Una buona giornata
per la democrazia

È una buona giornata per la democrazia, per il Parlamento, per la politica. La Corte costituzionale ha giustamente bocciato due referendum intrisi di demagogia, e poco dopo la Camera ha giustamente respinto la demagogica richiesta d’arresto per l’onorevole Cosentino. I due episodi, che il caso e la cronaca riuniscono in una sola giornata, hanno in comune un aspetto fondamentale: la riaffermazione della centralità del Parlamento.

Il doppio referendum Di Pietro-Prodi, inconsistente sul piano giuridico perché, com’è noto a tutti, le leggi elettorali non sono abrogabili, intendeva cavalcare l’onda antipolitica scatenando la cosiddetta “società civile” contro il Palazzo; la bocciatura serve ora al piccolo demagogo molisano per tuonare contro “il regime”: “Manca solo l’olio di ricino!”. L’olio di ricino potrà anche mancare, ma per fortuna c’è di nuovo il Parlamento. Cui ora spetta il compito di cambiare il Porcellum, ovvero di lasciarlo così com’è: il Parlamento, in democrazia, è sovrano.

La richiesta di arresto di Cosentino obbediva ad una medesima logica: forzare le garanzie del Parlamento per offrire alla folla urlante una libbra di carne viva. Il ricatto – “se non mandate in galera Cosentino siete mafiosi” – non ha funzionato, e la maggioranza della Camera (grazie anche, e fortunatamente, ai voti radicali, che pure avevano mandato in carcere Alfonso Papa) ha votato contro l’esosa richiesta della magistratura e, soprattutto, contro l’infame demagogia giustizialista che ha avvelenato i pozzi del dibattito pubblico.

Un Parlamento che rivendica la propria sovranità è una buona notizia per tutti. Ora però comincia il difficile: meritarsi l’autorità e l’autonomia che la Costituzione garantisce e che la giornata di oggi riafferma.