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Due miliardi di euro al vento

E’ notizia di questi giorni che l’Alcoa, uno dei giganti mondiali nella produzione dell’alluminio, ha intrapreso un programma di riduzione della produzione. Motivo? I prezzi, in un mercato mondiale in rallentamento se non in recessione, sono caduti di circa il 30% in meno di sei mesi. Da 2893 a 2020 dollari la tonnellata.

Divengono così insostenibili quelle produzioni legate a stabilimenti industriali obsoleti e/o i cui costi sono più alti della media. Uno stabilimento nel Tennessee sarà chiuso. Si chiuderanno due delle sei linee di quello di Rockdale, nel Texas. Due fabbriche in Spagna. Una in Italia, a Portovesme, Sardegna.

I sindacati, come sempre, se la prendono con l’azienda, rea di avere gettato una “bomba sociale” tra la gente. Gli operai, circa 500, sono in fermento (giustamente) e probabilmente sciopereranno, nel tentativo di mantenere il posto di lavoro. All’Alcoa, fra le altre cose, si rimprovera di essersi appropriata degli “incentivi” che erano stati concordati nel 1996 per mantenere la produzione in Italia, stimati in circa 2 miliardi di euro complessivamente. Che non sono noccioline: fanno circa 4000 miliardi delle vecchie lirette.

Incentivi? No. All’azienda, come a tante altre aziende, italiane e non, grandi consumatrici di energia elettrica, sono stati fatti sconti sul prezzo medio praticato agli altri clienti “normali”. Cioè a quelli come me, te, il cugino salumiere o l’impiegato delle poste. Infatti, per tutto il 2011, contro una media di 70 euro a MWh, all’Alcoa (e, ripeto, anche a tutte le altre aziende energy-intensive) è stato praticato un prezzo compreso fra 34 e 36 Euro/MWh. Non un favore, si badi bene: è stato praticato un prezzo dell’energia elettrica corrispondente alla media europea (più alta di quella americana).

Chi ha pagato il conto? Noi consumatori. Io, te, il cugino salumiere e l’impiegato delle poste, e tutti gli altri clienti di questo tipo. Tutto ciò per mantenere 500 (cinquecento) posti di lavoro. Più l’indotto (che per una azienda che produce semilavorati non dovrebbe essere granché).

Facciamo un piccolo conto. Supponendo che a ciascun dipendente siano andati in tutti questi anni, in media, 35 000 euro all’anno, viene fuori che in 16 anni, fossero stati a casa e la collettività avesse pagato loro lo stipendio per non lavorare, si sarebbero spesi in tutto 280 milioni di euro. Invece dei 2 miliardi che sono stati tirati fuori dalle nostre tasche per mantenere la produzione in Italia.

Tale Fabio Enne, sindacalista Cisl, ha dichiarato: “Io non so che cosa siano: aiuti di Stato, incentivi, sconti. Non sono un tecnico e mi interessa fino a un certo punto conoscerne l’esatta definizione giuridica. Certo, però, se penso ai quattromila miliardi di vecchie lire che la Alcoa ha avuto in un modo o nell’altro dal nostro Paese, mi sale la rabbia. Ora gli operai di Portovesme, di soldi, ne avranno pochi. Sa quanto vale l’assegno di mobilità staccato dall’Inps? Ottocentosessanta euro il primo anno. Seicento il secondo. E, solo per chi ha più di quarant’anni, cinquecento euro il terzo. Poi, più nulla”.

A lui, sale la rabbia. E non gli interessa “l’esatta definizione giuridica”. Però. E a noi cittadini cosa dovrebbe salire? Che cosa dovremmo dire di questa “politica industriale” (si fa per dire) che consiste nel tirare fuori i soldi dalle tasche dei noi tutti per darli ad una multinazionale, solo ed esclusivamente perché l’energia, prodotta e distribuita da aziende in misura rilevante appartenenti allo Stato italiano, costa il doppio di quello che dovrebbe costare?

Mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto, poter guardare in faccia gli imbecilli, politici e sindacalistici, che a suo tempo fecero gli accordi con l’Alcoa. Scommetto che sono ancora in giro a combinare casini analoghi. Disinteressandosi, ovviamente, delle definizioni “giuridiche”.

