È nata una stalla

Un’altra volta. A vent’anni di distanza, tutto si ripete nella stessa, identica, maniera. Per filo e per segno, le elezioni hanno scandito il penultimo atto del big bang dei partiti, nel ben noto copione mediatizzato di mazzette, manette, assalto alla spesa pubblica e alla moneta corrente (ma senza la lira da svalutare) unito alla disperante incapacità di fare politica. Vent’anni passati a non decidere che cosa l’Italia avrebbe dovuto essere e ora, dopo che anche l’ultimo dei fessi li ha sgamati, tutti a gridare all’antipolitica dei bruti che minacciano le virtù repubblicane.

Così, come nel 1994 è arrivato il marziano antipolitico magnate dei media, adesso ce n’è un altro, che conosce quelli nuovi (di media). E sa (e lo scrive da anni a chiare lettere) che per vincere le elezioni contro quei morti di sonno da cui è circondato non servono congressi, tessere o sezioni né rimborsi milionari, che i partiti si spartiscono come gangster al saloon. Meglio usarli contro di loro, adesso che la gente fa davvero fatica ad arrivare alla fine del mese e che il bollettino dei suicidi per debiti se la gioca con quello dei caduti sul lavoro. Adesso, la gente, ai soldi ci guarda proprio.

La chiamano antipolitica, col riflesso condizionato di chi considera tout court la politica una cosa sporca e prende poco l’autobus. Forse perché, semplicemente, non credono possibile un mondo in cui un consulente informatico di una banca (che deve prendere le ferie per fare campagna elettorale) possa realisticamente arrivare al ballottaggio per diventare sindaco di una città come Parma. E non sono tanto i politici di professione (che si difendono alla meno peggio) ma la pletora di opinionisti che, eterni interpreti dell’arte del disincanto, adesso spalancano gli occhioni e sparano a caratteri cubitali.

La notizia più scioccante di queste elezioni non è l’affermazione di Grillo, su cui il solito Giuliano Ferrara contro tutti ha sentenziato, a una smagliante Bianca Berlinguer: “è il vero sconfitto della giornata, con questo clima mi aspettavo il 20/30 per cento”. La sorpresa vera è stata la botta d’arresto subita da Casini, Fini & Co. Come alle amministrative del 1993, al centro si è spalancata una voragine, considerata la caduta libera del Pdl (con Berlusconi in gita da Putin, per non saper né leggere né scrivere).

Il Pd dicono che tiene. A regola è il primo partito d’Italia (visto che il Pdl è in via di scioglimento) e, nonostante non riesca a esprimere candidati nelle grandi città (a Genova è in testa Doria, indipendente, a Palermo Orlando, Idv, contro Ferrandelli, ex Idv), in termini di lista, appunto, tiene. Sarà per questo che D’Alema va predicando la fine delle leadership populiste e di certo, passata (se passerà) la paura dei ballottaggi, Bersani penserà (forse a ragione) di potersi giovare per un po’ dell’effetto-Hollande (segretario pacioso, senza grilli per la testa, vince le elezioni mettendoci la faccia).

Ma c’è un ma. Quel famoso effetto ’94 non c’è alcuna ragione per cui non debba ripresentarsi, con le stimmate dei giorni nostri. Non è che gli elettori del Pdl e della Lega (bombardata ma non del tutto affondata, anche se in via di mutazione grillina) siano scomparsi coi loro partiti. E se, putacaso, possono bastonare gli odiati postcomunisti, magari votando una giovane faccia pulita senza partito, perché non dovrebbero farlo? Per paura dell’antipolitica?

Oltre a Parma, dove il candidato è al ballottaggio con quello del centrosinistra (Pdl quarto, tipo) in Emilia-Romagna la cartina politica diventa interessante, se letta in controluce. Il Movimento 5 Stelle va al ballottaggio a Budrio (in provincia di Bologna, roccaforte Pd) e a Comacchio (in provincia di Ferrara) con risultati sopra il 20 per cento. Tendenzialmente in regione non scende mai sotto il dieci e sfonda quando ci sono questioni in grado di dividere la cittadinanza, sul merito delle proposte politiche (inceneritore, centrale a biomasse, storici cavalli di battaglia).

