Disordini professionali

#bloccotaxi ma sì, fate pure la serrata. Quanto durate? 1, 10, 30 giorni? Dopodiché diventiamo un paese normale.” Uno dei vantaggi della società dell’informazione è il pluralismo contestatario. Dopo l’annuncio della serrata nazionale dei taxi per il 23 gennaio e il proliferare di “assemblee spontanee” (o interruzioni di pubblico servizio, a seconda) contro le liberalizzazioni del governo Monti, su Twitter è partito lo sciopero degli utenti tre giorni prima. Il 20 gennaio, dunque, #menotaxipertutti.

Gli umori della gente, già bastonata per bene dalle prime misure anti-deficit oltre che dagli aumenti di benzina e bollette, sembrano tutt’altro che solidali con le categorie ritenute privilegiate e magari in odore di evasione. A parte qualche nostalgico del Far West fiscale, infatti, anche un’azione drastica (da “Stato di polizia tributaria” come piace declamare con enfasi un po’ dark) a uso e consumo dei media come quella di Cortina ha ottenuto il plauso della grande maggioranza degli elettori di centro, destra e sinistra.

Non è solo per la speranza che le liberalizzazioni di Monti & Co. portino più concorrenza e lavoro, soprattutto ai giovani senza parenti/amici da cui farsi cooptare in una delle varie corporazioni fortificate, ma per una paradossale questione di equità. Se bastonate devono essere, che arrivino per tutti e quelli che per una ragione o per l’altra tentano di scamparla, e finora ce l’hanno fatta, vengono guardati in cagnesco. Non sarà molto elegante ma forse è l’unica maniera per scrostare un po’ di Medioevo, magari evitando i forconi.

Un altro modo, ancora più efficace degli scioperi anti-corporazioni via Twitter (e forse persino delle liberalizzazioni per decreto), è la tecnologia. Groupon, celebre e celebrato sito di vendita di prodotti/servizi di varia natura (dai parrucchieri agli alberghi) super scontati, ha cominciato a pubblicare annunci di professionisti iscritti ai vari ordini.

Dentisti e avvocati, in particolare, hanno cominciato a pubblicizzare la propria attività su Groupon a tariffe ben più basse di quelle “consigliate”. Gli ordini professionali, infatti, già dai tempi delle famose lenzuolate dell’allora ministro Bersani non hanno più facoltà di imporre tariffe minime e massime vincolanti ai propri iscritti che una volta erano una loro prerogativa, per via delle menate sulla deontologia professionale sotto assedio.

Devono però aver interpretato il termine “consigliate” in modo assai restrittivo, perché negli ultimi mesi sono fioccati i richiami ai professionisti rei di essersi messi online a prezzi di saldo. A giorni si attende il verdetto dell’Antitrust, interpellata da Groupon sulla vicenda. Il richiamo non è solo un atto formale, ma l’anticamera dell’espulsione. Gli ordini hanno dunque dichiarato definitivamente guerra alla contemporaneità, subodorando forse aria di estinzione.

Sarà anche vero che “a New York i tassisti poveracci sfruttati del Bangladesh dormono in macchina”, come sostiene il capo dei tassisti romani, secondo dei non eletti nel 2008 nel partito della rivoluzione liberale all’amatriciana, ma siamo sempre lì: bastonate per tutti (più forti per chi non le ha mai prese) oggi è l’unica giustizia sociale possibile. In un paese normale un tassista non guadagna il doppio (dichiarato) di un ricercatore.

http://orione.ilcannocchiale.it/

23 commenti a “Disordini professionali”

  1. [...] Il seguito di questo articolo: Disordini professionali [...]

  2. QR DeNameland scrive:

    Buono e sostanzialmente condivisibile. Unico neo è quel richiamo finale dedicato ai “poveri” ricercatori, come se non fossero anch’essi in larga parte cooptati in una delle varie corporazioni fortificate. Vale per loro lo stesso discorso che vale per i tassinari.

    8)

  3. antizecche scrive:

    Tanto per essere chiari: quando si scrive che il capo dei tassisti romani, secondo dei non eletti nel 2008 nel partito della rivoluzione liberale all’amatriciana ci si intende riferire al PDL di Silvio Berlusconi, vero? (non tutti seguono il link né tutti ancora sono convinti che il PDL sia il “partito della rivoluzione liberale all’amatriciana” come effettivamente è).

