La riforma del lavoro è contro il lavoro

Vogliono farci credere che la “riforma del mercato del lavoro” sia stata pensata “in una prospettiva di crescita”. Lo dicono nel titolo del provvedimento. Faccio finta di crederci e provo ad esaminare il come, prendendo spunto dalle nuove norme sul lavoro a progetto, da molti considerato come la madre del precariato. Rispetto a questa fattispecie si introducono “disincentivi normativi e contributivi”.

Il messaggio è chiaro: l’utilizzo di questa fattispecie sarà reso più difficile e comunque più oneroso.

Mi sforzo di immaginare gli auspici del governo e delle parti sociali plaudenti: “Finalmente qualche imprenditore sarà costretto a stabilizzare almeno una parte dei lavoratori precari che sfrutta”.

Gli ideologismi impliciti che sottendono questo convincimento sono tanto odiosi quanto tecnicamente slegati dalla realtà del mercato, e come tali sono destinati a rivelarsi il classico rimedio peggiore del male.

Evidentemente si pensa che l’utilizzo del contratto a progetto sia prevalentemente improprio e che quasi sempre ci sarebbero le condizioni per far svolgere la stessa attività con un contratto di lavoro subordinato.

Chi conosce il settore dei servizi saprà che questa norma non determinerà una sola stabilizzazione ma farà chiudere centinaia di aziende, farà perdere il lavoro ai dipendenti a tempo indeterminato (che ci sono) delle imprese in questione, e farà perdere ai collaboratori anche quelle poche possibilità di svolgere lavori a progetto che, pur non garantendo loro alcun futuro, rendevano leggermente più dignitoso ed affrontabile il presente.

Sia chiaro che già oggi, se nel settore dei servizi alle imprese girassero più commesse con margini decenti, anche senza alcuna modifica normativa sarebbe più conveniente per le aziende gestire con contratti a tempo indeterminato attività ora regolate a progetto.

Il fatto è che se per 10 giorni ho delle attività nelle quali coinvolgere 30 persone e nei successivi 20 non ne ho per nessuno, è già un miracolo se riesco a pagare il personale (che c’è) assunto a tempo indeterminato. Figuriamoci se dovessi stabilizzare anche gli altri 30. Oltre che essere poco dignitoso per loro, ma questo poco importa, soprattutto a certi sindacati, questo presupporrebbe il fatto di poter contare su margini almeno tripli sulle attività svolte, in modo da poter coprire i periodi dell’anno durante i quali si lavora meno.

Cari esponenti del governo “tecnico” e dei sindacati, ma per voi la crisi esiste solo quando chiedete “lacrime e sangue” ai cittadini “perché ce lo chiede l’Europa”, oppure ogni tanto vi sfiora l’idea che le imprese stavano già saltando per aria anche prima della vostra “riforma del mercato del lavoro” pensata “in una prospettiva di crescita”? Beh, sarà anche pensata per la crescita, ma per molti sarà la pietra tombale.

In molti settori i margini attuali sono la metà di quelli di 10 anni fa (rigorosamente non attualizzati).

Avete aumentato l’Iva rendendo i nostri servizi ancora meno competitivi sul mercato, continuate a chiederci di pagarla il mese successivo ben sapendo che, quando va bene, veniamo pagati a sei mesi (e quando saltiamo le scadenze ci bastonate con Equitalia). Se un nostro cliente fallisce, magari con il sigillo della bancarotta, i nostri crediti si volatilizzano senza poter contare su uno straccio di fondo di garanzia. Se proviamo a recuperare il nostro credito prima che il cliente fallisca (o a prescindere dal fatto che questo accada), il vostro sistema giudiziario riuscirà a far durare la causa almeno 10 anni senza portare a nulla.

Partecipiamo a gare pubbliche con basi d’asta talmente esigue da suonare come istigazione a delinquere. Assegnate gli incarichi a società che propongono ribassi spudorati e che poi vi imbrogliano sulle modalità attuative. Tanto non ve ne accorgete o non ve ne importa nulla, perché avete rinunciato a cercare il merito e le qualità e perché difficilmente la sapreste riconoscere.

Anche nei servizi, così come nel manifatturiero, i nostri competitor hanno già delocalizzato servizi che prima venivano gestiti in Italia, spesso con i vituperati contratti a progetto, e ora operano dalla Romania, dall’Albania, dalla Tunisia, dall’India, dall’Argentina.

