rss twitter facebook youtube search
top

Anche i (finti) ricchi piangono

La crisi, la manovra Monti, i sacrifici stanno svelando il peggio che è in noi, noi italiani.

Ascolto persone che ho intorno, e i più incarogniti, quelli con la bava alla bocca dalla rabbia sono i benestanti, i piccoloborghesi che hanno vissuto per anni al di sopra delle loro possibilità.

In questi si verifica un fenomeno interessante; il processo di auto-assoluzione dei propri eccessi e vizi, che scatta rapido e indolore, per passare poi in serenità a trinciar giudizi sulle malefatte altrui.

Nessuna presa di coscienza, nessuna autocritica, nessuna riflessione sui famosi “eccessi del consumismo” (che infatti ormai citiamo tra virgolette come un arcaismo lessicale).

Perché sono ovviamente sempre gli “altri” i colpevoli. Gli “altri”, gli stronzi  che spendono troppo, guadagnano troppo, che hanno troppo. Poi, proseguono saccenti chiarendo quale dovrebbe essere l’esatto nirvana dell’equilibrio tra consumo e guadagno, che è sempre e invariabilmente il loro.

Ho visto signore con mariti ex dirigenti statali, che percepiscono laute e generose pensioni del sistema retributivo, con figli impegnati a diventare registi di grido a colpi di Co.co.co. (mai uno che diventi banconiere dell’Esselunga, per carità) che inveleniscono, spiano la vicina e le augurano ogni male perchè ha comprato una macchina nuova, lamentandosi dei “propri” sacrifici…

Ho visto ricchi di quattro generazioni milanesi, con case infarcite di opere d’arte meravigliose, girare con le coccarde arancione, novelli Robespierre de ‘noantri, per cacciare Letizia XVIma e incoronare Pisapia, scandalizzarsi poi quando il nuovo sindaco ha introdotto la zona C a Milano con pagamento dell’ingresso. Scandalizzati, di dover pagare 5€ (cinque euro…) per andare in centro a fare shopping.

Immancabile la battuta di chi la sa lunga, sugli aerei pieni, i ristoranti che non si riescono a prenotare e mai a pensare che tu che parli, proprio tu, sei la prenotazione e il ristorante pieno di qualcun’altro.

E tutti masticano amaro, rosicano meschini, fanno raffronti, vedono ingiustizie sociali ovunque tranne che nel loro tinello.

Un pastone indigeribile di invidia, saccenza e autocommiserazione.

Non mi stupisce che in questo Paese durante il fascismo la delazione abbia prosperato.

Non solo per noi l’erba del vicino è sempre più verde, ci auguriamo anche che passi qualcuno a devastarla…

La crisi, poi, non ha solo confermato un tratto nazionale conosciuto e resistente ad ogni antibiotico di civiltà, e cioè l’inveterata abitudine degli italiani a vivere al di sopra delle proprie possibilità e rendite: ne ha sclerotizzato un altro aspetto… la protervia nel pensare di “meritarselo”.

Sì, perché l’orrenda e sterminata piccola borghesia ignorante e cafonal nostrana da sempre vive spendendo più di quello che dovrebbe, ma lo fa perchè crede in un complotto cosmico che impedisce a lei, proprio a lei, di diventare improvvisamente (e va da sé,  senza fatica) ricchissima. Quindi spende, certo, ma lo fa come in una specie di sospensione temporale, in attesa della (dovuta!) botta di culo miliardaria che li renderà ricchi sfondati come merita. Come merita!

Credete che lo dica io?

Forse lo dice l’unico indice che in questo momento in Italia cresce a due cifre: quello delle scommesse e del gratta e vinci. Questo boom non è la caccia al colpo di fortuna… sono milioni di italiani cha alla fortuna chiedono un risarcimento!

Ecco, la crisi sta facendo intuire a questa moltitudine che da sempre “chiagne e fotte” che forse questo colpo di fortuna non arriverà mai.

E niente fa incazzare di più il finto arricchito come il rendersi conto che presto nemmeno i soldi per fingere ci saranno più.

Assistiamo quindi ad un colossale tsunami di rimozione delle proprie colpe, cui segue la caccia all’untore perfetto da mettere al rogo. E l’untore perfetto è stato immediatamente trovato.

E’ il parlamentare.

