Battiam battiam le mani

Quando eravamo piccini
la nostra maestrina
con la più gran disciplina
tutti faceva filar
lei ci metteva in riga
gridando “fate attenzion

adesso marcerete

cantando questa canzon”

Battiam battiam le mani
arriva il direttor
battiam battiam le mani
all’uomo di valor
gettiamo tulipani
e mazzolin di fior
cantiamo tutti in coro
evviva, evviva
ed una coppa d’oro
doniamo al direttor.

E finalmente a vent’anni
dicemmo è finita
ora ci porta la vita
giorni di felicità
ma presto tutti quanti
dovemmo constatar
che per andare avanti
sempre si deve cantar

Battiam battiam le mani
arriva il direttor…..”

Così recitava il testo della canzoncina Arriva il Direttore negli anni Cinquanta, portata al successo da Carla Boni e Gino Latilla, dal Quartetto Cetra e da Natalino Otto.

Ed ora è tutto un battiam battiam le mani a quel terrificante Direttorio Europeo – vedi La Grecia affamata e distrutta dalla Troika –  che ci ha graziosamente tolto dalla procedura  di infrazione, alzando però il ditino per raccomandarci di continuare il cosiddetto risanamento, sconsigliando l’abolizione dell’Imu e altri provvedimenti e di proseguire sulle riforme.

Non a caso il Draghi, prima delle ultime elezioni politiche, disse che poco importava chi le avrebbe vinte, poiché era stato inserito il “pilota automatico”.

Come, senza possibilità di fraintendimenti, denunciava a Ballarò l’economista Jean-Paul Fitoussi .

Lo stesso Draghi –  uno della nidiata, per interderci, insieme al Prodi, al Monti, al Ricuccio Letta e ad altri, del Premiato Kinderheim “Bilderberg-Trilateral-Goldman Sachs” –  che nel 1992 durante una riunione sul Panfilo Reale Britannia dava il via ad una prima  svendita del Belpaese.

Previo sputtanamento dell’Italia da parte del combinato disposto delle Agenzie di Rating.

(Ricorda qualcosa?)

Operazione perfettamente riuscita, come da  Lo strano caso di Mister Drake e da La privatizzazione dellIri negli anni Novanta e le sale bingo di D’Alema, durante quei Governi della Sinistra tra il 1996 e il 2001 del  Prodi e del  D’Alema dei quali pur si disse  che a Palazzo Chigi si era installata l’unica Merchant Bank al mondo in cui non si parlava inglese.

Quel Prodi, dunque, che, come documenta Riccardo Ghezzi in De Benedetti e la sinistrastoria di un’alleanza che ha svenduto l’Italia, nel 2006, tornando a Palazzo Chigi, ci beneficiò per sovrammercato, anticipando l’arrivo di Monti, del primo Governo Goldman Sachs.

Completando lo sterminio del Sistema Italia, come impietosamente fotografava fin dal 2007, Marco Della Luna in La privatizzazione finale dello Stato .

E dire che il Mortadella – il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto, come disse, all’epoca della sua nomination, aOmnibus, su La7, quel pur logorroico mostro d’intelligenza della Senatrice Pd Laura Puppato, senza che nessuno la prendesse a pernacchie  – volevano mandarlo al Quirinale….

Ma tutta la sordida operazione che portò alla forzata defenestrazione del Cav nel 2011, che cercava di opporsi, pur tra cori di fischi, pernacchie e lancio di gatti morti in Italia e in Europa, ad un’altra rapina, la spiattelava Franco Bechis ne  Il passo indietro di Berlusconi? Costretto da un ricatto per cui ad imporre il Monti piovve addirittura a Roma la marionetta dei Poteri Forti Van Rompuy: “«Non esiste alcuna possibilità di elezioni». Alfano è rimasto di sasso. Chi ha accompagnato Van Rompuy all’uscita si è sentito dire: «Il vostro tempo è fino a lunedì. All’apertura dei mercati se non avete risolto con Monti, ci sono grandi banche internazionali pronte ad offrire quantità impressionanti di titoli di Stato italiani. Sembra che lo faccia la China investment banking, la Goldman Sachs e altri… Gli spread schizzerebbero e l’Italia si avvierebbe alla situazione greca»”.

Come confermava, prendendo le parti al Parlamento europeo del Popolo italiano, l’orgoglioso suddito della Perfida Albione Nigel Farage: Governi fantoccio per Grecia e Italia, il piano di dominio Germanico , circa  la “democrazicida”, ignobile operazione che non si era resa necessaria per imporre all’Italia quelle Riforme delle quali starnazzano a Bruxelles, bensì per motivi mooooooolto  più prosaici.