Mi chiamano tutti i giorni per propormi di fare altrettanto. Fino ad oggi, pur con mille difficoltà e grazie anche alla comprensione, alla fiducia e alla solidarietà dei miei dipendenti e dei miei collaboratori a progetto, ho sempre risposto: “No grazie, preferisco continuare a svolgere queste attività dall’Italia con regole italiane”.

Beh, con queste nuove regole, non solo (dopo la caduta libera degli ultimi anni) non ci sarà alcuna crescita, non solo non ci saranno stabilizzazioni, ma l’appesantimento degli oneri contributivi rischia di non poter essere assorbito né attraverso i risicatissimi margini dell’impresa, né con un incremento del prezzo al cliente finale (che se miracolosamente lavorava ancora con te finirà definitivamente fra le braccia di chi delocalizza). Il rischio è che a subirne le conseguenze siano le retribuzioni nette dei lavoratori a progetto, che finiranno schiacciati dall’inesorabile incremento dell’aliquota contributiva.

La buona notizia è che non si arriverà al 33% previsto per il 2018. Chiuderemo prima.

270 commenti a “La riforma del lavoro è contro il lavoro”

  1. tato tripodo scrive:

    tutto vero
    quel che non si vuole capire è che non tutte le imprese sono grandi industrie che verranno sempre aiutate dallo stato e alla fine l’unica arma che ha il medio e piccolo imprenditore è chiudere bottega a discapito suo e degli impiegati a tempo indeterminato.
    un giorno se ne accorgeranno tutti… anche antizecche ed axenos e non è un augurio.

  2. Luigi Cifra scrive:

    pienamente condivisibile. del resto noi NON siamo professori, noi lavoriamo.

  3. ImPrecario scrive:

    Luigi, evidentemente dalle loro cattedre non si preoccupano neppure degli studenti. Coinvolgo nei miei progetti laureandi e neo laureati, che accettano brevi incarichi perché già fanno (o puntano a fare) altro. Una stabilizzazione, oltre che impraticabile lato nostro, non sarebbe accettata da loro. Il Governo li renderà sicuramente più liberi costringendoli a chiedere la paghetta dalla pensione della nonnina.

  4. paolab scrive:

    si pensa che l’utilizzo del contratto a progetto sia prevalentemente improprio e che quasi sempre ci sarebbero le condizioni per far svolgere la stessa attività con un contratto di lavoro subordinato

    NON si pensa, E’ prevalentemente improprio. Quando la prestazione di lavoro si svolge per un unico committente e da essa si trae quasi tutto il proprio reddito è difficile negare che ci si trovi di fronte ad una simulazione: gli ideologismi non c’entrano, si tratta della banale constatazione di uno stato di fatto di empirica evidenza.

    Chi conosce il settore dei servizi saprà che questa norma non determinerà una sola stabilizzazione ma farà chiudere centinaia di aziende

    Vera la prima, falsa la seconda: questa norma si tradurrà semplicemente in una contrazione del reddito a carico del lavoratore atipico su cui verrà caricato il costo dell’aumento dell’aliquota contributiva, come peraltro lei stesso onestamente adombra in chiusura del suo articolo. Le piccole imprese continueranno a chiudere, ma per motivi diversi dall’introduzione di questa norma.

    alle imprese girassero più commesse con margini decenti, anche senza alcuna modifica normativa sarebbe più conveniente per le aziende gestire con contratti a tempo indeterminato attività ora regolate a progetto

    Perfetto, questo vuol dire chiamare le cose con il loro nome: il margine di profitto che ci si può garantire in una fase di contrazione strutturale del sistema produttivo ed economico non consente all’imprenditore di sostenere il costo dell’assicurazione insito nel contratto a tempo indeterminato che nel nostro paese è particolarmente gravoso a causa della rigidità di questo segmento del mercato.

    Se la legislazione del lavoro non ingessasse la libera contrattazione, il costo dell’assicurazione occulta che grava sul posto fisso sarebbe sensibilmente ridotto e ognuno sarebbe libero di stipulare il contratto che vuole e sopportarne le conseguenze in termini di maggiore o minore entità del salario.

    Così torniamo a bomba, caro Imprenditore Precario: come si può pensare di riformare >strong>seriamente il mercato del lavoro se la scrittura delle regole viene delegata alle corporazioni che devono in un modo o nell’altro garantirsi la sopravvivenza e che sono oltretutto permeate da una cultura di stampo ottocentesco?