Come nel 1993 oggi il centrosinistra tira a festeggiare, occhieggia speranzoso a Parigi e teme Atene come la peste, mentre Grillo sta organizzando l’opposizione nelle sue roccaforti (di voti, potere, spina dorsale), sui contenuti che scaldano davvero il cuore dei suoi, famosi, militanti di base come fa contro Lega e Pdl dalle loro parti (rivolta fiscale, nisba cittadinanza agli immigrati nati in Italia). Quando poi i suoi candidati si dimostrano intelligenti e preparati e i vecchi ras del villaggio sono troppo bolliti per correre (e/o per piazzare rampolli presentabili) rischia pure di vincere.

A occhio, a Bersani converrebbe davvero mandare tutti a spendere e andare a votare con questa legge elettorale. Tra un anno forse è troppo tardi (anche per l’effetto-Hollande). E a chi, quando sarà il momento, venisse in mente (Ferrara l’ha già esplicitato prima su Rai Tre, con evidente sadismo) di proporre qualcosa che assomiglia al governo di unità nazionale (non c’è bisogno di dichiararlo esplicitamente in via preventiva, dopo aver approvato una legge elettorale proporzionale, la gente capisce) perché “c’è bisogno di senso di responsabilità”, si tenga bene a mente la lezione di Avigliana.

http://orione.ilcannocchiale.it/

184 commenti a “È nata una stalla”

  1. doris scrive:

    Alessandro Milano

    ecco dove sei. A spettegolare su Sarkò e lo Cascio. :D

  2. NERONE scrive:

    Difatti,però lo votano…ecco pecchè nun ciò speranze,la gente passa tranquillarmente dar 61 a 0 ad Orlando Cascio e sottolineo Cascio!Ma come se pò sperar in quarcosa de bono?
    E nun stò dicendo che era melius il 61 a 0,dico solo che lo sfascio semo noiartri a volello!

  3. antizecche scrive:

    Ale,

    com’è quik fra noi? Una pausa fra una lezione e l’altra di albanese?

    Come si dice full immersion a Tirana?
    Tu da quanto la compri, la laurea?

    Anche tu prima ti laurei e poi ti presenti alla maturità? Oppuramente tu sei uno dei barbari imbambolati e quindi ‘ste cose neanche le capisci?

    E l’amico tuo che da giorni non si fa più sentire, lui che pigolava peggio d’un pulcino? Che fine ha fatto? Non sa decidersi fra gli imbambolati e i magici?

  4. NERONE scrive:

    Come se dice full dassi a Tirana?
    Da noiartri se dice botta de c…..AHAHAHAH!

  5. NERONE scrive:

    Ale chi? er pinturicchio che mò se ne và a giocà negli Usa?

  6. paolab scrive:

    Axenos,

    la mia parola non vale quanto quella di MSUD ma posso testimoniare che quel che tu dici corrisponde al vero: il blog di Grillo elimina tutti gli interventi che siano poco meno che osannanti o adulatori. Ogni tanto qualcuno sfugge alle maglie strette della rete censoria ma si tratta della solita eccezione che conferma la regola.

    Non solo: Grillo usa nei confronti dei suoi detrattori o anche solo dei suoi semplici critici toni e argomenti che possono essere considerati degni di uno squadrista: è violentemente aggressivo e denigratorio, irridente e insultante.

    I rappresentanti del suo movimento che sono chiamati a ricoprire un ruolo pubblico se ne accorgeranno presto.

    Anzi qualcuno se n’è già accorto: basta cercare in rete e di esempi ne vengono fuori a iosa.

