Renzi, o riformi la giustizia o ne diverrai vittima

La riforma della giustizia, ora più che mai con l’assoluzione piena di Alfredo Romeo, necessita di essere portata a compimento, e complimenti al premier per aver osato sfidare questo come altri poteri intoccabili dello stato. I punti del ragionamento sono più o meno condivisibili, anche se magari ci si aspettava qualcosa di più, per esempio l’adozione delle ipotesi che aveva avanzato il compianto giudice Falcone, su tutte la separazione delle carriere e la riforma della obbligatorietà dell’azione penale. Ma sarebbe opportuno muoversi un po’ più in avanti, anche se si tratta di aspetti molto ma molto complessi, che qualcuno potrebbe ritenere irrilevanti, o peggio, frutto di pensieri isterici.

Mi riferisco ad una mera, secca, questione di linguaggio. A leggere le richieste dei pm, lo fece notare benissimo Giuliano Ferrara, ci si imbatte spesso in considerazioni del tutto fuori luogo, che vanno dalla sociologia criminale alla formulazione di veri e propri giudizi di natura personale. Definire l’ex cav. Berlusconi come soggetto dotato di “naturale predisposizione a delinquere” (sentenza di appello processo Mediatrade) rientra in questa fattispecie che potremmo definire di natura culturale. Quella sentenza, e le parole usate, fecero ritornare l’allora cavaliere e senatore della repubblica sui propri passi, dopo aver annunciato di non volersi candidare a prossime elezioni e di voler affidare il partito, l’allora Pdl, in mani sicure e in grado di intercettare voti e mettere a segno le auspicate riforme.

E che dire, sempre a proposito del magnate di Arcore, della definizione dello stesso come “ancora socialmente pericoloso” per bocca, almeno così hanno detto alla tv, del giudice che si occupa della gestione del famoso pregiudicato nella fase in atto di affidamento ai servizi sociali? Socialmente pericoloso? E, ancora, come definire le richieste dei pm nel processo Global service contro il già citato Alfredo Romeo, nelle quali si leggeva che lo stesso si intratteneva con politici ed affini in “amabili conversazioni”? È questo un linguaggio di un giurista? O piuttosto di un gazzettista delle procure, e pure di primo pelo?

E visto che ci siete, caro presidente del consiglio, cari ministri, caro ministro della giustizia, vogliamo fare qualcosa per evitare che i processi in primo grado siano tutti tesi a sostenere in ogni caso la colpevolezza del proprio imputato, quasi ci trovassimo in un legal thriller à la Grisham, con richieste spesso strampalate e magari accolte con maggiorazioni ad opera della magistratura giudicante? Cosa che – lo abbiamo visto con l’incredibile votazione a componente del Csm (mi sa che questa è una vendetta bella e buona, sappilo) del pm che ha “sbattuto in galera” il povero Silvio Scaglia, il tuo Silvio preferito – non fa altro che creare notorietà ed avanzamenti di carriera per chi si cimenta in questi processi show, e poco importa se l’imputato risulta innocente, anzi, secondo un’analisi delle carte, non doveva proprio essere messo sotto inchiesta. Roba da radiazione dalla corporazione, altro che sanzioni civili dirette o indirette.

E pensaci bene, Matteo, perché presto – la causa sulle accuse per le tue eventuali superspese a provincia e comune di Firenze mi pare sia già in corso – la vittima di tale “deriva culturale” sarai tu. Lo dice con la morte nel cuore un renziano della prima ora, ed anche di quella attuale, nonostante ogni tanto la fede vacilla.
s-concerto