da noi è distorto ed egoistico, figlio diretto della cultura del 1968.

Concordo con Marchionne, per me ha fin troppa pazienza.

Posso capire le esigenze di ognuno (scrivono sempre per se, ignorando i colleghi) e la delusione dopo aver fatto “piani” per l’uso della liquidazione, ma non dovete considerarli come campioni della categoria evidenziando la loro posizione, che non è il metro esatto per illustrare la situazione.

Mi rendo conto che i miei trascorsi nella Pubblica Amministrazione non sono in linea con quelli del Corriere e non sono compatibili con il politically correct, attualmente in vigore, ma il più grande quotidiano d’Italia ha il dovere dell’informazione, rendendo edotti i lettori che non tutti i fannulloni sono come Castello e Schillaci; ci sono fannulloni come me e come quelli (operai ed impiegati) dell’Arsenale di Taranto e di Torre Annunziata, che hanno superato i 40 anni di contributi senza andare a piangere sulle spalle del Direttore del Corriere e che costituiscono l’altra faccia della stessa medaglia.

Resta risibile poi informare di aver subito, a distanza di 20 mesi, due interventi al cuore. Queste disgrazie dovrebbero restare nel privato e non mostrarle al pubblico come medaglie. Chi scrive fu sottoposto, nel 2005, ad operazione di adenocarcinoma alla prostata all’età di 63 anni e con 47 di contributi. Alla visita fiscale volevano mettermi in pensione per invalidità, chiesi di restare al lavoro perchè mi avrebbe aiutato a superare un momento doloroso della mia vita, invece di peggiorare la depressione oziando per casa.

Preciso come le mie vacanze siano sobrie e prive di visite alle Maldive; non frequento centri di benessere e non vado mai al ristorante, preferendo la buona cucina di casa. I sacrifici miei e della mia famiglia sono simili a quelli di migliaia di italiani a reddito fisso e non sono una caratteristica della famiglia di Salvatore Schillaci che, comunque, rispetto nelle sue lamentele e aspirazioni. Ci tengo però, in questo ipotetico club dei babbei, a fare il presidente, ne ho i titoli.

Per concludere mi risulta che di lavoro non sia mai morto nessuno, tanto è vero che i giornalisti vanno in pensione molto tardi e godono ottima salute pur svolgendo compiti stressanti. Non so se ricorda Montanelli, oppure i gagliardi novantenni Bocca e Cervi, ma ce ne sono molti altri.

Non pretendo la pubblicazione, non mi interessa; gradirei almeno un cenno di riscontro per rispetto verso i miei trascorsi e desidero che i signori di cui sopra fossero a conoscenza delle due lettere che ho inviato.

Autorizzo a segnalare la mia e-mail talbrini@alice.it

Angelo Libranti (Ministero della Difesa – matricola 417336)

43 commenti a ““Sono un dipendente pubblico fannullone…””

  1. [...] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: “Sono un dipendente pubblico fannullone…” [...]

  2. QR DeNameland scrive:

    Beh, Ferruccio De Bortoli non sembra proprio il tipo di persona che si sia mai ammazzato di lavoro. Al contrario, sembra solo un figlio di buona famiglia arrivato dov’è grazie alle amicizie e a chissà quante leccate di piedi.
    Che aspettarsi da uno come lui…

    8)

  3. sophia colpiacca scrive:

    non facciamo passare le nostre scelte personali come stimmate made in pietralcina: lei ha voluto rimanere al lavoro perchè era un lavoro appagante , (parole sue)evidentemente poco usurante( ne parli con i dipendenti di marchionne..) e la messa a riposo avrebbe generato depressione.
    Di cosa si lamenta? Dei contributi dati in più allo stato? Questo stato ha permesso a lei appena diciassettenne di avere un lavoro, mentre ai nostri figli fornisce biglietti di sola andata per l’estero. Per non parlare d’altro. Ringrazi la classe politica che ha votato che se ne guarda bene di arretrare sui suoi privilegi. Ladri e fannulloni, appunto.

    PS. Di lavoro si muore, eccome…

  4. MAURO1 scrive:

    Sophia, le scelte personali del sig Libranti restano tali anche se si incazza perchè c’è chi “piange il morto” per niente. Quantoma De Bortoli, in una società come Cuba o Corea del Nord, se non facesse il commissario del popolo, lo avrebbero già democraticamente eliminato. A volte mi viene voglia di una bella “rivoluzione comunista”. Con dei bei tribunali del popolo. Magari processano pure me, ma prima, sai quanti dovrebbero fare mea culpa??