  7. axenos scrive:

    la tua parola Paola VALE quanto quella di msud. mi sono rivolto a lui perchè so che commenta, o almeno tenta di farlo, gli articoli dell’house organ grillesco (il fatto) dove vige una rigida censura di stampo nord koreano.

    io ci ho rinunciato. l’idea stessa che un mio commento, prima di essere pubblicato debba passare per il vaglio magari di uno stagista ventenne mi fa venire l’orticaria…

  8. mario2 scrive:

    ho dato un’occhiata qualche volta al blog di Grillo e non ho mai scritto nulla.

    sono d’accordo con antizecche; forse si distrugge da solo.

    se invece, ora che ha un certo consenso,
    cambia toni e in parte temi e si fa furbo ( e credo sia abbastanza furbo) ci sarà da ridere,…… o da piangere.

  9. NERONE scrive:

    da piagne,Mario2,da piagne!

  10. paolab scrive:

    Questo è il primo che mi è capitato di leggere ormai un bel po’ di tempo fa sul Fatto Quotidiano: non stiamo quindi parlando di una testata “nemica”.

    Così ho cercato e ne ho trovati altri. Ma tanti altri: tutti nella stessa direzione.

    E d’altra parte basta notare che Grillo rifiuta categoricamente qualsiasi confronto diretto: sale sul palco e fa il Savonarola ma si guarda bene dal sottoporsi ad un confronto, parla solo di fronte alle folle adoranti. Mi ricorda qualcuno: anzi più di qualcuno.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/essere-grillini-a-propria-insaputa/154201/

  11. fabio scrive:

    confermo la censura sul blog di grillo.
    io sono stato buttato fuori perchè chiedevo: “ma secondo voi, avete aiutato cota a vincere, o no ?”.
    non solo mi sono comportato in modo educato, ma ho persino fatto uso di tutta la diplomazia possibile, e mi hanno cacciato fuori.
    la cosa veramente inquietante però, è stata che prima di bannarmi qualcuno rispondeva alle mie domande…
    poi è intervenuto un copoccia, non sò se fosse un moderatore, ed ha sgridato quelli che discutevano con me con queste testuali parole:
    “non hai sentito cos’ha detto beppe ? non dobbiamo parlare con questa gente, che ci confondono solo le idee. questo come minimo sarà un giornalista.”
    dopodichè, il mio account è stato chiuso ed i miei post cancellati.

  12. fabio scrive:

    ma sinceramente, a me di grillo non frega una piva.
    quello che mi preoccupa è la mentalità che si stà diffondendo tra la gente, e non solo in italia ma in tutta europa.
    grillo non conterà mai niente…

  13. Zecca, tu sei imbambolato da ideologie vecchie e consunte ma buone per i babbei, l’importante è parlare dei diamanti e di quel pirla del Trota.
    Sei una vecchia acida zitella che gode al solo racconto, bada solo al racconto delle altrui avventure.

  14. Commento di una cliente francese: Holade ha governato una piccola provincia francese dove ha fatto un buco terribile ed è anche ora alle prese con il debito.

  15. axenos scrive:

    che il blog di grillo sia un luogo praticamente inaccessibile ai non allineati è cosa risaputa.

    io non lo leggo e non ci scrivo più da anni ormai. non me ne frega niente del blog di grillo, faccia quello che vuole.
    io sono rimasto profondamente deluso dalla virata decisamente pro grillo eseguita dal fatto negli ultimi mesi.

    attualmente il fatto è, con ogni evidenza, il vero house horgan del movimento 5 stelle. in comune hanno un signore (gianroberto casaleggio) che cura il sito di chiare lettere (casa editrice del fatto) ed è l’ideologo del movimento di grillo. da questo signore, probabilmente, il fatto ha preso i metodi koreani di controllo della comunicazione…

  16. paolab scrive:

    vedi Axenos, che anche la tanto vituperata cultura liberale ha i suoi lati positivi? :P

  17. axenos scrive:

    non c’è dubbio che la cultura liberale sia stata tanto e per troppo tempo vituperata.

    bisogna soltanto intendersi su chi l’abbia davvero vituperata. secondo me, l’hanno vituperata i tanti personaggi che negli ultimi si sono spacciati per liberali. uno per tutti? il cialtrone di arcore…

  18. tato tripodo scrive:

    axenos
    non ti vuole nessuno
    noi invece si arrenditi a noi

  19. paolab scrive:

    Axenos,

    non voglio convincerti di niente. Tu hai le tue idee e io le rispetto.