    Quanto all’ultima osservazione, In un paese normale un tassista non guadagna il doppio (dichiarato) di un ricercatore. secondo me il paragone va rovesciato nel seguente modo: “In un paese normale un ricercatore non guadagna la metà (dichiarata) di un tassista”.

    Per il resto come non concordare? (io per fortuna da anni non salgo più su di un taxi).

  4. mario2 scrive:

    A me pare un minestrone dove dentro ci si mette un po di taxisti, un dentista, tre avvocati e, per renderlo un po piccante, una punta di ricercatore.

    I notai, dal fruttivendolo, erano terminati.

    I medici di famiglia sono fuori stagione.

    Gli psicologi sono stati ritirati dal mercato in quanto trovati non biologici da analisi dei Nas.

    Gli infermieri sono in attesa di regolarizzazione in dogana.

    I prof specialisti post moenia sono OGM.
    ……………
    ………………

    Nei dettagli della preparazione sarebbe forse il caso di approfondire meglio non scordando un spolverata finale di farmacista parmigiano ed un pizzico di edicolante.

    Comunque attendo di leggere il menù con il dettaglio degli ingredienti liberalizzati.

  5. axenos scrive:

    beh, però è strana la gente. adesso è giustamente incazzata con le caste dei tassinari, dei notari e degli evasori che svaccanzano a cortina…

    5 anni fa invece votava convintamente per una coalizione che candidava il generale della guardia di finanza Speciale (quello che a cortina si faceva spedire le spigole), il capo dei tassinari romani che bloccò roma per protestare contro il tentativo di veltroni di aumentare le licenze e il capo dei camionari siciliani che per oltre un mese bloccò i trasporti riducendo alla fame migliaia di persone…

    è strana la gente, ma in fondo è ripetitiva e prevedibile. oggi si scaglia contro le varie caste dopo averle sostenute per anni, ieri si scagliava contro mussolini dopo averlo osannato per anni sotto il balcone di palazzo venezia…

  6. QR DeNameland scrive:

    Già, nei paesi normali i ricercatori, se dopo un tot non hanno trovato nulla, possono sempre fare i tassinari. Da noi, al contrario, continuano a ricercare. Eh si che decenni fa il compianto Prof De Giorgi aveva già capito l’andazzo con il suo fulminante chi cerca trova, chi ricerca ritrova.

    Si mario2, Angela lo definirebbe minestronico… però dai, una parte di verità c’è

    8)

  7. mario2 scrive:

    Veltroni, se non sbaglio, aumentò di 1500 le licenze a Roma…
    Cosa del resto diversa da una liberalizzazione.

  8. mario2 scrive:

    si QR, ovvio che la verità può essere come in Rashomon.

    Quando però si assiste al ” il plauso della grande maggioranza degli elettori di centro, destra e sinistra” ( vedi sopra) mi pongo qualche dubbio anch’io.

    Il primo è che sia una grande operazione di facciata.

    Che poi i notai siano una casta di soli 4500 addetti non lo scopriamo oggi e neppure Bersani allora.

  9. Roberto 1 scrive:

    Sarebbe così grave registrare ed effettuare il rogito nella Casa Comunale?
    Sarebbe scandaloso che il Comune disponesse la Ventennale sugli immobili (cosa che un tempo giustificava la spesa dai Notai e che oggi dubito fortemente sia eseguita con scrupolo) per vedere impedimenti, vincoli, servitù ed ipoteche?
    E’ da stracciarsi le vesti se due o tre farmacisti neolaureati, magari con la firma a garanzia di papà o della zia, aprissero una farmacia solo dipendendo dal fido-mutuo-prestito di una Banca?
    Sarebbe da galera scorrere su Internet curricola (e prezzi) di professionisti?
    Il punto che dovrebbe porsi la politica non è “facciamolo”: ciò oramai è un imperativo.
    Il punto è come farlo, tempi e modi, per non fare morti e feriti.
    Ma farlo e anche in fretta.

  10. marianog. scrive:

    Ci si straccia le vesti per i tassisti, per i farmacisti, per i notai (anche se chi ha scritto il post probabilmente ignora quanto scrive?, e si tralascia quanto interessa la totalità dei cittadini! Non si toccando le lobby bancarie, assicurative, dei servizi primari (luce, acqua, gas, assicurazioni)! Questa è l’Italia! Si combatte il minimo, il piccolo, e non si pesta ai grossi!