Mario Giardini

23 commenti a “Due miliardi di euro al vento”

  1. Liutprando scrive:

    Hanno fatto carriera nello Stato, come tutti i peggiori in Italia. C’è chi è diventato presidente della repubblica, vuoi negare una presidenza di qualche ente inutile a costoro?

  2. mario2 scrive:

    http://www.abusi.it/LA%20NOZIONE%20GIURIDICA%20DI%20PAESAGGIO.htm

    Un problema è che in Italia, anche chi voglia chiarirsi le idee su una esatta definizione giuridica abbastanza semplice, -qui Le faccio l’esempio di definizione giuridica di paesaggio- si deve cuccare un mattone indigesto anche per uno struzzo. Provi a leggerlo attentamente, se non si addormenta prima.

  3. axenos scrive:

    Giardini scrive:

    Mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto, poter guardare in faccia gli imbecilli, politici e sindacalistici, che a suo tempo fecero gli accordi con l’Alcoa. Scommetto che sono ancora in giro a combinare casini analoghi.

    ************

    beh, i sindacalisti non so cosa stiano facendo. in compenso però scajola, calderoli e tremonti (i politici che hanno firmato il decreto salva alcoa) in questo momento nono sono più in condizione di fare danni…

  4. axenos scrive:

    non so cosa centri quello che ha scritto liutpirla… chi dei tre firtmatari della legge salva alcoa è diventato presidente della repubblica? scaiola, calderoli o tremonti?

  5. Liutprando scrive:

    Non so cosa centri quello che ha scritto axermerdacchia, visto che la grana viene data a partire dal 1996 per “conservare” la produzione dello stabilimento sardo.
    Ma si sa exemerdacchia è un coglione.

    Alcoa chiude in Italia ma deve ridare 295 mln
    di Mauro Romano

    Il più importante produttore al mondo di alluminio primario e semilavorato, in una parola, Alcoa, ha deciso di chiudere il suo sito produttivo sardo perché, quello di Portovesme e quello spagnolo, sono «sono quelli con i più alti costi nell’ambito del sistema Alcoa».

    Vero? Forse. Il fatto è che l’Alcoa, che deve ancora saldare un sostanzioso debito con lo Stato italiano, lascia la Sardegna proprio nell’anno in cui finiscono i sussidi dei quali ha goduto fin da quando rilevò l’Alumix, nel 1996.

    Un primo decreto concedeva sussidi all’acquisto dell’energia elettrica fino al 2005, poi venne rinnovato e poi rinnovato ancora nel 2010 con il famoso decreto salva-Alcoa, che ha fatto impennare i costi degli aiuti di Stato sul bilancio pubblico perché gli sconti sull’acquisto di elettricità vennero estesi alla maggior parte delle aziende “energivore” nazionali.

    L’incredibile storia dei sussidi all’Alcoa è rivelata, con dovizia di particolari, in «Mani bucate» (Chiarelettere), il libro, scritto da Marco Cobianchi, che per la prima volta ha acceso un faro sul fenomeno, più pervasivo di quanto si possa immaginare, delle imprese che sono state mantenute nel corso dei decenni, dagli aiuti di Stato.

    Il fatto sconcertante è che il decreto salva-Alcoa è stato approvato mentre era in corso un’indagine della Ue sui sussidi ricevuti negli anni precedenti. Indagine che si è conclusa definitivamente nel luglio del 2011 quando la decisione della Commissione, contro la quale è stato presentato un ricorso, è stata confermata dalla Corte di Giustizia europea riconoscendo che l’Alcoa ha ricevuto aiuti di Stato illegittimi e imponendo all’azienda americana di restituire allo Stato italiano qualcosa come 295 milioni di euro.

    La conclusione dell’avventura del colosso di Pittsburgh in Italia è, quindi, che per oltre un decennio ha goduto di sussidi illegittimi; che deve restituire ancora 295 milioni all’Italia e che chiude nello stesso anno in cui gli aiuti di Stato era previsto andassero ad esaurirsi.