    Ma devi fare la stessa cosa con quelle degli altri: il rispetto si conquista rispettando.

    Anche chi ha idee diverse dalle proprie.

    Se hai argomenti puoi provare a convincere gli altri della loro fondatezza.

    Se insulti o denigri costringi il tuo interlocutore a fare altrettanto. E sicuramente non hai alcuna possibilità di convincerlo.

    Su una cosa sono d’accordo: la cultura liberale è stata demolita anche con l’apporto di tanti sedicenti liberali che del termine e del suo contenuto conoscono a mala pena il significato.

    Ma questo non è un buon motivo per fare altrettanto. Se vuoi contestala nel merito ma tenendo conto che si tratta di un punto di vista che, come tutti gli altri, merita rispetto e considerazione.

    Scusa lo sproloquio :)

  20. antizecche scrive:

    Ale,

    del Trota non sono io a parlare: è l’Italia intera che ride (e piange!). Non te ne sei accorto? Tira la testa fuori dal sacco.

    E il Trota non è solo il figlio del Capo: il Trota è invece l’emblema di un modo di intendere il potere. Il Trota è il dito medio esibito in pubblico; la canotta elevata al rango di bandiera; l’ imbroglio dell’ampolla sul Monviso; la circonvenzione di incapace con la fanfaluca degli antenati centici. E’, insomma, l’essenza del leghismo.

    Cambia cavallo: butta alle ortiche elmo cornuto e camicia verde-padano e corri libero dietro a Grillo, come già hanno fatto tanti tuoi camerati.

  21. QR DeNameland scrive:

    Beppe Grillo ha tanti di quei difetti che non saprei da dove cominciare per elencarli tutti, ma quello di censurare i commenti non graditi lo condivide con quasi tutti i siti di informazione più frequentati. Io sono stato censurato dal Sole 24 Ore, dal Giornale e addirittura da quel Gad Lerner che si spaccia come portavoce della libertà di parola e di altri ideali liberali.

  22. orione scrive:

    Roberto: sono certo che anche la Philip Morris (o qualunque altra corporation del tabacco) sarebbe in grado di esibire stuoli di luminari che giurano che fumare non fa male o che, con una modesta ricerca, spunteranno decine di associazioni sedicenti ecologiste pronte a giurare che trivellare e raffinare fa bene alla salute.

    Di certo, poi, ai suoi tempi anche quella meraviglia industriale dell’Italsider è diventata meta di gite scolastiche, prima di deturpare per l’eternità il golfo di Taranto, in ossequio al dogma progressista e industriale.
    Ora andrebbe solo bene per Blade Runner o per lo scenario di un romanzo cyber punk. Ma il golfo di prima non tornerà mai più.

    Ci sono diversi tipi di religioni. Lo sviluppo è una di questa: il produci-consuma-crepa elevato al rango di ascesi materiale con conseguente sdilinquimento sensoriale.

    Il benessere (quantificabile nel numero di tv per stanza o di macchina in garage) come totem sociale e la povertà come terrore assoluto sono, devono essere, il passato. La risposta alla povertà vera e nera dei miei nonni.
    Ma non sta scritto da nessuna parte che mio figlio deve possedere più paia di scarpe e/o lauree di me. Non è detto lo renda più felice, tra l’altro.

    Né che tutto sia sacrificabile a questo desiderio (e le religioni, quelle vere e serie, insegnano a diffidare dalla dittatura del desiderio…).
    La crisi è l’opportunità (obbligata) per rendersi conto di tutto questo. Per redersi che, in crisi, non è solo l’economia finanziarizzata (non certo da Grillo, Rifkin o Latouche), ma il concetto stesso di sviluppo ereditato dalla rivoluzione industriale.
    Che, bisogna farsene una ragione, è finita.

