Vittima di una guerra

A volte, a chi scrive sui giornali, capita di prendere cantonate colossali. È capitato anche a me. E non è facile, una volta fatta una frittata, ritornare alle uova intere.

Tempo addietro, quando imperversava la vicenda che ha portato alle dimissioni l’ex direttore di Avvenire Dino Boffo, io presi una posizione netta e decisa in favore dei suoi detrattori. In un certo modo avevo identificato nella sua figura un addensarsi di sapori e logiche clericali, quasi fossero, le sue vicende, simbolo del clericalismo italiano. Lo so, non si è certo dimesso per quello che posso aver scritto io, ma allora fui parte, sia pure come piccola gocciolina, dell’onda che lo travolse. Ed ora, per una di quelle ironie che la vita ogni tanto ci concede, leggendo le lettere private di Dino Boffo trafugate e riportate nell’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi, mi sono reso conto di aver preso un abbaglio colossale. Basta leggerle e si capisce molto meglio tutta la faccenda.

Dino Boffo non era affatto il clericale della vicenda, ma, come i fatti successivi hanno dimostrato, la vittima di una guerra fra prelati, in cui lui è malauguratamente finito in mezzo. E così voci e malignità da sagrestia che si addensavano sulla sua figura – chiunque sia in vista nella Chiesa sa di dover sopportare queste piccolezze – si sono trasformate da pettegolezzo in un’accusa lancinante.

Non è certo facile chiedere ai miei cinque lettori di cancellare le emozioni che possono aver provato a leggere i miei articoli di allora e sintonizzarsi sul mio pentimento attuale. Però quello che posso chiedere è altro. San Filippo Neri, ad una donna pettegola che chiedeva l’assoluzione, fece spennare per la strada una gallina già morta, ed una volta tornata da lui le chiese di rimettere insieme le penne. Il pettegolezzo, la maldicenza, la calunnia sono così, spennano la dignità sociale delle persone colpite. Io non posso riattaccare le piume che ho staccato all’immagine mediatica di Dino Boffo, ma posso chiedere a voi lettori di aiutarmi a raccoglierle. Basterebbe dedicare un briciolo di energia ad approfondire la sua vicenda, e nelle nostre menti si diraderebbero le nebbie sulla sua figura. Che in questi fatti ha dimostrato invece di esser stata il miglior servitore che la vigna del Signore potesse trovare.

Purtroppo la Chiesa è anche così: c’è tanta divinità, ma anche tanta umanità. Chi ha frequentato ambienti clericali ben mi capirà. Eppure stare nella Chiesa significa anche questo, vedere insieme il grano e la zizzania, l’amore e l’odio, la virtù e il vizio.

Dino Boffo ed il suo sofferto e silenzioso calvario sono una testimonianza per tutto il mondo cattolico italiano. Che dovrebbe riscoprire quel senso di famiglia, di comprensione ed amore per l’altro che fanno della fede cristiana il più meraviglioso mistero del mondo. Chiedo quindi il perdono umano, professionale e cristiano a Dino Boffo. Ma lo chiedo anche a voi tutti lettori. Non si finisce mai di imparare. E questa dinamica, lo confesso, mi è stata di grande lezione.

39 commenti a “Vittima di una guerra”

  1. QR DeNameland scrive:

    Non ci son più le donne di una volta. Quelle che conosco io a Filippo Neri gli avrebbero tirato la gallina in faccia e lui non sarebbe diventato santo? E nemmeno il Boffo lo diventerà

  2. CSR scrive:

    Preso atto della sua riflessione, mi permetta una domanda.
    Piuttosto che fare il mea culpa, che è comunque cosa buona e giusta, perchè al tempo non ha verificato per bene, al pari di altri suoi colleghi, le informazioni in possesso di Vittorio Feltri? Mi sbaglierò ma io leggo nel suo riconoscimento di colpa ( e di colpa grave si tratta, escludo il dolo), quasi un porsi a livello di inconsapevole strumento di lotte intestine in ambito ecclesiale. Avrei maggiormente gradito un puro riconoscimento di colpa, sic et sempliciter. Il suo pentimento, così come formulato, evidenzia almeno due aspetti: 1) una scarsa propensione alla verifica delle fonti; 2)un autogiustificazionismo che riporta le ragioni e le responsabilità del suo errore fuori da ogni suo possibile controllo.