  5. axenos scrive:

    quoto punto per punto l’intervento di sophia. sono talmente d’accordo con quanto ha scritto che arriverei a quotarne persino le virgole ed i puntini sospensivi…

  6. antizecche scrive:

    Donna Sophia,

    non so chi deve preoccuparsi di più (politicamente): se lei o gente come me e axenos … perché anche io sottoscrivo ogni sua singola parola …

    Quanto allo scrivente della missiva, urge una ripassata al capitolo della consecutio temporum. Forse dopo riuscirà a meritare maggiore attenzione …

  7. Ciro scrive:

    Che dire cari Amici, il mondo è bello perché è vario.

    Conosco gente che ama oziare a letto fino alle 11 di mattina ed oltre.

    Io non importa a che ora vado a dormire alle 6:00 cascasse il mondo sia che è brutto sia che è bello mi sveglio e mi alzo (non riesco a stare a letto se sveglio).

    Tre anni fa ho avuto un grave problema di salute e sono rimasto a casa per alcuni mesi. Stavo morendo. Per fortuna mi hanno fatto rientrare al lavoro.

    Quindi sono attitudini personalissime.

    Una sola cosa mi permetto di richiamare, questa società purtroppo fornisce solo esempi negativi ai giovani e la Televisione è la principale responsabile di questo degrado morale e sociale.

    Anche la scuola, purtroppo fa la sua parte negativa insieme alle famiglie sempre più distratte.

    Infine la politica… ma lasciamo perdere.

  8. senzaparole scrive:

    Azienda sempre più in crisi
    Imprenditore si uccide in ufficio

    L’uomo, prima di puntarsi la pistola alla tempia, avrebbe scritto un biglietto alla famiglia: «Scusate, non ce la faccio più»

    PADOVA – Ci sarebbe una situazione debitoria pesante dell’azienda all’origine del suicidio di un imprenditore che si è sparato all’interno dell’ufficio della propria azienda a Vigonza (Padova). L’uomo, imprenditore molto conosciuto nel padovano, prima di puntarsi la pistola alla testa avrebbe scritto un breve biglietto di spiegazioni alla famiglia che si conclude con la frase: «Scusate, non ce la faccio più».

    La società si trovava, a quanto risulta dalle prime indagini condotte dai carabinieri che si occupano del suicidio, in una situazione debitoria dovuta principalmente a ritardi nel pagamento di lavori realizzati nel settore pubblico il cui saldo dilazionato aveva messo in difficoltà la ditta. La situazione non più florida dell’azienda aveva portato il titolare a licenziare alcuni dipendenti, poi oggi la tragica decisione dovuta alla depressione per l’azienda in difficoltà sempre più pesanti. E’ il secondo imprenditore del settore dell’edilizia a togliersi la vita nel giro di poco meno di un mese in provincia di Padova.

  9. ciospo scrive:

    mancanza di sensibilita’ per i problemi degli altri e solita spocchia ,adirittura la consecutio temporis ….ve assumiggie , sei pegi, cu a cunvinsciun de ese megiu.

  10. Un Esule scrive:

    Persone come quella che scrive sono quelle che hanno fatto l’Italia del dopoguerra. Chiaro che agli sfascisti nostrani stanno sulle palle.

  11. ladripadani scrive:

    San Raffaele, arrestato l’ex direttore finanziario Valsecchi

    Stamani la Guardia di finanza ha arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’ospedale San Raffaele, l’ex direttore finanziario Mario Valsecchi. Nuova ordinanza in carcere per Pierangelo Daccò

    MILANO – Avanza l’inchiesta sul San Raffaele. Stamani la procura ha arrestato l’ex direttore finanziario del San Raffaele, l’ospedale di Don Lugi Verzé finito in crac con debiti per 1,5 miliardi di debiti. In carcere per la stessa inchiesta è già finito il faccendiere Piero Daccò, contro cui il Tribunale ha emesso oggi un’altra ordinanza di custodia cautelare. L’accusa per entrambi è di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. In totale sono 10 gli indagati.