  5. Liutprando scrive:

    Quando la prestazione di lavoro si svolge per un unico committente e da essa si trae quasi tutto il proprio reddito è difficile negare che ci si trovi di fronte ad una simulazione
    Forse ti riferisci a prestazioni fatturate ad un unico cliente, ma i contratti derivati dai Co.Co.CO di prodiana memoria sono pensati per un unico committente caricati di oneri contributivi abnormi per il valore del contratto. Una via di mezzo per fare del lavoratore un precario, nel senso che verrà sicuramente sostituito per NON doverlo assumere dopo alcune reiterazioni del contratto, e la fame di soldi del contribuente da parte dello Stato.

    come si può pensare di riformare seriamente il mercato del lavoro se la scrittura delle regole viene delegata alle corporazioni che devono in un modo o nell’altro garantirsi la sopravvivenza e che sono oltretutto permeate da una cultura di stampo ottocentesco?

    Non lo si può pensare.

    Non Votiamo per i Partiti Nazionali

  6. fabio scrive:

    non posso che essere solidale con chi scrive questo articolo, però mi sembra si mescolino troppe cose e si faccia confusione.
    il punto lo centra paola: il lavoratore è a tutti gli effetti un tuo dipendente ?
    se è così, non può essere trattato come un fornitore o un consulente.
    (ovviamente non penso agli studenti che fanno lavori stagionali).

  7. Liutprando scrive:

    il lavoratore è a tutti gli effetti un tuo dipendente ?
    se è così, non può essere trattato come un fornitore o un consulente.

    Allora come lo tratti se non segui le leggi che governano il rapporto di lavoro di oggi?
    Per curiosità, tu i fornitori e consulenti li tratti a calci in culo mentre ai dipendenti gli dai tutto quello che chiedono perché se no cambiano datore di lavoro?

  8. paolab scrive:

    i contratti derivati dai Co.Co.CO. di prodiana memoria sono pensati per un unico committente

    Il contratto co.co.co. congegnato da Treu era sostanzialmente un rapporto di tipo subordinato che alleggeriva il datore dagli oneri tipici di questa tipologia di contratto e gli consentiva, almeno nelle intenzioni, di risparmiare creando posti di lavoro.

    E’ stato un tentativo di introdurre, in un sistema bloccato e disegnato sul rapporto di lavoro a tempo indeterminato, un elemento di flessibilità che ha invece, con il senno di poi, creato un esercito di precari senza arte né parte.

    Biagi rilevò la distorsione e tentò di correggerla attraverso l’introduzione della figura del co.co.pro. che spostava il baricentro del rapporto verso il lavoro autonomo eliminando il vincolo della subordinazione e legandolo alla determinazione di un progetto specifico stabilito dal committente.

    Sia nel caso di prestazioni fatturate ad un unico cliente-committente dalle partite IVA forzosamente indotte sia nel caso dei co.co.pro. disciplinati dalla legge Biagi si tratta quasi sempre di rapporti di lavoro subordinato sotto mentite spoglie a cui i datori di lavoro fanno ricorso per ampliare il margine di profitto o anche solo per sopravvivere e per sottrarsi alle pastoie che lo caratterizzano.

    Visto il risultato prodotto dalla Grande Riforma che non risolve nessuno dei problemi creati dalla precedente disciplina e continua a delegare all’estro (e alla competenza, quando c’è) del magistrato di turno la risoluzione dei contrasti che sorgono nell’ambito del rapporto di lavoro, è perfettamente comprensibile.

    Il problema non è rappresentato, mediamente, né dal datore di lavoro né dal lavoratore ma dalla pretesa di delegare la contrattazione a sindacati istituzionalizzati che impongono forzatamente la loro rappresentanza, complici le istituzioni, alla intera rispettiva categoria.

    Cultura liberale e cultura corporativa: la differenza passa di qua.

    E grazie, Liutprando, per la gentile e discreta correzione.

  9. paolab scrive:

    se è così, non può essere trattato come un fornitore o un consulente

    Allora come lo tratti se non segui le leggi che governano il rapporto di lavoro di oggi?

    Avete entrambi ragione: è proprio da questa discrasia che nasce il problema.