  3. CSR scrive:

    Analogo commento risulta in attesa di moderazione. O trattasi di errore o di censura. Preferisco pensare si tratti della prima ipotesi.
    ********************
    Preso atto della sua riflessione, mi permetta una domanda.
    Piuttosto che fare il mea culpa, che è comunque cosa buona e giusta, perchè al tempo non ha verificato per bene, al pari di altri suoi colleghi, le informazioni in possesso di Vittorio Feltri? Mi sbaglierò ma io leggo nel suo riconoscimento di colpa ( e di colpa grave si tratta, escludo il dolo), quasi un porsi a livello di inconsapevole strumento di lotte intestine in ambito ecclesiale. Avrei maggiormente gradito un puro riconoscimento di colpa, sic et sempliciter. Il suo pentimento, così come formulato, evidenzia almeno due aspetti: 1) una scarsa propensione alla verifica delle fonti; 2)un autogiustificazionismo che riporta le ragioni e le responsabilità del suo errore fuori da ogni suo possibile controllo.

  4. piero chiara scrive:

    Gambi: ma a noi che ce frega?

    Le prude il deretano perché l’ha fatta grossa? Affari suoi. Chi se ne era mai accorto? E quand’anche …

    Vada, vada a chiedere perdono in sacrestia, non qui.

  5. Roberto 1 scrive:

    Paolo Gambi, non conosco le vicende Boffo-Giornale (o Libero?), conosco un pò di più il libro di Nuzzi.
    Il tutto è inquadrabile nella decadenza italiana e nella lotta per bande e fazioni che, come fenomeno carsico, spesso riaffiora nella storia del nostro Paese.
    Concordo con lei, che star dentro la Chiesa significa vedere tanto bel grano, ma anche un bel pò di zizzania.
    O tanta umanità, come dice lei, in tutti i significati possibili.
    Spiace, però, che nascondendosi dietro il paravento del “diritto di cronaca”, qualcuno diventi milionario buttando un bel pò di spazzatura in strada, ma così va il mondo.
    Dà più brividi e pruriti la storia romanzata di ciò che si presume possa accadere nei corridoi Vaticani che le cento, mille storie quotidiane di testimonianza, di fede e di carità.
    Ma così stanno le cose.
    Ma lei, mi consenta, ha dato una prova inconfutabile di ciò che significa testimonianza, onestà intellettuale.
    E la differenza con la grevità e meschinità di alcuni commenti, testimoniano una volta di più che non con l’odio, le faziosità partigiane e la bava alla bocca potremo essere in grado di uscire dalla bruttissima situazione in cui versa il nostro paese.
    Grazie.

  6. agostino scrive:

    L’informazione è sacrosanta e intoccabile, ma anche un mostro insaziabile, spesso in guerra con il buonsenso.

  7. piero chiara scrive:

    Eccoli qua i sepolcri imbiancati tutti compunti a recitare falsi mea culpa!

    L’italiano tipico, pavido e lacrimoso dopo la gozzoviglia e l’eccesso.

    Irresponsabili fino all’ultimo, sempre a nascondersi dietro le gonne di mamma.

