Associamoci e partite!

Mettete tutte insieme in una sala una ventina di associazioni, dotatele di un microfono e date loro 3 minuti a testa per esprimere un parere e/o avanzare proposte migliorative rispetto a una qualsiasi iniziativa.
Il contesto specifico non importa: il risultato non cambierà.
La stragrande maggioranza di loro (in un range compreso fra il 51 e il 65%) utilizzerà i 3 minuti nel seguente modo:

Il primo minuto verrà impiegato per descrivere l’assoluta indispensabilità dell’associazione medesima;
30 secondi saranno poi dedicati a complimentarsi col “padrone di casa” per la lodevole iniziativa della consultazione pubblica;
I rimanenti 90 secondi saranno utilizzati per chiedere soldi. Tipicamente, attraverso il “trucco” della formazione: “la soluzione al problema passa attraverso lo sviluppo di competenze, e quindi investendo risorse in un grande piano formativo. La nostra associazione si mette a completa vostra disposizione, abbiamo centinaia di bravissimi formatori”.

Un altro buon 20% degli astanti utilizzerà i 3 minuti concentrandosi sul punto 3. La formazione, lo spirito di servizio che caratterizza l’associazione, i bravissimi formatori. Senza perdersi in complimenti e ringraziamenti, si va subito al sodo (e al soldo).

Le rimanenti associazioni utilizzeranno i loro 3 minuti a testa per parlare del più e del meno. Qualcuno sforerà i tempi assegnati, giustificandosi dicendo “ho preso un tram per venire qui, fatemi almeno ammortizzare il costo del biglietto”. Sembra una battuta, ma vi giuro che è successo per davvero.

Nel frattempo, il pubblico in sala (fatto prevalentemente di rappresentanti di associazioni) si perderà in chiacchiericci. Mentre i padroni di casa, al tavolo della presidenza, attiveranno meccanisimi automatici finalizzati a fingere interesse: movimenti sussultori dei muscoli del collo per simulare consenso, contrazioni del labbro superiore come per dire: “guarda che sorriso, sono assolutamente d’accordo con te!”.

Le chairperson più smaliziate fingeranno addirittura di prendere appunti, mentre in realtà si scateneranno in sudoku e pizzini “ricordarsi di comprare le puntarelle”.
Il tutto in un crescendo rossiniano, sino a quando qualcuno dal tavolo della presidenza non pronuncerà la formula magica destinata a rompere ogni incantesimo.
“Faccio presente che non abbiamo un euro da destinare a iniziative di formazione”.

Ed è a quel punto, e soltanto a quel punto, che si diffonderà il panico in sala.
“Ci hanno convocato di mattina presto, abbiamo preso due tram e un autobus per arrivare fino a qui, non ci offrono neppure un crodino, e in più ci dicono che non hanno soldi per noi”.

Sciolta l’assemblea per mancanza di ulteriori stimoli al dibattito una volta che tutti hanno capito che la trippa per i gatti è davvero finita, lungo i corridoi e le scale che conducono all’uscita qualcuno prenderà l’iniziativa: deve nascere l’AssoAssociazioni. L’associazione che deve difendere gli interessi delle associazioni.

L’AssoAssociazioni, ça va sans dire, si federerà con l’AssoAridateceLaTrippa. Ottenendo l’ambito patrocinio della ConfCatering, l’associazione che difende gli interessi dei venditori di crodini e tartine giustamente indignati perché in sala non c’era neppure uno sfigatissimo caffè cortesemente offerto a parziale rimborso del biglietto dell’Atac.

“E niente, Signora Mia: qui è tutto un proclamare slogan e proiettare slides. Questo Governo non conclude niente, e soprattutto non offre i crodini. Una vergogna”.
“Ha ragione, Signore Mio: che schifezza! Ma come pensano di farcela, senza un adeguato piano formativo abbondantemente dotato di risorse da spargere a pioggia?”

Già, è vero: i contributi a pioggia. Dovevamo invitare anche l’AssoOmbrelli, mannaggia.

Paolo Colli Franzone