C’è una opzione migliore? Forse

Può darsi che da qui al 2013 una persona seria si faccia avanti e si candidi a palazzo Chigi senza passare per i partiti: ma se così non fosse (e non è facile immaginare da dove questo nuovo leader possa spuntare), l’unica strada percorribile a me sembra la resistenza civile: non votare, oppure riempire il Parlamento di rompiscatole. C’è un’opzione migliore? Discutiamone.FR.

C’è. Riappropriamoci delle libertà che certa politica e quella parte di società italiana scroccona ci ha sottratto negli ultimi quarant’anni, e che noi, colpevolmente, ci siamo fatti rubare giorno dopo giorno.

Decidano direttamente i cittadini sui grandi temi che abbiano lasciato in appalto alla politica politicamente. Ad esempio, decidano i cittadini qual è il livello massimo di tassazione che lo stato può esercitare.

Gli strumenti ci sono: proposta di legge popolare e referendum confermativo.

Non mi si dica che non si può fare a meno dei partiti. E’ del tutto evidente che non sono in grado, per incompetenza, viltà, interesse privato, di riformare quel sistema che ci sta soffocando e ci ha condotto alla rovina.

Ma allora, se dall’interno e con i mezzi tradizionali, il sistema è non riformabile, lo si riformi dall’esterno. Ma non con l’intervento di qualche generale che manda sì a casa i politici, ma non la politica, e mette sotto tutela l’intelligenza e la volontà dei propri cittadini.

No. Facciamolo noi. Noi, quei cittadini che, come me, e come molte milioni di altri, ne hanno abbastanza di uno stato cialtrone, ladro e odiosamente prepotente.

Faccio solo qualche esempio di legge o modifica costituzionale che, fossero sottoscritte da, diciamo, 5 o più milioni di cittadini, sarebbero infinitamente più efficaci di una pattuglia di rompiscatole in Parlamento.

1. Pareggio di bilancio/limite di spesa dello Stato. Il pareggio di bilancio, se non accompagnato da un limite di spesa, è un falso ideologico ed una presa in giro. Lo si introduca nella giusta maniera. Il pareggio di bilancio dev’essere reso obbligatorio. E le spese dello Stato e delle amministrazioni locali, nel loro insieme, non devono superare il 30% del PIL dell’anno precedente.

Naturalmente, occorre una deterrenza per evitare che il principio, una volta stabilito sia, semplicemente, ignorato. Non basterà minacciare di non rieleggere chi  infrange la regola. Si introduca un criterio di responsabilità, anche collettiva (per esempio: dei membri del governo, o dei componenti di un consiglio comunale) e pene detentive adeguate per chi sgarra. Pene che, una volta comminate, non siano soggette a sconti di alcun tipo. Effetto collaterale, niente affatto secondario, è che se si riesce in questa impresa, i figli non dovranno più pagare per i padri scialacquatori.

2. Debito, tassazione attuale, la mitica crescita. Si dice che manchino i soldi, ma non è vero: ci sono, perché lo Stato spende 800 miliardi di euro all’anno. Cioè la bellezza di circa 13.700 euro a cittadino, poppanti e centenari compresi. Come sappiamo fin troppo bene, tra ruberie, incompetenza e favori, li spende malissimo. Negli ultimi quarant’anni il debito è salito costantemente. Ed anche le tasse, salvo sporadiche e lievi diminuzioni.

Non c’è speranza che debito e tasse diminuiscano. Lo abbiamo visto sin troppo bene anche con i cosiddetti tecnici.  Ed allora si costringa il governo e le amministrazioni regionali e locali, qualunque esse siano, a diminuirle. E si vigili perché i servizi siano adeguati alla spesa.

Si approvi una legge che: a) imponga al governo di ridurre l’imposizione complessiva  (stato e amministrazioni locali)  del 2 % all’anno, per dieci anni, senza deroghe di alcun tipo  b) si obblighi il governo a diminuire la spesa complessiva di stato e amministrazioni regionali e locali del 3% all’anno per dieci anni  c) la differenza la si utilizzi per restituire il capitale preso a prestito e diminuire così debito e interessi complessivi.