  8. doris scrive:

    Paolo Gambi
    E’ sempre apprezzabile chi si scusa pubblicamente, quando riconosce di avere sbagliato. L’ha fatto Lei, l’ha fatto Feltri, ma non mi risulta l’abbia fatto Adinolfi che per primo ,sul suo blog, ha scritto della condanna per molestie.
    ( è lo stesso Adinolfi che si ” vanta ” di essere stato il primo a darne notizia )
    http://www.italiachiamaitalia.net/news/124/ARTICLE/17247/2009-08-31.html

  9. Roberto 1 scrive:

    L’Italiano paziente, esimio Piero Chiara.
    Con una pazienza infinita, tanto da esser disponibile a sopportare cafoni del tuo stampo.
    E, ovviamente, a pagare il conto dei danni provocati da personaggi par tuo.
    Esprimi qualche idea, se ne sei capace, invece di vomitare le solite quattro schifezze alla Grillo o in salsa Pardi.
    Di quelle non solo si può, ma si deve fare assolutamente a meno, se vogliamo rientrare nella civiltà, da cui siam fuori da troppo tempo ormai.

  10. Antonio scrive:

    Grande onestà intellettuale, merce assai rara. Gradirei un po’ di informazione sulla “guerra dei prelati” e il ruolo del Papa.

  11. piero chiara scrive:

    Roberto,

    ma chi sei? Ma chi ti conosce?

    Un’idea? Vuoi un suggerimento utile? Eccolo: vedi di andare a fare in culo.

  12. CADAQUES scrive:

    Mi meraviglio

    come ancora questa redazione possa accettare l´esistenza su questo blog di individui il cui unico modo di esprimersi sia quello di dare sfogo alla propria inadeguatezza esistenziale, alla propria volgaritá, alla propria violenzia con l´unico fine di sabotare la correttezza del dialogo, la possibilitá di un incontro, il raggiungimento di una veritá condivisa. Si parla tanto di democrazia ma penso che in Italia se ne abbia ancora un concetto superficiale e distorto perché assolutamente non puó consistere nel dare un meritato spazio alla brutalitá di chi cerca solo la distruzione.

  13. CADAQUES scrive:

    Apprendere a isolare gli elementi violenti sarebbe moltissimo. Al di la di qualunque discorso che corre il rischio di ridursi alla vanitá e alla inconsistenza servirebbe per il conseguimento di una effettiva dignitá da parte di quella comunitá sana che pensa di contribuire alla maturazione della societá tutta dando la propria onestá e il proprio impegno, servirebbe di stimolo alla evoluzione e maturazione di questi stessi individui antisociali, sarebbe il passo decisivo per aprire la porta a tutto il Paese a quella responsabilitá di cui difetta e che é elemento necessario e indispensabile per la concretezza di un futuro migliore.

  14. CADAQUES scrive:

    Cara redazione,

    cerca di comprenderlo perché é basico. Non si puó accettare la umiliazione come qualcosa di normale, qualcosa che deve condividere l´essere e la esistenza di un individuo che voglia dare preminenza alla propria e altrui libertá.

  15. maurizio giorgio scrive:

    bravo gambi.

  16. Paolo Gambi scrive:

    fa molto piacere sentirsi affiancati in un processo non facile come questo. grazie. e si’, avrei dovuto verificare tutto a suo tempo.

  17. Aldo Reggiani scrive:

    Sull’imbarazzante faccenda, mi divertii a scrivare uno scanzonato articoluzzo.
    Chi vuole può leggerselo digitando su Google:
    “Innocente letterina a Dino Boffo”

    A R

  18. paolab scrive:

    Paolo Gambi,

    il fatto che lei si senta in dovere di porgere pubblicamente le sue scuse a Dino Boffo onora una onestà intellettuale che è ormai diventata merce preziosa e rara.

    Ma derubricare questa vicenda ad “una guerra tra prelati” di cui l’ex direttore dell’Avvenire, all’oscuro dei fatti, sarebbe rimasto “malauguratamente” vittima significa raccontare una mezza verità.

