Se Berlusconi risorgesse insieme a Renzi

Come il mitico uccello della leggenda, Berlusconi periodicamente risorge dopo la sua morte politica e si rigenera con rinnovato vigore. E’ già successo due volte nel 2001 e nel 2008 e costituisce una rarità fra i presidenti del Consiglio italiani, i quali si bruciano nell’arco di pochi anni, con l’eccezione dell’immarcescibile Andreotti.

Quando tutto sembrava perduto, costretto a lasciare il governo a furor di spread, ora, con acque più calme e a manovra lacrime e sangue approvata, il Berlusca torna a far capolino con un aumentato numero di consensi poichè, a posteriori, lo si giudica il meno peggio.

Sorge sempre più il sospetto che Monti dipenda dai voti del Pdl più che da quelli del Pd, diviso fra mille fazioni e in crisi di identità.

Berlusconi non lasciò il governo a cuor leggero; deve aver patteggiato la salvaguardia dei suoi averi e delle sue aziende, con la sicurezza che la patrimoniale, proposta e pretesa dalla sinistra e dai suoi alleati, non sarebbe mia stata discussa.

Constatiamo come di tutte le manovre possibili quella approvata, con la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, sia stata quella più penalizzante per i ceti medi e per chi campa a reddito fisso, senza che il Pdl abbia fatto una piega, né tentato un’opposizione pur blanda.

La riduzione di 50 euro per ogni figlio a carico fino ai 26 anni sembra la briciola lasciata al cane affamato e non allevia certo il peso del mutuo e di chi ha più figli a carico oltre i 26 anni, situazione diffusa, vista la disoccupazione cronica da cui sono afflitti i nostri giovani.

Altri provvedimenti maturano a spese del ceto medio, come la recente trovata di riordinare il sistemare  catastale, i cui appartamenti non sono più misurati a vani ma a superficie, anche se dicono che è a costo zero. Lo si vedrà fra qualche anno se sarà a costo zero, quando si troverà il sistema per unificare la tassa su vari servizi (monnezza, manutenzione della strade, Ici, ecc.ecc.) parametrandoli alle superfici di proprietà.

Siamo arrivati a questa situazione per problemi fra Pdl e Lega che, quando erano al potere, non riuscirono ad accordarsi per procedere alla risoluzione delle famose riforme. Il discorso, in verità, parte da lontano; fin dal primo governo Berlusconi, quando nel 1994 con una vittoria inaspettata i due partiti si trovarono al potere per la prima volta. Berlusconi era lanciato ed entusiasta, non ancora “politicizzato” ed aveva la volontà del neofita per cambiare qualcosa. Le possibilità c’erano tutte anche se il governo presentava ministri improvvisati.

Le pensioni andavano riformate a quell’epoca e, con altri accorgimenti, si perse un’ottima occasione per dare la svolta decisiva alle casse dello Stato. Si sa come andarono le cose con la sfiducia della Lega al governo di cui faceva parte.

Gli anni seguenti con i governi Prodi, D’Alema, Amato, Prodi e lo stesso Berlusconi, furono inconcludenti perchè si tirò a campare e non si affrontò nessuna riforma strutturale.

Ora sulla spinta dello scontento generale. Il Pdl riprende quota e Berlusconi affila le armi per riproporsi come futuro leader; l’incognita consiste nel capire con quale partito prenderà accordi. Escludendo la Lega che ha già dato prova, due volte, di inaffidabilità, l’alleato naturale sarebbe il Terzo polo, ma conosciamo le riserve e le bizze di Casini, l’inconsistenza dell’Api e la superficialità del Fli, privo di programma e di credibilità.

Lancio un’idea, che risulta una bestemmia  alla comune comprensione del buon senso: un accordo Berlusconi-Renzi. Sarebbe una rivoluzione epocale.

Se consideriamo, però, quanto dichiarato in questi ultimi tempi dall’esponente della vecchia Dc in seno al Pd, non è poi un’idea assurda. Renzi ha le idee chiare e si sente imprigionato fra la Bindi e la mancata promessa Letta; non vede l’ora di affrancarsi da un partito gretto, senza prospettive e destinato nel medio lungo periodo a  disfarsi. La base è disorientata ed una parte consistente potrebbe aderire ad una scissione che riformi un partito veramente democratico e liberale.

Quel diavolo del Cavaliere potrebbe, comunque, inventarsi qualcosa e risorgere per la terza volta.

Angelo Libranti