Ecco quindi quegli stessi parassiti, evasori, eterni adolescenti viziati, immersi in un orgia di acquisti e lifestyle inutili, trasformarsi nei giacobini della petizione anti-vitalizio, negli inventori di pagine Facebook contro i privilegi dell’odiosa cricca romana, eccoli pagare finalmente i 5 € per entrare nel centro di Milano sì, per andare a firmare la sacrosanta petizione anti-casta.

Non mi dilungo oltre, avete capito bene.

Un grandioso processo di auto-assoluzione collettiva è in corso e gli obbiettivi sono chiari: sentirsi vergini, innocenti e perseguitati, tenersi quanti più privilegi possibile e se consentito lamentarsi, fare le vittime e fottere il vicino di troppo successo.

Pasolini diceva che lui preferiva parlare con chi aveva la quarta elementare o con le persone straordinariamente colte, ignorando tutto quello che stava nel mezzo.

Il problema è che nel mezzo c’è l’italia.

The Searcher
http://blogthesearchers.blogspot.com/

36 commenti a “Anche i (finti) ricchi piangono”

  1. giovanni mecacci scrive:

    E’ la prima volta che condivido Rondolino!

  2. QR DeNameland scrive:

    Peccare è umano, dare la colpa agli altri anche si suol dire. Certo questa caccia alla casta è abbastanza ributtante, però prendersela con gli eccessi del consumismo o con i finti ricchi non mi pare aiuti poi tanto, e comunque è un modo come un altro per la dare la colpa a qualcun altro e lavarsi la coscienza.

    Eppoi, che vuol dire che Il problema è che nel mezzo c’è l’Italia? Che in media gli italiani non sono straordinariamente colti ma hanno più della terza media? Embè? Immagino che lo stesso si possa dire di qualsiasi altro popolo del primo mondo

    8)

  3. andrea lucangeli scrive:

    @The Searchers: caro mio, parla per te e per quelli che frequenti…

    Io – in 47 anni – non ho mai “vissuto al di sopra delle mie possibilità” e non ho mai “fatto il piangina” (come dicono a Milano)

    Ho fatto le scuole nei tempi dovuti, ho dato 15 mesi della mia vita allo Stato per il servizio militare di leva, pago in tasse infinitamente di più di quanto riceva di ritorno (in servizi) dal merdoso Stato italiano, non ho MAI usufruito del Servizio Sanitario Nazionale (nemmeno per una visita al Pronto Soccorso o per delle analisi…), ho sempre fatto il mio dovere di elettore (amministrative, politiche, europee, referendum) ADESSO MI SONO ROTTO LE PALLE di prendere lezioncine pseudomoralegginti da un The Searchers qualsiasi!

    NON siamo tutti uguali, caro mio!
    Io non ho mai chiesto raccomandazioni, mai pietito favori, mai approfittato di rendite di posizione (la mia famiglia è una famiglia di avvocati da 3 generazioni MA io non faccio l’avvocato…) Tutto chiaro?
    Quindi NON mettermi nel tuo calderone merdoso degli italioti meschini!

  4. un Esule scrive:

    La grettezza italica e’ nota, cosi’ come la tendenza double face, a seconda del tempo si volta la gabbana, ma quella che viene descritta e’ una borghesia che non esiste piu’.
    La piccola borghesia di un tempo, impiegatizia ipocrita e benpensante, e’ sprofondata al livello del lumpenproletariat. Diciamo una borghesia stracciona, che nemmeno ci pensa ad andare in centro a Milano.
    Quella che viene descritta e’ la medio-alta borghesia di sinistra che, grazie alle prebende pubbliche, vive alla grande, occupando, grazie alla politica, tutte le nicchie ecologiche dove prosperare.
    E qui sta la colpa della politica, quella di fare riferimento a questa “casta”, quella che ancora pensa che il loro salotto sia ancora quello in cui si fanno e si disfano mode, governi sottogoverni e clientele.
    Solo costoro, che vivono come parassiti della politica, cercano di autoassolversi. Per poi cercare di auto… riciclarsi…

  5. luca scrive:

    caspita andrea lucangeli come te la prendi… descrivo una categoria a cui dici di non appartenre eppure ti senti chiamato in causa e ti arrabbi parecchio. non capisco.
    All’inizio del pezzo poi scrivo “noi” italiani. il fatto che descriva uno scorcio di italianità poi non significa né che generalizzo e neppure che mi chiami fuori.

    per QR ,
    Pasolini intendeva, credo, attaccare quella “borghesia di mezzo” che in italia prendeva piede allora. Non più ignorante ma candida come il proletariato, ma neppure colta ed rispettosa della cosa pubblica come le grandi borghesie europee.
    Credo che nulla sia cambiato da allora e che una grande parte di italiani sia proprio in quel mezzo.
    Intendevo questo. non era una questione di diplomi o lauree.