    Feltri ha reso pubblica, nel pieno della bagarre sessual-erotica che investiva il suo datore di lavoro, una notizia che ancora oggi mi risulta vera: la condanna di Boffo ad una contravvenzione per molestie telefoniche. Ma l’ha fatto da par suo: servendosene per controbilanciare il peso delle accuse mediaticamente gonfiate a dismisura a carico del suo anfitrione. Se il diretto interessato non avesse segretato l’intero fascicolo non sarebbe stato possibile “congetturare” (questo l’errore di Feltri) sull’impianto delle accuse e sulle motivazioni della sentenza di condanna.

    Il “caso Boffo”, ci dice Nuzzi, è un’operazione costruita a tavolino nei piani alti dei quartieri vaticani di cui la vittima faceva (e fa), a pieno titolo, parte: anche se poi è finito (per motivi di scambio politico tra Stati) in quella dei soccombenti (quelli cioè contrari alle politiche del governo Berlusconi). Le gerarchie vaticane lo hanno momentaneamente scaricato (accettando con rammarico le sue dimissioni attribuite all’aggressione giornalistica di un galantuomo…. bla, bla, bla) per poi riammetterlo nel consesso di quelli che contano: direttore della TV targata CEI.

    Il valore alto della fede cristiana non è in discussione: anche i laici che non la professano ne sono pienamente consapevoli quando ne vengono quotidianamente a contatto.

    Peccato che con questa vicenda non c’entri un bene amato niente.

  19. piero chiara scrive:

    E allora?

    Come deve comportarsi il pentito Gambi che secondo lei racconta “mezze verità”?

    Deve scusarsi anche con tutti noi?

    Dobbiamo aspettarci, fra un paio di anni, che Gambi ci definisca pure noi “vittime innocenti di una guerra non loro”? Per me, lo esonero fin d’ora, con gente come questa non voglio avere nulla che fare.

  20. Nautilus scrive:

    Gent. Paolab
    Feltri l’ha fatto veramente “da par suo”, “congetturando” (come delicatamente dice lei) trattarsi Boffo di noto omosessuale sorvegliato dalla polizia e autore di minacce ai danni della donna del suo amante.
    La denuncia era così delicata che questo tipo di “congetture-randello” è diventato proverbiale come “metodo Boffo”.
    Di cui mi pare ora Gambi, da autentico gentiluomo capace di riconoscere l’errore, si rammarichi e dissoci.
    Per converso, non mi è chiaro quali siano le “accuse mediaticamente gonfiate a dismisura a carico del suo anfitrione”.
    Le accuse a Berlusconi c’è poco da gonfiarle, sono agli atti: concussione, favoreggiamento della prostituzione e rapporti con una minorenne.
    Ci sono intercettazioni che tutti abbiamo potuto leggere, testimonianze e documenti di polizia.
    Giudicherà un tribunale se sono accuse infondate, e magari tali si riveleranno ma sostenere che sono gonfiate dai media mi sembra azzardato: si trattava di un capo di stato, mica di uno che passava di lì per caso…
    guardi il casino mediatico scatenato per Strauss-Kahn, gonfiato anche quello?
    Poi mi scusi, sarà ignoranza mia, ma perchè parla di “anfitrione”? Che si sappia Feltri è dipendente e non ospite di Berlusconi.

  21. tato tripodo scrive:

    concordo con nautilus
    le accuse non sono gonfiate dai media ma dai pm

  22. Un esule scrive:

    Cocordo con Tato. Il processo Ruby e’ una farsa scollacciata, e i personaggi sono i moralisti di bassa procura….

  23. Aldo Reggiani scrive:

    Magistrati all’assalto, svelate le mail golpiste: “Lo zietto Berlusconi deve togliere il disturbo”

    di Alssandro Sallusti
    il Giornale, 9 marzo 2011

    Domani il Consiglio dei ministri affronta la ri­forma della giustizia. Dall’opposizione arri­va qualche timido segnale di apertura aldialogo.Non c’è da illudersi, ma meglio del solito no a priori.