  6. axenos scrive:

    mi sorge il dubbio che liutpirla non legga o non capisce quello che copia e incolla….

  7. Liutprando scrive:

    Mi sorge il dubbio che axemerdicchia sia più stupido di quel che sembra.

  8. [...] Il seguito di questo articolo: Due miliardi di euro al vento [...]

  9. paolab scrive:

    Tutto ciò per mantenere 500 (cinquecento) posti di lavoro

    questa è la chiave per la lettura di un fenomeno tutto italiano di cui quello da lei descritto rappresenta solo un caso fra tanti: tutto per salvare il “posto” di lavoro.
    Aiuti, incentivi, sovvenzioni, CIG, sostegno al reddito per mantenere in vita occupazione fittizia e aziende decotte con l’assenso dello Stato e delle organizzazioni sindacali (datoriali e dei lavoratori).
    Quando lo sparuto riformista di turno fa sommessamente osservare che sarebbe forse più produttivo per il sistema-paese fornire al lavoratore assistenza nel mercato anziché nel reintegro del posto, si alzano le barricate.
    Così va il mondo

  10. Mario Giardini scrive:

    Così va il mondo. Male. E andrà peggio.

  11. QR DeNameland scrive:

    Ma come mai se l’Alcoa ha ricevuto aiuti per 2 miliardi la commissione UE ne chiede indietro solo 295 milioni?

  12. doris scrive:

    @ QR 19:44

    forse la risposta la trovi qui
    http://www.regione.sardegna.it/j/v/492?s=185381&v=2&c=1489&t=1
    L’ho letto di fretta.

  13. Marco Cobianchi scrive:

    Intervengo per chiarezza. I due miliardi sono una stima che, devo dire, ha stupito anche me. Non so la fonte di quel dato anche se immagino che possa essere il vantaggio cumulato dalla Alcoa per il decennio durante il quale ha goduto di tariffe elettriche agevolate. Ma la mia è una supposizione. In “Mani bucate” non cito questo dato e parlo solo (si fa per dire) dell’intricatissima vicenda che ha portato l’Alcoa a dover restituire all’Italia i famosi 295 milioni di euro che sono una multa dell’Antitrust Ue. I punti chiave sono tre. Il primo è che nel 2010 per salvare l’Acoa il governo ha varato un decreto che ha fatto impennare la spesa pubblica. Secondo: Quegli incentivi sono validi fino a fine 2012, quindi la decisione di chiudere è, diciamo, “ingiustificata”. Terzo: Monti deve pretendere il pagamento della multa.

  14. Roberto 1 scrive:

    Paolab ha ragione da vendere.
    Il sistema sociale ed i paracadute debbono funzionare per reintrodurre i lavoratori nel mercato, salvaguardando la cultura industriale insita nella loro professionalità e non la difesa ad oltranza di un posto di lavoro fasullo, perchè l’impresa non esiste più, o è bollita o è saltata.
    Difficile, in Italia.

  15. Mario Giardini scrive:

    @ Marco Cobianchi

    Il dato di 2 miliardi è una stima pubblicata dal Sole-24 ore.

    La decisione di chiudere viene dagli USA. Naturalmente non è immotivata.

    Il NYT del 9 gennaio pubblicava quanto segue: “Alcoa said that it lost $191 million, or 18 cents a share, in the October-to-December quarter. That compares with income of $258 million, or 24 cents a share, a year ago. It was the company’s first net loss since the first quarter of 2010. “

    Klaus Klanfeld, CEO dell’Alcoa, ha dichiarato che : “In the coming year, the company expects that European sales will remain weak and that high costs for energy and raw materials will continue to hurt earnings. “

    La decisione è di ridurre la produzione, chiudendo linee produttive in America e stabilimenti in Europa, nonostante che “ global aerospace and automotive demand for aluminum is expected to stay strong. “

    C’è una domanda sostenuta, ma si chiude, a causa di “high costs for Energy and raw materials”.

    Più chiaro di cosi si muore. Per dirla in americanese, “what it is wrong is the business environment”.

  16. antizecche scrive:

    nel 2010 per salvare l’Acoa il governo ha varato un decreto che ha fatto impennare la spesa pubblica

    L’osservazione di Cobianchi, che chiama pesantemente in causa Scajola, Calderoli e Tremonti viene passata sotto silenzio.