  6. luca scrive:

    Esule hai ragione.
    ho mischiato due crisi, la piccola borghesia risucchiata nel proletariato del terzo millennio e la paura cieca della grande borghesia che sente avvicinarsi il pericolo ma non sa dargli un nome.
    giustissima osservazione.
    the searcher

  7. [...] Continua Articolo Originale: Anche i (finti) ricchi piangono [...]

  8. andrea lucangeli scrive:

    @luca: certo che me la prendo! E’ una vecchia battaglia che ho ingaggiato pure con FR!

    Spesso su TFP (e non solo, lo dice pure il coglione di Monti) si sostiene – apoditticamete – che “gli italiani hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità”.
    No! Non tutti! Io non c’entro! Non parlate per me! Non parlate a mio nome!

    Ormai – per giustificare la vergognosa bancarotta dello Stato italiota – è diventata quasi una moda sostenere che “gli italiani hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità” (lo sostiene pure il fesso di Casini…)

    Ebbene, io dico no!
    Io per comperarmi casa NON ho chiesto il mutuo, ho lavorato per 22 anni, ho fatto sacrifici indicibili e mi sono messo i soldi da parte. Raggiunta la somma congrua me la sono comperata “cash”, senza far debiti con nessuno! Idem per l’auto!
    Ergo non prendo lezioncine di moralità da nessuno, nemmno da quel vecchio terrone comunista di Napolitano! Tutto chiaro?

    Se abitassi in Svizzera, in Svezia o in Norvegia sarei un cittadini modello, quegli Stati mi ringrazierebbero per il contributo che fornisco alla società. E invece in Italia mi debbo sentire un suddito e sorbirmi le lezioncine di quelli che hanno sputtanato soldi per cinquant’anni!

  9. antizecche scrive:

    Ah, ecco,

    dunque è tutto un problema di ceti: la borghesia d’un tempo, piccola e brutta, ormai ha completato la sua metamorfosi sprofondando a livello addirittura di Untermensch. La piccola borghesia di oggi è l’alta borghesia di ieri, quella che disconoscendo il debito di riconoscenza acquisito negli anni, ha mollato la Milano da bere con i suoi epigoni (mariuoli o no) e adesso vota Pisapia sentendo il terreno scivoloso sotto i piedi. E’ una questione di dané, dunque. Certo, Milano non è Lubecca. Ma come dice il Padano, Milano non è l’Italia: c’è anche Voghera.

  10. un Esule scrive:

    Andrea.

    Non tutti gli italiani vivono o hanno vissuto al di sopra delle loro possibilita’.

    Ma la societa’ italiana nel suo complesso si’. Il welfare universale gratuito, il clientelismo e il sottogoverno erano e sono sopra le nostre possibilita’.

    Il fatto di non appartenere ai profittatori sociali non ti esime, anzi non ci esime, da doverci fare carico dell’accusa.

    Perche’? Perche’ non ci siamo ribellati quando era ora….

  11. andrea lucangeli scrive:

    @un Esule: hai ragione. Le soluzioni sono due 1) lotta armata 2) andarsene.
    Come sai io ho già da tempo scelto per la seconda….Questo merdoso Stato italiota non merita nemmeno di avere un “rivoluzione seria”…sarebbe sangue sprecato e tutto finirebbe – inevitabilmente – a tarallucci&vino….

  12. un Esule scrive:

    Ribellarsi non e’ automaticamente comprensivo di erezione di ghigliottine nelle piazze. Esiste una ribellione civile, quella che dovremmo fare tutti noi i taxpayers , oggi, contro i Moloch che ci opprimono. Una rivoluzione fatta invece che scrivendo sui blog parlando nelle piazze.