Quelli che infatti Giuliano Ferrara spiegava in Fondamentali buoni, il resto merda laddove il 5 novembre 2011 scriveva “Giusto ieri un banchiere mi raccontava per filo e per segno come hanno fatto francesi e tedeschi a trasferire sul groppone del sistema bancario italiano il peso, insostenibile per le loro banche, del debito greco insolvente. Il G20 ha seguito. Con quella specie di amministrazione controllata che non ferisce l’orgoglio, peraltro scarseggiante, ma dà una indicazione che il paese si appresta a seguire con una probabile mascherata, malgrado un capo dello Stato indisponibile alle manovre di Palazzo troppo spinte. Giochi di alta finanza, un gioco da ragazzi. Siamo un paese solidissimo, ma ci siamo privati di un dettaglio: la guida politica”

E nel quale anticipava ciò che con il Monti, quello dei “compiti a casa”- do you remember? – dettati dalla Merkel, sarebbe accaduto: “Con un’Italia normalizzata, alla quale arriveranno le briciole impettite e tecniche di tutta questa merda, i tedeschi potranno riprendere a fare shopping in giro per il mondo e i francesi cureranno con i resti dei cugini la loro disoccupazione e il loro deficit, più alti del nostro, per non parlare, come dicevamo all’inizio, del risanamento finanziario e bancario a spese del patrimonio immobiliare degli italiani.”

Insomma, per la serie “Cavallo vincente non si cambia”, perché, hanno pensato gli Einstein delle Lobby europee e mondialiste, non ripetere l’operazione degli anni Novanta?

Tant’è che lo stesso Magdi Cristiano Allam, uno di quelli svegli che fin dall’inizio ha mangiato la foglia, in L’ombra della dittatura informatica rincarava la dose scrivendo: “La presenza di Monti ai vertici di Goldman Sachs, Moody’s, Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale e Centro studi Bruegel attesta senza ombra di dubbio la sua identità di uomo dei poteri finanziari forti che hanno creato il cancro dei titoli tossici e che controllano i governi e le banche. Monti, nonostante la più alta imposizione fiscale al mondo ha fatto salire il debito pubblico e fatto calare il Pil, sta condannando a morte le imprese, sta riducendo gli italiani in povertà e sta negando ai giovani certezza nel presente e speranza nel futuro.

Non accade perché Monti è un incompetente ma perché sta attuando rigorosamente la missione: salvare le banche e riciclare i titoli tossici, in una dittatura finanziaria in cui la persona viene ridotta a semplice strumento di produzione e consumo della materialità.”

T’è capì?

Per cui fino a quando non si prenderanno seri, duri e coraggiosi  provvedimenti per riformare  e democratizzare profondamente – come da sempre, per buona memoria, predica, inascoltato, il Cav – questa Europa dei Poteri Forti egemonizzata da una Germania che per prima trucca le carte, non se ne verrà fuori.

Come finalmente informava senza mezzi termini a Piazza pulita il 20-05-2013  Claudio Borghi .

Perché quelle indicate dal Borghi e dal Fitoussi, care le mie Bambole di Pannolenci, sono la vere  cause delle miserande condizioni in cui ci ritroviamo.

Non solo noi, ma mezza Europa.

Il tutto – è intrigante notare –  mentre  i centosessanta e più adepti della sgrillettata “conventicola rivoluzionaria dove germina la rispettabilità dell’avvenire” (Niente di nuovo sotto il sole), dopo esser approdati al Parlamento forniti dell’ultimo modello, ancorché magari elettrico, di apriscatole, si stanno accapigliando in perfetto stile “all’italiana” (per spiegazioni sul doppio significato del termine vedi Una Boldrini all’italiana), sugli stipendi, sulle trasferte, sugli scontrini e sulle “spie” interne alla  loro conventicola.

Laddove  il loro Capataz, per la serie “Il Grillo è mobile, qual piuma al vento; muta d’accento e di pensiero” scopre improvvisamente che due suoi candidati alla Presidenza della Repubblica, la Gabanelli e il Rodotà, sono indegni figuri.

Ma sbaglia chi pensa che il Grillo sia matto: come dice Polonio osservando lo strambo comportamento di Amleto: “C’è del metodo nella sua follia”.