    Sulle barricate resta­no invece i magistrati, o meglio quei magistrati che vogliono continuare a fare politica oltre che gli affari loro. Oggi
    pubbli­c­hiamo la mailing list dei magi­strati, cioè il sistema di posta elettronica dove le toghe si scambiano pareri e concorda­no iniziative al riparo da orec­chie indiscrete.

    Quello che po­tete lettere sulle nostre pagine è sconcertante. Dal­lo scambio di email emerge non soltanto un clima d’odio con­tro la maggioran­za politica, il Parla­mento, le toghe più moderate. Ci sono infatti le pro­ve che alcuni ma­­gistrati hanno nel mirino Silvio Ber­l­usconi come per­sona, a prescindere da ipotesi di reato. Questi signori fanno politica, vogliono interferire sul potere legislativo, e per di più in orario di ufficio, come si evince dalle stampate dei mes­saggi che si scambiano.

    Fa effetto vedere un giudice chiamare il premier «lo zietto Berlusconi» con tono dispre­giativo e porsi il problema che una volta fatto fuori lui andrà affrontato il problema dei suoi elettori, cioè di dodici milioni di italiani che il vertice della magistratura evidentemente considera degli imbecilli e for­se anche dei pericolosi crimi­nali.

    Ma quale indipendenza poli­t­ica: c’è una parte di magistrati che nel segreto della posta elet­tronica getta la maschera e non solo,tanto che più d’uno si dice preoccupato per la fred­dezza di alcuni amici della sini­stra, cioè del socio di maggio­ranza.

    Più persone togate, quindi, si stanno mettendo d’accordo riservatamente per intralciare e contrastare la libera attività del Parlamento. Se non fosse­ro magistrati, rischierebbero l’incriminazione per associa­zione segreta e a delinquere da parte di loro colleghi che vedo­no complotti ovunque. Pur­troppo non è una esagerazio­ne, ne sanno qualche cosa quei malcapitati finiti in que­ste ore nella ridicola inchiesta su una fantomatica P4, presun­t­a lobby sovversi­va, per la quale ie­ri sono stati per­quisiti gli uffici del finanziere Francesco Mi­cheli. Ne so qual­che cosa io, che per aver scritto un articolo sulla presidente di Confindustria, Emma Marcega­glia, mi sono ritro­vato inquisito e perquisito.

    Sarebbe orribile, ma interes­sante, perquisire case e uffici di quei magistrati così dichiarata­mente schierati contro Berlu­sconi e contro chiunque gravi­ti nell’area del centrodestra. Magari si scoprirebbe che non sono poi così indipendenti co­me sostengono, che hanno per­so i requisiti mini­mi per svolge­re uno dei mestieri su cui si reg­ge una società civile. Cioè quel­l’imparzialità che garantisce ai cittadini il diritto di essere giu­dicati in base a fatti certi, prova­ti al di là di ogni ragionevole dubbio e non sull’onda di teo­remi e pregiudizi politici.

    Domani sapremo quali sono le intenzioni del governo. Spe­riamo solo che, a differenza di quanto si è visto in questi 18 an­ni di Seconda Repubblica, que­sta volta agli annunci seguano i fatti.

  24. paolab scrive:

    Nautilus,

    ho riconosciuto a Gambi, al pari di lei, il valore della sua pubblica presa di posizione. Così come ho addebitato a Feltri l’eccesso di congetture infamanti e prive di preventivi riscontri note al mondo come “metodo Boffo”.

    Ma Feltri ha colpevolmente “ricamato” su una notizia vera: quella della condanna del direttore dell’Avvenire per molestie telefoniche. E Boffo non è “malauguratamente” stato una vittima di passaggio della guerra tra bande in corso tra “prelati”: ne faceva parte. Ha solo avuto la disgrazia di appartenere a quella perdente. Non per giustificare il comportamento di Feltri che è, dal punto di vista giornalistico, ingiustificabile: solo per specificare che non esiste in questa vicenda il bianco e il numero ma un’infinita varietà di sfumature di grigio.

