I nostri politici caporali

Io vorrei credere che l’Italia è solo un problema matematico, e quando il super economista Monti avrà aggiustato i numeri questo Paese ritornerà nuovo come un motore in rodaggio; ma non ho più l’età per illudermi che asciugando per bene il pavimento si ripari da sè il rubinetto rotto che lo allaga.

Monti è un genio dell’asciugatura, ma paradossalmente i suoi miracoli economici rischiano di essere scambiati per politici, e rischiano di rafforzare negli italiani la convinzione demenziale che è all’origine della bancarotta italiana. Che i politici siano una specie di super imprenditori del baratto, con cui scambiare bustarelle o voti, contro posti di lavoro pubblici, finanziamenti, appalti truccati o pensioni fasulle. Perchè una politica così è una truffa colossale.

I politici sono indotti a compensare con assunzioni pubbliche la carenza di assunzioni private, ma sostengono questi costi aggiuntivi che il mercato non può permettersi, rapinando di tasse gli imprenditori o inguaiando di debiti le prossime generazioni.

Come giustamente dicono gli economisti liberali: l’economia va tanto meglio quanto meno i politici ci mettono le mani. Perchè la vera politica giusta è quella senza portafoglio, visto che lo Stato, più che liberale dovrebbe definirsi caporale: dà lavoro pubblico, ma lo pagano gli imprenditori e i lavoratori privati, ricevendo in cambio disservizi, sprechi e ruberie di tutte le razze.

Se gli imprenditori non creano posti di lavoro e non distribuiscono salari, è perchè è antieconomico produrre profitto. Ma la gente crede di poter baipassare il mercato, chiede alla politica il posto di lavoro che non ha ottenuto dalle imprese, e predispone il sistema socio economico al fallimento.

Perchè se le imprese non investono, significa che il carico fiscale è già tale da rendere impossibile il profitto privato onesto. E aggiungere nuovi dipendenti pubblici per incassare un po di mazzette o rafforzare la propria clientela elettorale, è politicamente vincente per il singolo politico, ma è suicida per il popolo e per lo Stato. E in questo caso l’evasore o il fallito chi pensate che sia, gli imprenditori o lo Stato?

Quindi, oltre che giocare con i numeri per asciugare l’allagamento finanziario, si dovrebbe indurre la gente a non sfasciare più il rubinetto chiedendo alla politica ciò che non ha trovato nel mercato.

Purtroppo la cultura comunista ci ha indotto a percepire la realtà in maniera deforme, come se l’Italia fosse l’Unione Sovietica con uno Stato datore di lavoro e autonomamente capace di pagare salari.

Ma per nostra disgrazia, ogni italiano che scambia un politico per imprenditore o banchiere, e va a chiedere a lui soldi o lavoro, contribuisce a spingere l’Italia verso il default.

Prima di entrare in contatto con gli italiani i nostri politici dovrebbero indossare una tuta da lavoro con la scritta che metta in guardia sulla loro pericolosità sociale: “Rifiutate lavoro e soldi dai politici caporali” per convincere i cittadini che sono gli imprenditori a produrre ricchezza col contributo dei lavoratori privati, e quando sembra che la politica ha un mare di soldi da spendere, sono le tasse ingiuste rapinate ai cittadini, o alle generazioni future, come, ahi noi,  è andato di moda per 65 anni. E speriamo sia finita.

19 commenti a “I nostri politici caporali”

  1. Angela scrive:

    No, non è finita.
    E’ ora di smetterla di dare addosso ai politici… molto peggio, secondo me, i giochini del sottobosco politico che, come la cronaca ci ricorda ogni giorno, non si sono mai fermati e con queste regole “democratiche” non c’è modo di fermarli.

    Quello che manca è il “BUM” che, dannazione, nessuno sa come innescare.
    In fondo la gente si illude che le cose possano cambiare. Peccato che non si capisca che occorre CAMBIARE le regole.

    Roba da TSO. :roll:

  2. CSR scrive:

    Ed alla fine, di riffa o di raffa, il discorso è sempre lo stesso i fantomatici liberali, che liberali poi non sono mai stati, ed i fantomatici comunisti, che comunisti poi non sono mai stati.