    Attenzione: nessuno ha la via d’uscita, la bacchetta magica del futuro, e chi la spaccia tipo stregone del west insospettisce pure me. Ma liquidare le minacce alla salute e alla qualità della vita come pedaggi all’inevitabilità del (vecchio) progresso mi pare davvero eccessivo.

    Ci sono altri modi per limitare le grandi opere inquinanti (non solo gli inceneritori, ma le tav, i ponti protesi degli uccelli dei loro architetti, ecc.)? Studiamo. Sperimentiamo.

    Ma se c’è una cosa di cui dovrebbe occuparsi il benedetto federalismo è proprio il rusco. In senso lato. Le comunità devono essere autosufficienti. Pulire la cacca che producono i loro cittadini con tutto lo sfarfallio di forchette.

    Poi se quando il bolso sindachello di paese, ammanicato con qualche costruttore di inceneritori, arriva col progettino di cui non ha capito un cazzo e spunta la lista dei “giovani del paese” che fa sfilare medici e scienziati a giurare che stanno facendo un disastro, non bisogna meravigliarsi se vince. Grillo o non Grillo.

  23. torquemada58 scrive:

    axenos,
    ho letto il tuo commento delle 15:55 e confermo quello che dici.

    Per quanto mi riguarda, alcuni commenti sono stati censurati, altri invece stanno passando, li sto centellinando per non essere bannato.

    Sto conservando una copia di tutti i commenti che mi vengono censurati sul FQ.

    P.S. Lo hai visto il post di Detestor ?

  24. orione scrive:

    Paola: Grillo è l’esempio perfetto del nostro evergreen della scorsa settimana.
    Il mezzo, la Rete, è il messaggio, la proposta politica.

    Intanto è in assenza di rivali. A prescindere dall’utilizzo più o meno intelligente e creativo della Rete da parte degli altri partiti, Grillo non è un partito. Ma un comico asociale, antidemocratico ma destrutturato.
    Non pare coltivare ambizioni politiche dirette, il che lo metterebbe nella condizione di dover crearsi una sua milizia di “professionisti della politica” al pari degli altri.

    Si serve invece del mezzo per far emergere messaggi non troppo dissonanti (gli altri, appunto, li censura) dal suo mantra e, soprattutto, non ha uomini da piazzare.
    Ciò vuol dire, almeno in una prima fase e a livello locale, briglia sciolta sui programmi e sulle candidature.
    Il primo (e unico) sindaco di M5S, in Veneto, dice di aver conosciuto Grillo una settimana fa.

    Il mezzo e il messaggio convergono e rendono la proposta politica di Grillo più contemporanea e realmente partecipata. L’aria da Salò che tira dalle altre parti fa il resto. E il merito, il profilo culturale, politico, addirittura etico, sono un dettaglio, una gag da palcoscenico.

    Poi sono certo che si distruggerà da solo. O per lo meno saranno le logiche interne al M5S a soffocare il carisma e la spavalda ribalderia che costituiscono la cifra stilistica del movimento. Si cominceranno (hanno già cominciato, almeno in Emilia-Romagna) a scazzare all’interno con, contro e per conto di Grillo. E tutto andrà a puttane, come un MySpace qualunque.
    Il tema è quando.

  25. MAURO1 scrive:

    Grillo sarà quello che sarà, ma se contribuisce a fare un pò di pulizia, ci farà solo del bene. Il punto è non farlo radicare nel potere, come è successo con la DC-PCI-PSI, ecc. e poi con Berlusca, Bossi, Casini, Bersani, Di Pietro.
    Ogni 5-10 anni, diciamo ogni 2 elezioni, bisognerebbe dare il cambio. Ci eviteremmo che un Orlando Cascio, dopo quasi 30 anni, si ri-candidi a sindaco.