    Ma basterebbe liberalizzare l’entrata e l’uscita e sarebbe immediatamente risolto

  10. Liutprando scrive:

    Sia nel caso di prestazioni fatturate ad un unico cliente-committente dalle partite IVA forzosamente indotte sia nel caso dei co.co.pro. disciplinati dalla legge Biagi si tratta quasi sempre di rapporti di lavoro subordinato sotto mentite spoglie a cui i datori di lavoro fanno ricorso per ampliare il margine di profitto o anche solo per sopravvivere e per sottrarsi alle pastoie che lo caratterizzano.

    I due casi sono diversi. Nel caso di fatturazione ad un solo cliente è una palese distorsione di un lavoro subordinato mentre nel caso di prestazioni a termine il problema è risolto legalizzando uno stato intermedio, come nella classica pratica legislativa italiana, non sapendo essere all’altezza né della realtà economica degli imprenditori né della realtà subalterna dei dipendenti.
    Questo perché a fare le leggi sono i dipendenti peggiori di tutti: gli statali.

  11. paolab scrive:

    non sapendo essere all’altezza né della realtà economica degli imprenditori né della realtà subalterna dei dipendenti

    si, sono abbastanza d’accordo, anche se non percepisco tutta questa differenza: sempre di rapporti di lavoro subordinati mascherati si tratta, ovviamente quando i contratti “a termine” vengono reiteratamente rinnovati: non parlo, è chiaro di quelli che hanno carattere stagionale o sono legati alle contingenze produttive.

    perché a fare le leggi sono i dipendenti peggiori di tutti: gli statali

    beh Liutprando le leggi a dire il vero le fanno i legislatori, che in una struttura statuale si identificano per definizione con gli statali. Il problema è la loro qualità e, anche, il grado di percezione della funzione che svolgono.

    Che in effetti, non posso darti torto, nel nostro caso è piuttosto carente.

  12. agostino scrive:

    Concordo con l’imprenditore precario.
    Dico a Liutprando che anch’io sono contro i partiti nazionali. Per questa ragione mesi fa ho restituito la tessera di un partito. Ma sono anche contro la politica “romana” della Lega, perchè è un partito dell’opposizione -federalista o peggio- del Nord o non serve.

  13. Liutprando scrive:

    Il problema è la loro qualità e, anche, il grado di percezione della funzione che svolgono.

    Io non credo dipenda dalla loro qualità, anche se oggettivamente pessima; un sistema si deve saper correggere. È la repubblica e nel modo in cui è stata concepita, in particolare mi riferisco al fascismo dell’antifascismo che ne influenza ogni aspetto e concentra il suo potere in un’assemblea che risponde alla costituzione anziché alla nazione.

  14. paolab scrive:

    Io non credo dipenda dalla loro qualità, anche se oggettivamente pessima

    Anche nella situazione data i risultati potrebbero essere migliori: negli Stati occidentali il sistema della rappresentanza è la regola ma mi pare che quasi tutti riescano fare di meglio.

    mi riferisco al fascismo dell’antifascismo che ne influenza ogni aspetto e concentra il suo potere in un’assemblea che risponde alla costituzione anziché alla nazione

    Fascismo dell’antifascismo è un’espressione forte ma ne colgo e ne condivido la sostanza che identifico in particolar modo nell’atteggiamento di irragionevole rifiuto alla trasformazione di una Carta scritta quasi 70 anni fa e in condizioni completamente diverse rispetto a quelle in cui ci troviamo oggi.

  15. Liutprando scrive:

    Anche nella situazione data i risultati potrebbero essere migliori: negli Stati occidentali il sistema della rappresentanza è la regola ma mi pare che quasi tutti riescano fare di meglio.

    Forse sì, forse no. Tieni conto che il primo abbozzo di UE non è granché. In Italia, in più, c’è la costituzione che impone di essere fuori dal mondo, per poterla interpretare nell’essenza.

  16. Liutprando scrive:

    Dico a Liutprando che anch’io sono contro i partiti nazionali. Per questa ragione mesi fa ho restituito la tessera di un partito. Ma sono anche contro la politica “romana” della Lega, perchè è un partito dell’opposizione -federalista o peggio- del Nord o non serve.

    Ho cominciato a scrivere dell’italianità della Lega l’anno scorso.
    Ovviamente preferisco movimenti radicalmente indipendentisti per l’Europa e secessionisti per l’Italia.

    Non Votiamo per i Partiti Nazionali

  17. ImPrecario scrive:

    Paolab scrive:
    (L’utilizzo del contratto a progetto ) E’ prevalentemente improprio. Quando la prestazione di lavoro si svolge per un unico committente e da essa si trae quasi tutto il proprio reddito è difficile negare che ci si trovi di fronte ad una simulazione: gli ideologismi non c’entrano, si tratta della banale constatazione di uno stato di fatto di empirica evidenza.

