Perché consentire la diffamazione?

E’ ovvio che il modello reale (la democrazia rappresentativa, ndrnon può corrispondere a quello ideale (…) ma se si parte dall’idea di liberare l’uomo ed invece lo si rende schiavo, non vuol dire semplicemente che sulla strada dell’ideale si è messa di mezzo la realtà (…) vuol dire che si è realizzata una cosa opposta

(Massimo Fini)

La diffamazione è una forma particolare di ingiuria. Essa non si rivolge tanto al diretto interessato ma verso l’opinione pubblica. Raccontare qualcosa a proposito di un individuo, ammettendo che danneggi “la pubblica opinione” dello stesso, non potrebbe comunque essere configurato come un reato verso la proprietà. Infatti il “cosa gli altri pensano di me” è qualcosa che, appunto, appartiene agli altri e non a me. Non mi è stata sottratta la mia proprietà perché la mia reputazione è qualcosa che non mi appartiene.

Appare comunque evidente che in un sistema di libero mercato che non vedesse la diffamazione come reato, nel quale tutti potessero dire tutto di tutti liberamente, la maggior parte delle voci e delle dicerie non verrebbe seriamente presa in considerazione, e solo “fonti attendibili” potrebbero avere la possibilità di arrecare veramente delle conseguenze per il diffamato.

Manuale libertario

3 commenti a “Perché consentire la diffamazione?”

  1. paolab scrive:

    nel quale tutti potessero dire tutto di tutti liberamente

    Lei confonde la libertà di opinione con la diffamazione.

    Se io dico: gli appartenenti alla razza nera sono inferiori rispetto a quelli di razza bianca, esprimo un’opinione. Discutibile quanto si vuole ma pur sempre un’opinione. L’ordinamento giuridico che intervenisse per sanzionarla si configurerebbe come quello di uno Stato illiberale o liberticida.

    Se io dico: la mia collega di lavoro ruba i soldi dal portafoglio degli altri e non sono in grado di dimostrarlo la sto diffamando: lei ha tutto il diritto di agire in giudizio per tutelare la sua onorabilità, come si dice in gergo.

    Secondo lei cosa dovrebbe fare invece? Limitarsi a sperare che la fonte (in questo caso: io) non sia attendibile? Che le dicerie non attecchiscano? Che io non venga presa in considerazione? E se questo non avviene? Può disinteressarsi della reputazione di cui gode, è vero. Ma se invece le preme? Se non è solo il diritto di proprietà che le interessa difendere? Decidono gli altri o decide il soggetto interessato quali siano i comportamenti da tenere nelle vicende che lo riguardano personalmente?

    So che non usa rispondere alle obiezioni che vengono sollevate né ai rilievi che le vengono mossi. Mi limito a sperare che li legga e ci rifletta sopra.

    Lei offre un punto di vista originale e, per quel che mi riguarda, intrigante. Ma ho a volte la sensazione che per tenere il punto si imbarchi in una dissertazione priva di costrutto con argomenti che sfuggono anche al più elementare senso della logica.

  2. ciospo scrive:

    assolutamente inutile provare a farlo ragionare e tantomeno convincerlo a smettere.

  3. Vincenzo Valente scrive:

    Ma faccio diffamazione se comunico ad altri possibili utenti che:
    La ditta Romana Manutenzione srl di Roma non è stata in grado di portare a termine adeguatamente il suo lavoro ed alla fine mi sono dovuto tenere le sue pecionate ??

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