    Valsecchi era stato sentito prima come persona informata sui fatti dal sostituto procuratore Luigi Orsi, poi era passato a indagato per falso in bilancio e false scritture contabili. Era una sorta di direttore finanziario e aveva lavorato a stretto contatto con Mario Cal, il braccio destro di Don Verzé. Le deleghe che il consiglio della Fondazione gli aveva assegnato erano ampie: “Negoziare e procedere all’apertura e alla chiusura di conti correnti bancari con banche italiane ed estere o l’amministrazione delle poste e telecomunicazioni determinando importo e condizioni delle eventuali operazioni di fido e modalità di utilizzo dei conti correnti”. A lui spettavano gli ordini di pagamento, affidare appalti e consulenze, siglare accordi superiori ai 500mila euro.

    Negli interrogatori la procura ha cercato di carpire da lui come si sia potuto arrivare a un buco da oltre un miliardo di euro. E soprattutto sapere se parte dei fondi dell’ospedale siano stati indirizzati a politici o semplicemente dissipati. Le risposte

    non sembrano aver convinto i magistrati. La sua posizione è peggiorata dopo le dichiarazioni dell’imprenditore Pierino Zammarchi e di altri fornitori del San Raffaele (tra cui l’imprenditore Fernando Lora) che hanno definito come “regolare” il sistema di dover sovraffaturare e retrocedere fondi in nero all’ospedale per poter lavorare con Don Verzé. Nel provvedimento di custodia cautelare, il Gip Vincenzo Tutinelli ipotizza il pericolo di reiterazione del reato e un passaggio di denaro intorno ai 4 milioni di euro.

  12. CSR scrive:

    Chapeau Mr. Libranti.
    Credo che lei abbia qualche ragione per lamentarsi ma ha anche avuto la fortuna di poter dire che ha lavorato 50 anni in manierà così appagante che, se avesse potuto, avrebbe continuato.
    Quanti dipendenti dello Stato che possono dire altrettanto?
    Quanti dipendenti privati possono farlo?
    Non so, dipende dai gusti di ognuno ma io, parlo solo per me, dietro alla sportello delle anagrafe, ad esempio, morirei dopo il secondo giorno. No, io l’impiegato non avrei mai potuto farlo.
    Ringrazi anche l’Amministrazione che le ha offerta l’opportunità lavorativa e che le ha permesso di dire oggi che tutto è stato appagante.
    Mi permetta Libranti, voglio raccontarle una cosa fuori tema ma che forse può offrirle un momento di riflessione.
    Mio padre, morto nel 1999 era un dirigente d’azienda.
    Non perchè mio padre ma è stato un uomo esemplare, a suo modo, fedele ai suoi valori.
    Il suo vanto principale era di non dovere nulla a nessuna, mai un debito, un acquisto a rate, una bolletta pagata in ritardo: un precisino.
    Ha votato per moltissimi anni per il MSI, era convintamente di destra ed amava l’ordine, la disciplina, i valori della Patria, della famiglia, della libertà: un vero liberale.
    Orbene, non ricordo mio padre con una sola linea di febbre nel corso del suo periodo lavorativo ma, dopo la pensione crollò.
    Non si adattò mai a fare il pensionato e forse non ne ha avuto neanche il tempo.
    Dopo pochi mesi, dovette essere operato per un forma tumorale alla prostata. Intervento perfetto e senza complicanze. Sembrava una brutta storia finita bene ma…. il destino a volte è crudele e così, dopo un anno, scoprimmo un carcinoma al polmone sinistro. Nuovo intervento ed asposrtazione del lobo polmonare inferiore sinistro. La vita di mio padre cambiò, il fisico crollò, ma non lo spirito. Consigliati richiedemmo la pensione di invalidità civile, che per legge gli era pienamente dovuta.
    Erano gli anni in cui, qui al Sud, grazie a quei ladroni che godevano e godono di innumerevoli pensioni per invalidità false, venivano respinte tutte le richieste di prima istanza.
    Non ci crederete ma per mio padre fu un colpo teribile. Si sentì intimamente tradito ed a nulla valsero le parole dei vari funzionari interpellati che lo invitavano a presentare ricorso perchè la prassi voleva che le istanze venissere rispinte a prima presentazione ma accolte, dopo il ricorso.
    Mio padre, uomo fedele allo Stato, non accettò quel rifiuto, lo sentì come un offesa, ne fece una questione personale. Lui che per tutta la vita era stato un cittadino modello, non capiva come quel diritto poteva essergli negato da uno Stato caino e maledetto. Rifiutò di fare ricorso dicendo che da quel tipo di Stato lui non voleva nulla e fu così; non ebbe mai quella pensione.
    Dopo poco contrasse la leucemia e da lì a poco morì.
    Vede Libranti, anche mio padre avrebbe avuto ragione di scrivere a qualche giornale ma non lo fece mai, si chiuse nel suo orgoglio di cittadino fedele e ferito e non ne uscì mai.
    Scusi ma ho un groppo alla gola.