    Non è (sempre) così. Molte società di servizi sono chiamate a realizzare un certo numero di progetti “human intensive” nell’arco dell’anno, ciascuno della durata di poche settimane e con impegno giornaliero per il personale aggiuntivo (gli altri sono a tempo indeterminato) limitato a poche ore (max 3 al giorno). Solo laddove si abbia la fortuna di mettere in fila più progetti in un mese, un collaboratore ora gestito a progetto arriva a maturare 15 ore/settimana, ma l’impegno potrebbe riguardare solo una o due settimane.
    Se il team a progetto è di 30 persone, non risolverei certo il problema assumendone 10 a tempo indeterminato, perché i committenti chiedono di realizzare il lavoro in certi tempi e fasce orarie, dunque non ho la libertà di far lavorare quei 10 per 8 ore nella settimana i questione. Me ne servono 30 per 3 ore al giorno per una settimana. Ad oggi è peraltro impossibile nel mio settore ricorrere ai contratti a chiamata (su base part-time ma con la possibilità di distribuire il monte ore con flessibilità in base alle commesse).
    La conseguenza è una sola: molte società di servizi chiuderanno (sì paolab, non sarà l’unico motivo, ma rischia di essere una pesante concausa), oppure delocalizzeremo certe attività all’estero (come hanno fatto già fatto in tanti), ed in ogni caso assisteremo ad ulteriori concentrazioni: le commesse andranno sempre più ai leader del nostro settore (delle multinazionali che possono contare su volumi e continuità nelle commesse e che comunque hanno già una sponda all’estero per la delocalizzazione).
    Ultima considerazione: con tutto il rispetto per “IL LAVORO”, il mercato richiede/propone anche dei “lavoretti”. Attività dignitose, utili in particolare per chi studia o per chi, occasionalmente, vuole integrare altre attività lavorative part time o impegni di accudimento o di altra natura. La sparo grossa: questi “lavoretti” sono di fatto una sorta di ammortizzatore sociale.
    Le poche opportunità di questo tipo spariranno, con un rapporto di 100 a 1 rispetto ai posti di LAVORO creati, che, per inciso, non saltano fuori “per obbligo di legge” ma conseguentemente all’andamento del mercato e alle condizioni nelle quali le imprese sono costrette ad operare.

  18. Antonio scrive:

    Non bisogna smettere di reiterare l’appello dell’imprenditore al governo, a fare di più contro la crisi economica, e di riflesso esaminare la condizione del lavoratore precario, in quanto risorsa variabile del sistema produttivo. L’analisi costi ricavi, con il punto di pareggio inevitabilmente spostato in avanti, è veritiera e introduce lo scenario imminente per il precario, prima vittima della congiuntura sfavorevole. Ci accorgiamo, però, che nulla è cambiato per questa categoria che ricomprende circa quattromilioni di lavoratori, disposti a trascinarsi sui gomiti pur di non perdere un giorno di lavoro, e che fanno dell’autoapprendimento il miglior corso di formazione, perdipiù a costo zero. Sia chiaro, se l’attuale governo aveva in animo di perequare le condizioni dei precari con quelli assunti a mezzo di regolare ccnl, l’obiettivo è stato fallito. Il governo Monti ha lasciato i precari esattamente come li ha trovati, ha solo reso più complicato l’accesso a questa particolare tipologia, dando per scontata ed unica ipotesi alternativa l’assunzione con contratto di lavoro subordinato. In realtà il precario è vitale per il mercato del lavoro, perché ne rappresenta l’elemento antidetonante, che attenua la rigidità del sistema così com’è strutturato. Tanto è vero che nessuno si è sognato di far saltare i “tavoli” come in occasione dell’art. 18. Questi milioni di lavoratori sono il vero ammortizzatore di tutte le tensioni e compromessi raggiunti tra governo e parti sociali.

  19. mario2 scrive:

    Su 130.000 imprese associate a Uninpresa, sono 99.450 quelle che hanno deciso di rinviare i pagamenti di contributi previdenziali, iva, ritenute in scadenza lo scorso 16 aprile. Io per il momento ci riesco, ma non so fino a quando.

