Liberalizzare logora chi libertà non ha
“Ci sono due idealtipi di parassitismo: in quello più semplice, l’oligarchia, una ristretta minoranza vive a spese della maggioranza. (…). Il secondo tipo è l’oclocrazia, o governo delle masse. In un’oclocrazia ogni cittadino chiede privilegi allo Stato, e ottiene benefici a spese di tutti i suoi concittadini. Ma dato che tutti fanno la stessa cosa, i costi sono maggiori dei benefici. Un’oclocrazia può essere però politicamente stabile perché nessuno ha incentivo a perdere il proprio privilegio, dato che rinunciarvi non riduce il costo dei privilegi.”
Ecco, Pietro Monsurrò spiega qui, con cristallina evidenza, perché nel nostro paese i concetti di democrazia e di libertà non saranno mai appaiabili. O quanto meno, non prima di un futuro remoto. E questo non in senso filosofico, ma proprio nell’accezione concreta: di una democrazia fondata sulla libertà di fare, realizzare potenziale, accedere ad opportunità da parte dei singoli, quindi a vantaggio del ‘tutto’.
Liberalizzare, per dire, significa aprire mercati protetti, ovvero rimuovere limiti all’ingresso e ostacoli alla concorrenza. Limiti e ostacoli che penalizzano – non tutelano – né gli utenti, né gli entranti, ma neanche gli entrati e gli stakeholder in senso lato. Protezioni e limiti asfissiano la crescita – personale ed economica – individuale e quindi collettiva. Si spiega qui, con un po’ di numeri, perché e quanto un regime di esercizio professionale aperto ed una struttura di mercato concorrenziale contribuiscano alla produttività dei fattori, ovvero alla mobilità del sistema, al dinamismo sociale: allo sviluppo generale, quindi. Un punto percentuale di Pil è la stima minima che Banca d’Italia fa dell’effetto-liberalizzazioni sul nostro paese. Se il Pil aumenta, cioè se la ricchezza cresce, il vantaggio ricade, inevitabilmente, anche su professionisti, commercianti, tassisti, farmacisti, giornalai e giornalisti. E poi banche, assicurazioni, treni, benzinai… cioè su quelle stesse categorie che contro le liberalizzazioni si son disposte alla guerra. Dovrebbero gioirne, e invece…
E invece nel nostro paese – pressoché unico nel panorama occidentale – strutture castali sostanzialmente anti-competitive e contro-meritocratiche (quindi a-sviluppiste), come gli ordini professionali, le corporazioni dei mestieri, i monopoli (di fatto), gli accentratori di funzioni tra loro incompatibili pretendono di assolvere esemplarmente al proprio ruolo socio-economico così: ergendo fortificazioni alla minaccia competitiva, ovvero privando sé stesse (e il paese tutto) del ritorno intellettuale, quindi economico, che invece proprio dallo stimolo del competitor a far sempre meglio deriva.
Nel nostro paese non c’è democrazia, e non se ne avverte neppure il bisogno. Non c’è libertà. E non si avverte il bisogno neppure di quella. E ho come il sospetto che, finché proprio la libertà non diverrà valore intrinsecamente sentito, potremo fare la legge elettorale più fica e dotarci dell’assetto istituzionale più nobile, ma sempre oclocrati rimarremo.


[...] Fonte: Liberalizzare logora chi libertà non ha [...]
Certo che liberalizzare alcuni aspetti delle assicurazioni ha fatto aumentare il pil. Con quel che costano. Prendiamo l’energia elettrica. Unico settore liberalizzato. L’Enel, prima della liberalizzazione aveva il 90% del mercato. Ora si è ridotto al 25%. Ora ci sono altri monopolisti pubblici o colossi stranieri come Edf o Eon. Bene: il costo kilowat è il più alto in Europa. Non facciamo in tempo a liberalizzare i distributori che il carburante è il più caro d’europa.
MSUD, tu che sei precisino, non ti sorge un dubbio ?
Oclocrazia! Non si finisce mai di imparare…
Prova ad andare a dire ad un tassinaro incazzato che è un oclocrate
o un a-sviluppista.
Olocrazia… mai sentito.
Comunque è esattamente quello che è questo stato.
I “malefici” leghisti (il secondo male del Paese dopo SB… secondo “loro”) sono più semplici e lo chiamano stipendificio e questo è compreso da tutti… anche dai tassisti.
Scusa se volo basso. Se fossi un tassista il costo della licenza (a Bologna sono state aggiudicate all’asta a cifre di 125/150.000 € ) rappresenterebbe, nel migliore dei casi, il 500% del mio PIL personale.
Azzerarne il valore si chiama esproprio.
Certo però che condividere l’oclocrazia con i Moratti mi fa sentire più figo.
Un saluto alla compagnia!
non mi chiedo nemmeno perchè i tassisti (e i farmacisti, e i notai, e gli avvocati eccetera) sono incazzati. E’ ovvio: perchè gli si sta togliendo dei privilegi inaccettabili, e questo li farà stare (momentaneamente) meno bene, ma farà stare meglio la maggioranza degli utenti e di quelli che vorrebbero accedere, in parità di condizioni e facendo valere solo capacità e voglia di lavorare, a certe attività. E farà stare meglio anche LORO, alla lunga, perchè un punto di PIL è la differenza (oggi) tra recessione e crescita.