  13. antizecche scrive:

    Perché le parole sono importanti.
    E anche il modo in cui le si mette in fila.
    Indicano rispetto per gli altri.
    Lo sgrammaticato è uno che se ne frega, degli altri. Perché gli altri dovrebbero fregarsene di lui?
    Soprattutto quando va a pietire attenzione sbandierando le sue disgrazie come un mendicante menomato molesto.

  14. Angela scrive:

    CSR,
    tuo padre conosceva l’onore e il rispetto. Era libero e da uomo libero ha rifiutato il gioco di uno stato che questi valori li ha disconosciuti in nome del malcostume.

  15. antizecche scrive:

    Uno che scrive “di lavoro non è mai morto nessuno” ed è cittadino di un paese che registra ogni giorno da anni e anni tre morti sul lavoro ha forse una qualche sensibilità?

  16. antizecche scrive:

    Quando sento parlare di “un vero liberale” mi vengono in mente i Luigi Einaudi, i Manlio Brosio, i Giovanni Malagodi. Ma non certo gli Almirante, i Caradonna, i Rauti.

    C’ è confusione …

  17. CSR scrive:

    Sì antizzecche, capisco la tua posizione.
    Io, ti consiglio però, se ne hai voglia, di leggere due volumi scritti da Giorgio Almirante: Processo al Parlamento.
    Chissà…. potresti avere anche delle sorprese.

  18. ciospo scrive:

    caro antizecche chissa’ se avesse frequentato la scuola allievi operai quale sarebbe oggi il suo livello culturale.
    “di lavoro non e’ mai morto nessuno” e’ frase antica che si diceva ai giovani per spronarli ,ovviamente non si pensava con questo di mancare di sensibilita’o rispetto ai caduti sul lavoro.
    impareggiabile la colpiacca quando paragona l’operaio diciasettenne ai figli di oggi, forse della stessa signora che sono obbligati ad andare all’estero ,immagino a fare i minatori.
    spocchia signori ,si chiama spocchia ed e’ tipica di un gruppo sociale autoreferenziale, padrone della verita’assoluta ma vuota di sentimento.

  19. QR DeNameland scrive:

    Grande Ciospo

    8)

  20. antizecche scrive:

    Caro CSR,

    qualche volta mi capita di trovarmi in disaccordo con te e questa è una di quelle poche.

    Io non starò a negare il diritto di cittadinanza a Giorgio Almirante per via della sua storia politica. Sono anche pronto a riconoscergli meriti, primi fra tutti l’uso impeccabile della lingua natia e la chiarezza dell’esposizione. Era maestro nell’arte oratoria.

    Ma il politico Almirante sbagliava, perché rimaneva aggrappato ad un progetto fallimentare e fallito, rifiutato dalla storia. I neo-fascisti che predicavano una riedizione del fascismo senza Mussolini, partendo dall’esperienza della RSI e percorrendo, come Almirante, vie parlamentari o come Rauti vie traverse e pericolose, in realtà facevano solo il gioco della DC. Perdevano tempo e sottraevano spazi e voti ai liberali, quelli che il fascismo l’avevano combattuto da destra dando vita al CLN. Come B. oggi, Almirante e i suoi predecessori hanno bloccato allora la nascita di una destra moderna e europeista, quella che vanno predicando Fini e, in maniera più convincente quanto alla sincerità di intenti, Della Vedova.

    Insomma, per dirla come un certo Papa furbacchione, me la prendo non con il peccatore ma con il peccato. Che però c’è ed è tale.

  21. antizecche scrive:

    Caro Ciospo,

    il filo-operaismo classista che tenta di propinarci ha fatto il suo tempo e i lavoratori sanno meglio di chiunque altro l’inganno che vi si nasconde dietro. De Amicis poi con la sua retorica paleo-democristana ormai commuove solo chi non conosce la vita vera. Vada a raccontare le sue vuote bubbole a De Luca o Pennacchi, tanto per fare un esempio di cosa sono capaci gli operai di oggi, e vedrà che accoglienza.