  11. mario2 scrive:

    Si inizia a saperne di più sul menù.

    Fermiamoci sui notai.

    Sarebbero previsti due concorsi da 1000 nuovi notai; uno da 500 nel 2012 e uno da 500 nel 2013.

    Forse qualche effetto per i “consumatori” nel 2015 ? Se poi i concorsi sono come l’ultimo, auguri.

    Ma si dai; in tre anni sai quante cose possono succedere.

  12. orione scrive:

    Il modo migliore per non fare una sega, classico nazionale, è dire: quelli no che son piccini, partiamo da quelli grandi. O viceversa.

  13. mario2 scrive:

    Che le chiacchere siano un classico nazionale mi trova d’accordo. Per quanto mi riguarda le seghe me le facevo a 14 15 anni; poi l’oculista e il consigliere spirituale mi hanno consigliato una attività meno autarchica.

  14. Marco scrive:

    Discutete pure di liberalizzazioni ma se non riparte il lavoro liberalizzeremo la fame…..ogni giorno qui a Bergamo sul giornale locale si legge di aziende di ogni tipo fallite , in liquidazione o prossime alla chiusura….50/60 operai di media per azienda che settimanalmente si vedono imporre cassa integrazione o ferie forzate…. liberalizziamo pure tutto ma se non torna ad essere utile il lavoro siamo fottuti …

  15. marianog. scrive:

    Mario2 – Certo che il consigliere spirituale era molto esperto e navigato!

  16. mario2 scrive:

    e quasi ….non vedente.

  17. paolab scrive:

    Il modo migliore per non fare una sega, classico nazionale, è dire: quelli no che son piccini, partiamo da quelli grandi

    Esattamente Orione, l’ho ripetuto fino alla nausea: il benaltrismo è la chiave di volta per lasciare le cose come stanno, una sorta di versione aggiornata del gattopardismo.

  18. mario2 scrive:

    nausea ? io non c’entro.

    comunque occorre dare atto che sino ad ora si è giocato con i grandi(numeri): pensionati, pensionandi, proprietari di prima casa, titolari di c/c ecc.

    per giocare con i picciriddi aspettiamo il brand.

    no brand no party.

  19. libertyfighter scrive:

    Si e no. Prima di tutto concordo sul fatto che si liberalizza la vendita di benzina e però io ci devo pagare il 75% di tasse. Poi succede che i margini di guadagno, che erano bassi a causa delle tasse già nel mercato “protetto”, diventano ancora più bassi nel mercato “liberalizzato, ma con tassazioni da strozzini pedofili” che vai a creare dopo. In pratica. Liberalizzare il lavoro in Italia rischia di essere inutile in quanto in Italia non è utile lavorare. Non è utile né economico. Rischi alti, guadagni bassi, tasse enormi, obblighi assurdi, sicurezza del proprio investimento nulla. In soldoni. Se non abbassi spesa pubblica e tasse, puoi liberalizzare quanto vuoi, tanto non è più questione di “mercato dalla concorrenza giusta”, ma di “mercato assente”.

    Poi per carità liberalizzare le licenze dei taxi è utilissimo. Ma ogni cosa va fatta con criterio. E ve lo dice un fanatico delle liberalizzazioni. E’ cosa nota che una licenza di taxi (così come una di tabacchi) costa un paio di centomila euro. Il cittadino, che non è tenuto a conoscere tutte le 180000 leggi italiane, non è ancor più tenuto a conoscere le FUTURE idee balzane del legislatore. Quindi un tizio che legittimamente acquistasse una licenza di taxi per 200000 euro nel 2010 e si ritrovasse liberalizzato nel 2011, avrebbe perso, a causa dello Stato buoni 200000 euro. Ingiustamente, perché i 200000 euro li aveva pagati A CAUSA della limitazione alla concorrenza imposta dallo STATO.
    E’ colpa dello Stato Italiano, che ha reso un foglio di carta un bene economico dal valore di mercato di 200000 euro, se il nostro tassista ha dovuto pagare questa cifra.
    Siccome non si sta parlando di bruscolini,sarebbe opportuno che lo Stato Italiano INDENNIZZI almeno per buona parte tutti i titolari di licenza. Oppure, al limite che faccia partire la liberalizzazione dopo una decina di anni, in modo di ammortizzare il danno economico che va a cagionare alla gente.
    Anche sui farmacisti. Va bene liberalizzare, ci mancherebbe. Non so se anche tra loro esiste un mercato delle licenze (immagino di si), per il quale valgono le stesse annotazioni di prima, ma una volta che le hai liberalizzate non pretenderai certo di imporgli il servizio notturno e per di più senza pagarglielo.
    Si accetti che diventa un normale esercizio commerciale, che in un paese civile deve essere aperto QUANDO GLI PARE.