  13. Mi sorge un dubbio scrive:

    Mi sorge un dubbio : perché i berlusconidi e i pirlapadani starnazzano a vanvera invece di prendersela con chi per tanti anni li ha presi in giro e ha ridotto l’Italia ad un porcaio ?

  14. bertrand scrive:

    Non capisco con chi ce l’abbia l’autore. Con i finti ricchi del ceto medio che sembra sommamente odiare? Boh se sono finti ricchi non capisco cos’abbia da rodersi e odiare.
    Non si preoccupi l’autore. I ricchi al massimo ripareranno nei paradisi fiscali. Il ceto medio di scarse vedute che vota a destra e a sinistra le pagherà tutte fino anche a vedersi espropriato nei suoi risparmi.
    Alla fine in Italia vincono solo i parassiti dello stato: politici, imprenditori furbacchioni e fannulloni del pubblico impiego.
    Se l’autore prova soddisfazione, contento lui. A me, sotto il sole dei caraibi, mi fa solo pena.
    C’è gente che vive solo per odiare.

  15. Inkazzato vi scrive:

    Oggettivamente il popolo italiano è fatto di poveracci, moralmente intendo dire … magari coi soldi, ma poveracci dentro.

  16. Drome Dario scrive:

    In effetti è proprio così, i “poveracci dentro” devono essere davvero tanti, altrimenti non si spiega come sia stato possibile che un pezzente come Silvio Berlusconi sia riuscito a dominare la scena politica per così tanti anni …

  17. luca scrive:

    @bertrand
    si bertrand in effetti me la prendo con un ceto medio-basso ignorante che si da identità solo attraverso atti d’acquisto e con la borghesia che vuole il progressismo a patto che si fermi davanti al proprio conto corrente.
    Odiare magari è troppo, però c’ò molta veemenza nell’articolo è vero,
    Quello che più mi urta non sono tanto i comportamenti in se, ma quello che scrivo nelle ultime righe, L’assenza di un seppur minimo lavoro di autocritica. La faccia tosta esibita anche nelle contraddizioni più evidenti. Quello proprio urta il nervo. Poi è vero, citando Gadda che “non tutti sono condannati ad essere intelligenti”!

    the searcher

  18. un Esule scrive:

    Solo dei deficienti possono accusare dei mali dell’Italia il Cavaliere.

    Semmai il Cav. ha sfruttato i vizi italici, di certo non li ha provocati.

    Chi non capisce questo fatto e’ un povero coglione come T58

  19. Pippoz scrive:

    Scusate, ma su questo sito cancellano gli articoli “scomodi”? che fine ha fatto questo: 10 buoni motivi per non votare pisapia

    http://www.thefrontpage.it/2011/05/25/i-miei-buoni-motivi-per-non-votare-pisapia/comment-page-1/#comment-40968

    non c’è più!!!!!

    bel modo di fare, complimenti

  20. Pietro scrive:

    Premesso che anchio sono 30 anni che lavoro, ho la casa di proprietà e quattro risparmi ( che il caro Silvio aveva tassato con l’esoso bollo sui depositi )e non ho mai fatto debiti, non sono mai vissuto al disora delle mie possibilità, ma mi rendo perfettamente conto che una parte della mia ricchezza è dovuta alla crescita economica drogata dalla spesa pubblica senza controllo degli anni 80, cerchiamo di non essere ipocriti, quella crescita era frutto di quel debito che adesso ci troviamo a pagare, e chi pensa si possa evitare di pagare quel conto è un ingenuo, sono i tifosi dell’Argentina che ne esaltano la crescita facendo finta di non sapere che ha un inflazione reale del 30% ( e mette in galera chi pubblica rilevazioni non ufficiali, dato che il governo dichiara dati molto più bassi ).

