Vent’anni dopo, non una parola per le vittime
Come nel seguito dei Tre Moschettieri, vent’anni dopo Di Pietro piange commemorandosi. Accanto a un Tabacci colpito dalla sinderme di Stoccolma, c’era anche un Pisapia che invece sembrava ripudiare silenziosamente i suoi scritti dell’epoca garantista. Quando si dice “ragion di Stato”. Si sta al governo (per ora solo di Milano) grazie all’impegno e al voto dei manettari dell’Idv e non ci si può esimere da un inchino al Savonarola marsicano.
A mettere il bollino blu alla rievocazione nostalgica della Rivoluzione del ’92 ( fallita o meglio incompiuta anche secondo quei giacobini) c’era anche il compagno Greganti: e qui toccherà fare un punto, perchè la testimonianza piu alta dell’ordalia staliniana, ideologica e assolutamente non garantista di Mani Pulite, il carattere ideologico-politico dell’iniziativa di quei Goodfellows è controfirmato proprio dal compagno G.
Primo ha appoggiato l’iniziativa di Mani Pulite come sacrosanta, il fatto che non ci fossero prove contro il Pci è la prova che lui diceva la verità, che i soldi non erano dati al partito, ma frutto della sua personale attività. Ha ridotto ad una virile schermeglia con il Pm il suo caso. Le due opposte versioni dei soldi al Pci sono utili ad entrambi. Non si dice però di Greganti che sia stato un avido affarista in proprio, come si dice – che so – di Lusi. Anzi, i compagni in segreto gli rendono onore, non per essersi arrichito in proprio, ma… perchè? E lui s’inchina al Di Pietro che a sua volta dice che le valigette con i soldi c’erano, andavano al Pci “ma non potevo arrestare il signor Pci”, e conferma anche lui che la sostanza è che nessuno “ha cantato”.
Il denaro sterco del diavolo resta confinato nell’empireo di consulenze e trasazioni opache, ma scarsamente perseguibili e, soprattutto, “non riconducibili”. Non provare è non delinquere. Verissimo, ma solo stavolta? Perchè allora gli indagati dovrebbero non esser candidati? Dice Di Pietro che in quel Palazzo dove oggi c’è una socieàa di consulenza nessuno e niente ha mai potuto confermare un travaso di risorse, che due bravissimi tesorieri sono morti e dunque non se ne è fatto nulla.
Dunque il teorema Greganti si tiene grazie al teorema Di Pietro. Con l’aiuto di Tabacci, perchè questi è riuscito nella difficilisma impresa di dimostrare in minor tempo di Mannino e Formica la sua innocenza. Per di più Tabacci è un signore del Nord e grazie al transito della sua casa politica moderata all’opposizione del Caimano e della competenza di democristiano di governo al servizio della sinistra radicale gli è riuscito di riequilibrare in Tv il fango gettatogli addosso sui media.
Di Pietro ha persino versato una lacrima per sè stesso parlando di 300 e più denunce per diffamazione… Sai che paura per un parlamentare pagato bene e col vitalizio! E si raffronta a Berlusconi… non a quelli che non hanno i suoi mezzi legali… Perchè non parla con i parenti dei suicidi in carcere, con gli innocenti che hanno perso il posto prima di essere stati assolti in ultima istanza nel caso Why Not?
Avremmo sentito volentieri una sola parola per le vittime di migliaia di errori, ravvedimenti tardivi, assoluzioni postume, indagini temerarie. Di Pietro si cacciasse in gola le sue lacrime e i suoi corifei sperino bene che un giorno l’ira di qualcuno dei suoi sgherri in giunta non decida di imbastire uno dei suoi processi staliniani sulla stampa. Avrebbero meritato il contrappasso, ma noi, pattuglia di folli, li difenderemmo.


Doris
conoscevo l’intervista a Violante.
Come volevasi dimostrare: ci arrivano sempre…..vent’anni dopo e quando sono fuori dalla mischia.
Oggi c’è Fassina sulla trincea dell’Art.18.
Fra vent’anni, se ne pentirà.
Violante dice anche altre cose.
Lui è troppo intelligente: lo era ieri, lo è oggi.
Non è un pentito: quelle cose già le sapeva e pensava venti anni fa, ma fece esattamente l’opposto.
Significativo “…..pensammo alle elezioni, non al paese….”.
Non mi viene meglio di così, chiedo scusa: anche i Comunisti Italiani, che erano di gran lunga i migliori del mazzo e della famiglia, eran pur sempre Comunisti.
Prima il Partito, poi tutto il resto.