Il resto lo farà l’aumento del PIL e l’inflazione. A riferimento si prendano i valori attuali di imposizione complessiva (circa il 50%), debito (circa 2000 miliardi) e spesa dello Stato (circa 800 miliardi). E’ chiaro che qualche specialista potrà ricalcolare le percentuali di cui sopra, che sono puramente indicative. E magari dimostrare che con percentuali differenti si arriva allo stesso risultato.

Ma il principio dev’essere che, tempo 10 anni, il livello di tassazione complessivo non deve superare un terzo del PIL, e che il debito sia dimezzato. Perché lo sappiamo: meglio che i soldi stiano in tasca ai cittadini, invece delle mani dei politici. Solo così c’è crescita vera. Non quella drogata che si pretenderebbe stimolare mediante altri debiti, pudicamente ribattezzati eurobonds per le infrastrutture.

3. La Casta politica. Non è questione di quanto i politici guadagnino: per me, si raddoppino o triplichino i loro stipendi. Se vogliamo gente competente che si occupi della cosa pubblica, la si paghi adeguatamente, perché la competenza costa. Ma si tolgano loro tutte le prebende e gli infiniti privilegi (auto blu, portaborse, vitalizi, rimborsi spese ecc). Li si obblighi a diventare lavoratori come i cittadini che li pagano. Si facciano la pensione da soli, come tutti. Siano eleggibili non più di due volte consecutivamente (qualsiasi carica essi ricoprano). Si introduca il vincolo di mandato: non si cambia casacca, ci si dimette. Si riducano i senatori a 100, i deputati a 200 (in Usa, fra Camera e Senato, sono poco più di 600, per una popolazione di 330 milioni di cittadini, 8 milioni di kmq e 50 Stati). I Consigli regionali si dimezzino. Chi è eletto, si dimetta dal lavoro o cessi di esercitare la professione per tutta la durata del mandato. Chi non ottempera, decada. Chi fa più del 3% di assenze ingiustificate dal luogo di lavoro, nel corso dell’anno, sia dichiarato decaduto. Fatte debite eccezioni per alcuni reati (ad esempio: omicidio) l’eletto sia giudicato a fine mandato. Ecc.

4. I ladri di Stato. Il denaro guadagnato onestamente è sacro. E dunque il gettito delle tasse è sacro. A chi intasca mazzette, o ruba il denaro pubblico, o favorisce gli amici negli appalti, o piazza moglie amici parenti amanti in posti di lavoro, ecc., si triplichi la pena prevista dal codice. Nessuno sconto di pena, per nessun motivo. Non si elimineranno i ladri, questo è certo. Ma quando se ne prenderà uno, la pagherà fino in fondo e con gli interessi.

Voglio proprio vedere quale politico rifiuterà di approvare proposte di leggi con questi, o simili, contenuti e presentate e sottoscritte da cinque o più milioni di elettori. Migliaia dei quali, magari, gli si sono accampati di fronte al Parlamento fino alla loro approvazione, e lo salutano quando entra e quando esce dall’edificio, chiamandolo per nome.

Fra le tante obiezioni, compresa la difficoltà organizzativa che presenta una simile riappropriazione di potere decisionale da parte della cittadinanza, c’è quella del rischio di lasciare questi temi così importanti (e tutti quelli non elencati, che sono ancora moltissimi ed egualmente fondamentali) nelle mani della cosiddetta “piazza”.

Ma il non voto non è una soluzione: ci sarà sempre qualcuno eletto, e sappiamo chi è. Affidarsi ai grillini significa, ancora una volta, firmare una cambiale in bianco, non risolutiva perché, comunque vadano le cose, saranno una minoranza.

Al punto in cui siamo arrivati, penso che quello detto sopra sia il  rischio minore. Se i piloti sono morti in volo, c’è solo un’alternativa. I passeggeri rimangono seduti al proprio posto e, in attesa che l’aereo si schianti al suolo, recitano le loro preghiere. Oppure qualcuno si alza, entra nella cabina di pilotaggio e prova a farlo atterrare.

252 commenti a “C’è una opzione migliore? Forse”

  1. paolab scrive:

    ah ecco, volevo dire.

    Non mi ero accorta che ti rivolgessi a Liutprando dandogli del Voi :)

  2. tato tripodo scrive:

    a lui ma non solo a lui :-)

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