  21. arrivalabefera scrive:

    Blitz» di fine anno, l’ira di Cortina
    Controlli fiscali con 80 agenti

    Operazione a sorpresa dell’Agenzia delle Entrate nella perla delle Dolomiti dove è in vacanza il direttore Befera

    CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) – Una task force di 80 ispettori dell’Agenzia delle Entrate mandati in missione a Cortina nei giorni più caldi dell’anno, nella località con la più alta concentrazione di vip del nostro Paese, ha messo a soqquadro la Regina delle Dolomiti. Al centro dell’operazione, raccontata dal Corriere del Veneto , la lotta all’evasione fiscale là dove il lusso più si concretizza in ville, Suv, gioielli e pellicce. Un blitz che indubbiamente ha un valore emblematico, per stanare i «furbetti» che agiscono irregolarmente frodando il fisco e che ha preso di mira decine di alberghi, negozi, gioiellerie. Con gli ispettori impegnati dalle prime ore del mattino fino a notte fonda tra il 30 dicembre e San Silvestro. Con un incrociarsi di dati che inevitabilmente coinvolgono anche il bel mondo in vacanza all’ombra delle Tofane.

    Cortina si sa è un campione altamente rappresentativo di quella ricchezza che permette ville lussuose e appartamenti costosissimi, vacanze da sogno, ristoranti di gran classe, Suv e fuoriserie, spesso parcheggiati a casaccio, schiere di collaboratori domestici e autisti personali. Il denaro che circola è tanto e all’Agenzia delle Entrate (a Cortina è in vacanza proprio in questi giorni il suo direttore Attilio Befera, anche presidente di Equitalia) lo sanno benissimo. Gli ispettori hanno passato al setaccio i più noti alberghi della Conca. «Sono arrivati alle 8 del mattino e se ne sono andati dieci minuti dopo la mezzanotte, ho firmato il verbale che ero già in camicia da notte – dice inviperita un’albergatrice di un noto hotel del centro – un blitz del genere in queste date è un attentato per chi lavora. Da mesi aspettiamo queste giornate, visto che la stagione è cominciata in ritardo e abbiamo incassato poco, i miei clienti hanno detto che se ne vanno a Sankt Moritz, questo stato poliziesco nessuno lo vuole accettare».

    In un altro albergo l’operazione si è conclusa alle 3 di notte e anche qui i titolari sbottano: «È una follia mandare 80 ispettori in questi giorni per fare un po’ di show». Gioiellieri, antiquari, boutique hanno passato la giornata con gli uomini dell’Agenzia delle Entrate attenti alle casse e agli scontrini emessi. Nei ristoranti la stessa cosa. L’ordine è partito da Roma, cogliendo di sorpresa lo stesso capitano della compagnia di Cortina della Guardia di Finanza Leonardo Landi che al Gazzettino ha dichiarato tutta la sua perplessità: «Non giudichiamo il lavoro dell’Agenzia delle Entrate, ma come Guardia di Finanza non ci sogneremo mai di “sguinzagliare” i nostri uomini nei negozi dalle 8 alle 24 a cavallo di San Silvestro. Già c’è la crisi, se ci mettiamo anche noi a intralciare l’importante lavoro di questi giorni… preferiamo operazioni realizzate in modo selettivo e chirurgico come quella che ha portato alla luce 4 evasori totali».

  22. un Esule scrive:

    C’e’ qualcuno che pensa che la gente non legga i giornali. Chi se ne frega di vedere ripostate notizie gia’ lette stamane con il caffe’?

  23. sophia colpiacca scrive:

    quoto pietro, soprattutto per il riferimento all’argentina, che dovrebbe farci riflettere sulle cause del fallimento attribuibili alla cattiva finanza.
    Poi dovremmo guardare alla grecia e alla corruzione politica che ha determinato il default.
    Poi dovremmo stare zitti e riflettere su chi prendere a calci in culo nel nostro paese.

  24. Liutprando scrive:

    ma mi rendo perfettamente conto che una parte della mia ricchezza è dovuta alla crescita economica drogata dalla spesa pubblica senza controllo degli anni 80, cerchiamo di non essere ipocriti, quella crescita era frutto di quel debito che adesso ci troviamo a pagare

    È perché sei uno statale. Quindi uno di quelli che dovrà pagare quel conto.
    Gli altri hanno già dato.
    Comincia ad abituarti all’idea perché comunque si giri la frittata a pagare saranno chi ha scroccato.

  25. Il maestro di squola scrive:

    Liutprando, ricominci ?