    Le accuse mosse a Berlusconi sono agli atti, certo. Ma uno, almeno fino ad un certo punto del procedimento dovevano rimanere agli atti e due, una cosa è pubblicare la notizia altra è scrivere per mesi le puntate di un infinito romanzo d’appendice.

    Sarò passatista ma almeno questo è il mio concetto di civiltà giuridica e mediatica.

  25. Paolo scrive:

    Ottima cosa il suo scritto e la sua analisi Gambi ed ignori gli imbecilli che purtroppo anche in un ottimo blog come questo allignano.

  26. filippom scrive:

    Occorre riconoscere a Gambi l’onestà di chi si accorge di aver commesso un errore e lo riconosce pubblicamente.

  27. giano scrive:

    Paolo,

    stia tranquillo: Gambi la ignora con tutto il cuore!

  28. giano scrive:

    Certo, se a suo tempo Gambi avesse ignorato anche Boffo …

  29. Paolo Gambi scrive:

    no, non ignoro proprio nessuno. anzi, ringrazio sinceramente tutti coloro che hanno speso belle parole nei miei confronti

  30. Roberto 1 scrive:

    Piero Chiara:
    a volte trivialità e volgarità possono essere manifestazioni di arguzia ed intelligenza, se calate in un contesto “narrativo” che da esse possa essere arricchito o meglio spiegato.
    Anche in un film di Alvaro Vitali, fra peti, flatulenze e rumori corporali in genere, c’è cultura, c’è poesia o anche solo una risata “grassa”, ma liberatoria, appagante…..
    Nella tua trivialità e volgarità, invece, c’è solo stridore di denti, schiuma agli angoli della bocca, frustrazione mal contenuta, livore e contumelie.
    Una gran brutta persona, insomma, di cui provare pena e pietà allo stesso tempo.

  31. angelo41 scrive:

    Caro Gambi, abbia pazienza; non farei mea culpa di fronte ad una sentenza resa pubblica. La velina allegata, non intestata e non firmata, è quella informativa riservata che circola nei commissariati, per sapere in breve chi è il personaggio da “osservare”.
    Nel caso, la cattiveria è giustificata in risposta ad un articolo di Boffo, denigrante il comportamento sessuale di Berlusconi.
    Al mio paese si dice: chi sputa in cielo…con quel che segue. Tutto qui.
    Feltri, consapevole di aver ferito nell’animo un collega serio e preparato, ha fatto ammenda con le scuse, ma non ha ritrattato nulla.
    Certamente la notizia è scaturita da ambienti ecclesiastici ostili al Boffo, perchè solo loro potevano sapere, dando la dritta a il Giornale.
    Berlusconi ha fatto scivolare sul suo impermeabile di marca il fango piovuto.
    Boffo, poverino, è rimasto inzuppato con l’acqua sporca.
    Per tutelare la sua onorabilità avrebbe dovuto querelare a raffica, ma ha ritenuto non farlo. Dimostrando, in questa occasione discrezione e dignità.

  32. MOVIMENTO DI OPINIONE ROBIN DI SHERWOOD scrive:

    Ora siamo più che certi che il Popolo delle Libertà ed il suo CAPO ( SI DI TASSARE I SACRIFICI DEGLI ITALIANI ) sono stati posti a conoscenza delle nostre intenzioni, tra l’ altro sappiate che abbiamo inviato al Direttore di LIBERO, il Dott. Maurizio BELPIETRO, il nostro PROGETTO DI LEGISLAZIONE FISCALE IMMOBILIARE.

