Babbo Enrico Letta

“Non sono Babbo Natale”, così parlò Enrico Letta dopo l’approvazione della legge di stabilità, che di stabilità non ha nulla, se non la conferma della presenza dei mai dimenticati “poteri forti”.

In verità per qualcuno è stato Babbo Natale; per De Benedetti, per esempio, per aver approvato un emendamento che esenta le centrali termoelettriche, sopra i 300 MW, dall’obbligo di pagare la tassa di urbanizzazione a favore dei Comuni. De Benedetti, quale azionista di maggioranza della Sorgenia, per sentenza del TAR, doveva al Comune di Turano 22 milioni di euro. Azzerati in un colpo solo.

Questo De Benedetti è lo stesso che si è dichiarato sostenitore di Renzi, dove si dimostra che salire sul carro del vincitore rappresenta, a volte, il cavallo di Troia quando poi ci sono le fronde all’interno della maggioranza, che impallinano le leggi del premier di turno.

Letta, allievo di Nino Andreatta, è stato “l’enfant prodige” della politica italiana. In realtà più enfant che prodige se consideriamo che, puntualmente, è stato più cooptato che vincente nelle vicende del PD e della politica nazionale.

Ministro delle Politiche Comunitarie nel I Governo D’Alema a 33 anni e poi ancora Ministro dell’Industria nel II Governo Amato, Letta sembrava bruciare le tappe, nel suo partito, però, non conta nulla; candidato alla segreteria nel 2007 fu sconfitto da Veltroni e quando nel 2009 sembrava il più quotato del PD, fu sconfitto da Bersani.

Il ragazzo non aveva “l’animus pugnandi” di Renzi e rientrò nei ranghi disciplinatamente, fin quando fu pescato da Napolitano alla lotteria della presidenza del consiglio.

Non fu, però, una scelta a caso, Letta rappresenta la continuità di quei “poteri forti” che in Monti trovano il rappresentante più illustre, infatti anche lui partecipa alle riunioni della Bilderberg, è membro del comitato esecutivo della Aspen Institute Italia ed è membro del comitato europeo della Commissione Trilaterale. Se non è massone è “paramassone”. Scusate se è poco.

In questi pochi mesi di governo ha accumulato una serie di fesserie che poteva risparmiarsi, se non ostentasse una faccia di bronzo forgiata alla scuola di quei personaggi che credono cretini il resto del mondo.

Ha detto e ridetto che l’IMU sulla prima casa sarebbe stata abolita, non solo non è vero ma ancora non s’è capito cosa, come e quanto si pagherà. Ha strombazzato con euforia la soppressione del finanziamento ai partiti durante una conferenza stampa, dichiarando l’ennesima cazzata perchè il finanziamento ci sarà, almeno, fino al 2007. Tassa i commercianti per finanziare gli esodati, strangola i ceti medi proprietari di case e tassa il risparmio, in barba agli articoli della Carta Costituzionale che indicano la tutela del risparmio stesso. Come si fa, contestualmente, ad essere felici ed ostentare sicurezza, non si capisce o, forse, si capisce la sua spudorataggine. Per contentino, come si fa con i bambini per tenerli buoni, ha bloccato l’aumento del canone RAI di pochi euro.

Per il resto non conta nulla all’estero: a Bruxelles è un suddito, di fronte alla Merkel un agnellino, andò a Varsavia per perorare la causa dei tifosi laziali arrestati e si senti rispondere trattarsi di delinquenti comuni. Ignora la Libia, nella quale abbiamo interessi vitali, ha mollato definitivamente i due marò in India per manifesta incapacità e non prova neanche a recarsi in America perchè non sa cosa proporre.

La tanto propagandata legge di stabilità è come la pelle dei coglioni, si allarga e si stringe secondo la temperatura esterna, ovvero secondo i desiderata di chi lo tiene sotto il tacco.

In compenso è largo di maniche col suo aereo istituzionale, a disposizione dei politici del suo giro come per la Boldrini col suo amico e la Serracchiani, trasbordata da Trieste a Roma per partecipare alla trasmissione televisiva Ballarò.

Questo piccolo saggio mette a fuoco la personalità di un politico, giocondo, che dovrebbe portarci fuori dalla crisi e che dichiara con sicurezza: “Mangeremo il panettone anche l’anno prossimo”.

Beato lui.