  26. un Esule scrive:

    Il caso grecia non si puo’ ridurre alla corruzione. Sarebbe un po’ semplicistico.
    Una enorme responsabilita’ politico finanziaria ricade anche sui marpioni che hanno falsificato i conti. La Grecia e’ entrata nell’euro per le sue fisime geopolitiche, infatti mantiene uno strumento militare sproporzionato alle sue dimensioni per opporsi alla Turchia

  27. un Esule scrive:

    Liut, non e’ detto che tutto il mondo lavori per lo stato….

    La gran parte del debito si e’ formato negli anni ’80, per pagare i danni del terremoto dell’Irpinia, e sai quanti falsi imprenditori del Nord hanno fatto affari con la camorra usando finanziamenti pubblici a fondo perduto in operazioni mordi e fuggi?

  28. mario2 scrive:

    “L’antico Romano desiderava che la sua casa fosse di vetro affinché ognuna delle sue azioni fosse manifesta agli occhi di tutti.
    Il borghese desidera che sia di vetro non la casa sua, ma quella del suo vicino.”
    (Karl Marx)

    Il Romano moderno desidera i conti correnti di vetro, i telefoni con il megafono e tra un po’ tasserà anche le bollicine copiando dai Galli.

  29. Liutprando scrive:

    Liut, non e’ detto che tutto il mondo lavori per lo stato….
    Sì, ma quelli che ci lavorano li riconosci dalla puzza.

    sai quanti falsi imprenditori del Nord hanno fatto affari con la camorra usando finanziamenti pubblici a fondo perduto in operazioni mordi e fuggi

    No. Quanti? e quali?

    Ho l’impressione che la verità sia il contrario, visto che fino all’anno scorso (probabilmente anche quest’anno) abbiamo dovuto finanziare quel terremoto.

  30. sophia colpiacca scrive:

    ahahahha esule, ‘falsi imprenditori del nord’ è fortissima…

  31. mario2 scrive:

    Il terremoto dell’Irpinia continua ad essere finanziato tutti i giorni con le accise sui carburanti. Le accise per la guerra in Abissinia le manterrei; quelle invece dedicate alla crisi del canale di Suez dovrebbero essere preventivamente rimodulate in vista della crisi del canale di Ormuz.

  32. mario2 scrive:

    ma si dai, erano falsi imprenditori costruiti in cina.

  33. italianibravagente scrive:

    In ginocchio per la recessione: suicidi altri due imprenditori di Massimo Malpica

    Roma – Due imprenditori in Sicilia, un agricoltore nelle Marche, un pensionato a Bari. Vite e storie diverse, ma per tutti lo stesso cupo finale: tra Capodanno e ieri si sono tolti la vita, colpiti dalla crisi, piegati dal peso dei debiti, spezzati dall’ansia di non farcela, consumati dalla disperazione.
    Michele Calì allevava polli a Santa Venerina, ai piedi dell’Etna, ma non è riuscito a far quadrare i conti tra usurai e controlli dei nuclei anti-sofisticazione, così ieri ha deciso di spararsi un colpo alla tempia. Roberto Manganaro, 47 anni, insieme al fratello era titolare di una «storica» concessionaria di moto, fondata dal padre mezzo secolo fa a Catania. Da un po’ soffriva di depressione, ma a far precipitare le cose è stata la disastrosa congiuntura economica. Come quasi ovunque nel mondo anche per loro gli affari sono precipitati. Il fatturato aziendale è crollato, e i due fratelli alle prese con i bilanci traballanti hanno dovuto licenziare qualche dipendente. Per Roberto, che li considerava «familiari aggiunti», il colpo è stato durissimo, il dolore insopportabile si è confuso col suo male esistenziale. E la notte di Capodanno l’imprenditore siciliano si è imbottito di barbiturici e si è ucciso impiccandosi. Se Manganaro è la vittima di «una società mangia-tutti», secondo il sacerdote che ha celebrato il suo funerale tra le lacrime dei parenti, l’agricoltore marchigiano di Montefiore dell’Aso che ieri s’è impiccato in un magazzino è vittima della paura. L’uomo, 54 anni, molti spesi a lavorare nelle campagne intorno a Fermo, non aveva debiti da capogiro né sulle spalle il peso di famiglie che dipendevano da lui per sbarcare il lunario, eppure negli ultimi mesi si era trasformato.