    Continuiamo pure ad approfondire l’argomento art 18, precariato e nuovi assetti della politica ( Partito della Nazione….bah) ecc. ma ci sarà un 16/05, poi un 16/06…ecc. dopo di chè….vedremo.

  20. Roberto 1 scrive:

    Io credo che il Governo abbia fatto un serio tentativo di sbloccare e modernizzare le relazioni i9ndustriali in questo paese, puntando a condizioni e situazioni simili a quelle presenti altrove (Germania,……)
    Ha dovuto cedere un poco sull’Art.18, grazie anche a tromboni come Passera, che non glie ne può incogliere di meno di impresa diffusa e PMI.
    E’ un cedimento che rappresenta un accettabile compromesso politico, ma che rischia di essere pagato in toto dalla PMI.
    Cui, ripeto, a Passera non può fregà de meno, visto da dove proviene.
    Un “Prodiano” in grado di far danni seri sembra, purtroppo, una costante fissa in ogni Governo fin dai tempi del “flaccido imbroglione” Presidente IRI e svenditore di pubblico patrimonio.
    Almeno si chiude con una stagione di danni gravi, che ha visto il fiorire di mille tipologie senza una logica, il cristallizzarsi di situazioni privilegiate e situazioni da terzo mondo, notevoli squilibri stipendiali e contributivi.
    Questa riforma è importante, ma se non la si accompagna subito con provvedimenti a sostegno, rischia paradossalmente di peggiorare il quadro.
    Quali provvedimenti?
    Sforbiciata di tasse a profitti, redditi da lavoro e contrattazione aziendale, profonda revisione di IRAP e IMU sui capannoni, fine delle detrazioni e deduzioni a cazzo, ma incentivate se utilizzate per rafforzare il capitale di rischio.
    Siamo arrivati al dunque e qui, Passera o non Passera, deve transitare Monti.
    Se ce la fa.

  21. paolab scrive:

    IMPrecario,

    temo ci sia un equivoco. Io ho scritto (copioincollo):

    Quando la prestazione di lavoro si svolge per un unico committente e da essa si trae quasi tutto il proprio reddito è difficile negare che ci si trovi di fronte ad una simulazione

    Non credo che un collaboratore a progetto tragga (per rimanere al suo esempio) da un impegno di 15 ore a settimana per paio di settimane il suo reddito esauriente ed esaustivo. Lavorerà su altri progetti e per altri committenti immagino. Quindi si tratta di un vero lavoratore a progetto e in questo caso lei ha ragione: l’introduzione di questa norma non fa altro che deprimere ulteriormente le possibilità di farne ricorso.

    Ma io mi riferivo ai falsilavoratori a progetto, quelli cioè che nascondono in realtà un rapporto di lavoro subordinato che la mia esperienza mi suggerisce essere la stragrande maggioranza dei contratti precari: job on call, finte partite IVA, co.co.pro., job sharing, molti contratti a termine che vengono rinnovati quasi senza soluzione di continuità e tutte le 40 e passa categorie disciplinate dalla legge Biagi.

    Ora, la domanda (retorica) è: perché l’imprenditore preferisce camuffare da contratti precari quelli che in realtà sarebbe più facile far entrare nella categoria dei contratti a tempo indeterminato?

    Semplice: perché quando assume deve mettere in conto il rischio di doversi accollare il costo (non solo economico) di una causa davanti al Tribunale del Lavoro nel caso decidesse di licenziare. Ma se potesse assumere e licenziare liberamente o comunque con pochi vincoli ricorrerebbe al lavoratore a progetto quando ha realmente bisogno di un lavoratore a progetto e NON anche quando sarebbe più conveniente per le aziende gestire con contratti a tempo indeterminato attività ora regolate a progetto come lei ha giustamente scritto.

    con tutto il rispetto per “IL LAVORO”, il mercato richiede/propone anche dei “lavoretti”

    Non so cosa le abbia fatto pensare il contrario ma le garantisco che sfonda una porta spalancata: io appartengo alla (rarissima) categoria di persone che non attribuisce al LAVORO nessuna missione salvifica, nessuna funzione nobilitante e nessun contenuto di tipo valoriale, solo il sostentamento economico di una esistenza dignitosa per chi non dispone di altri mezzi.

    Anzi, guardi, la sparo grossa anch’io: sono convinta che la drammatizzazione per la perdita del posto di lavoro così come viene enfatizzata dai media sia in realtà il frutto di una propaganda scientificamente congegnata a tavolino per dare giustificazione all’esistenza e perpetuare il ruolo delle corporazioni (datoriali e dei dipendenti) che pretendono di rappresentarlo, oltre che il retaggio di una cultura ottocentesca che non ha più alcuna ragione di esistere.