  22. ciospo scrive:

    appunto come volevasi dimostrare.

  23. antizecche scrive:

    Quanto a Libranti non so se si sente più offeso da me, che lo accuso di pigrizia nello scrivere, o da ciospo che lo dipinge ignorante per formazione.

  24. ciospo scrive:

    provi achiederlo a lui l’indirizzo mi oare ci sia.

  25. ciospo scrive:

    non mi tenga sulle spine ha per caso chiesto all’operaio Libranti?

  26. sophia colpiacca scrive:

    io la spocchia la vedo solo in chi si racconta come lavoratore indefesso, facendo passare per immolazione alla scrivania una libera scelta. C’è poi chi, come il ciospo, evidentemente ignora i dati che riguardano la disoccupazione giovanile ormai al 29,3%.
    E’ vergognoso che un paese come l’italia non possa offrire la possibilità ai nostri figli di vivere e lavorare dove sono nati.

    ‘La malattia da espatrio che colpisce due giovani italiani su tre ha le sue radici in un sistema clientelare che impedisce di avanzare per merito, di avere retribuzioni adeguate alla media europea e di beneficiare di cuscinetti economici di base per affrontare le esigenze di un mercato del lavoro flessibilmente precario.’Sergio Nava (la fuga dei talenti)

    L’italia è un paese per vecchi gestito da vecchi.

    Che si autocelebrano, aggiungo io.

  27. ciospo scrive:

    cara sophia , ma lei ha mai sentito un pensionato che non dia della sua vita lavorativa un quadro un po’ autocelebrativo…”ai miei temipi..io..”.
    non per questo gli si deve dare in testa con argomentazioni che francamente mi sono parse ingiuste.
    uno che a sedici anni ha cominciato come “allievo operaio” e ha lavorato tanti anni forse un minimo di comprensione e perche’ no rispetto li potrebbe chiedere.
    che gli si rimproveri poi il modo poco ordinato di scrivre e una consecutio temporis debole mi ha fatto prima ridere e poi incavolare.
    comunque, spocchia o non spocchia ,le confido che i miei due figli lavorano entrambi all’estero a me mancano ma loro sono contenti.

  28. mario2 scrive:

    a proposito di ex operai , uno degli interventi più sensati sulla manovra che ho udito ultimamente è stata quella di Ferrero.

  29. Un Esule scrive:

    Infatti. Uno dei pochi che indica i responsabili veri della crisi, i “banchieri”, e’ proprio Ferrero.
    A sinistra gli altri mugolano frasi senza senso.

  30. malapadana scrive:

    San Raffaele, arrestato Valsecchi
    «Cal capo di associazione a delinquere»
    Era indagato per concorso in bancarotta, ora la nuova imputazione insieme ad altre dieci persone

    MILANO – L’ex direttore amministrativo del San Raffaele Mario Valsecchi è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul crac dell’istituto fondato da don Luigi Verzè. La Guardia di Finanza lo ha prelevato nella sua abitazione a Como e portato nel carcere di San Vittore. Il nome di Valsecchi era stato tra i primi a essere iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di concorso in bancarotta. Alla notizia che i magistrati indagavano su di lui, il manager si era dimesso. Valsecchi è stato uno stretto collaboratore di Mario Cal, il braccio destro di don Verzè, coinvolto nell’inchiesta e suicidatosi nel luglio scorso. Secondo il gip Vincenzo Tutinelli, il manager avrebbe potuto reiterare il reato.

    ASSOCIAZIONE A DELINQUERE – La novità nell’inchiesta è costituita dal fatto che nei confronti di Valsecchi i magistrati ipotizzano il reato di associazione a delinquere insieme ad altre dieci persone. A capo ci sarebbe stato Mario Cal: lo scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare. Dell’associazione a delinquere farebbero parte anche lo stesso Valsecchi, l’uomo d’affari Pierangelo Daccò, il suo braccio destro Grenci, gli imprenditori Pierino e Gianluca Zanmarchi (padre e figlio), Fernando Lora e Paolo Freschi. Non farebbe parte invece dell’associazione a delinquere Don Verzè.