Subdolamente, infatti, intanto che andava predicando che la sua conventicola non avrebbe governato con nessuno, dopo le elezioni si mise a vellicare, da “cortigiano vil razza dannata” quale in effetti è – vedi cosa dice il trattato indù sull’arte di governare  “Kautalija Arthashastra”  circa  saltimbanchi, comicaroli, nani da circo e menestrelli quando si immischiano,vedi anche il Benigni e il Fo, di Politica – il vetero comunista Bersani, proponendogli di realizzare subito il sogno da sempre, pur in segreto, accarezzato da tutti i vetero comunisti –  ancorché quelli, come hanno dimostrato gli esiti delle famose, eccitanti Primarie, che ancor copiosi  abbondano tra gli elettori del Pd – di eliminare per ineleggibilità e rilettura del dispositivo sul conflitto d’interessi, come primo ed urgente atto di Governo, colui che aveva preso la gioiosa macchina da guerra occhettiana e l’aveva fracassata con un calcio.

Fidando sul fatto che il comunista, ancorché vetero, cova la vendetta a lungo.

“Lap lap lap”: che megagalattico leccaggio di culo, ragazzi miei…..

Ed il vetero comunista di Bettola aveva pure abboccato come un gonzo.

Quando invece il Don Abbondio di Genova, pur avendo dichiarato più e più volte di aver una paura barbina degli italici Magistrati – conoscendo evidentemente molto  bene come funzionano le cose  nelle Procure italiane, vedi Un’italica Clockwork Orange – si è guardato dall’inserire nel programma dalla sua moralistica, rivoluzionaria conventicola uno straccio di Riforma della Giustizia – e Dio solo sa se il Belpaese ne ha di bisogno, con cinque milioni di processi penali inevasi, tranne naturalmente quelli del “Propenso a Delinquere di Arcore” –  vedimai gli piovesserio sul groppone Avvisi di Garanzia a go-go. Ma si può capire: il suo antenato manzoniano soleva dire ” Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.

Nel frattempo – udite udite –  milioni di italiani che hanno votato per protesta per la sgrillettata “conventicola rivoluzionaria dove germina la rispettabilità dell’avvenire“, sono oggi rappresentati in Parlamento da gente che ha magari ottenuto una quarantina di “Like” di parenti e amici su Internet – roba che il Porcellum è uno scherzo – del calibro di una certa Senatrice, pardon, “Cittadina” Senatrice, della quale  narra l’eroiche denuncie antilobbiste Filippo Facci in “Ci hanno scoperto”, su Libero del 31 maggio.

“I grillini. Puoi prendertela con chi vi­va almeno in questo  sistema solare: ma, a questi, tu gli indichi una mela e loro vedono un cammello. Non ser­vono neppure il sarcasmo, l’ironia, la pazienza: non capiscono, punto, non hanno le basi di niente, sono bambi­ni. L’altro giorno una senatrice, Pao­la Nugnes, è intervenuta in aula e si è scagliata contro «una precisa lobby che è salita al potere»; ha additato l’associazione «Vedrò», fondata nel 2005 da Enrico Letta, e ha denunciato che vi aderiscono «ben sette persona­lità trasversali del governo», più altri come Passera, Carfagna, Giorgetti, Serracchiani, Renzi, Tosi, De Magi­stris ed Emiliano, «con l’illustre par­tecipazione del  figlio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tanti giornalisti illustri come Curto (sic) Maltese, Filippo Facci, Davide (sic) Parenzo e Giuseppe Cruciani, tutti impegnati in un disegno politico comune che ci inquieta». Quale? «Privilegiare gas e idrocarburi». Ecco, ci hanno scoperti. Ora: «Vedrò» è un’associazione che organizza in­contri e convegni. Nell’inquietante elenco, che è in rete, la Nugnes avreb­be potuto aggiungere altri lobbisti, cioè semplici partecipanti: Enrico Bertolino, Andrea Camilleri, Cristia­na Capotondi, Luca Carboni, Lirio  Abbate dell’Espresso, Stefano Feltri del Fatto, Cesare Prandelli  e Jury Chechi. Ma è inutile spiegare. Sul profilo Facebook della senatrice, sot­to il video dell’intervento su «Vedrò», si commenta: «Ecco il motivo delle sofferenze degli italiani».
Perché questo, siòre e siòri, è lo spessore neuronale di quel tanto agognato “nuovo che  avanza”.

Ragion per cui vien alla mente il titolo di un film del grande Giancarlo Cobelli con Lando Buzzanca, Paola Pitagora e Barbara Steel: “Fermate il mondo…voglio scendere!”.Altro che “Battiam battiam le mani”.