  26. QR DeNameland scrive:

    Vedi Orione, io sarei pienamente d’accordo con quanto scrivi a Roberto, però… quel produci-consuma-crepa elevato al rango di ascesi materiale con conseguente sdilinquimento sensoriale proprio non va. Roberto non mi pare il tipo che si sdilinquisca per quella roba lì :-)

    Tutti, o la stragrande maggioranza delle persone, vorrebbero un mondo più pulito e meno stronzo, ma ammetterai che mandare i rifiuti da Napoli in Olanda fa schiantare dal ridere. Ma proprio tanto. E tra l’altro a Napoli non credo che tutti abbiano il problema di far sì che i figli abbiano più lauree di loro. Non puoi pensare di realizzare il tuo bel sogno qui e subito, e nemmeno puoi accusare di sdilinquirsi etc chi resta con i piedi più piantati per terra.

    Figurati se non ti seguo quando dici che la rivoluzione industriale è morta, ma bada a non confondere la rivoluzione industriale con il progresso. È grazie al progresso se qui e subito puoi comprarti tutte lampadine led, coprirti il tetto di pannelli solari, un frigo a dodici A, e andare off the grid, ma hai presente di quanti soldi ci vorrebbero per sostituire tutte le lampadine con le ultime tecnologie dei led e coprire tutti i tetti di pannelli solari? Tra l’altro con la certezza che nel giro di poco quei pannelli saranno obsoleti… Non puoi limitarti a dire che Ci sono altri modi per limitare le grandi opere inquinanti senza spiegare quali sono. Eppoi devi anche spiegare come si fa ad evitare che qualche sindachello di paese arriva col progettino di cui non ha capito un cazzo… e ti pianta un parco fotovoltaico nel bel mezzo di una valle da cartolina, o una serie di pale eoliche in cima a monti da cartolina. Come ho potuto verificare nelle civilissime e progressissime Marche e Toscana

    Non è mica così facile.

  27. orione scrive:

    Non è facile e ho premesso che non ho la bacchetta magica. Nel mio piccolo considero stregico definire l’approccio, all’impossibile – per definizione – governo della complessità.
    Naturalmente se ne può discutere a lungo e se ne dovrebbere discutere, nel merito e senza paraventi ideologici di nessuna “chiesa”, soprattutto quando si firmano delibere e s’innalzano torri, ponti e cattedrali.
    Non accade quasi mai.

    Non farei poi disquisizione terminologiche infinte. Per progresso intendo “fede nello sviluppo lineare”. Fede.

    So bene che bisogna sporcarsi le mani, calando dalle definizioni alla realtà. E che certi estremismi ecologisti fanno un po’ ridere. Non il rapporto dell’Istituto Bruno Leoni sulla Tav, però (ad esempio).

    Per rimanere in tema di energia il sindaco di Ravenna, qualche anno fa, ha sospeso i lavori per la costruzione della centrale a biomasse perché il progetto (da lui precedemente approvato) non lo convinceva e ha scelto un’altro approccio.
    Nel merito bisogna ficcanasare, con cognizione di causa e avendo bene in testa che se il rapporto costi / benefici è in passivo si sta governando male.

    Domani, se Roberto mi legna, magari rintraccio il link.

  28. mario2 scrive:

    …mi chiedevo chi avesse scritto che “un cretino è un cretino, 100 cretni sono 100 cretini, 100.000 cretini è un movimento politico.”

  29. antizecche scrive:

    DeStacippa ha preso a scrivere come Liutpranda. “Figurati…”, “bada…” “non puoi limitarti…” Un caso da manuale di camaleontismo psicologico.

    Poi però i contenuti rimangono quelli di DeStacippa, capace di banalizzare tutto riconducendo egli l’universo mondo entro i limiti ristrettissimi della propria comprensione. E difatti la conclusione della concione è: “Non è mica così facile”, come s’usa al bar.