    Amici e parenti dicono che fosse «ossessionato dalla crisi», un’ansia che è cresciuta alla fine dell’anno, trasformandosi in paura. Paura di non farcela ad attraversare indenne quel 2012 in odore di recessione. Paura forse irrazionale, almeno nel suo caso, ma incontrollabile. E fatale. La stessa angoscia che ha travolto il pensionato barese di 74 anni che tra Natale e Capodanno ha trovato nella cassetta delle lettere, tra le cartoline d’auguri, una missiva dell’Inps che gli chiedeva di restituire 5mila euro in rate mensili da 50. Per lui, che di pensione intascava appena 700 euro al mese, quel piccolo debito è diventato un tarlo capace di corroderlo e di togliergli il sonno. Ne ha parlato con il fratello, con gli amici e con un medico che gli ha prescritto dei tranquillanti. Non sono serviti. Il primo gennaio, a ora di pranzo, l’uomo ha aperto una finestra affacciata sul cortile interno del suo palazzo nel centro di Bari, si è arrampicato sull’infisso e si è lasciato cadere, schiantandosi al suolo.

    Tre storie, ma non certo tre casi isolati. Negli ultimi mesi in tanti, in troppi, soprattutto imprenditori, tra la fatica e l’ansia di tirare la cinghia e la disperata via d’uscita di tirare le cuoia hanno scelto la seconda strada. Anche quando a schiacciarli non erano solo i debiti, ma paradossalmente, crediti con la pubblica amministrazione impossibili da riscuotere. Come per Giovanni Schiavon, l’imprenditore edile padovano che a metà dicembre si è sparato alla tempia dopo aver atteso, invano, l’arrivo di 200mila euro che gli servivano per non spedire in cassa integrazione i suoi dipendenti per Natale.

    AZZ, IO CREDEVO CHE SI ERANO SUICIDATI PERCHE’ STANCHI DI FARE LA FILA DAVANTI AL RISTORANTE..MAH SECONDO ME QUALCUNO MENTE…

  34. paolab scrive:

    Andrea Lucangeli,

    Io – in 47 anni – non ho mai “vissuto al di sopra delle mie possibilità” e non ho mai “fatto il piangina” (come dicono a Milano).

    Appartengo alla stessa categoria di persone cui lei fa riferimento: non ho mai chiesto favori o raccomandazioni, non ho mai goduto di rendite di posizione e ho centellinato la fruizione di servizi il cui costo ricade, anche solo parzialmente, sulla collettività. Non assumo farmaci, non chiedo sovvenzioni, non ho rate della macchina da pagare e vivo attualmente a Roma quindi posso affermare senza tema di smentita che il rapporto tra ciò che verso personalmente all’erario e ciò che ricevo in termini di servizi è incommensurabilmente più squilibrato rispetto a quello di una persona residente a Milano, città in cui per molti anni ho felicemente vissuto. La mia famiglia di origine, aggiungo, non appartiene a nessuna delle potenti corporazioni (che so, notai o anche semplici impiegati pubblici) a cui il nostro sistema assicura tutele e generose protezioni e ho sulle spalle la responsabilità di una casa (che ho comprato senza chiedere mutui nè prestiti), di un figlio che studia e di un cane. Le sto dicendo questo non per tediarla con la storia della mia vita ma perché si renda conto che nessuno più di me può capire la sua voglia di rompere tutto quando qualcuno dall’alto della sua comoda posizione ci somministra il predicozzo sul fatto che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.
    Tuttavia Andrea, noi rivestiamo non solo il ruolo di singoli individui ma anche (e dal punto di visto giuridico soprattutto) quello di cittadini dello Stato che ce ne riconosce la condizione e a cui l’ordinamento giuridico attribuisce pieni diritti civili e politici. Ne consegue, per questo solo fatto, di usufruire, TUTTI, di un sistema di regole, di tutele e di protezioni a cui abbiamo la possibilità di accedere anche se non ne facciamo abuso perché, come lei giustamente afferma, non siamo (per fortuna) tutti uguali.
    Solo l’assenza del senso di appartenenza ad una stessa comunità e la mancanza di una memoria storica condivisa ci consente di arrogarci il diritto a sentircene estranei. E di dichiararcene esclusi per non dover essere costretti a farci carico delle conseguenze del disastro che incombe e che, pur con molto diverse responsabilità, abbiamo tutti contribuito a provocare.

Che ne pensi? Commenta!

top