    Per quanto riguarda la diatriba sul benaltrismo, la realtà è che non puoi certamente liberalizzare “tutto” tutto insieme. Perché ogni questione richiede tempo per pensarla, per ogni caso e le questioni sono talmente tante che richiedono anni di lavoro. Quindi devi stabilire un ordine. L’ordine deve essere per forza dal più grande al più piccolo, perché più si è grandi, più si distorce il mercato, più si distorce il mercato, più danni si fanno. Quindi si liberalizza PRIMA chi fa più danni.
    E in questo senso, partire dalle edicole, che tra un pò spariranno per cause naturali, mi pare assurdo.

  20. Fabrizio60 scrive:

    Sono un professionista, che probabilmente verra’ liberallizato, premesso che gli ordini (ad uno dei quali appartango) non mi sono mai stati particolarmente simpatici, noto pero’ che dopo la proposta di eliminazione dei minimi tariffari, una frossa banca per la quale lavoro, mi ha offerto di proseguire la collaborazione, ma ai prezzi di 20 (venti) anni fa.
    Poiche’ la tassazione reale, come scritto oggi sulla Stampa e’ circa del 60%, a queste condizioni mi chiedo quanto dovrei lavorare per avere un reddito solo minimale.
    P.S. mi e’ giunta voce che Coop Adriatica sta imponendo ai nuovi assunti (naturalmemnte con contratto da precari) di lavorare per le future aperture notturne, senza alcuna maggiorazione di stipendio.
    Se questi sono i risultati delle liberalizzazioni, tra un paio di anni magari potremmo trovarci a pensare che in fondo i servi della gleba del medio evo non stavano poi cosi’ male.

  21. fabio scrive:

    siamo in una situazione molto difficile, tante aziende continuano ad andare avanti in perdita, cercano di resistere.
    molte chiudono.
    forse il fatto che i clienti trrattino sul prezzo, non dipende dai provvedimenti che il governo sta ancora studiando.

  22. fabio scrive:

    a me ad esempio, alcuni hanno smesso di pagare.
    ed io con le liberalizzazioni non centro.
    noi del comparto produttivo, siamo gli unici liberalizzati da sempre.

  23. paolab scrive:

    ogni questione richiede tempo per pensarla, per ogni caso e le questioni sono talmente tante che richiedono anni di lavoro. Quindi devi stabilire un ordine

    Libertyfighter, questa logica è strabiliante. Quindi chi si trova DA SEMPRE sul mercato libero può continuare a schiattare senza fruire di servizi efficienti, di infrastrutture decenti, di una legislazione comprensibile, di una giustizia civile degna di questo nome.
    Per coloro che invece agiscono DA SEMPRE al comodo riparo di un mercato protetto praticamente coperti da qualsivoglia rischio legato agli tsunami della concorrenza c’è bisogno di tempo, di studio e di ponderazione.
    Forse sfugge il fatto che sull’argomento si “riflette” da non ricordo neanche più quanti anni e forse ci si dimentica del fatto che tutti i governi che si sono nel frattempo susseguiti, di qualunque colore politico, abbiano tentato e poi, chissà perchè, ritrattato.
    Il fatto che lo Stato e in generale le istituzioni pubbliche abbiano sulla materia le loro gravissime colpe NON può diventare un pretesto per continuare a rimandare: altrimenti tocca dare ragione (e vorrei evitare di farlo) ai pensionandi che avevano maturato i “diritti acquisiti”.
    Questo modo di procedere mi ricorda tanto da vicino l’approccio che caratterizza le iniquità del nostro Welfare: chi è dentro se la goda e chi è fuori s’attacchi al tram, ammesso che ci riesca.
    Sì, evidentemente deve proprio essere patrimonio inalterabile di una logica autoctona.

  24. mario2 scrive:

    contrordine
    dal menù pare sia sparita l’abolizione degli ordini professionali.

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