    ALTRI PROVVEDIMENTI – Insieme a quello destinato all’ex direttore amministrativo Mario Valsecchi, è stato emesso un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere anche per Pierangelo Daccò, il consulente del San Raffaele già detenuto.
    A spingere la procura a chiedere l’arresto del manager sono state le ammissioni fatte dagli imprenditori Lora e Freschi, chiamati in causa da un altro imprenditore indagato, Pierino Zammarchi. Quest’ultimo, accusato di aver «girato» ai vertici della fondanzione parte di soldi presi per una serie di appalti, avrebbe parlato di altri imprenditori coinvolti in episodi simili per un totale di 4 milioni di euro. Nell’ordinanza di arresto, di circa 150 pagine, il gip contesta in particolare a Valsecchi 6, 7 episodi di bancarotta, attraverso il meccanismo delle «retrocessioni» tramite bonifici o contanti.

    «SERIE DI DELITTI» – Dall’indagine, scrive il gip, «emerge un contesto criminale non episodico né individuato in isolate iniziative frodatorie, quanto piuttosto un vero e proprio meccanismo finalizzato a creare sistematicamente disponibilità di denaro occulte e vantaggio di Cal e dei suoi favoriti, innanzitutto Daccò». Il giudice parla di un vero e proprio «programma di delinquenza, una serie indeterminata di delitti, appropriazione indebita aggravata, operazione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, bancarotta patrimoniale per dissipazione», e aggiunge: «Il programma di depredazione sistematica della Fondazione promosso da Cal e Piero Daccò era appoggiato dai fornitori».

  31. sophia colpiacca scrive:

    caro Ciospo, sa cos’è? Non è tanto la visione del canuto operoso operaio, cui noi, come genitori, invidiamo solo la precoce emancipazione e la soddisfazione professionale, quanto il fatto che sulla vicenda aleggia lo sghignazzo del vorace , ingrato e disonesto datore di lavoro, che si fa beffe di lui, dei suoi contributi e delle sue disgrazie.
    Questo fa girare i coglioni.

  32. Un Esule scrive:

    Guarda caso il datore di lavoro era lo Stato…..

  33. antizecche scrive:

    carissimo ciospo,

    dunque la categoria degli orfani di guerra, dei figli unici di madre vedova, di quelli che a me m’ha rovinato ‘a guera, degli operai indefessi deve e può scrivere mail sgrammaticate al direttore del Corriere della Sera esigendone la pubblicazione, a prescindere. Che se poi la pubblicazione non avviene (poarino!) è lecito mettere alla berlina, alla gogna il detto insensibile direttore.

    Comunque, con lei perdo solo tempo. Lei non risponde nel merito, svicola in un “come volevasi dimostrare” che non significa nulla, tira in ballo qualcun altro facendosene coraggiosamente schermo.

  34. ciospo scrive:

    ora capisco certi epiteti che si e’ beccato in passato.
    per cio’ che mi riguarda mi limito a dire che lei presta poca attenzione a quel che legge,si contraddice e segue la sua vena polemica perdendo il filo logico.
    un’unica cosa non capisco chi sia stato tirato in ballo . Se si riferisce alla signora Sofia le consiglio di leggere meglio ,vedra’ che c’e’ una ragione se ci siamo scambiati un paio di commenti , in quanto a farmene eventualmente schermo mi lasci parafrasare Toto’ (di cui mi faccio schermo)…..ma mi faccia il piacere!

  35. antizecche scrive:

    Gentile ciospo,

    assumendo che il suo commento delle 09:06 sia diretto a me e dimostrandosi in tal caso lei tanto pervicace quanto ostinato nel fingere di non capire, occorre ancora puntualizzare:
    - lei continua a non rispondere nel merito,
    - lei continua a farsi scudo di altri (“ora capisco certi epiteti che si è beccato”, scrive mancandole il coraggio e la fantasia per inventarne di nuovi),
    - lei dà prova di arroganza insultando Libranti che viene da lei dipinto come un poveraccio chiuso dall’indigenza in una ignoranza senza riscatto.

    Pertanto se vuole davvero vedere la faccia di uno spocchioso si guardi allo specchio.