    Il lavoro sarà sempre più parcellizzato, sempre più atomizzato, sempre più solitario (nel senso di non inquadrabile in una categoria), sempre più lavoretto.

    Ma se insieme alla sensazione di spaesamento che questo comporta a causa di un retaggio culturale antico, trascinerà a fondo anche la rappresentanza corporativa avrà per sempre la mia benedizione.

  22. Roberto 1 scrive:

    Brava Paolab.
    Dimenticavo una cosa fondamentale, pardon.
    In tutto il mondo civile, le questioni inerenti il conflitto sono demandate al giudice.
    Capisco che ciò possa terrorizzare il Italia, visto lo stato nauseabondo in cui versa la giustizia.
    Ma prima o poi, anche la magistratura dovrà tornar “normale”, in questo Paese.
    Voglio essere ottimista: prima o poi qualcuno caccerà a pedate quel magistrato che ha ordinato il reintegro dei tre Fiat, perchè fermare gli impianti a cazzo e senza preavviso è sanzionabile e sanzionato in tutto il mondo civile.

  23. paolab scrive:

    In realtà il precario è vitale per il mercato del lavoro, perché ne rappresenta l’elemento antidetonante

    Antonio,

    lei accetta questa iattura (l’esistenza del lavoro precario come ammortizzatore del lavoro inamovibile) come se si trattasse di un evento fatale e quasi auspicabile, una sorta di valvola di sfogo per un sistema ossidato.

    Non è così. Questo è uno degli aspetti più infami del nostro mercato del lavoro.

    Scaricare sulla parte più debole e meno protetta il bisogno di flessibilità del sistema produttivo per consentire all’altra di mantenere tutte le ingiustificabili protezioni che avevano forse senso quando la grande industria manifatturiera garantiva il maggior numero di posti di lavoro disponibili è possibile solo grazie all’esistenza di un sindacato conservatore, corporativo e autoreferenziale e evito per carità di patria altri aggettivi.

    Prima verrà spazzato via e meglio sarà.

  24. Liutprando scrive:

    Concordo con ImPrecario, Antonio, paolab, Roberto 1, mario2 e me stesso. :LOL:

  25. paolab scrive:

    le questioni inerenti il conflitto sono demandate al giudice

    Roberto,

    tenuto conto del tipo di cultura giuridica di cui sono imbolsiti i nostri Magistrati del Lavoro è, credimi, pura follia, quando parliamo di licenziamenti per motivi economici e organizzativi.

    Questa Riforma (va beh, per capirci) ha un unico merito: quello di sottoporre la controversia ad un organismo extra giudiziale PRIMA di ricorrere alla Magistratura e SOPRATTUTTO quello di non riconoscere il diritto all’indennizzo al lavoratore che dovesse soccombere in giudizio, nel caso abbia precedentemente rifiutato la soluzione extra-giudiziale.

    Fine dei meriti

  26. Liutprando scrive:

    :lol:

  27. Liutprando scrive:

    La risata è solo una prova, neh.

  28. paolab scrive:

    Concordo con ImPrecario, Antonio, paolab, Roberto 1, mario2 e me stesso

    Vuoi dire Liutprando che da stamattina non facciamo altro che ripetere TUTTI la stessa cosa?

    E allora che discutiamo a fare?

    :lol:

  29. ImPrecario scrive:

    Paolab,
    quasi nessuno dei lavoratori a progetto dei quali mi avvalgo (e, ribadisco, oltre a questi ce ne sono altri, che si occupano di altre attività, che sono assunti a tempo indeterminato), svolge altre attività. Semplicemente studiano. Quindi anche se dai progetti gestiti per nostro conto mettono insieme 3/400 euro al mese (non perché li vessiamo, semplicemente perché li coinvolgiamo per pochi giorni e per poche ore), noi risultiamo comunque il loro principale (o unico) datore di lavoro. Con la nuova normativa, anche se il contratto a progetto è genuino nei suoi presupposti, di fatto diventa inapplicabile.
    Semplicemente per il Governo è inammissibile che un universitario possa fare un lavoretto. Sic

  30. Liutprando scrive:

    Enfatttti!!!

