Chiudi la bocca!
La crisi della carta stampata in Italia e nel mondo è realtà assodata e non certo sensazione drammatica di pessimisti cosmici. Il web è solitamente indicato quale capro espiatorio e causa prima della rovina dei giornali fatti di carta e inchiostro. Ma l’onestà intellettuale impone di riconoscere che, nei fatti, la rivoluzione del web ha liberalizzato prima e meglio di qualsiasi governo passato presente e futuro la “professione” giornalistica. Infatti, grazie ad internet, sono stati azzerati i costi tipografici e di distribuzione che gravano sui giornali tradizionali. In molti quindi, hanno avuto la possibilità di registrare regolarmente nuove testate e diffonderle, il tutto a costi contenutissimi.
Dietro i tanti rispettabili e autorevoli fogliacci online, di solito ci sono redazioni composte da giornalisti volontari che credono nell’indipendenza del giornalismo e il più delle volte, questi giornalisti volontari, non beccano nemmeno un euro svalutato per il loro lavoro. Ora, mentre i giornali laureati prendono finanziamenti pubblici d’ogni tipo e conservano il monopolio della raccolta pubblicitaria, pur perdendo con costanza lettori e autorevolezza nella formazione della cosiddetta pubblica opinione, i foglietti online, per sopravvivere, s’affidano, ma solo quando sono fortunati, all’elemosina dei lettori. Non trovate ancora che ci sia qualcosa di stonato in quanto scritto fino ad ora? Ebbene, cerchiamo attraverso un esempio concreto di riflettere sulla condizione dell’informazione in Italia.
Immaginiamo una città del Sud, una città nella quale storicamente ogni nuova voce editoriale ha sempre dovuto soffrire lo strapotere monopolistico di un editore influente. Una città nella quale la realtà è stata filtrata attraverso un’unica bocca per decenni. Ecco che la magia del web, in una città del genere, consente la moltiplicazione dei punti vista e il racconto della società può trovare altri angoli dai quali essere narrato. E poniamo il caso che tra queste nuove bocche ce ne sia qualcuna che poco a poco conquisti un successo sempre crescente tra i lettori.
E mettiamo anche il caso che dopo tre anni di lavoro gratuito e volontario questo fogliaccio online non riesca più a reggersi sul lavoro gratuito (perché anche le belle speranze hanno una fine e anche i più idealisti tra gli uomini hanno sempre bisogno di un tozzo di pane nello stomaco) dei suoi collaboratori. Un fogliaccio del genere non dovrebbe avere problemi a trovare imprenditori coraggiosi, disposti ad investire e credere in un progetto che ha già dimostrato di essere capace di camminare sulle sue gambe e in tanti dovrebbero voler comprare (a prezzi di mercato) spazi pubblicitari su questo fantomatico giornale. Ma non dimenticate che siamo in una città del sud Italia, perciò succede che non si trovi nessuno disposto ad investire un soldo bucato su una boccaccia che per tre anni è stata spina nel fianco di istituzioni e poteri e che per questo motivo ha ottenuto il plauso dei lettori.
A questo punto, cosa resta da fare alla redazione di un simile fogliaccio? Non resta che comunicare ai propri lettori la data di chiusura: e sarà sempre così, fino a quando non si comprenderà che la buona informazione non può essere fatta solo attraverso la passione. Ah, per chi non l’avesse capito, la città del sud Italia che chiude la sua boccaccia online, è Catania!


[...] Per approfondire consulta la fonte: Chiudi la bocca! [...]
Su CataniaPolitica ho pubblicato alcuni commenti …
http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/archives/13308
Ah beh, se ci scrive il Torchiazecche58… quando si dice la differenza tra la teoria – questo nobile e ben scritto articolo – e la pratica – l’incredibile faziosità e arroganza del plurinick
Chiedo scusa all’autore per il mio precedente post perché avevo male interpretato il commento del Torchiazecche58 pensando che avesse contribuito degli articoli a Catania Politica.
In realtà ha solo “postato” qualche commento ad un articolo e si è fatto riconoscere anche lì teorizzando che un’intercettazione in cui qualcuno della supposta P3 o P4 diceva che Cesare è a Catania voleva in realtà dire che Berlusconi era a Bruxelles. Sul serio
L’autore dell’articolo, rispondendo all’ineffabile Torchiazecche58, pare perplesso: evidentemente non sapeva con chi aveva a che fare, beato lui.
qr, chiudi la bocca (che fai peggio!) ahahah
Grazie di cuore da tutta la redazione!