Che il default sia con noi

Il Natale, come tutte le feste comandate, ma il Natale di più, mi sta sulle palle. Mette tristezza, provoca danni irreparabili al conto in banca, rigenera quel dissidio morale annualmente auto-riproducentesi per il tempo perso – una dissipazione etica di inemendabile gravità – in coda tra il desk dell’impacchettamento regali alla libreria del centro, quello consumato alla semi-pasticceria del ghetto a pietire una torta visciole e ricotta non prenotata che non avrai mai la chance di accaparrarti entro le 14 di venerdì (ché il sabato – occasionalmente coincidente con la vigilia – loro son chiusi, of course), e poi la impossibile conciliazione tra scadenze di lavoro e timing sociale che ti portano a destinazione – la sera del 24 – come un naufrago approdato ad una terra ferma che sembra remota per il periplo fisico-emotivo che ha comportato arrivarci, ma che invece, una volta arrivato risulta territorio inaspettatamente familiare.

A complicare le cose, questo Natale, le relazioni 2.0. Quelle dei post e twit e messaggi privati e hashtag condivisi a cadenza pluri-quotidiana. Che dire di costoro? Pretendono attenzione ma la sollecitano, pure. Distraggono dalla vita offline – i libri che non ho letto, i film che non ho visto, i post che non ho scritto, gli ape a cui ho detto no -  ma spesso è una distrazione che merita. Distrazione? Immersione totale in una dimensione diversamente reale.

La realtà è la fine di Berlusconi, l’arrivo di Monti. E la crisi, che non si racconta ma – prosaicamente – si esperisce.
La realtà 2.0 è la fine di Berlusconi, l’arrivo di Monti, la crisi – che si esperisce, ironicamente, anche lì. Ma anche le nuove buone cose che ne sono nate. Le nuove relazioni, le nuove opportunità. Il default.

Il default democratico-social-culturale precede, ed in parte determina, il crack economico, despite Monti, incombente sul nostro paese. Nel 2.0 il default è già, in parte, storia. Sarà per questo che a me non spaventa per niente. A me anzi la prospettiva del fallimento sorride.  @iosonoildeafult è un personaggio su twitter. Come lo è @loziodibonanni. Seguiteli, vi faranno sorridere ma anche pensare. E pensare è proprio l’attività alla quale val più la pena dedicarsi in tempo di crisi.
In tempo di crisi falliscono le aziende incapaci di ripensarsi, quindi meritevoli di fallimento. Falliscono gli stati indolenti alla fatica di ripensarsi. Soccombono gli apparati mentali impermeabili alle novità gnoseologiche – non le mode, ma le dimensioni generative di nuovo senso. Si generano cose altre, in tempo di crisi. Che, poi, smettiamola di chiamarla ‘crisi’: è una svolta. Punto.

La svolta accompagna alla tomba chi non ha più ragione di vivere. Ma la ragione di vivere si rigenera in altre forme.  Nei social, ad esempio, nascono nuove forme di leadership – intellettuale, politica, gnoseologica, economica. Gli ordini professionali soccombono, l’attività professionale si rigenera su Groupon. Il giornalismo tracolla, twitter ri-determina il giornalismo. Obiettivo pancia piatta è la patetica comunicazione pubblicitaria natalizia di un incumbent di mercato che del mercato, quello asfittico attuale, si preoccupa di raschiare il fondo del barile. Ma il mercato, quello ancora in potenza, è già altrove. Nei social, ad esempio. Il mercato politico, quello prospettico, è già pure lui, nei social. Ad un @angealfa che cancella i follower che non gli garbano si oppone un @robertorao o un @andreasarubbi ché se i rispettivi partiti di appartenenza fossero loro…

Non faccio la lista. Sarebbe parziale, opinabile e comunque inutile. Dico solo che svoltare significa cambiare obiettivi. La torta di visciole e ricotta, alla fine, non l’ho presa. Ho preso invece una roba impronunciabile che a pensarci corrisponde esattamente a quella crocifissione ipercalorica con cui immaginavo di celebrare questo Natale.

Buone feste.

@kuliscioff

5 commenti a “Che il default sia con noi”

  1. [...] Prosegue Articolo Originale: Che il default sia con noi [...]

  2. QR DeNameland scrive:

    Soccombono gli apparati mentali impermeabili alle novità gnoseologiche
    mah 2.0

    8)

  3. azzemosocazz scrive:

    pirlani tremate, le tasse son tornate..

  4. Inkazzato vi scrive:

    Buone feste, Kuliscioff.

  5. Fabrizio Grasso scrive:

    Buon Natale 2.0 da @nero_stirner. Brava Simona, un bellissimo pezzo.

  6. j.geeraerts scrive:

    Il Natale, come tutte le feste comandate, ma il Natale di più, mi sta sulle palle.
    Mette tristezza …

    —-
    Parli cosi’ perche’ sei un cristiano che disprezza il consumismo ed il tradimento del vero spirito di questa festa religiosa?
    In caso contrario, che cosa festeggi a fare?
    Potresti fare come quel rabbino ortodosso dell’est-europa del secolo scorso che il giorno di Natale tagliava la carta igienica per l’anno a venire…

    un saluto

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