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Londra se ne va
(e si porta la Borsa)

Un amico mi sottopone la seguente considerazione, sollecitandomi un parere: “Per Standard & Poor’s c’è bisogno di un altro shock prima che tutti nell’area euro guardino nella stessa direzione, per esempio che una grossa banca tedesca incontri vere difficoltà sul mercato. A quel punto ci si renderà conto che sono tutti sulla stessa barca e che anche le istituzioni tedesche possono essere colpite dal contagio.”

La mia opinione: sono tanti – e non sempre in buona fede – quelli che auspicano la frantumazione dell’Unione europea ed il dissolvimento dell’euro quale moneta comunitaria. Non c’è bisogno di altri shock oltre quelli abbondanti e gravi già registrati: essi richiedono interventi decisi e condivisi. Tanto per cominciare si dovrebbero riparare i grossi errori commessi con la Grecia che hanno comportato un inaccettabile deprezzamento del valore dei titoli di Stato ellenici.

Detti titoli sono stati emessi da uno Stato dell’Unione europea e sono denominati in euro: non possono e non devono essere abbandonati al loro destino! Questa circostanza ha fornito la misura della debolezza, impreparazione ed anche cattiva volontà di alcuni esponenti nazionali dell’Unione Europea nella soluzione dei problemi comunitari. E’ utile far tesoro degli errori e comportarsi di conseguenza. Anche se con colpevole ritardo è ancora possibile ridare dignità ai titoli di Stato emessi dalla Grecia, riportandoli in prossimità dei loro valori di emissione. In tal modo i risparmiatori europei capiranno che le parole “unione”, “solidarietà” “visione d’insieme”, “lungimiranza politica”, disegno economico e finanziario per un aggregato di trecento milioni di europei” hanno senso compiuto e sostanza da preservare e condividere.

E’ ancora possibile disegnare percorsi che consentano all’Unione europea di proseguire il suo cammino originale e lungimirante. Non va dimenticato che l’euro è il primo esperimento di moneta unica costruita ed accettata con modalità democratiche e condivise. E’ un vero peccato annullarne i benefici. D’altro canto, tornare indietro sarebbe complicato e deprimente.

Aggiungo: la decisione di venerdì scorso del primo ministro britannico David Cameron di non aderire ai nuovi accordi comunitari che dovrebbero portare ad una maggiore integrazione del governo economico e finanziario, ha chiarito, se mai ce ne fosse stato bisogno, un equivoco che ha accompagnato per anni il cammino accidentato della stessa Unione europea. La Gran Bretagna gode dei benefici del grande mercato unico europeo, partecipa attivamente alle decisioni dell’Unione ma usa una propria moneta, la lira sterlina, e non dà conto dell’operato del proprio sistema finanziario.

E’ giusto ed opportuno che la Gran Bretagna vada per la sua strada. Cameron pensa di fare della piazza londinese una nuova Zurigo o una moderna Ginevra e della Gran Bretagna una nuova Svizzera. Osserva Danilo Taino su CorriereEconomia del 12 Dicembre 2011: “Probabilmente, Cameron non ha intenzione di fare di Londra la Hong Kong dell’Europa, un centro finanziario offshore. Di certo, però, è convinto che la City (Londra) possa prosperare meglio senza i vincoli che le imporrebbe un governo economico della Ue. Ha buone probabilità di sbagliare disastrosamente, ma ha anche buone probabilità di fare la cosa giusta, soprattutto se riuscirà a limitare al minimo l’isolamento dagli altri europei.”

Peccato che l’Italia nel 2007 si è fatta soffiare la Borsa valori di Milano da parte della Borsa di Londra (London Stock Exchange): l’indice dei titoli azionari della Borsa di Milano è attualmente denominato “Financial Time Stock Exchange”, in sintesi “FTSE”. Molti infatti non conoscono questa circostanza: alla Borsa di Milano di fatto comandano gli inglesi. Massimo Mucchetti, giornalista del Corriere della Sera, in un suo articolo del 3 aprile 2010 scriveva: “Il nuovo amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, un manager peraltro di valore, non farà parte del consiglio di amministrazione del London Stock Exchange (cioè la Borsa di Londra) come, invece, era concesso al suo predecessore, Massimo Capuano. Sembra una notizia trascurabile, ma non lo è.