  30. Roberto 1 scrive:

    No, Orione, nessuna legnata.
    E’ sempre stimolante discutere per davvero su cose davvero importanti, con gente che non la pensa come te.
    So bene delle decisioni prese dal Sindaco di Ravenna e, per brevità, dirò che aveva mille e una ragione.
    Infatti un progetto industriale non è mai buono in se, è buono se fa crescere, se crea cultura industriale, se radica profondamente nel territorio, se utilizza i poteri di disponibilità dello stesso.
    Altrimenti diventa un “kombinat” come l’Italsider, piantata a Taranto per motivi politici, che arraffa quanto può in cambio di qualche stipendio pagato, poi sparisce lasciando un mare di merda e tanta cassa integrazione.
    Non sono per quel modello, non lo sono mai stato ed ho salutato, con largo anticipo rispetto a tanti altri, la fine del Fordismo e della rivoluzione industriale anche come modello sociale.
    Mentre tanti professoroni sedicenti innovativi non smettono di guardare con nostalgia a quel modello.
    Un esempio?
    Quando fui Sindaco, mi battei come un leone contro i teorici della decrescita, contro gli urbanisti dell’accorpamento intorno a grandi insediamenti, contro gli “alternativi” che vedevano meglio i campi piantati a fotovoltaico, anzichè aiutare le imprese a crescere nella capacità di commercializzare e trasformare SINGOLARMENTE i prodotti, secondo le nuove esigenze ed i nuovi modelli sociali e familiari avanzanti.
    Il problema non era (e non è) vendere l’insalata e, siccome si vende male, incentivare il fotovoltaico a terra; siccome la fine del Fordismo ha determinato la nascita di nuovi modelli sociali con l’individuo al centro, il problema è mettere in condizione le imprese di trasformare quell’insalata in un fresco (max tre-quattro giorni) fruibile dal consumatore nel più breve tempo possibile, che non implichi “lavorazioni” a casa che non è più possibile o pensabile si possano fare.
    E’ questa la cultura industriale di cui parlo e di cui c’è grave difetto; una cultura industriale che cominciava a farsi strada, ma si è bruscamente interrotta nell’illusione che finanziarizzazione e terziarizzazione potessero rappresentare i caposaldi di un nuovo modello, una “new economy”.
    Di “new” c’era e c’è ben poco, poichè su questi elementi fecero fiasco e caddero, nell’ordine, Impero Romano, Dominio Olandese e Compagnia delle Indie Francese.
    Certo, quando in un paese poco lontano dal mio sorse un comitato (i cui promotori erano, guardacaso, i proprietari di terreni edificabili e non vicini) supportato da grillini, dipietrini e quanto di meglio la cultura antagonista ha saputo produrre in questi anni contro un progetto industriale molto importante per il territorio e vedevo il vicesindaco mio amico scortato dai poliziotti per un pò di tempo, con assembramenti davanti a casa e personalizzazioni pericolose, pensavo “in che cazzo di paese stavo vivendo”.
    Però lui, in quel momento, e le sue 700 Eurate mensili erano lo Stato, l’Italia che non si arrende, l’Italia che lotta per avere un futuro, anche per quelli che ti fanno i coretti davanti a casa.
    I “si” ed i “no” non possono essere atti di fede, mode o tiramenti di culo e, peggio, strumenti per acquisire consenso elettorale a buon mercato.
    Tutto qui.
    Il mio territorio ha un problema, legato alla vocazione produttiva dello stesso.
    Un enorme produzione di legno, poichè le colture vanno spesso rotate, cambiate e rinnovate.
    Questo legno è rifiuto speciale, poichè ha subito o subì trattamenti a base di pesticidi.
    Da problema potrebbe diventare risorsa.
    Potrebbe far crescere ricerca, che non germina a cazzo, ma laddove esistono progetti o processi industriali, potrebbe far crescere giovani tecnici, giovani imprenditori agricoli, giovani industriali.
    “No” ad impianti che si approvvigionano di palme provenienti dalla Malesia o Dio sa dove cazzo, sì alla coesione e forza del territorio, nel mettere in campo idee, progetti e soluzioni che lo coinvolgano nella sua complessità.
    Oppure, invece di far del cippato purificato per produrre energia tramite combustione, mandiamo i tronchi in Germania o Olanda.
    E andiamo tutti al Circo Massimo a vedere i gladiatori.
    Credo che su questo, Orione, troveremo il modo di capirci.