  17. Roberto 1 scrive:

    Scajola è un magliaro che non ricorda chi gli pagava le rate del mutuo, Calderoli è un dentista furbo che ha fatto il Ministro ed ha dato nome ad una delle Leggi elettorali più brutte possibili e Tremonti è un pessimo giocatore di poker, che fidava sul teorema “Francia e Germania non potranno non intervenire”.
    Detto questo, Antizecche, qual è la tua idea sul caso in oggetto e sul sistema delle relazioni industriali?
    La tua opinione, per favore, se ne hai una.

  18. Marco Cobianchi scrive:

    @Mario Sì, lo so, è del Sole, ma non so da dove l’abbia ricavata. Riguardo al Wsj: non prendo per oro colato ciò che dice il Wsj. Klanfeld è lo stesso che nel 2010 aveva subordinato la presenza in Italia di Alcoa ai sussidi. Glieli abbiamo dati (e per non incorrere nella bocciatura Ue li abbiamo dovuti espandere a tutte le società energivore) e lui va via lo stesso. Inoltre, scusa ma non ricordo dove, Alcoa ha aperto un nuovo stabilimento in uno Stato che gli ha garantito più sussidi di quelli sardi. La domanda resterà, quindi “strong”, ma l’alluminio arriverà da altrove.

  19. Mario Giardini scrive:

    Roberto

    “Mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto, poter guardare in faccia gli imbecilli, politici e sindacalisti, che a suo tempo fecero gli accordi con l’Alcoa.”

    Occhei. Di facce ne abbiamo tre, per il 2010. Eccellente. E per il 1996? Qualcuno ce le segnala?

  20. doris scrive:

    E per il 1996? Qualcuno ce le segnala?

    Troppo lontano nei tempi e, come si sa,gli italiani(certi)hanno la memoria corta

  21. antizecche scrive:

    Mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto, poter guardare in faccia gli imbecilli, politici e sindacalistici, che a suo tempo fecero gli accordi con l’Alcoa ha scritto Portoreale.

    Portoreale è contento, ora: gli “imbecilli” li conosce e sono tre, Scajola, Calderoli e Tremonti. Ringrazi Marco Cobianchi che gli ha dato le informazioni che avrebbe dovuto acquisire prima di mettersi a scrivere. Io ringrazio Cobianchi che ha tolto quintali di tossine da questo pezzo. (Bellissimo: la fonte, si giustifica Portoreale, è il 24 Ore. Già, ma il 24 Ore da chi l’ha saputo? Le fonti, Portoreale, le fonti …)

  22. Prewiht scrive:

    Non è la conseguenza del No al nucleare di trent’anni fa?
    Aver paura è legittimo, ma si rimane indietro, con i costi che questo comporta.
    Bisogna scegliere: o si muore di radiazioni(improbabile), o di disperazione per mancanza di futuro(fatto quotidiano, ormai).
    Quindi la colpa non è solo dei governi,è soprattutto nostra, ma noi, si sa, siamo i campioni del mondo e le nostre scelte sono sempre le più sagge, salvo poi piangere sul latte versato.

  23. axenos scrive:

    non è che c’era bisogno di colbianchi per sapere chi fossero i politici che giardini bramava tanto conoscre, lo avevo già detto io poco prima: erano tre importanti esponenti dello schieramento che lui sostiene.

    ma a a giardini interessa sapere chi c’era nel 96. non gli importa un piffero del fatto che una settimana dopo il varo di quello scellerato accordo, scajola si dimise perchè qualcuno gli pagò a sua insaputa un appartamento a roma e il ministero dello sviluppo economico rimase vacante per ben 7 mesi (anzi fu assegnato ad interim al cialtrone di arcore, che è assai più dannoso) lasciando l’alcoa libera di fare il cazzo che meglio riteneva di fare…

    giardini pretende di sapere chi c’era nel 96. lui, lo pretende…

  24. QR DeNameland scrive:

    Toh, come supponevo nessuno sa da dove spunta la cifra di due miliardi.

    8)

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