Questo cambio della guardia tra tecnici fa capire, anche a chi tre anni fa era duro d’orecchi, quanto la fusione tra la Borsa di Milano e quella di Londra sia stata in realtà la dispersione, per certi aspetti umiliante, di un patrimonio di Milano e del Paese a tutto vantaggio degli spregiudicati signori della City.” L’articolo completo, di cui consiglio la lettura integrale, è riportato sul mio sito internet.

E’ stato un errore madornale quello dell’Italia di aderire nel 2007 ad un circuito borsistico guidato e gestito da Londra che fa riferimento ad una piazza denominata in lire sterline e che, come dimostrato, all’occasione predilige la propria autonomia a scapito degli interessi dell’Unione europea. L’augurio è che l’Italia possa ritornare a gestire in prima persona la propria Borsa valori, magari collegata ad un circuito che faccia perno sull’euro ed al servizio preminente del mercato comune europeo, pur in una necessaria ottica internazionale.

Sàntolo Cannavale

www.santolocannavale.it

8 commenti a “Londra se ne va
(e si porta la Borsa)”

  1. [...] Prosegue Articolo Originale: Londra se ne va (e si porta la Borsa) [...]

  2. Un Esule scrive:

    I responsabili della crisi dell’euro sono comodamente seduti nel recinto londinese della City.
    Quello che Cameron non ha capito e’ che se l’Europa volesse potrebbe farli trovare, i banchieri e finanzieri della City, col culo nudo per terra, loro e i loro imbrogli e speculazioni sui poveracci.
    Come sempre…. Dio stramaledica gl’Inglesi. E anche gli americani of course…

  3. roberto1 scrive:

    Manca va solo un acceno alla “perfida Albione”, poi ….sarebbe stato en plein.
    E’ bene ricordare alcuni punti fermi, così, tanto per gradire:
    1) l’Euro nasce già “malato”, di un male che poteva e può ancora essere curato.
    Mancanza di regole comuni, mancanza del “garante” ultimo, mancanza di comune Governo sovrano.
    Ci aggiungiamo “mancanza di un esercito” e di politica estera comune ed il mix è completo.
    L’Euro doveva essere il primo passo, ma ci siamo fermati, anzi, siamo pure tornati indietro.
    2) alcuni paesi, fra il quale il nostro, vivono ancora secondo la peggiore mentalità (ed ideologia) del secolo scorso, spacciando per “stato sociale” l’ipertrofica crescita di burocrazia, intervento pubblico, apparati, organizzazione della politica e delle istituzioni, riassumibili sotto il capitolo “spesa pubblica”;
    3) in alcuni paesi, fra cui il nostro, non solo erano fuori ordine del giorno problematiche come “crescita”, “sviluppo” e “produttività”, ma si è pure teorizzato la fuoriuscita dal manifatturiero e l’assunzione della “decrescita” come paravento per non fare nulla e mangiare, anno dopo anno, il PIL, alimentando i crescenti costi di sistema con sempre nuove tasse e nuovi prelievi a vario titolo dai produttori.
    Il mercato, e non gli gnomi di Zurigo o di Londra, ha scoperto questo bluff, “assalendo” Francia e Germania e punendo severamente le “cicale” del gruppo.
    Non siamo stati capaci di rintuzzare gli attacchi alla Grecia (anche perchè risultava difficile spiegare alla fraulen che doveva pagare i debiti dei Greci, i quali andavano allegramente in pensione a 50 anni), che significa, in termini di ricchezza, poco più che la Provincia di Vicenza, figuriamoci quando nel mirino giunse l’Italia, il cui crollo potrebbe determinare la fine dell’Europa e la fine dell’Euro.
    Quando poi parliamo di Borsa, in Italia, parliamo di una modalità (e di una cultura) arretratissima, spaventosamente insignificante per un Paese ancora ricco ed industrializzato come il nostro.
    Questo “patrimonio” risulta insignificante, sottodimensionatissimo ed irrilevante, se rapportato a quello di Berlino, Londra e Parigi.
    E’ bene sapere che i cultori di ipotesi “autarchiche” omettono di segnalare quanto sia piccolina, asfittica ed irrilevante la Borsa italiana ed i suoi scambi normali e di quanto sarebbe necessario, invece, che assumesse diffusione e traffico più consoni ad un paese come il nostro.
    Dar la colpa a Londra (o a qualcun altro) è un “must” tutto nostrano, un vizio italico da sempre, esaltato dal comportamento dei politicanti da quattro soldi attualmente ancora “in scena”.
    E quando qualcuno capirà che dirigismo ed a volte scarsa attenzione al mercato, atteggiamenti sovente adottati dagli Europei “continentali”, allarmano ed allontanano Londra e che questo errore si pagherà molto caro, forse gioirà meno rispetto al dato di un’Europa che perde pezzi pregiati, anzichè difendere, “offendendo”, l’unica “creatura” che potrebbe far stare gli altri al loro posto e restituire a noi la leadership perduta: l’Euro, appunto.
    Come anticamera degli Stati Uniti d’Europa, non certo come preludio allo sfascio.