    Però a dire queste cose fino a poco tempo fa si rischiava il linciaggio. :lol:

  31. Liutprando scrive:

    Il lato buono del soviet napoletano è che entro la fine dell’anno accadranno fatti molto, molto forti. Tali da mettere in discussione la repubblica delle banane italiana.

  32. mario2 scrive:

    Se avete voglia leggete cosa ne pensa Tiraboschi.

  33. ImPrecario scrive:

    Mario2: hai un link da segnalare?

  34. paolab scrive:

    Ho capito cosa intende IMPrecario.

    Il fatto è che nel nostro paese questa ossessione compulsiva di normare nel dettaglio anche i più piccoli aspetti della vita quotidiana nella speranza di risolvere i problemi che le precedenti discipline hanno creato si è trasformata in una gabbia da cui sembra difficile uscire.

    Il risultato è che più si norma e più i problemi aumentano. E più i problemi aumentano più si ricorre ad una nuova norma che ponga riparo ai problemi prodotti dalla precedente. All’infinito. E’ una sorta di spirale senza fine.

  35. fabio scrive:

    epperò paola…
    “solo il sostentamento economico di una esistenza dignitosa per chi non dispone di altri mezzi”
    ma come “solo”?

  36. paolab scrive:

    accadranno fatti molto, molto forti

    Sembra una minaccia come quella dell’attacco iuessei all’Iran che sento dal 2008.

    A cosa ti riferisci Liutprando?

  37. Liutprando scrive:

    Esatto paolab. E grazie a questo modo di procedere si è riempito la nazione di chi ci campa bene e senza fatica, con privilegi assolutamente sproporzionati alla loro utilità.

    L’Italia non regge e la prova più evidente sono le sciocchezze che questo governo dice e fa.

  38. mario2 scrive:

    ImPrecario:

    intendevo anche su Grandi Manovre, Venerdi 20 aprile, sole 24 ore…

  39. fabio scrive:

    nell’articolo linkato da mario, tiraboschi parte dal presupposto che la magistratura non si adegui all’uscita di nuove leggi.
    non è detto che sia così, anzi, dovrebbe il contrario.

  40. Liutprando scrive:

    Sembra una minaccia come quella dell’attacco iuessei all’Iran che sento dal 2008.

    Ti pare che io possa fare minacce?
    L’attacco iuessei è una cosa quasi seria, quel che succederà in Italia è quello che è successo in Grecia, con il relativo esponenziale che nessuno, tra gli italiani sciocchi, crede possa accadere.
    Ma, grazie a Monti ed il suo governo, è inevitabile. Ha procrastinato una resa che ora è molto, molto più dura.

  41. ImPrecario scrive:

    Ottimo Tiraboschi (grazie per la segnalazione Mario2).
    Su posizioni simili mi è sembrato anche un certo Fabrizio Rondolino che su Vanity Fair titola “Che fine faranno i giovani a partita Iva? Tutti a casa”. Sic

  42. fabio scrive:

    tra l’altro liutprando, mi sembra di avere fatto una scommessa con te su questa cosa.
    se l’italia non c’è tra un anno e mezzo, divento leghista.
    (dovevano essere due anni o qualcosa di simile, ma ora mezzo è già passato).

  43. fabio scrive:

    e se vincevo io però, smettevi di scrivere cazzate per un po’.

  44. paolab scrive:

    si fabio.

    “Solo” nel senso che non gli attribuisco alcun superiore valore morale, non lo considero strumento per la conquista della dignità umana e tutte quelle balle con cui la menano dalla nascita delle dottrine che poggiano la loro elaborazione sulla “nobiltà” del lavoro.

    Mezzo di sostentamento quando non hai da vivere di rendita. Fine della storia. Se ne perdi uno ne cerchi un altro, proprio come il Papa, hai presente? :P

  45. fabio scrive:

    è sparito dignità, va bene.
    restano sostentamento e vivere.

  46. Roberto 1 scrive:

    Capisco benissimo Tiraboschi.
    Come dargli torto?
    Tuttavia voglio peccare di ottimismo.
    Siccome con questa Magistratura non andremo da nessuna parte, confido che qualcosa accada.
    Magari esterna, che ci obblighi ad una riforma radicale della stessa.
    Lo stesso ottimismo di Guido Carli (il nostro paese è troppo arretrato, troppo attardato, troppo bizantino per non cambiare radicalmente all’impatto con Maastricht e UE), che però, allora, non risultò fondato…….

Che ne pensi? Commenta!