  36. Angelo Libranti scrive:

    E’ bello commentare nascondendosi dietro l’anonimato, non rivelando nulla di sè e del proprio lavoro. Ci si può permettere pure di dare gratuitamente dello sgrammaticato al prossimo, mettendo sotto la lente del microscopio le concordanze verbali.
    Zecca, per esempio, professorino di sinistra a corto di argomenti (sono sicuro che ha molti soldi, poco lavoro e tanta, tanta saccenteria), divaga sulla sensibilità altrui ribadendo fino alla noia lo stesso concetto; non capisce gli scritti, si contraddice e si ferma alla cornice senza analizzare il quadro. Sicuramente frequenta i salotti chic e, guardandosi allo specchio, si piace.
    Ho le spalle larghe, irrobustite da 50 anni di convivenza con militari di alto grado. Certo non stavo in fabbrica, ma vi assicuro che non è stata una passeggiata e, quel poco ottenuto, l’ho conquistato con grinta e perspicacia.
    Ho avuto soddisfazione del mio lavoro solo dopo 30 anni e dopo aver superato, brillantemente, una situazione di mobbing da parte di un generale ed un paio di colonnelli. Costretto ad un trasferimento, non andai a piangere dai sindacati, come comunemente si fa, ma scrissi un ricorso al Sottosegretario della Difesa, On. Amerigo Petrucci che condivise le mie buone ragioni ed annullò il provvedimento.
    Non siamo tutti uguali, come falsamente propaganda certa sinistra a tre narici; lo stare a destra si manifesta col darsi da fare in proprio, evidenziando la propria identità e le proprie capacità. CSR mi può capire perchè suo padre era fatto della mia stessa tempra, facendo dell’orgoglio e della dignità il proprio modo di essere, senza piatire a destra e manca e senza leccare il culo ai potenti, che io combatto fin dall’infanzia.
    Cosa cianciate, cosa ne sapete della mia vita e di tanti anonimi ministeriali, ottimi travet poco capaci alla reazione, che hanno chiuso onorevoli carriere nell’anonimato più assoluto.
    Solo Ciro ha colto l’essenza del mio scritto, intanto perchè dice che il mondo è bello perchè è vario e poi perchè evidenzia l’operato della TV, e di quasi tutta la stampa, quando ammannisce ai giovani solo esempi negativi, ignorando fatti e storie edificanti, che pur ci sono.
    In “di lavoro non è mai morto nessuno” evidentemente è rimasto nel tasto “a tavolino” ma zecca, chiuso nella sua torre di avorio, non ci arriva. Ci arriverebbe se fosse meno vile e più adamantino ma, come il De Bortoli ben vestito forbito ed azzimato, sparge veleno dietro un perbenismo ingannevole.
    Stai tranquillo ciospo, lo zeccoso non mi ha scritto e non mi scriverà, non ha la faccia; gente così non affronta le situazioni di petto, preferisce argomentare e divagare dietro l’anonimato con sottile cattiveria e, quando viene preso in castagna, ripara sotto le gonne della casta cui appartiene.
    Ignora il tapino De Amicis fior di socialista e l’Almirante liberale. “Mai rinnegare, mai ricostruire” fu il suo motto e se abbiamo avuto la fusione fra FI ed AN lo dobbiamo a quella svolta storica che portò l’MSI alla Destra Nazionale, voluta da un Almirante preveggente e consapevole come molti elettori della DC, in realtà, la pensassero come lui. Consiglio la lettura di “Autobiografia di un fucilatore”; non è più in vendita da anni, ma si trova in ogni biblioteca, utile per capire l’uomo ed il politico.
    Concludo dichiarando di non avere la verità in tasca e di non pretendere di essere posto come esempio da imitare. Ci tengo però a far sapere che ci sono anch’io, con il mio passato, con le mie esperienza, con la mia volontà di superare le difficoltà della vita.
    A ciascuno il suo.

  37. QR DeNameland scrive:

    Angelo, non si roda per il maestrino della squola delle zecche che si limiterà a farle notare un piatire invece di pietire.

    8)

  38. Ho una memoria di ferro scrive:

    PREFETTURA DI GROSSETO

    UFFICIO DI P.S. IN PAGANICO

    COMUNICATO

    Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande. Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.
    Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia.

    p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto

    GIORGIO ALMIRANTE

    Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII

  39. antizecche scrive:

    ciospo,

    ha visto? Il Libranti quando si applica scrive in un italiano corretto. Altro che l’indigente costretto nell’ignoranza, come cercava di far credere lei. Era solo pigrizia.