  3. axenos scrive:

    “Purtroppo la cultura comunista ci ha indotto a percepire la realtà in maniera deforme, come se l’Italia fosse l’Unione Sovietica con uno Stato datore di lavoro e autonomamente capace di pagare salari.

    vabbò, questa cazzata non la commento nemmeno, non vale la pena.

    questa inve è la prima volta che la sento:

    “Se gli imprenditori non creano posti di lavoro e non distribuiscono salari, è perchè è antieconomico produrre profitto.”

    fantastico, è la prima volta che leggo una simile scemata: il profitto è antieconomico.

    eppure leggo un sacco di commenti di liutpirla e di ale milano…

  4. Angela scrive:

    Che io sappia mica è obbligatorio commentare.

  5. CSR scrive:

    Il profitto sarebbe antieconomico?
    Vado subito a rileggermi qualche tomo di economia per mettermi alla pari con le nuove teorie economiche.
    Devo essere rimasto indietro.

  6. CSR scrive:

    Io concordo pienamente con chi crede che questo spazio vada preservato, girando in rete in effetti, non è facile trovarne di simili.

  7. Mi sorge un dubbio scrive:

    Mi sorge il dubbio che l’autore di questo post sia Liutprando, anzi … ne sono quasi sicuro …

    :!:

  8. axenos scrive:

    e da cosa lo arguisci msud? dalla frequenza e dalla qualità delle fregnacce scritte?

  9. Mi sorge un dubbio scrive:

    axenos,
    baipassare lo può scrivere solo uno come Liutprando e poi ci sono molti altri indizi … anche la frequenza delle fregnacce è un indizio di non poco conto…

    :!:

  10. axenos scrive:

    beh, ma allora potrebbe trattarsi anche di ale milano. vediamo, se al prossimo articolo scrive “defoult” è ale milano di sicuro…

  11. andrea lucangeli scrive:

    @CSR @axenos @mi sorge u ndubbio: è da molto tempo che ve lo volevo dire ma adesso è giunto il momento…Possibile che voi – vecchie acide comari – non riusciate mai (ma dico mai) da evitare di scendere “sul piano della denigrazione personale” nel commentare un articolo?

    Cioè chi non la pensa (e non la scrive) come voi è per forza o un cretino, o un ladro o in malafede….Siete 3 razzisti insopportabili, spocchiosi e – per di più – vigliaccamente sempre protetti dall’anonimato…Mi fate pena, siete 3 poveracci frustrati capaci solo di spargere veleno in questo blog dove si cercherebbe di ragionare di economia e politica…Andate ‘affanculo!

    Chiaro il messaggio subliminale?

  12. CSR scrive:

    lucangeli, di subliminale c’era molto poco.
    Secondo lei, il profitto è dunque antieconomico?

  13. Mi sorge un dubbio scrive:

    Lucangeli,
    mi sorge un dubbio : perché non fa un provino per Zelig ?

    :?:

  14. andrea lucangeli scrive:

    @CSR: non sono l’autore dell’articolo quindi non mi permetto di dare “interpretazione autentiche” di un pensiero non mio….Comunque dire che il “profitto è antieconomico” è chiaramente un paradosso, una provocazione per attirare l’attenzione sul “problema Italia”. Far finta di non capirlo ed “attaccarsi” solo all’intepretazione letterale è puerile…

  15. QR DeNameland scrive:

    Possibile che voi – vecchie acide comari – non riusciate mai (ma dico mai) da evitare di scendere “sul piano della denigrazione personale” nel commentare un articolo?

    Purtroppo è possibile, e non c’è niente da farci. È l’aspetto più insopportabile della cultura della sinistra italiana, roba che la lega indissolubilmente alla tradizione del comunismo italiano.

  16. andrea lucangeli scrive:

    @Mi sorge un dubbio: lei – poverino – si commenta da solo…Ed è pure convinto di essere simpatico….La compatisco, cosa altro posso dire?

  17. QR DeNameland scrive:

    Io penso si tratti semplicemente di un refuso. Probabilmente l’autore voleva dire che fare impresa è antieconomico, o qualcosa del genere. Diciamo che l’autore è forse un po’ troppo brusco.

  18. axenos scrive:

    lucangeli, dubito che chi scrive che siamo dominati da una cultura comunista che rimpiange il sistema dell’unione sovietica voglia seriamente discutere di economia e di politica…

    se uno scrive fregnacce poi si becca le prese per il culo del sottoscritto

  19. CSR scrive:

    Caro lucangeli,
    questo è un luogo dove, due vecchi arnesi della politica e del giornalismo, desideravano parlare di buona politica.
    Ci si attenderebbe che la scelta degli editorialisti fosse in linea con le intenzioni.
    Provocazione dice lei ed invece a me appare, una squallida difesa d’ufficio di un pensiero affine. Per intenderci, senza alcun messaggio subliminale, un’emerita sciocchezza.

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