  31. paolab scrive:

    il concetto stesso di sviluppo ereditato dalla rivoluzione industriale.
    Che, bisogna farsene una ragione, è finita

    Pienamente d’accordo Orione, se non si trasforma in una altrettanto acritica celebrazione di un impossibile ritorno su larga scala al mito dell’uomo agricoltore.

    La religione della crescita infinita e del consumo forsennato slegato da ogni ragione d’uso e da ogni compatibilità ambientale è alle corde e sta mostrando non solo i suoi limiti ma anche la sua connotazione effimera.

    Non c’è opera più “grande” (nel senso di più profondamente incisiva ed incidente) della “piccola” e costante opera quotidiana e stiamo vivendo sulla nostra pelle il fatto che abbandondanza di risorse non si traduce automaticamente in maggior benessere.

    Quello che non riscontro, Orione, è il fatto che la crisi si stia rivelando l’opportunità (obbligata dici tu) per prendere coscienza di tutto questo. Uno perché ora più che mai morde la carne di coloro che sono maggiormente esposti incidendo non solo sulla quantità ma soprattutto sulla qualità dei consumi primari lasciando pressocchè inalterati quelli di fascia alta dei ceti sociali protetti. E due perchè la contrazione delle disponibilità economiche riverbera innanzitutto sui beni che il trend modaiolo consente di percepire come meno necessari: si rinuncia, per capirci, alla serata in pizzeria ma non al cellulare di ultima generazione.

    Ho la sensazione che senza una rivoluzione culturale (passami il termine sinistro) e un profondo cambiamento del costume la crisi lascerà sul terreno chi si trova privo di riparo mentre ci sarà chi ne avrà sentore solo attraverso il notiziario delle 20.

  32. paolab scrive:

    Il mezzo e il messaggio convergono e rendono la proposta politica di Grillo più contemporanea.
    ……il merito, il profilo culturale, politico, addirittura etico, sono un dettaglio, una gag da palcoscenico

    E’ vero Orione ma le conseguenze le trai da solo quando scrivi:

    Poi sono certo che si distruggerà da solo

    E’ di stamattina la “notizia” (si fa per dire) che Grillo va redarguendo gli esponenti del suo movimento dettando il “la” ai loro comportamenti.

    Se questa è la cifra il “quando” già si intravvede all’orizzonte: il mezzo fa clamore ma è il messaggio, quando c’è, che si sedimenta.

    Questo non vuol dire che io dia per scontato che non ci sia: il M5S non è automaticamente indentificabile con l’istrione che lo ha creato.

  33. paolab scrive:

    E tutto andrà a puttane, come un MySpace qualunque.
    Il tema è quando

    Avevo scritto ieri che già si intravvedeva all’orizzonte ma devo correggermi Orione: il quando è ora

    http://www.ilgiornale.it/interni/i_grillini_pensano_parricidio/beppe_grillo-movimento_5_stelle/10-05-2012/articolo-id=587216-page=0-comments=1

  34. orione scrive:

    Ma insomma Paola, non mi sembra un gran scoop… Più che altro la speranza di uno scoo, l’invocazione.

    “L’ultima dimostrazione dello spirito autoritario del leader è arrivata ieri con l’”editto genovese”: vietato andare in televisione a nome del Movimento.”

    Grillo vigila sul mezzo, perché sa che la gente se vede uno nuovo seduto di fianco ai barbagianni di Ballarò dopo tre ore non lo considera più nuovo. E la vis sciamanica del guru va a farsi benedire.

    Se poi l’intenzione è quella di dimostrare che siamo di fronte a un movimento antidemocratico non c’è bisogno di raccattare giornalisticamente qualche pettegolezzo. NON è un movimento democratico, come non lo è MAI stato nessun movimento, occupazione, rivolta.

    E non lo è neppure il mezzo Rete: partecipativo si (a differenza di tv, radio e carta stampata che non sono neanche quello), ma non democratico.

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