  40. Angelo Libranti scrive:

    La memoria di ferro resta valida solo per il fatto di cronaca del ritrovamento di un manifesto del 1944, reso noto alla stampa il 21 Giugno del 1971.
    Caso strano proprio otto giorni prima l’M.S.I. aveva ottenuto il suo massimo consenso elettorale ad una elezione politiche su scala nazionale.
    Non so se si ricorda l’aureo motto dell’epoca: “uccidere un fascista non è reato”
    Il manifesto fu trovato piegato in quattro nella biblioteca dello sperduto paese di Paganico, in provincia di Grosseto.
    Questo sito non consente il taglia incolla, altrimenti lo avrei pubblicato e reso noto nella sua interezza ed inaffidabilità.
    Il manifesto è integrato da una riga scritta a mano con l’inchiostro, all’altezza della piegatura del foglio.
    Quindi non è stato affisso, al massimo si tratta di una bozza unica, in quanto simile manifesto non risulta repertato in altri archivi e non risulta affisso in nessuna altra città.
    Detto questo si evidenzia come l’intestazione di “Prefettura di Grosseto” non si concilia con il nome in calce del Ministro Mezzasoma, che era Ministro della Propaganda. A fianco c’è scritto il Capo Gabinetto Giorgio Almirante, dove Almirante ha un altro carattere tipografico.
    Ora, pure “zecca” col suo rudimentale comprendonio, capirebbe che si tratta di un falso, intanto perchè l’intestazione avrebbe dovuto essere Ministero degli Interni per un provvedimento del genere e poi, sempre per un provvedimento di tale gravità non può essere firmato da un semplice Capo Gabinetto. Ricordo che i manifesti ufficiali riguardanti rappresaglie e diffide per i renitenti di leva o ammonizioni ai partigiani, diffusi nella R.S.I., portavano la firma di Mussolini, Graziani e Pisenti, che era il Ministro della Giustizia.
    Almirante querelò la stampa che aveva pubblicato questa bufala, offrendo ampia facoltà di prova, ma il Tribunale di Reggio non autorizzò la perizia merceologica del pezzo di carta, nè volle allegare agli atti l’originale.

  41. Ho una memoria di ferro scrive:

    Non si trattò di bufala, Lei non conosce o travisa i fatti.

  42. antizecche scrive:

    Il manifesto in questione venne pubblicato il 27 giugno 1971 dal quotidiano l’Unità col titolo Un servo dei Nazisti. Come Almirante collaborava con gli occupanti tedeschi.
    Almirante rispose con un consistente numero di querele, sostenendo che si trattava di «una vergognosa campagna stampa» e di «un’ignobile infamia».
    Il procedimento principale, con sede a Roma, venne istruito dai pubblici ministeri Vittorio Occorsio e Niccolò Amato e si articolò lungo il corso di ben sette anni; Almirante oppose un gran numero di eccezioni, ma nel giugno del 1974 vennero rivenute negli Archivi di Stato e prodotte in giudizio inequivocabili prove documentali attestanti la veridicità del documento:
    il documento originale recante la firma di Almirante, la lettera della Prefettura che accompagnava l’invio dei manifesti e la missiva del Vicecommissario Prefettizio che dava conferma dell’affissione.
    un telegramma risalente all’8 maggio 1944 firmato proprio da Almirante – all’epoca Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare – in cui si sollecitava l’affissione del manifesto in questione in tutti i comuni della provincia di Grosseto.
    una circolare dello stesso periodo in cui Almirante disponeva – in quanto curatore della propaganda del Decreto Graziani (che disponeva, appunto, le modalità di repressione dei gruppi partigiani) – anche la divulgazione delle comunicazioni delle autorità tedesche in materia.
    Il procedimento si concluse con il rigetto integrale delle pretese di Almirante nei confronti dei giornalisti de L’Unità, poiché risultava che i giornalisti avevano “dimostrato la veridicità dei fatti”[57] e che dunque il manifesto di fucilazione era da attribuirsi proprio ad Almirante.

  43. antizecche scrive:

    Salvate il soldato Libranti prima che si autodistrugga!

  44. Angelo Libranti scrive:

    Confermo solo la memoria di ferro riguardo la pubblicazione sull’Unità del 27 Giugno 1971 a pag.2, della riproduzione di un manifesto dubbio, molto dubbio.
    Per il resto non travisare i fatti leggendo solo l’Unità e Repubblica.
    Leggi tutto il possibile ed inquadra la questione in un’epoca dove uccidere un fascita non costituiva reato.
    Ed ho detto tutto.

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