Quello che mi chiedo, invece, è perchè mi dovrebbe interessare che i tassisti sono incazzati. Sono incazzati anche i dipendenti di aziende che hanno chiuso: che facciamo, li assumiamo tutti come statali? Sono incazzati anche i professori che non hanno alunni, e quindi non lavorano: che facciamo, importiamo bambini ed adolescenti sottoprezzo, o classi di 2 alunni alle scuole medie?
Purtroppo, esiste il mondo reale, fuori dai nostri confini che, potremmo dire con un francesismo, ci sta facendo il culo a tarallo approfittando della nostra miopia e della oclocrazia che ci soffoca.
Non c’è libertà. E non si avverte il bisogno neppure di quella
Il motivo è semplice: il concetto di libertà è stato propagandato nel nostro paese per conquista dei diritti collettivi (legati a torto o a ragione al concetto di classe), non coniugati bensì contrapposti ai diritti individuali sostanzialmente identificati con i diritti “borghesi”.
Non a caso “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”, cioè su un diritto di primaria rilevanza sociale, nella quale l’affermazione del gruppo (del corpo, del clan, dell’associazione) prevale su quella del singolo (di libertà personale, di espressione, di opinione, di movimento).
E’ sempre la cultura liberale che ci fa difetto.
Ottimo il riferimento allo scritto di monsurrò. Ecco cosa è: Oclocrazia. La sapevo, ma non la sapevo definire.
Quindi, in mancanza di una rivoluzione, che pure costa fatica e denaro, meglio l’oligarchia. Ci costa di meno.
Attualmente stiamo pagando 2 governi e uno stuolo di zoccole e venduti. Meglio pochi, soprattuto, se non buoni.
OCROCAZIA
Termine che non conoscevo,ma il cui significato ( dopo averlo letto ) è di mia comprensione
Oclocrazia, o governo delle masse, in cui ogni cittadino chiede privilegi allo Stato ottenendo dei benefici a spese di tutti gli altri concittadini. Ma dato che tutti fanno la stessa cosa, i costi sono maggiori dei benefici. Un’oclocrazia può essere però politicamente stabile perché nessuno ha incentivo a perdere il proprio privilegio, dato che rinunciarvi non riduce il costo dei privilegi altrui.
Ho sempre pensato che quel l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro fosse un concetto nebuloso. Ci avessero detto fin da subito che è fondata sull’oclocrazia sarebbe tutto molto più chiaro.
Comunque, al di là delle battute, condivido il senso dell’articolo e mi fa piacere che tFP dia spazio a chi combatte questa ignobile oclocrazia
Tra l’altro, se ci mettessimo a raccogliere firme contro l’oclocrazia forse avremmo successo perché quanto meno tutti si domanderebbero che roba è questa parola che suona tanto male. Chi è che non firmerebbe contro l’oclocrazia. Penso che anche i tassinari si vergognerebbero d’esser definiti oclocrati
Oclocrazia no grazie
OCLOCRAZIA,
vietato ridere
Non mi sarei mai permesso, cara doris
Caos liberalizzazioni Benzinai in rivolta: “7 giorni di sciopero”
Eccoli gli olocrati. Vergogna, parassiti, mantenuti, evasori e cortinari.
acrocazi?
@Qr,
troppo gentile sei, per farlo.
tra la fine della settimana e l’inizio della prossima vedremo come si comportano i partiti che reggono monti.
sulle pensioni e le tasse ci hanno fatto trangugiare un bel rospo, vediamo fino a che punto possono essere vigliacchi.
Vattani, il ministro Terzi:
«Liberalizzare gli ambasciatori?»
I taxisti sarebbero d’accordo, aumenterebbe il giro d’affari.
Forse, oltre a liberalizzare, sarebbe stato meglio che Monti avesse seguito il consiglio dato dal FMI alla Grecia a metà dicembre : smetterla di aumentare le tasse e ridurre massicciamente il settore pubblico
[...] Da “The Frontpage” Pubblicato il 17 gennaio 2012 Liberalizzare logora chi libertà non ha. [...]
Banca mondiale traccia un mondo a due velocità nel 2012: Pil area euro: -0,3%, Paesi emergenti: +5,4%
Forse rivedere il differenziale di competitività sui costi minimi sarebbe auspicabile. Sempre che non si voglia diventare il quinto mondo per soddisfare le fantasie idiote dei politici.
Stavolta a rischiare è Standard&Poor’s.
La Finanza perquisisce la sede milanese.
Il pm di Trani: “Giudizi falsi per condizionare il mercato”
Ovvero la stupidità istituzionale continua a far danni.
un non raro esempio di liberismo dogmatico. le liberalizzazioni non si possono fare (come qualsiasi altra cosa) senza tener conto delle circostanze date. i giornalai sono schiavi dei distributori e degli editori che impongono loro orari di apertura, prezzi, quantità, ferie, periodi di malattia. liberalizzare i punti vendita e non ciò che è a monte della filiera, è una stupidità e può solo creare ulteriori distorsioni della concorrenza. studiare prima di dare giudizi.