  4. Liutprando scrive:

    “Detti titoli sono stati emessi da uno Stato dell’Unione europea e sono denominati in euro: non possono e non devono essere abbandonati al loro destino!”

    È come dire che la moneta è una divinità dal potere assoluto e che basta la sua presenza per determinare la ricchezza di chi la possiede. In realtà la moneta è la rappresentazione della ricchezza e se non c’è nulla da rappresentare non vale nulla. Chi scommette sul valore del debito greco ci mette del proprio se il rischio è compensato dalla rendita.

    Non va dimenticato che l’euro è il primo esperimento di moneta unica costruita ed accettata con modalità democratiche e condivise.

    Non è del tutto vero se per alcuni Paesi l’adesione non ha ricevuto il consenso popolare tramite referendum e che non sia affatto democratico lo dimostra che quella ridicola Costituzione Europea non è stata ratificata e mai riscritta.

    Peccato che l’Italia nel 2007 si è fatta soffiare la Borsa valori di Milano da parte della Borsa di Londra

    Sono certo che è meglio così che in mano ad istituzioni o uomini legati allo Stato italiano o a patiti che ne avrebbero saccheggiato ogni valore per trasferirlo ai soliti noti con la scusa dell’equità.

    La Gran Bretagna ha fatto la scelta giusta defilandosi dell’euro, così come lo sarà per la Germania. Unica soluzione per riequilibrare i costi degli Stati, svalutando l’euro dei restanti in modo che possano tornare a produrre.

  5. QR DeNameland scrive:

    Dio stramaledica gli inglesi. L’ultimo che lo disse è finito a testa in giù. Ed intanto da quando se ne sono andati la borsa scende e lo spread sale.

    8)

  6. ciospo scrive:

    credo che senza una bce dotata diprecise attribuzioni per fare una politica monetaria sia impossibile difendere l’euro.
    non se ne esce solo con una politica fiscale coordinata.
    comunque che la borsa di londra abbia grandi responsabilita’ sulla crisi finanziaria e’ fuor di dubbio.,
    le banche e le finanziarie con i loro prodotti tossici hanno impestato il sistema bancario.
    magari non siamo al ” Dio stramaledica gli inglesi”, pero’ qualche responsabilita’ possiamo attribuirgliela.

  7. donato scrive:

    Ritengo che l’euro sia già costato abbastanza.Vada a picco e si prospetti qualcosa di più sensato.

  8. Michel scrive:

    Però magari documentarsi un po’ prima di scrivere non sarebbe male..

    L’autore scrive
    Massimo Mucchetti, giornalista del Corriere della Sera, in un suo articolo del 3 aprile 2010 scriveva: “Il nuovo amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, un manager peraltro di valore, non farà parte del consiglio di amministrazione del London Stock Exchange (cioè la Borsa di Londra) come, invece, era concesso al suo predecessore, Massimo Capuano. Sembra una notizia trascurabile, ma non lo è.”

    Raffaele Jerusalmi FA PARTE del consiglio di amministrazione di London Stock Exchange e quelle di Muccheti erano solo ipotesi, poi non confermate

  9. tarattatat scrive:

    E il demenziale turbocapitalismo dei borghesotti-mafiosi-barcarottai-finanziotti-corrotti-putrefatti che sta andando a fuoco trascinando nel baratro l’economia planetaria. L’essere umano puo vivere solo se produce beni reali, la azioni, le obbligazioni sono solo carta da culo per maledetti parassiti che e tempo di eliminare per sempre.

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