    F/TO

    IL MOVIMENTO DI OPINIONE

    Robin di SHERWOOD

    http://www.liberoquotidiano.it/lettere/6324/RICATTO-EVIDENTE-E-DICHIARATO-AI-POLITICI.html

  33. silver price scrive:

    Tre anni dopo, quando Boffo si presenterà nella lista del Settore adulti riportando solo 88 voti, “Il Sabato” eviterà di dedicargli un titolo. Attorno a Boffo si coagulano Straziota e Mattioli del Settore Giovani e Fabio Porta del Movimento studenti. Antonio Tombolini, dell’ACR, continuerà a propugnare una linea di autonomia rispetto ai due schieramenti contrapposti, Monticone-Bindi, da un lato, Dino Boffo, dall’altro.

  34. gold price scrive:

    Qui accada lo stesso. Con l´aggravante che chi offre in pasto carne viva come carogne, mente avendo la consapevole incoscienza di mentire, e avvelena deliberatamente l´aria, profumando con l´aroma acre dello scandalo la lordura che mette sul mercato. Ovviamente, sulla base di documenti certificati e di tanta professionalità, o tanta ambizione, non vedo la differenza. Già, ma, da qualche tempo, non erano lo stesso?

  35. Nautilus scrive:

    Angelo41: “Berlusconi ha fatto scivolare sul suo impermeabile di marca il fango piovuto.”
    Già, però il fango è scivolato in buona parte sull’Italia.
    C’è poco da fare, i premier rappresentano pur sempre i paesi che li eleggono, specie se mediaticamente popolari e politicamente longevi come il nostro “eroe”.

    Gent. Paolab, proprio per questa ragione il clamore attorno al caso olgettine è stato inevitabile, da una parte c’è l’accanimento nazionale per ragioni politiche ma dall’altra la notizia di un presidente del consiglio occidentale che tiene un harem sono destinate a fare il giro del mondo e a tenere banco per molto tempo.
    Ricorda forse un accanimento minore per il caso Clinton? Anche lì c’erano grandi interessi politici e l’interesse divertito dei popoli della Terra.
    Lei veramente si definisce “passatista”, ma da sempre, anche nel lontano passato, queste erano notizie ghiotte per tutti. Se poi ritiene che gli atti di un processo debbano rimanere segreti fino a.. (non si sa bene quando) ecco, questo davvero mi sa un po’ di “ancien regime”.

  36. angelo41 scrive:

    Altro che “ancien regime”, qui si tratta di bacchettonismo bello e buono. Zoccole e regime è un binomio vecchio come il mondo, ma i “giornalisti di una volta” avevano più discrezione e rispetto per la vita privata.
    Certamente la politica cannibalizza gli episodi a proprio uso e consumo; i puritani americani invece non hanno approvato l’impeachment.
    La ragione di Stato vale più di un pompino.
    Per il resto nulla di nuovo sotto il sole:
    La “stanza orale” è stata testimone delle performance di Kennedy, l’Eliseo quelle di Mitterand; qui da noi, il presidente Gronchi prese il “coccolone” in casa di una “signorina buonasera”, ancora viva e vegeta e di Moro si è saputo recentemente che “amoreggiava” con una cantante famosa.
    Tralascio, per carità di patria, di descrivere le “imprese” di froci e puttane, di casa a Montecitorio ed a livello di presidenza del consiglio.
    Solo che c’era più discrezione ed i giornali erano scritti da giornalisti più seri.

  37. silvio36 scrive:

    “c’era più discrezione ed i giornali erano scritti da giornalisti più seri”

    Come ha ragione il nostro angelo41 (41 sarà la data di nascita: indica che è coevo di quello di cui parla). Oggi però si ragiona in modo diverso e lui, il vecchietto, non può farci nulla, proprio nulla, come diceva beffardo un famoso Bogart. Se non recriminare e piangere. Ma a noi checcefrega? Piangi, piangi che ti fa bene.

  38. tato tripodo scrive:

    ” Se non recriminare e piangere”

    azz vero, triste destino di uomini di destra e di sinistra. e nel frattempo c’è qualcuno che continua a difenderli

  39. L e D (lungo e duro) scrive:

    se non altro lo misuro

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